riferimento al criticismo kantiano. Metteremodunque di fronte al tribunale della ragione l'arte delnostro tempo, recuperando l'antico atteggiamentokantiano (Bullough il "moderno" si riconosceconvinto sostenitore del neokantismo) puntellando lanostra inchiesta sulla distanza con alcune ineludibilidomande: in che senso possiamo ancora parlare di
arte del nostro tempo
? Più esplicitamente puòessere tradotto con Quale senso dare - se ne esisteuno - a questa ricerca; può darsi un principioestetico valido per tutte le arti? E più in generale,raccogliendo la reticenza dell'artista nei confronti diquesti discorsi d'accademia, è proprio necessarioche l'arte
si dia
dei principi?Nel formulare queste domande, è facile notarel'ironia che serpeggia tra le righe: come farne ameno, del resto, dopo l'ultimo grande tentativo dirisoluzione totale della conoscenza proprio dellafilosofia hegeliana? Nonostante lo spazio (mentale emateriale) concesso da una dissertazioneaccademica costringa a compiere scelte in questosenso, che assomigliano alla "filosofectomia"praticata dall'analisi di Rorty(tutta la filosofiamoderna può essere ricondotta ai due grandi filonidel criticismo kantiano e dell'idealismo hegeliano), èdifficile contenere la deriva della riflessione,specialmente quando gli ambiti di ricerca sono quellidell'Estetica e dell'Ermeneutica, le teorie dell'arte e
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