Quali sono le scoperte sul "cervello visivo" e sul processo della visione che hanno posto lebasi per una teoria neuronale dell'arte?
"Il cervello visivo è composto di una corteccia visiva primaria (situata nella parte posteriore delcervello, ndr) che riceve tutti i segnali della retina. Se l'area ricettiva visiva primaria vienedanneggiata, si ha cecità totale. Negli ultimi 25 anni abbiamo scoperto che questa area è circondatada molte altre aree visive, ciascuna delle quali è specializzata a elaborare un aspetto specifico dellascena visiva: forma, colore, movimento, volti... È da notare che tali aree sono sia deputateall'elaborazione sia alla percezione. Così siamo giunti a poter dire che la specializzazionefunzionale che si trova nell'estetica riflette l'organizzazione cerebrale. Da sempre, per esempio,parliamo di estetica del colore, ma solo ora ne sono divenute evidenti le basi neurologiche".
Lei ha individuato due leggi che ritiene strettamente legate alla creazione e al godimentoartistico, la legge di costanza e la legge di astrazione. Di che cosa si tratta?
"Una delle funzioni primordiali del cervello è di acquisire conoscenza sul mondo. E quello che ciinteressa sono gli aspetti essenziali e persistenti degli oggetti e delle situazioni, ma l'informazioneche ci giunge non è mai costante. Il cervello deve quindi avere qualche meccanismo per scartare icontinui mutamenti ed estrarre dalle informazioni che ci raggiungono soltanto ciò che è necessarioper ottenere conoscenza delle proprietà durevoli delle superfici. Un ottimo esempio viene dallavisione del colore. Una foglia, per noi, rimane verde sia che la osserviamo all'alba sia al tramonto,a mezzogiorno, in una giornata nuvolosa o in una serena. E questo accade non per conoscenze diordine superiore, bensì grazie a un sistema di elaborazione del cervello geneticamente determinato,che agisce a un livello, per così dire, basso. Oggi conosciamo il meccanismo per i colori, nonancora quello per le forme. Questa è la legge di costanza. Per quanto riguar da invece l'astrazione,essa è il processo con cui il cervello enfatizza il generale a spese del particolare conducendo allaformazione dei concetti, da quello di linea diritta fino a quello di bellezza. E sono questi concettiche gli artisti cercano di manifestare nelle loro opera. Esempi possono venire dai colori e dalmovimento. Quando il cervello determina il colore di una superficie, lo fa astrattamente, senza"preoccuparsi" della forma precisa dell'oggetto; esistono cellule della corteccia visiva cosìspecializzate che reagiscono solo al movimento in una direzione e non nell'altra".
Lei dice che "vedere è capire, vedere con gli occhi è un'illusione". Lo può spiegare?
"Per molto tempo si è creduto di vedere con gli occhi, che un'immagine del mondo si imprimessesulla retina per essere poi trasmessa e interpretata dal cervello. Con l'intensa ricerca recente si ècapito che nell'occhio non c'è nessuna immagine in senso tradizionale. La retina è invece il filtro eil canale dei segnali verso il cervello, che poi costruisce il mondo visivo. La visione è quindi unprocesso attivo. Matisse l'aveva capito istintivamente quando scrisse, ben prima degli scienziati:‘Vedere è già un processo creativo, che richiede molto sforzo'".
Con i suoi esperimenti lei ritiene di avere dato un resoconto "fisicalistico" delle ideeplatoniche. Come è possibile?
"In prima approssimazione possiamo dire che l'idea platonica di un letto (per scegliere un oggettocome esempio), in una prospettiva neurologica, è la rappresentazione immagazzinata nel cervellodelle caratteristiche essenziali di tutti i letti che il cervello ha visto e dei quali, nella sua ricerca dicostanti, ha già selezionato le proprietà che sono comuni a ciascuno. Non ci sono idee senzavisione concreta. Questo non toglie che in Platone, come in Kant, vi siano molti spunti anche per ineurobiologi. Così come penso che i filosofi dovrebbero considerare la neurobiologia: potrebberodare un grande contributo al problema della conoscenza".
Molti aspetti dell'arte però sfuggono all'analisi neurologica...
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