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Ermeneutica della Distanza
 
Introduzione
Questa tesi verte sul concetto di Distanza. E più inparticolare sul concetto di Distanza psichicanell'esperienza artistica. Prenderò le mosse da unostudio di Edward Bullough ("La distanza psichicacome fattore artistico e principio estetico", unarticolo del
British Journal of Psychology 
del 1912),il quale sta suscitando un interesse crescente negliultimi anni: un indice approssimativo e unargomento a favore della rinnovata popolaridiquesto professore di Oxford può essere il numero diarticoli che compaiono sempre più numerosi comerisultato di una semplice ricerca via internet.La ragione di questo interesse è composita. Da unlato, in generale, l'arte accademica è continuamentein cerca di statuti e definizioni per se stessa, eanche quando l'artista in pratica rifiuta gabbieconcettuali, teorie e sofismi, la sua opera risultastimolata dal dibattito, siccome egli non può fare ameno di tener presente l'opinione del pubblico e delcritico. Inoltre, e in modo più specifico,l'inarrestabile evoluzione dei media dell'arterichiede con urgenza una riflessione matura sullepossibilità e le condizioni d'uso e consumo artistico:suona scontato - anche all'orecchio più pigro - il
 
riferimento al criticismo kantiano. Metteremodunque di fronte al tribunale della ragione l'arte delnostro tempo, recuperando l'antico atteggiamentokantiano (Bullough il "moderno" si riconosceconvinto sostenitore del neokantismo) puntellando lanostra inchiesta sulla distanza con alcune ineludibilidomande: in che senso possiamo ancora parlare di
arte del nostro tempo
? Più esplicitamente pessere tradotto con Quale senso dare - se ne esisteuno - a questa ricerca; può darsi un principioestetico valido per tutte le arti? E più in generale,raccogliendo la reticenza dell'artista nei confronti diquesti discorsi d'accademia, è proprio necessarioche l'arte
si dia
dei principi?Nel formulare queste domande, è facile notarel'ironia che serpeggia tra le righe: come farne ameno, del resto, dopo l'ultimo grande tentativo dirisoluzione totale della conoscenza proprio dellafilosofia hegeliana? Nonostante lo spazio (mentale emateriale) concesso da una dissertazioneaccademica costringa a compiere scelte in questosenso, che assomigliano alla "filosofectomia"praticata dall'analisi di Rorty(tutta la filosofiamoderna può essere ricondotta ai due grandi filonidel criticismo kantiano e dell'idealismo hegeliano), èdifficile contenere la deriva della riflessione,specialmente quando gli ambiti di ricerca sono quellidell'Estetica e dell'Ermeneutica, le teorie dell'arte e
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