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08/26/2013

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575
Cap. 26
Il “locale” di Marina di Gioiosa Jonica.
 La cosca AQUINO.
26.1
 – 
Premessa.
Gli atti di indagine acquisiti al processo evidenziano in maniera in-
controvertibile che, nell‟ambito del c.d. mandamento jonico e, più in
generale, nel più ampio contesto della
Ndrangheta 
calabrese, un posto
di primo piano è ricoperto dall‟organizzazione criminale facente capo a
l-la famiglia AQUINO, operante nel territorio del comune di Marina diGioiosa Jonica, assieme a quella della famiglia MAZZAFERRO.Si rinvia, per ragioni di sintesi, a quanto ampiamente analizzato nel
decreto di fermo ed all‟Informativa “
Ndrangheta 
” della Polizia di Stato
del 26 aprile 2010, nel quale si dà atto che le suddette cosche (comedimostrato dalle attività di polizia giudiziaria svolte in passato) sono tra
le più agguerrite di quest‟area e sono state in ostilità tra di loro sin d
a-
gli inizi degli anni ‟70 del XX secolo, quando ebbero a scontrarsi per la
supremazia nel lucroso affare del contrabbando di sigarette (da cui de-
rivò, tra l‟altro, a
nche una violenta faida che ha prodotto diversi mortiammazzati) e, oggi, per motivi legati al predominio mafioso del territo-
rio. L‟articolazione facente capo agli AQUINO, in particolare, “
si è forte- mente sviluppata nel corso degli ultimi decenni con la gestione di tutta una serie di attività criminali, il contrabbando di sigarette (inizi anni 70),le estor 
sioni, le truffe e l‟usura, attività che hanno consentito una crescita 
della forza intimidatrice ed un controllo sempre più penetrante sul territo- rio. Successivamente la cosca ha esteso i propri interessi alle attività le- gate al traffico nazionale e internazionale di sostanze stupefacenti, rici- clando in quei canali in passato utilizzati per il contrabbando di sigaret- 
te” 
. Evidenzia, ancora, il decreto di fermo (alla luce delle risultanze
dell‟informativa
Ndrangheta 
della Polizia di Stato del 26 aprile 2010),
che “
il nucleo originario conta, compreso il capo cosca Salvatore AQUINO (classe 1944), ben cinque fratelli: Vincenzo (classe 1931, deceduto, già coniugato con Teresa COLUCCIO), Giuseppe (classe 1934), Francesco (classe 1940), Nicola Rocco (classe 1949), Domenico (classe 1938) e tre sorelle, tutti a loro volta sposati e con figli maschi. Nel 
traffico interna- zionale di sostanze stupefacenti 
diretto dagli AQUINO emerge da va- rie indagini il coinvolgimento dei 
fratelli COLUCCIO,
gestori dell‟Hotel 
Kennedy, identificati in COLUCCIO Salvatore classe 1967 (tratto in arre- 
 
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sto, dopo 4 anni di latitanza, in data 10 maggio 2009) e Giuseppe classe 1966 (tratto arresto, dopo 3 anni di latitanza, in data 7 agosto 2008 a Toronto, in Canada, con un milione di dollari canadesi, tra contante e tito- li al portatore) entrambi, attualmente, detenuti in regime di 41 bis.
 
Abitu- ale frequentatore del citato albergo era tale PANNUNZI Roberto, nato a Roma il 04.04.1948, noto trafficante di droga che, come dimostrato dai 
Carabinieri del Reparto Operativo di Reggio Calabria, con l‟informativa 
1264/13-1989 dd.09.07.1990 relativa a un vasto traffico di sostanze stupefacenti, vi ha soggiornato dal 7 al 16 luglio 1989 e dal 5 agosto al 6 settembre dello stesso anno. Nel corso del lavoro investigativo, veniva al- tresì riscontrato che la struttura alberghiera fungeva da base operativa e di smistamento di grosse quantità di droga destinata al mercato naziona- le ed internazio 
nale”.
 Nel cap. 7 si è poi dato conto della circostanza che, nel corso del
tempo, molti esponenti di questa cosca (l‟ultimo dei quali, significat
i-vamente, è Rocco AQUINO) si sono dati preventivamente ad una lati-tanza volontaria, per sottrarsi non solo alla esecuzione di provvedimenti
restrittivi, ma anche all‟esecuzione di misure di prevenzione personali: e
ciò, con tutta evidenza, anche al fine di accrescere la forza di intimida-
zione di cui il sodalizio gode, ampliando, tra l‟al
tro, la condizione di as-soggettamento e di omertà nel quale si trova la popolazione, i compo-nenti di tale cosca utilizzano spesso dei nascondigli (c.d. bunker), siti
all‟interno delle proprie abitazioni, e realizzati con degli ingegnosi s
i-stemi di apertura, a volte meccanici a volte costituiti da sofisticati con-gegni idraulici. Una serie di operazioni di polizia giudiziaria hanno con-fermato questa ten
denza con la scoperta di alcuni di questi covi”.Circa l‟assetto organizzativo della cosca, l‟arresto del b
oss Salvatore
AQUINO il 13 febbraio 1999 (dopo sei anni di latitanza, nell‟ambito del
processo c.d. Zagara, nel quale è poi stato assolto con formula piena)ha reso necessario un processo di riordino di ruoli, come documentatodalla capillare attività di indagine, consistita in modo particolare nellacaptazione di conversazioni telefoniche, immagini video e fotografiche,
servizi di osservazione nonché l‟acquisizione di immagini video ambie
n-tali in carcere in occasione dei colloqui tenutisi con il predetto detenuto
(cfr. informativa “
Campo base” 
del Comando Compagnia Carabinieri diRoccella Jonica, in faldone 44, nonché Informativa del 5 febbraio 2010
denominata “
Solare 
”). L‟AQUINO, va precisato, è stato poi condannato
in via definitiva a quindici anni di reclusione dalla Corte di assise
d‟appello di Milano
per
associazione a delinquere finalizzata al traf-fico di sostanze stupefacenti
ed altro, con confisca del patrimonioimmobiliare.Secondo gli inquirenti, i nipoti di Salvatore, e cioè Rocco e Giuseppe(odie
rni imputati) rivestono allo stato un ruolo apicale all‟interno della
cosca, anche perché formalmente incensurati, potendosi districare con
 
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spiccata abilità in vari settori dell‟economia pubblica e privata, in a
m-bienti politici, sportivi e sociali in genere e nei colloqui in carcere conSalvatore, pur manifestando particolare prudenza, hanno descritto inmodo puntuale le varie attività imprenditoriali da essi condotte e la si-tuazione attuale di tutti i familiari, dimostrando, comunque, che il de-tenuto conti
nua ad essere l‟attuale reggente della cosca.
 Dal colloquio del 19 aprile 2008 (RIT 2428/07) tra Salvatore AQUI-NO, la figlia Stefania, il genero Tommaso TAVERNESE e il nipote Rocco
AQUINO emerge il “senso di responsabilità” e del proprio “ruolo”all‟interno della comunità territoriale di riferimento (“
noi altri nel paese siamo ben voluti da tutti perché noi abbiamo fatto sempre del bene a tutti 
e brutte azioni non ne abbiamo fatto a nessuno… comunque, voglio dire,
di noi altri sono contento perché noi abbiamo sempre del bene a tutti,siamo ben voluti da tutti, noi siamo a contatto con tutta la cittadinanza di Gioiosa Marina, ovunque andiamo andiamo abbiamo la nostra stima ed il 
nostro rispetto”) 
, derivante proprio dalla posizione verticistica ricopertaattualmente: infatti, egli rende edotto lo zio delle loro attività imprendi-toriale nel settore immobiliare, lamentandosi della pressione dello Statoed attribuendo le loro vicissitudini giudiziarie alla mancata presenza dipentiti nella loro famiglia (
la legge 
ci ha voluto mettere nel… che dice che non siamo in regola, perché gli conviene a loro non a noi… che noi siamo stati sempre nel lecito, a loro non gli sta… le persone, persone con i principi sani non gli stanno bene, avete capito!?…perché a loro gli sta 
n- 
no bene, voglio dire, quelli che vanno e gli bussano la da loro, noi…gli  fanno i confidenti gli fanno i ruffiani…noi quali confidenti noi non sa 
 p- 
 piamo niente, non abbiamo commesso mai niente, voglio dire…ci siamo  fatti i fatti nostri, quali che…),
ottenendo il suo consenso
 
(“
se volevamo 
 fare altro, ci arruolavamo…”).
 Nel corso del successivo colloquio del 19 novembre 2008 presso il
carcere dell‟Aquila, Rocco AQUINO aveva riferito allo zio Salvatore di a
l-cuni parenti, tra i quali viene fatto il nome di un tale Peppe, fratello diNik COLUCCIO, che Salvatore aveva battezzato. Dal contenuto di alcu-ne telefonate già captate sul telefono in uso a Rocco e da frasi pronun-ciate alla fine del colloquio (
“… è pure al 41 Peppe …” 
), si comprendevache i due stavano parlando di alcuni appartenenti alla famiglia dei CO-LUCCIO, alcuni di essi dimoranti in territorio canadese ed uno (Giu-
seppe) sottoposto al regime dell‟art. 41
bis 
ord. pen. presso la Casa Cir-condariale di Viterbo. Peraltro, come evidenziato nel decreto di fermo,
già in passato, le due famiglie sono state indicate, nell‟ambito di num 
e- rose indagini, come due casati collegati tra loro, oltre che da stretti vincoli di parentela, anche dalla collaborazione in affari illeciti. Questo legame viene sempre indicato in tutte le note fornite al Tribunale di Sorveglianza 
circa l‟opportunità di prorogare il 41 bis a Salvatore Aquino 
”. Infatti, il
padre dei tre fratelli Giuseppe, Salvatore e Antonio, di nome Vincenzo, è

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