PREFAZIONE
Questo libro presenta uno studio ed una traduzione del testo filosofico e religioso "
L'Ingresso nella Via di Mezzo
", composto in India all'incirca durante la prima metà del settimo secolo d. C. da un monaco Buddistadi nome Chandrakirti. Esso fu un trattato di importanza fondamentale per lo sviluppo del Buddismo in Tibeted anche, probabilmente, nella stessa India. Come fa intendere il suo titolo, il testo di Chandrakirti èessenzialmente un manuale introduttivo per coloro che desiderano studiare e praticare la filosofiasoteriologica nota come "Madhyamika" (Via di Mezzo) o Sunyavada (Dottrina della Vacuità). Sarebbe peròmeglio riconoscere da subito che questo "libro-guida" non fu mai ritenuto essere utile ai bisogni di unpubblico, come quello che ora è presentato in questa traduzione Inglese. La prima parte del libro ha quindilo scopo di scoprire che significato abbia per noi
'L'Ingresso nella Via di Mezzo'
. Esso può essere consideratotanto un commentario al Trattato di Chandrakirti quanto una Introduzione al primitivo Madhyamika Indiano.
La Seconda Parte fu composta qualche anno fa, dopo che Gheshe Wangchen maturò l'intenzione di produrreuna traduzione letterale del '
Madhyamakavatara
' di Chandrakirti, quale testo introduttivo allo studio delMadhyamika.
Tuttavia, fra non molto diventerà evidente che lo stile estremamente criptico e conciso del trattato richiedealcune annotazioni, nel caso che la nostra traduzione fosse usata da qualcuno che non abbia già unapreventiva familiarità con la letteratura dell'antico Buddismo Indiano. Alla fine, perfino una annotazionealquanto estesa potrà risultare insufficiente. Osservando le moderne pubblicazioni che trattano delMadhyamika, abbiamo potuto vedere che la moltitudine di interpretazioni potrebbe essere classificata inpochi distinti argomenti che sembrerebbero poter preservare, con solo poche variazioni superficiali, ilvocabolario e le attitudini recensite da Nagarjuna e Chandrakirti. La sola eccezione a questo modellopotrebbe essere ciò che io chiamo "L'interpretazione linguistica". Di fronte ad una massa così vasta distudiosi Occidentali, l'idea di presentare una pura e semplice traduzione del testo ci è sembrata alquantoinadeguata, eppure risultò ovvio che perfino i riferimenti agli studi più recenti dovevano essere usati concura e accompagnati da espliciti chiarimenti. La critica Madhyamika di tutte le visioni e credenze èsicuramente più sottile e molto più radicale di quanto indichi la maggior parte delle interpretazioniOccidentali. Essendo necessari alcuni cenni introduttivi per spiegare la situazione, fu subito aggiuntal'Introduzione all'attuale formato. La traduzione rappresenta uno sforzo aggiuntivo di Gheshe Wangchen emio personale, per cui mi assumo tutta la responsabilità nell'accertamento del significato dell'opera diChandrakirti nel contesto della moderna cultura Buddista.
Il primitivo Madhyamika richiede esplicitamente di operare una sorta di rigetto, o destrutturazione, di ognitentativo di creare una visione oggettiva, e priva di valore, della verità o realtà. Fin dall'inizio questo fu ilpunto cruciale della critica Madhyamika e, in effetti, fu soltanto più tardi, come reazione agli scritti diBhavaviveka e dei suoi seguaci, che questo completo rigetto di tutte le opinabili fissazioni e credenzedivenne specificatamente associato col nome Prasangika. Il termine Sanscrito '
drsti'
, che io ho tradotto con"visione filosofica", è in realtà un termine tecnico usato in una svariata quantità di contesti e che è riferito aduna vasta gamma di opinioni, credenze e convinzioni intellettuali di ogni tipo e, infine, a qualsiasi forma dipensiero reificato, senza valutare se esso sia registrato in modo articolato e razionale oppure in una ampiaquanto inconscia tendenza a pensare solo secondo certi modelli innati. In definitiva, il rigetto Madhyamika ditutti i punti di vista è più un rifiuto di una certa attitudine o
'modo di pensare'
, che non il rifiuto di un datoconcetto in particolare. Questo elemento del pensiero di Nagarjuna è stato responsabile delle massimecontroversie sia tra gli antichi quanto tra i moderni commentatori.
Il Madhyamika si pose in opposizione ad una certa tradizione filosofica che si preoccupava solo della ricercadi sempre più precise terminologie tecniche, trascurando l'applicazione pratica della teoria filosofica, la qualeaveva in precedenza portato gli insegnamenti nella vita piena di volontà emozionali delle prime comunitàBuddiste. Totalmente al di fuori dal pseudoproblema del "Buddhismo originale", il criticismo di Nagarjunapuò essere inteso come un tentativo di restaurare ciò che era sentito come lo spirito antico degliinsegnamenti del Buddha, prescrivendo un rimedio al complesso degli sviluppi storici che avevano separatola teoria dalla pratica. La sua concezione di "designazione dipendente" (
prajnaptir upadaya
) riconosce che ilsignificato delle parole deriva esclusivamente dal loro uso o applicazione nelle faccende di tutti i giorni. Diconseguenza, il significato di termini e concetti usati nel sistema Madhyamika, non deriva dalla loro suppostaassociazione con un qualche oggettivamente privilegiato vocabolario che sostenga un particolare punto divista della verità o della realtà, ma dalla loro speciale efficacia come strumenti che possono essere applicatinella vita quotidiana, al solo scopo di sradicare la sofferenza causata da attaccamenti, antipatie e dalladelusione del pensiero reificante. Dunque, sebbene Chandrakirti non abbia alcuna posizione fissa dadifendere, non necessariamente ne consegue che i suoi argomenti siano meri sofismi, perché il significatogenuino deve essere trovato nel loro
obiettivo
. La distinzione critica, in questo caso, è tra la filosofia
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