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Leishmania (LEISHMANIOSI CANINA) ed il business dei Farmaci palliativi - Testimonianze ed informazioni utili

Leishmania (LEISHMANIOSI CANINA) ed il business dei Farmaci palliativi - Testimonianze ed informazioni utili

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LA LEISHMANIOSI CANINA
di Raffaele Petragli

La leishmaniosi canina è una delle malattie più frustranti che il proprietario ed il veterinario possano incontrare.
I sintomi sono sfuggenti, a volte netti, mai chiaramente testimoni della patologia in atto (patognomonici).
Quindi la diagnosi è complicata, spesso solo presunta, difficilmente di certezza.
La terapia risulta solo parzialmente efficace, comunque mai risolutiva. Non esiste un vaccino e la prevenzione, quando possibile, è
solo indiretta, cioè volta ad evitare che il cane venga punto dall'insetto infetto (vettore di Leishmania).
LA LEISHMANIOSI CANINA
di Raffaele Petragli

La leishmaniosi canina è una delle malattie più frustranti che il proprietario ed il veterinario possano incontrare.
I sintomi sono sfuggenti, a volte netti, mai chiaramente testimoni della patologia in atto (patognomonici).
Quindi la diagnosi è complicata, spesso solo presunta, difficilmente di certezza.
La terapia risulta solo parzialmente efficace, comunque mai risolutiva. Non esiste un vaccino e la prevenzione, quando possibile, è
solo indiretta, cioè volta ad evitare che il cane venga punto dall'insetto infetto (vettore di Leishmania).

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Leishmaniascritto da
VaLeSsH
il
21.05.2008http://www.dogolion.it/ftopicp-863.html
Innanzitutto posto l'indirizzo di un sito di divulgazione : http://www.leishmania.org  Parliamo di cani quindi (Leishmaniosi canina):http://www.leishmania.it/?page_id=4 
LA LEISHMANIOSI CANINA
di
Raffaele Petragli
Un caso da Psicoanalisi: La leishmaniosi canina è una delle malattie più frustranti che il proprietario ed il veterinario possano incontrare.I sintomi sono sfuggenti, a volte netti, mai chiaramente testimoni della patologia in atto (patognomonici).Quindi la diagnosi è complicata, spesso solo presunta, difficilmente di certezza.La terapia risulta solo parzialmente efficace, comunque mai risolutiva. Non esiste un vaccino e la prevenzione, quando possibile, èsolo indiretta, cioè volta ad evitare che il cane venga punto dall'insetto infetto (vettore di Leishmania).Si tratta quindi di una patologia estremamente grave, che segna in maniera indelebile tutti coloro che l'hanno "vista" almeno unavolta, fino ad arrivare al paradosso di temerla o sospettarla al minimo accenno sintomatologico, anche quando la Leishmania nonc'entra niente.Considerate tali premesse, non dovrebbero risultare strani i concetti di stress e depressione che spesso colpiscono il proprietario, ilveterinario e, vi assicuro, anche il cane stesso.E allora quando ci troviamo di fronte alla leishmaniosi canina siamo, a tutti gli effetti, anche nel campo della psicoanalisi.Non ci spaventiamo subito.Vedremo poi come convivere senza troppi problemi sia con la malattia che con il timore di essa.Di che cosa si tratta? Per definizione la leishmaniosi canina è una malattia infettiva (causata da protozoi del genere Leishmania) e contagiosa (si puòpropagare), a carattere zoonosico (può essere trasmessa dal cane all'uomo e viceversa).La leishmaniosi umana è considerata in molti Paesi un grave problema di salute pubblica; del resto il parassita risulta largamentediffuso, minacciando ben 350 milioni di persone in 88 Stati di 4 continenti. L'incidenza annuale della malattia è stimata intorno a 1,5-2 milioni di nuovi casi all'anno. Anche nelle zone in cui desta maggior preoccupazione la leishmaniosi umana rispetto a quella canina(soprattutto nei Paesi in via di sviluppo), il nostro animale viene tenuto in grande considerazione, in quanto è considerato il piùimportante serbatoio ("fonte" d'infezione umana) del parassita. Questo dipende soprattutto dalla stretta vicinanza cane-uomo(condividono lo stesso habitat) e dal fatto che nell'animale la malattia ha generalmente andamento cronico, per cui si ha unaprolungata persistenza del microrganismo. In questo senso è interessante rilevare come Leishmania sia un "formidabile" parassita, inquanto permette una sopravvivenza protratta dell'ospite canino, e quindi anche di se stessa, almeno fino alla successiva stagione ditrasmissione (disponibilità dell'insetto vettore).Ed il fatto che, in un tempo generalmente lungo (anni), l'animale venga portato a morte, suggerisce che il cane sia un ospite recente,in termini evoluzionistici.Un nefasto connubio: La Leishmania sarebbe niente senza il suo ospite invertebrato, il flebotomo vettore, l'insetto che il parassita sfrutta a propriovantaggio per compiere parte del suo ciclo biologico, senza che lo stesso venga in qualche modo danneggiato (connubio flebotomo-Leishmania evoluzionisticamente antico). Il protozoo viene definito dixeno, in quanto ha bisogno di due ospiti biologicamente diversi(il flebotomo ed il mammifero) per compiere il proprio ciclo vitale. E' anche definito dimorfico, perché esiste in 2 forme differenti:promastigote ed amastigote. La prima è quella che Leishmania assume nell'insetto (ed in laboratorio, nei mezzi di coltura), con unamorfologia allungata e sottile, provvista di flagello (struttura adibita al movimento ed all'interazione con le strutture cellulari dell'ospite), della lunghezza di 15-30 micron (1 micron = 0,001 millimetri) per 2-3 micron di larghezza. L'amastigote, forma parassitariadel cane, ha invece una struttura globosa od ovalare, di 2-6 per 2-3 micron, e si localizza prevalentemente all'interno delle cellulefagocitiche mononucleate.I flebotomi o pappataci sono insetti ditteri (hanno 2 ali); nel bacino del Mediterraneo l'unico genere coinvolto nella trasmissione diLeishmania infantum (la sola specie del protozoo responsabile della malattia alle nostre latitudini) è il Phlebotomus, con alcunespecie, tra cui P. perniciosus, P. perfiliewi e P. major. Il ciclo vitale dei flebotomi comprende due diversi stadi biologici: l'adultovolante e la fase di sviluppo (uovo, 4 stadi larvali e pupa), che si realizza in terreni umidi ricchi di materiale organico. Gli adulti hanno2-4 mm di lunghezza ed il corpo giallastro e peloso.Durante il giorno restano in luoghi oscuri e riparati: abitazioni, cantine, stalle, grotte, crepe dei muri, delle rocce e del suolo, fittavegetazione, buchi degli alberi, tane di roditori o di altri animali, nidi di uccelli e formicai. L'attività dei flebotomi si realizza nelle orecrepuscolari (un picco appena dopo il tramonto) e notturne. Possono arrivare a coprire fino a 2,3 chilometri e la loro velocità è dicirca 1 metro al secondo. Solo le femmine di pappatacio si nutrono di sangue, al fine di permettere la maturazione delle uova (iltempo che intercorre fra un pasto di sangue e la maturazione delle uova è di 4-8 giorni). Analogamente ad altri artropodi ematofagi,il pasto di sangue da parte del flebotomo è preceduto, a livello della superficie cutanea dell'ospite, dalla deposizione di saliva, checontiene sostanze farmacologicamente attive, come anticoagulanti e vasodilatatori (per agevolare la successiva suzione), le quali
 
possono determinare reazioni allergiche più o meno gravi. Allorché un flebotomo di sesso femminile punge un mammifero infetto,può ingerire amastigoti intracellulari (probabilmente anche extracellulari) che passano direttamente nella parte addominaledell'intestino medio.All'interno del pasto di sangue gli amastigoti si trasformano in promastigoti mobili che si moltiplicano attivamente. Successivamentei parassiti migrano verso la parte anteriore dell'intestino medio, in cui divengono promastigoti metaciclici, le forme infettanti perl'ospite vertebrato (cane) e quindi si localizzano nelle strutture pungitrici. Il tempo minimo in cui si realizzano queste trasformazioni(pasto di sangue - promastigoti metaciclici) è, come minimo, di 5-6 giorni (fino a 19-20, in dipendenza soprattutto delle condizioniclimatico-ambientali).La successiva puntura del flebotomo infetto deposita i promastigoti nella cute, e le cellule fagocitarie mononucleate del cane"inglobano" tali promastigoti che si trasformano quindi in amastigoti e si moltiplicano per semplice divisione binaria. I meccanismiche consentono il successo della trasmissione dei promastigoti, dall'apparato buccale del flebotomo alla cute dell'ospite mammifero,sono solo in parte chiariti, ma è evidente che il parassita riesce ad inibire, in qualche misura, la suzione dell'insetto che, almenoinizialmente, ostacolerebbe la "penetrazione" dei promastigoti nell'organismo. Essi infatti producono alcune sostanze cheimpediscono l'assunzione di sangue da parte del flebotomo, addirittura arrivando a determinare un certo grado di degenerazionedell'apparato pungitore, evento che favorisce il rigurgito dei parassiti stessi.Non ci sono più le aree di una volta: Fino a pochi anni fa si affermava che la leishmaniosi canina fosse confinata in zone relativamente limitate del centro-sud Italia e delleisole (maggiori e minori). Nel 1989 Gradoni scriveva che "attuali o potenziali focolai sono riconoscibili con distribuzione discontinuain tutte le zone rurali o periurbane della fascia costiera tirrenica e nelle aree collinari ad ovest della dorsale appenninica fino ad unaaltitudine di 500-600 m s.l.m.; nelle regioni costiere e sub-appenniniche dello Ionio e del basso Adriatico, fino al Gargano…". E'probabile che questa situazione dipendesse più da una sottostima della reale incidenza della malattia, che da un'effettivadistribuzione limitata. Comunque sia, è innegabile che attualmente si abbiano segnalazioni di casi da ogni parte d'Italia, anche daregioni tradizionalmente ritenute indenni (Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna).Resta in dubbio se effettivamente, in queste aree, si possa parlare di focolai veri e propri (magari favoriti dalle variazioni climatichedegli ultimi decenni), oppure di casi, più o meno sporadici, "d'importazione" (a causa degli spostamenti di animali a scopo venatorio,riproduttivo, economico e turistico). La distribuzione dei casi di leishmaniosi canina non è uniforme nelle regioni endemiche, bensì afocolaio, con differenze anche notevoli fra aree contigue. Questo fatto riflette l'analoga diffusione dei flebotomi vettori che, a suavolta, dipende dalle differenze di habitat.Per spiegare la maggiore urbanizzazione della malattia, sono stati invocati anche interventi umani, come quelli di deforestazione e,nelle grandi città europee, lo spostamento dei residenti dal centro alla periferia, con la proliferazione delle abitazioni monofamiliaridotate di giardino in cui solitamente viene tenuto il cane. Si riporta un elenco (sicuramente sottostimato) di Paesi in cui il cane è ilprovato o sospetto serbatoio della malattia umana. Europa: Albania, Bosnia, Cipro, Francia, Grecia, Italia, Malta, Portogallo, Spagna,Turchia, ex URSS, Yugoslavia; Africa: Algeria, Egitto, Marocco, Senegal, Sudan, Tunisia; Asia: Cina, Israele, Libano, Pakistan, ArabiaSaudita, Siria, Yemen; America: Brasile, Bolivia, Colombia, Perù, USA, Venezuela.Ma è colpa solo del flebotomo? Non stiamo parlando di altri possibili insetti ematofagi responsabili della trasmissione (come pure, all'inizio del secolo scorso, venivaerroneamente ipotizzato: cimici, zecche, pulci e pidocchi); bensì della possibilità di un contagio diretto, ovvero senza l'intervento delflebotomo vettore.Nell'uomo è dimostrata la possibilità della trasmissione di Leishmania da madre a figlio durante la gravidanza. Per quanto riguarda ilcane si hanno pochi dati contrastanti: nel 1995 i ricercatori dell'Università di Pisa isolarono il parassita da un cucciolo appena nato,anche se non fu chiaro se il contagio fosse avvenuto veramente durante lo sviluppo fetale o al momento del parto. Recentementeuno studio condotto in maniera mirata, ha escluso la possibilità di questo tipo di trasmissione. Allo stato attuale il contagio materno-fetale non può essere completamente escluso e, pur non potendo traslare le evidenze risultanti dalla leishmaniosi umana, la cosapare probabile a diversi studiosi (anche se c'è da dire che la circolazione placentare nella specie canina è molto meno permissivarispetto all'uomo).Comunque sia, anche se venisse innegabilmente dimostrato che la trasmissione della leishmaniosi canina da madre a figlio non èpossibile, certamente una cagna leishmaniotica non dovrebbe essere fatta accoppiare, in quanto la gravidanza è un eventostressante che può riattivare la malattia eventualmente quiescente.In medicina umana destano serie preoccupazioni gli scambi di siringhe infette fra tossicodipendenti e le trasfusioni di sangue (inparticolare in soggetti immunodepressi quali gli HIV positivi). Del resto è stata dimostrata la possibilità della trasmissione delparassita, attraverso lo scambio di sangue trasfusionale, da un soggetto infetto ad uno sano, sia nell'uomo che nel cane. Il parassitasopravvive nelle sacche di sangue refrigerato, mentre alle temperature di congelamento il comportamento può variare: se è veroche un congelamento rapido uccide la maggior parte dei parassiti eventualmente presenti nel sangue, è altresì vero che ilcongelamento controllato (ovvero con l'aggiunta di crioprotettivi e rispettando certi tempi ci raffreddamento), è la tecnicageneralmente utilizzata per conservare collezioni di protozoi, cellule, embrioni, ecc. Ciò premesso, non si può che promuovere uncontrollo anche del sangue canino prima di destinarlo alle trasfusioni.C'è anche chi teme il coito (accoppiamento) come possibile evento che permetta la trasmissione del parassita. Non esistono studiseri al riguardo anche se, nell'incertezza, sarebbe bene non rischiare l'accoppiamento di cani leishmaniotici.Le persone che hanno in casa animali ammalati, allorché vengono a conoscenza del fatto che la leishmaniosi è una patologia che puòinteressare anche l'uomo, si chiedono se non sussista un rischio reale di contagio fra il proprio cane e gli esseri umani conviventi.Preoccupano soprattutto la presenza di bambini piccoli, di persone anziane e le punture accidentali con gli aghi delle siringhe
 
utilizzate per le iniezioni. Tale pericolo è solo teorico, non pratico.Per quanto riguarda la normale via di trasmissione del ciclo zoonosico della leishmaniosi, ovvero cane infetto/flebotomo/uomo, se sivive in zona endemica (area in cui la malattia è molto diffusa), non c'è alcuna ragione di temere il proprio cane infetto, più di tuttiquelli presenti nella stessa area; senza contare l'importanza degli animali selvatici che possono fungere da serbatoio del parassita(ratti, volpi, pipistrelli, ecc.).Si dovrebbe ragionare allo stesso modo, prima di domandarsi se il proprio cane sano corra qualche rischio ad avere contatti (giochi,passeggiate, ecc.) con cani infetti. Per quanto riguarda le punture accidentali con le siringhe, siamo veramente nel campo delleipotesi fantascientifiche, più che scientifiche. Sono necessarie alcune schematiche precisazioni: i flebotomi prediligono pungere i canirispetto all'uomo (sono cioè prevalentemente zoofili, piuttosto che antropofili), inoltre agiscono di preferenza all'esterno (esofilia)più che nelle abitazioni (endofilia); meno della metà dei cani che vivono in zona fortemente endemica risultano infetti e quindirappresentano un pericolo potenziale (ricordiamo che, a differenza di quanto si è a lungo sostenuto, sono infettanti non solo glianimali sintomatici, ma anche gli asintomatici); nelle regioni italiane in cui è più diffusa, la leishmaniosi umana colpisce 1 soggettoogni 200 mila abitanti (è quindi una malattia rara), e in genere si tratta di individui immunodepressi (HIV positivi, trapiantati, altresituazioni di immunodeficienza); probabilmente molte persone che vivono in zona endemica vengono punte dai flebotomi infetti, masolo un'infinitesima parte di esse si ammala di leishmaniosi (soprattutto per una differenza nelle risposte immunitarie al parassitanell'uomo rispetto al cane); nei Paesi in cui la leishmaniosi rappresenta un grave problema di salute pubblica (fra cui non c'è l'Italia),meno del 5% dei soggetti immunocompetenti esposti al contagio mostra segni clinici d'infezione; nelle aree con la più alta incidenzadi malattia canina (Isola d'Elba, interland vesuviano, Ustica, ecc.), non si registrano alti valori di casi di leishmaniosi umana; il fatto diavere in casa uno o più cani ammalati non è mai stato messo in relazione con un rischio maggiore di malattia umana; bambini inbuona salute, soprattutto se alimentati naturalmente, possono andare incontro ad infezione in via praticamente ipotetica.Una lotta armata: Recentemente il prof. Oliva ha affermato che "la leishmaniosi canina è una lotta armata fra il parassita ed il sistema immunitariodell'ospite". Infatti l'immunità (il complesso meccanismo che si oppone ad ogni "disturbo estraneo") è di fondamentale importanzain questa patologia, è lei che "decide" se l'infezione (penetrazione del parassita nell'organismo canino) progredisce verso la malattiainfettiva (leishmaniosi canina) o resta un'infestazione benigna (autolimitante).L'immunità viene distinta in umorale (produzione di anticorpi) e cellulo-mediata (attivazione di cellule contro gli agenti estranei), maquesta è più che altro una suddivisione didattica in quanto, nella lotta ai microrganismi patogeni, sono strettamente connesse edipendenti. La patologia si realizza in quei cani in cui prevale un certo tipo di risposta immune, detta Th2 (dalla tipologia di cellulelinfocitarie coinvolte), che non è in grado di attivare efficacemente l'immunità cellulo-mediata. Nei soggetti in cui prevale la rispostaTh1 la malattia non si realizza. Molto probabilmente la prevalenza dell'una o dell'altra risposta dipende da ragioni (anche) genetiche(un po' come dire che la leishmaniosi si verifica nei cani predestinati), ma le intime ragioni non sono completamente note. I due tipidi risposta non sono inalterabili; il cane, nel corso dell'infezione, può passare dall'uno all'altro tipo, per motivi non sempre noti: dallarisposta protettiva (Th1) a quella non protettiva (Th2) per malattie intercorrenti, stress di varia natura (gravidanza, malnutrizione,affaticamento eccessivo), ecc.; dalla non protettiva alla protettiva soprattutto grazie al successo della terapia.Come abbiamo visto, gli amastigoti di Leishmania si insediano principalmente nei macrofagi che, in condizioni normali, sono lecellule più potenti nella difesa aspecifica contro gli agenti infettivi: li "inglobano" (fagocitosi), li uccidono e quindi, una volta esauritoil loro compito, degenerano (apoptosi). In questo caso, invece, i macrofagi non solo non funzionano (o funzionano poco e/o male)ma finiscono per comportarsi da veri e propri "cavalli di miseria". Infatti le leishmanie, all'interno di queste cellule, producendoparticolari sostanze e/o "in virtù" delle loro strutture di superficie, riescono a sopravvivere ai potenti meccanismi "killer" macrofagicie, addirittura, ne ritardano od impediscono la normale degenerazione (i Greci restano nel cavallo così i Troiani non li possonovedere). In questo modo vengono trasportate, così protette nei confronti degli anticorpi e delle altre cellule coinvolte nei processiimmunitari, in diverse sedi dell'organismo (milza, fegato, midollo osseo, linfonodi, occhi, ecc.), in cui continuano a proliferare. Non èfinita qui, purtroppo. Le leishmanie all'interno dei macrofagi inducono una complessa alterazione dell'immunità del soggetto, nonsolo di quella cellulo-mediata, ma anche di quella umorale. Infatti stimolano la produzione di enormi quantità di anticorpi(immunoglobuline) che però non sono protettivi (come sarebbero se avessero potuto "vedere" i parassiti) e finiscono per arrecare idanni più gravi che si possono osservare in questa malattia (come quelli a livello renale ed oculare). Alcuni di tali anticorpi "difettosi",addirittura, reagiscono contro strutture proprie dell'organismo canino (fenomeni immuno-patologici autoimmunitari), come quelledelle articolazioni, dei muscoli e dei globuli rossi.Tutto ed il contrario di tutto: I possibili sintomi della malattia sono numerosissimi, ma spesso ne sono presenti solamente alcuni o uno o addirittura nessuno(infezione asintomatica, più frequente della sintomatica). Per questo scordiamoci subito di ottenere (come purtroppo è stato fatto,soprattutto in passato) una diagnosi esclusivamente clinica: al massimo è ipotizzabile una diagnosi di sospetto. Ricordiamocomunque che un congruo numero di cani infetti non mostra segni clinici né anticorpi anti-Leishmania (sieroconversione).Dopo un periodo d'incubazione piuttosto lungo (da un mese a 4 anni: dati sperimentali, in condizioni naturali il momentodell'infezione resta sconosciuto), la malattia si presenta solitamente in forma cronica e generalizzata (a differenza che nell'uomo incui si distinguono le forme viscerale, cutanea, muco-cutanea e dermica-post-viscerale), con manifestazioni a carico della cute, dellemucose di carattere generale. Vediamo quali sono queste manifestazioni, in ordine di frequenza: ingrossamento dei linfonodi, lesionicutanee (dermatite furfuracea, ulcere, alopecia perioculare e diffusa, unghie abnormemente lunghe, pustole, depigmentazionenasale, noduli non ulcerati), mucose pallide, dimagrimento, febbre, abbattimento, anoressia, ingrossamento della milza e del fegato,insufficienza renale, lesioni oculari (non solo congiuntivite), fuoriuscita di sangue dalle narici, lesioni articolari. La perdita di pelo,benché possa essere diffusa a tutto il corpo, si presenta di preferenza su alcune aree, non solo, come abbiamo visto, nel contorno

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