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[integrazioni - Capitolo 1: breve introduzione]
Capitolo 1
"La distanza psichica come fattoreartistico e principio estetico": Sinossi
"[...] in un'opera che dovrebbe essere un'operadell'arte bella, si può spesso percepire genio senzagusto e, in un'altra, gusto senza genio". Questo ilpunto di partenza della riflessione di Bulloughsull'estetica: un'opera d'arte riuscita altro non è cheil giusto rapporto ed equilibrio tra qualcosa chepiaccia in modo incondizionato e l'interessesuscitato dall'opera di un genio talentuoso.L'importanza della riflessione sulla Distanza, oggettodi questo articolo, risiede nel tentativo dell'autore diindividuare qualcosa - cioè una relazione - che tengainsieme l'esperienza del bello (e dell'arte in genere)e quella del sublime (cioè di un eccesso, di unsuperamento del limite): l'opera d'arte in sé suscitaun'esperienza che trascende il soggetto e l'oggettocon-temporaneamente, in modo che sia l'autore cheil fruitore siano presenti e condividano l'unicità delmomento (o evento come si dirà in seguito).Bullough si inserisce nella riflessione kantiana, ecerca arricchire il dibattito sul sublime dell'epocaromantica. L'unico ostacolo tra il suo punto di vista
 
e una vera esperienza metafisica consiste d'altraparte nel rintracciare nell'ansia la tonalità affettivafondamentale per questo genere di relazione. Perquesto l'esempio letterario preferito è quello delnaufragio con spettatore, o l'Otello shakespeariano,opere in cui l'artista ha tentato di creare proprioquello stato di ansia nei confronti di una catastrofenaturale, o psicologica. Tenteremo di superare questo limite, allargando ilcampo d'applicazione del principio estetico al di làdella mera contemplazione.Bullough distingue tre specie di distanza: unadistanza fisica, spaziale, una distanza temporale -distanze
 pure
, "estetica trascendentale" in sensokantiano - e una distanza psichica. Qui sta il pontetra l'esperienza fisiologica e quella di una libergiocosa delle facoltà con le quali tentiamo ditrascendere, superare i margini e toccare l'alterità,dell'opera d'arte e dell'artista.Un'opera d'arte è tale se in massimo grado ladistanza si nullifica senza la dissoluzione del suoeffetto: fincdura questa relazione, allora ilfruitore e l'artista possono essere l'opera d'artestessa. Bullough sostiene che le condizioni perché siverifichi arte siano gli aggiustamenti di tiro che unindividuo, opportunamente immesso nella culturad'adozione, e fornito degli strumenti adeguati,riesce a produrre. Nonostante ciò - un paradigma
 
condivisibile del fare arte - il suo punto di vistarimane parziale, schematico: non è sufficiente perfornire un'adeguata definizione della DistanzaErmeneutica, che intendiamo ampia e non riducibileal semplice stato d'animo. Non la paura, ol'angoscia, sono le
stimmungen
del fareermeneutico, quei momenti puri in cui riusciamo adiscernere il presente, ma anche felicità eammirazione, stupore e meraviglia di fronte alcreato: fonti dell'esperienza, non distolgono l'occhiometafisico, ma lo concentrano. E un'opera d'artedegna di questo nome comprende tutte questesfumature.
[integrazioni: capitolo 4. Conclusioni]
Capitolo 4Conclusioni: La Distanza come Valore
A questo punto della trattazione, si sarà notato chela Distanza di cui parliamo è qualcosa diradicalmente diverso da ciò che viene normalmenteinteso dal linguaggio comune. "Prendere ledistanze", e "distanza di sicurezza", gli aspettimorali o strettamente fisici del termine ci riguardanosolo marginalmente, nonostante una filosofia del
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