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Qui sulla collina dormo malvolentier eppure c’è luce ormai nei miei pensieri,qui nella penombra ora invento parole ma rimpiango una luce,la luce del sole.Le mie ossa regalano ancora alla vita: le regalano ancora erba fiorita.Ma la vita è rimasta nelle voci in sordina di chi ha perso lo scemo e lo piange in collina; di chi ancora bisbiglia con la stessa ironia Una morte pietosa lo strappò alla pazzia”.
S
i parla di malasanità in Calabria e mi tornanoin mente le parole di De André.A certe cosenon ci si abitua mai.Anche l’ultimo caso me-diatico continua a suscitare incredulità e indigna-zione.Stiamo parlando di quello che è stato defi-nito “l’ospizio degli orrori”,la casa di cura Gio-vanni XXIII di Serra d’Aiello in provincia di Co-senza.L’inchiesta del quotidiano
la Repubblica 
defi-nisce l’istituto come «un ricovero per derelitti eripudiati di ogni specie che è diventata reggia perun prete e discarica umana per chi c’è finito den-tro».Gravi le accuse,messe in luce dall’inviato At-tilio Bolzoni:truffe,imbrogli,saccheggi e il sospet-to di alcuni omicidi.Dodici pazienti sono spariti,per altri quindici si ipotizza l’ombra di una morteviolenta.La notizia suscita immediatamente sgo-mento e incredulità tra i calabresi.Lo spettro del-la malasanità fa ancora paura.Michele,reggino di origini e romano di adozio-ne,commenta così:«È uno scandalo! Coloro chesi sono macchiati di tale infamia dovrebbero esse-re processati per crimini contro l’umanità».Gio-vanni invece,residente a Villa San Giovanni,sem-bra quasi rassegnato all’atteggiamento omertosoin materia sanitaria e stenta a credere che qualcu-no abbia denunciato questo stato di cose.Il cattivo funzionamento della sanità nel Sud Ita-lia,infatti,è diventato un
modus vivendi 
.Accanto acasi eclatanti,ci sono piccole storie quotidiane checontribuiscono ad alimentare la preoccupazionenel paziente costretto a sottoporsi a trattamentisanitari nella propria regione.Una testimonianza fra tutte è quella di Rober-ta,ventiquattrenne reggina.
«Circa 2 anni f a in se- guito ad una caduta decido di effettuare degli esami clinici per accertarmi sulle condizioni di salute del mio ginocchio destro.Dopo essermi rivolta a un ortopedi- co,nel giro di pochi giorni riesco ad effettuare l’esa- me radiologico all’Istituto Ortopedico di Reggio Cala- bria.Il problema si presenta quando ho l’esigenza di sottopormi a un esame più approfondito:la risonan- za magnetica.L’ortopedico ha una lista d’attesa lun- ghissima,da ottobre la prima data utile è maggio,stessa situazione agli Ospedali Riuniti.Tempi d’attesa infiniti anche per un centro privato in città.Decido al- lora di rivolgermi a un centro convenzionato situato in provincia,dove avrei dovuto pagare solo il ticket.Espongo il problema e mi viene detto anche lì che si tratta di aspettare parecchi mesi....Subito dopo però la gentilissima segretaria del centro si affretta a far- mi sapere che c’è una soluzione.Pagando 100 euro avrei potuto effettuare l’esame anche il giorno suc- cessivo.Non solo! Se avessi fatto la risonanza a en- trambe le ginocchia avrei avuto un prezzo favorevo- le:solo 140 euro! Disgustata da questa mentalità tri- stemente mafiosa decido di non cedere a questo ri- catto,mi rifiuto di schierarmi con una sanità che fa- vorisce solo chi è disposto a pagare.Fortunatamente conosco un medico che lavora in ospedale che,spie- gatagli la questione,mi dice di presentarmi al termi- ne dell’orario delle visite per sottopormi all’esame.Ar- rivata all’orario stabilito mi ritrovo con altri dieci pa- zienti nella mia stessa condizione.Finalmente,alle 22,00 è il mio turno e riesco ad ottenere quello che è semplicemente un mio diritto di cittadina:il diritto alla salute»
.Una storia come tante che fa riflettere.Robertaha rinunciato a pagare ma ha avuto la fortuna di co-noscere la persona giusta nel luogo giusto al mo-mento giusto.Ma il diritto alla salute non dovrebberispondere a logiche clientelari o privilegiare i po-chi che hanno le risorse finanziarie per curarsi …
Rossella Romeo
Il Pontee i problemidel quotidiano
La relazione sulla sanità calabrese dipinge un quadro desolante. Significativo il caso dell’ospedale di Gerace
«Illegittima e irregolare gestione dei finanzia-menti pubblici in relazione alle gare di appalto,mancata o incoerente gestione del patrimonioimmobiliare conseguente ad una mancata utilizza-zione o sottoutilizzazione di strutture ospedalie-re,nomina di Direttori Generaliprivi dei requisiti richiesti».È quanto si legge nella relazio-ne sulla sanità calabrese,presen-tata dal procuratore generaleCristina Astraldi De Zorzi (nellafoto),in occasione dell’inaugura-zione dell’anno giudiziario per laCorte dei conti.Una relazioneredatta a conclusione del lavorosvolto dalla Commissione di in-dagine nominata dal Ministerodella Sanità,sulla qualità dell’assi-stenza prestata dal Servizio sani-tario della Regione Calabria.Ancora una volta,dunque,unquadro desolante per un settorespesso oggetto di attenzione per sprechi o casi dimalasanità.Per quanto riguarda la mancata utilizzazione distrutture ospedaliere,un esempio è quello delnosocomio di Gerace,in provincia di Reggio Ca-labria.«È recentissima la conclusione dell’indaginedella Guardia di Finanza - ha dichiarato CristinaAstraldi De Zorzi - che ha accertato un danno dasette milioni proprio per la mancata utilizzazionedell’ospedale di Gerace,malgrado la costruzionerisalga a molti anni fa.La procura ha risposto conl’invio di inviti a dedurre ai presunti responsabili».Un progetto che risale al 1977la cui realizzazione è stata carat-terizzata da numerose interru-zioni sia per il fallimento di alcu-ne imprese sia per un’inchiestadella magistratura.In questi annisi è anche parlato di una desti-nazione della struttura ad altrefinalità,come la possibilità di tra-sferire a Gerace la sede ammini-strativa dell’Azienda sanitaria,ma il sequestro e la confisca daparte della magistratura dell’in-tera documentazione ammini-strativa-tecnica-contabile impe-disce qualsiasi iniziativa.Una si-tuazione che sembra non averevia d’uscita come del resto tanti altri casi para-dossali presenti in Calabria.Ma non si riduce solo a questo caso l’azionedella Procura della Corte dei conti,che negli an-ni passati ha già svolto diverse indagini nel setto-re sanita
Yosetta De Leo
I
l mondo è in crisi.Bisogneattraversare un lungo tunnelper vedere un po’ di luce ecosì si ritorna a parlare diPonte,di area metropolitanadello Stretto,di investimentiper far “ripartire” l’economia.Promesse,impegni,belle parole.Il presidente dell’Anas,PieroCiucci,già direttore finanziariodell’Iri ed ex amministratoredelegato della Stretto diMessina,è arrivato dalle nostreparti per spiegare come larealizzazione della grande operaavrà ricadute positive su tutto ilterritorio.Una panacea persconfiggere la crisi che affliggeReggio Calabria e Messina,soprattutto quest’ultima,doveormai le aziende chiudono araffica e le poche industrieesistenti fanno ricorso a manbassa alla cassa integrazione(Rodriguez e Aicon su tutte).Ma cosa succederà,in che tempie soprattutto che garanzie cisono che tutto abbia inizio perpoi concludersi e che non sitratti soltanto di un effettoannuncio?I soldi percompletare l’opera,probabilmente,non ci sono e nélo Stato né il mercato sono incondizioni di fornirne.Promesse,parole,conferenzestampa e presto convegni,manifestazioni pro e contro.Ungran parlare che potrebbe,come è accaduto negli anniscorsi,bloccare tutto nelle duecittà dello Stretto e,perché noa Villa San Giovanni,in attesache qualcosa succeda.Ci auguriamo che non sia così.Ci auguriamo che alle paroleseguano i fatti anche se molti,troppi forse,sono contro questagrande opera che sconvolgerà ilnostro territorio e benefici,aquanto pare,ne porterà pochini.Ma,rassegniamoci se per unavolta tanto la politica mostreràdi avere le idee chiare e i soldiper procedere.Si andrà avanti,quanto non sappiamo.Una richiesta:in attesa delponte,della posa della primapietra,delle devastazioniconseguenti,gli amministratori,Ciucci in testa,non sidimentichino di chi ogni giornoè costretto precariamente adattraversare lo Stretto o aimboccare un’autostrada con ilmanto molto simile a unagruviera.Il progresso sì,perché no,ma ilquotidiano non dimentichiamolo.
Malattia senza speranza?
Un ricovero per derelitti e ripudiati, ma...
Periodico gratuitodell’Area Metropolitana delloStrettoN. 2 - Marzo 2009
CristinaAstraldi De Zorzi
 
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n. 2 - marzo 2009
Sono le prime ad alzarsi dal letto,le ultimead andare a dormire.Trascorrono le lorogiornate a cucinare,spolverare,lavare e sti-rare e non prendono mai ‘ferie’ dalla fami-glia… Risultato?Depressione!C’era una volta e c’è ancora oggi la casa-linga tuttofare,ma sempre più stanca,pessi-mista e depressa.Il dramma nasce all’interno della famiglia.Mancano certezze,valori,regole e i ruoli so-no sempre più confusi e svalutati,soprattut-to quelli delle donne.E,infatti,la scarsa auto-stima e la solitudine hanno portato a un nu-mero sempre più elevato di casalinghe de-presse.Non si sentono gratificate,si lamentanodel marito con cui non vanno d’accordo odei figli che non le considerano.E così c’èchi affoga i pensieri nel cibo,si abbuffa e in-grassa,chi inizia a non apprezzarsi e trascural’aspetto fisico,si trucca poco e veste male,chi si rinchiude in casa,rifiutando qualsiasicontatto con l’esterno.Finiscono per sentirsi svuotate e senzameta,anche se apparentemente hanno tutto.Scappano dagli affetti,da se stesse,cercandospesso rifugio nell’alcool o ri-correndo regolarmente all’usodi psicofarmaci.La causa pro-fonda della depressione è,in-fatti,lo smarrimento dell’o-biettivo.Dedicano la loro vitaai figli e al marito,rinunciandoai loro interessi e alle loroamicizie,credendo che questasia la loro missione… Missio-ne fallita se il risultato è la de-pressione!
Marina Cristaldi
Altro che fannulloni.L’espressione scelta dal mini-stro della pubblica amministrazione Brunetta per de-finire gli impiegati statali poco volenterosi,non si puòcerto applicare alle donne italiane.Loro sanno beneche cosa vuol dire sgobbare:occuparsi della famiglia,dei figli,della casa e,quando c’è,anche del lavoro.La fotografia scattata lo scor-so settembre dall’Istat – e rac-chiusa in un volumetto dal tito-lo
Conciliar e lavoro e famiglia 
 –parla chiaro:le donne del belpaese sono le più penalizzate,specchio riflesso di quell’Italiaall’ultimo posto in Europa an-che nei pacchetti di aiuti per ifigli,sia in termini di denaro chedi servizi offerti,dall’asilo nidoal tempo pieno a scuola.Scappa e corri tra vita priva-ta e ufficio,con un carico quo-tidiano in media di nove ore(una in più rispetto agli uomi-ni).Alle faccende familiari leitaliane dedicano 5 ore e 20minuti ogni giorno:60 minuti inpiù di francesi e tedesche,mez-z’ora più delle spagnole;dome-nica compresa di straordinari.Eppure per l’istituto naziona-le di statistica sono le più“inattive” del resto del conti-nente:sì,perché,da noi,la metà lavora soltanto a ca-sa,mentre in Europa questa realtà riguarda solo unterzo delle donne.Per la serie:tanta fatica,ma nessunriconoscimento.Intanto il governo italiano,di fronte alla richiestadell’Unione Europea di equiparare l’età di pensio-namento con gli uomini,propone per le donne chelavorano nel pubblico impiego un innalzamentograduale a partire dal 2010,per arrivare a quota 65anni nel 2018.Una soluzione,quella di andare in pensione piùtardi,già acclamata a dicembre dal ministro Bru-netta in nome dell’eguaglianza e che non spaventale dirette interessate.Loro si dicono favorevoli arestare al lavoro,ma a patto che tale manovra pos-sa contribuire a creare servizi per le donne chehanno una professione:asili nido,tempo pieno ascuola,detrazioni fiscali per chi ha una baby sitter.In fondo sul piano lavorativo le maggiori dispari-tà si registrano prima dei 40 anni,e non sarà certola prospettiva di andare in pensione alla stessa etàdegli uomini che potrà compensare anni di discri-minazioni e sacrifici.Penalizzazioni storiche che pesano pure sul pia-no economico:la Banca d’Italia,infatti,ha calcolatoche se le donne andassero in fabbrica o in ufficioquanto gli uomini,il Pil (prodotto interno lordo) sa-rebbe più alto di oltre il 17%l’anno.Senza contare il progressivo invecchiamento delpaese.Un figlio diventa un peso troppo grande dasostenere:solo il 45%delle donne con due o piùbambini continua a lavorare dopo la maternità;pertutte le altre l’essere diventate mamme significa lafine di una carriera.Nel complesso siamo fermi agli anni 80:rispettoal passato - sostengono gli studiosi - non è cambia-to molto.L’Italia non cresce,dunque,e non è soloquestione di numeri.
Valeria Arena
“Fannullone” fra casa e lavoro
Le donne tuttofare italiane sono certamente le più penalizzate in Europa
Dedicano tutta la loro vita alla famiglia e smarriscono gli obiettivi personali
«Nella coppia il tradimento vie-ne praticato come una sorta diantidepressivo rispetto alla faticadel vivere insieme».È quanto as-serisce la dott.Maria Rita Parisi,psicoterapeuta e sessuologia,co-autrice di un libro intitolato
Po- miscuità 
.Il tradi-mento a cui lasessuologia si ri-ferisce è quellodella scappatellapoco impegnati-va,con un part-ner conosciuto,nella maggior par-te dei casi,via in-ternet.Ma quantotradiscono gli ita-liani?Dalle ultimestatistiche sem-brerebbe che ad-dirittura settecoppie su diecisiano infedeli,equel che piùsconcerta è lascomparsa delsenso di colpaper il gesto fedi-frago.A tradiresono più gli uomi-ni delle donne epiù gli adulti tra i 40 e i 50 annidei giovani.L'adulterio,in costan-te aumento,sembra essere ormaiuna cosa accettata nel nostropaese.Secondo il presidente del-l'associazione Avvocati matrimo-nialisti,Gian Ettore Gassani «l'in-fedeltà non è più vista in modotragico,tanto che è solo al secon-do posto come causa del divor-zio,con il 40%",alle spalle delleincompatibilità caratteriali».L'a-dulterio ai tempi di Facebooksembra essere diventato ormaiuno stile di vita e molti sessuolo-gi lo considerano terapeutico eutile all'armonia della coppia.E larete pullula di siti che fornisconoguide pratiche all'adulterio,veri epropri decaloghi di trucchi e sot-terfugi "per non farsi beccare"(come tradimento.net) e socialnetworks dove intrecciare nuoverelazioni.Sono 800mila gli italianiche passano almeno quattro oresu internet e le tentazioni posso-no essere molte.In Italia iniziaora a essere inserito tra i motividi separazione,mentre in Inghil-terra è già stato concesso il pri-mo divorzio per un tradimentovirtuale,su Second Life.Ma chesia virtuale o reale,il tradimentoresta tale,e,commenta l'avvocatoAnnamaria Bernardini de Pace,«nessuno si sente in colpa se tra-disce e questo è ancora più gravee lesivo della dignità».
Luigi Fedele
Seiin disarmo?Tradisci!
Casalinghe sempre più depresse
 
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n. 2 - marzo 2009
Qualcuno aiuti la prostituzione!Dopo banche,edilizia e auto,la crisifinanziaria non risparmia più nessunsettore:sulle strade,on line o neibordelli gli affari del settore a lucirosse sono in caduta libera in ogniangolo d'Europa.Su internet il club di spogliarellovirtuale
Big sister 
ha lamentato perdi-te per oltre il 15%.Sui marciapiedipiù frequentati di Parigi,i negoziaticon gli avventori del sesso a paga-mento sono sempre più lunghi e in-fruttuosi.«I clienti tirano sul prezzo,senza uno sconto ormsi se ne van-no»,ha lamentato sulle pagine di ungiornale una studentessa inglese chelavora il fine settimana sugli ChampsElysées.Mai successo prima,ma larecessione è in atto dappertutto,persino a Praga e Berlino,storichecapitali a luci più che rosse.A no-vembre,mese in cui storicamente gliaffari vanno a gonfie vele,Artemis,una delle più grandi e frequentatecase chiuse della capitale tedesca,haregistrato un calo del 20%.Tutta colpa della drastica diminu-zione del potere d'acquisto dei turisti stranieri edegli uomini d'affari in trasferta,da sempre i mag-giori finanziatori di case chiuse o locali a luci ros-se.Ma non tutti gli abitanti,ovviamente,si dispera-no,anzi sperano che la crisi avrà almeno il buon-gusto di ripulire alcuni quartieri delle città.Chi cilavora,invece,chiede a gran voce un piano di sal-vataggio e la legalizzazione della prostituzione.Ilgoverno ceco,infatti,starebbe prendendo la cosasul serio e potrebbe regolarizzare circa diecimilaprostitute che lavorano sul territorio,seguendol'esempio di Germania e Olanda,dove il mestierepiù antico del mondo paga tasse e contributi.Ma-gari inizierebbero a proporre tariffe universitarie,carta socio,saldi…
Antonio Billè
“Yes we Can”.Non è solo lo slogan sceltodal neo eletto presidente americano BarackObama per la sua campagna elettorale.È di-ventata una filosofia di vita,rilanciata e valo-rizzata dall’uscita nelle sale dell’ultimo filminterpretato da Jim Carrey,
es Man 
.Tratta dall’omonimo romanzo di DannyWallace (Mondadori,2006),la pellicola è di-retta da Peyton Reed e prodotta dal premioOscar Richard D.Zanuck e David Heyman.Il film racconta la storia di Carl Allen,un ban-cario abituato a dire sempre no,che rifiutaogni rapporto con il prossimo e cade in unaprofonda depressione dopo essere stato la-sciato dalla compagna.La sua esistenza subirà un forte scossonesolo dopo aver assistito a un seminario te-nuto da un guru (Terence Stamp) che predi-ca la teoria del sì.Questo avvenimento stra-volge il suo rapporto con le persone e con ilmondo che lo circonda;e anche se Carl sirenderà presto conto che i suoi assensi avolte costituiscono motivo di imbarazzo,taleapproccio positivista verso le cose e le per-sone rappresenta per lui l’unica strada per-corribile per raggiungere la felicità.Dietro la storia del banchiere si nascondel’antidodo contro i piccoli e grandi drammidi ogni giorno.«È più facile del dire no» - ha spiegato l’at-tore americano che ha dato il volto a
The Mask 
.Tra le prodezze che il protagonista di
es Man 
mette in atto per rimanere fe-dele al suo nuovo modo di pensare,c’èpersino quella di buttarsi da un ponte efare bungee jumping mentre parla alcellulare.Si dice che questa scena siastata girata tra le ultime per timore chepotesse succedere qualcosa all’attore epare che Carrey abbia accettato di but-tarsi a patto che ciò avvenisse una solavolta.Anche per lui interpretare questofilm è stato un po’ come assumere unantidepressivo,vera terapia d’urto con-tro i malesseri della psiche.Quello gridato in
es Man 
è soprattutto un sì alla vita,alle emo-zioni forti,alla forza,al coraggio di rischiareper imparare ad apprezzare il sapore dellapaura,del dolore,ma anche dell’allegria,dellaspensieratezza,della gioia.
v.a.
E ora la crisi colpisce anche la prostituzione
In ogni angolo d’Europa sono in forte calo gli affari del settore a luci rosse. Ma, pagando le tasse...
es Man 
, il film con Jim Carrey, racconta il cambiamento di un bancario abituato a dire sempre no
Volete star bene? Imparate a dire sì
Periodico d’informazione
in attesa di registrazionepresso il Tribunale di Reggio Calabria
Direttore Responsabile
Rino Labate
labate2@yahoo.itEditore
Laruffa Editore
Via deiTre Mulini,14Tel.0965.814948Reggio Calabria.....Tipografia,Redazionee Pubblicità
Officina Grafica
via Matteotti,4tel.0965.752886ofgraf@tin.itVilla San Giovanni (RC)......Preimpaginazione:
Marina Cristaldi
Progetto grafico:
Mimmo Zema
........Segreteria di redazione
Clara Sturiale
clara1705@libero.it
Piano di salvataggioper il porno USA?
Non c’è più nulla che vada per il ver-so giusto ed è tutta colpa della reces-sione! Neanche lo storico e floridomercato del porno riesce a resistere,così i re del settore americano scrivo-no al Congresso appena insediato re-clamando un piano di salvataggio perrilanciare la voglia di sesso dei cittadi-ni Usa,come è accaduto all’industriadell’auto e a Wall Street.La richiesta?Addirittura 5 miliardi didollari! Firmato Joe Francis,produtto-re dei dvd
Girls g one wild 
,e Larry Flynt,fondatore della rivista
Hustler 
.«A cau-sa della crisi,gli americani sono troppodepressi per essere attivi sessualmen-te – motivano i due – e questo è unmale per la salute del paese:gli ameri-cani possono cavarsela senz’auto,manon senza sesso!»Quindi americani,per favore,passa-tevi una mano sulla coscienza e com-prate un film porno ciascuno.Non co-stano molto e con appena 10-12 dol-lari magari risvegliate vecchi istinti or-mai assopiti.Oltre a fare un’opera dibene a quei poveri produttori che nonriescono più a mettere la benzina nel-le loro Dodge!
a.b.
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