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BAMBINIDI SATANA
Antonella Beccaria
 
© 2006 Antonella Beccaria© 2006 Stampa Alternativa/Nuovi EquilibriQuest'opera è rilasciata con licenza Creative Commons Attribuzione-Noncommerciale-Non opere derivate.Per il testo integrale della licenza si veda:http://www.creativecommons.it/Licenze/LegalCode/by-nc-ndhttp://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/ (originale inglese)
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Questo è un libro che deve essere letto. Al di là della simpatia che si può provare o meno per l’esperienza dei Bambini di Satana, e al di là della considerazione e della sti- ma per la magistratura bolognese – da me personalmente conser- vata anche nei confronti dei magistrati citati qui dentro – credo che dalla lettura di questo libro emergano due cose molto impor- tanti e anche di estrema attualità.La prima è un contributo di chiarezza su quella nebulosa com-  plessa e confusa che è il concetto di 
Satanismo
. Naturalmente, fisio- logicamente complessa, visto che contiene in sé esperienze e rifles- sioni che vanno dal neopaganesimo all’umanesimo, all’illumini- smo, all’anticlericalismo, all’esoterismo e a tanto altro che ha e dovrebbe avere pieno diritto di cittadinanza nell’universo del libe- ro pensiero. Ma anche artificialmente 
confusa
, visto che sempre  più spesso, soprattutto nei media, viene utilizzato come un sem-  plice aggettivo, un’etichetta 
aggravante
applicata a qualunque inspiegabile nefandezza finisca sulle pagine di cronaca nera (c’è anche una proposta di legge in questo senso, con lo scopo di sanci- re questa aggravante anche nell’ambito giudiziario e non solo in quello mediatico). Così, sotto la cappa del cosiddetto Satanismo  finiscono le inquietudini 
acide
di alcuni adolescenti e le suggestioni culturali di musica, cinema e letteratura, ma allo stesso tempo anche la follia criminale di serial killer e sedicenti adepti, efferati omicidi che rientrerebbero soltanto nella patologia criminale e a 
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 Prefazione
di Carlo Luc
 
a
 
relli
 
volte anche rituali da criminalità organizzata. Basta che ci sia qualcosa di strano e di misterioso, o che sia coinvolto un adole- scente, e subito scatta l’ipotesi della setta e del rito satanico. Titoli in prima pagina sui giornali, lanci cubitali nelle civette sui tabel- loni davanti alle edicole, prime notizie nei telegiornali e poi cri- minologi, psicologi e politici invitati a raffica in allarmati e allar- manti talk show. Salvo poi scoprire che nella maggior parte dei casi non è vero e che le radici del problema che sta alla base del fatto di cronaca sono tutt’altre.Ecco, in questo libro una riflessione 
dall’interno
sul Satanismo c’è,e attraverso questa appassionata e sincera 
educazione sentimen-tale di un Satanista
– ripeto, al di là della simpatia che si può ave- re o meno per quell’esperienza – arriva sicuramente un contribu- to alla conoscenza del fenomeno e del concetto.Ma soprattutto credo che in questo libro ci sia un’altra cosa fon- damentale.Èindubbio che questa sia la storia di un errore giudiziario, come la stessa magistratura ha sancito riconoscendo un risarcimento 
insolido
a Marco Dimitri per ingiusta detenzione, e se è vero che la libertà non ha prezzo e che qualunque cifra sia irrisoria di fronte ad una ingiustizia, l’entità del risarcimento ne certifica comun- que l’importanza.Ma non è sull’errore giudiziario e sulle sue ragioni che vorrei riflet- tere, lo fa questo libro e chi lo legge e vorrà approfondire le sue informazioni avrà modo di farsi un’idea completa sulla vicenda. A me, in questo momento, interessa il fatto che tanta gente, a livel- lo di convinzione personale, abbia creduto immediatamente e qua- si istintivamente all’esistenza a Bologna di una setta satanica con comportamenti criminali efferatissimi che arrivavano fino all’o- 
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micidio rituale. Attenzione, non è l’ipotesi in sé che mi colpisce,certe cose da qualche parte accadono veramente e quindi possono anche essere prese in considerazione. È il fatto che tutta questa ipo- tesi fosse basata, come è stato riconosciuto, su 
niente.
 Assolutamente niente.Eppure per tanto tempo siamo stati convinti, di più,
affascinati
da una storia del genere. Ecco, affascinati è la parola giusta. Io per  primo. Nonostante abbia nutrito presto seri dubbi su quello che sembrava stesse emergendo, e mi sia capitato anche di scriverne in qualche occasione, restavo comunque morbosamente affascinato – e me ne vergogno – da una storia che sembrava emergere direttamente da quella metà oscura che alimenta le nostre peggiori fan- tasie.
Vedi che ci sono
, sembravano dire i particolari che di vol- ta in volta emergevano sui giornali,
vedi che abbiamo ragione apensare male, vedi che queste cose da film esistono davvero?
E invece no, non era vero.Non a Bologna, non per i Bambini di Satana e per non Marco Dimitri.Èanche su questo morboso e deviante 
fascino del male
che questo libro fa riflettere. Su quell’ansiosa eccitazione che ci fa correre ai  giornali tutte le volte che leggiamo quella parola,
satanico
, quasi  fossimo assurdamente desiderosi di vedere avverati i nostri peggio- ri timori, invece di chiederci che cosa significhi esattamente quel- la parola, su cosa si basi concretamente il diritto di 
evocarla
, e di  pretendere correttezza e professionalità da chi la usa.E poi, magari, estendere questa 
prudenza
a tante altre parole altrettanto abusate dalla cronaca e dalla nostra fantasia.
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