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PROPAGANDA MACHINE
È Maya, il velo ingannatore, che avvolge gli occhi dei mortali e fa loro vedereun mondo del quale non può dirsi né che esista, né che non esista; perché ellarassomiglia al sogno, rassomiglia al riflesso del Sole sulla sabbia, che il pellegrino da lontano scambia per acqua; o anche rassomi glia alla cordagettata a terra che egli prende per un serpente
” (Schopenhauer, "Il Mondocome Volontà e Rappresentazione").
I mass-media sono stati creati e poi sviluppati per essere utilizzati come formidabili strumenti di propaganda,come cassa di risonanza di decisioni prese al vertice.Già Napoleone Bonaparte aveva istituito un "Bureau de l'OpinionPublique", un organismo di stampa e propaganda la cuidenominazione ossimorica ben evidenzia il corto circuito tra ilmomento istituzionale-burocratico e la pretesa spontaneideimovimenti d'opinione.Il primo telegrafo meccanico fu messo in funzione in Francia nel 1793,al servizio della guerra. Il telegrafo elettrico, messo a punto nel 1837,ebbe un ruolo fondamentale nell'informazione giornalistica durante laguerra di Crimea e nella guerra di Secessione americana.Quella guerra fu anche il banco di prova per una politica dimanipolazione delle notizie: il segretario alla Guerra, Edwin M.Stanton, interveniva direttamente sui dispacci, truccava i numeri delleperdite, alterava i resoconti delle battaglie.Nel 1866 un cavo sottomarino collegò la rete telegrafica europea a quellaamericana. L'avvenimento fu inaugurato non con un dispaccio militare -com'era consuetudine - ma con un messaggio giornalistico: il testo deldiscorso dell'imperatore Guglielmo dopo la vittoria di Sadowa. L'intrecciotra guerra e informazione trovava qui il suo atto di nascita ufficiale.Durante la Prima Guerra Mondiale, quasi tutti i paesi coinvolti crearonodei ministeri delle informazioni, con compiti distinti rispetto alla semplicepropaganda. Il ministero delle informazioni inglese aveva a capo l'editoredel "Daily Express", e come dipendenti Rudyard Kipling e H.G.Wells.Negli Stati Uniti venne creato il "Committee on Public Information",composto dai segretari alla Marina e alla Guerra, dal titolare delDipartimento di Stato e da un giornalista, George Creel, il cui obiettivoesplicito era «Vendere la guerra al pubblico americano».La Germania del Kaiser aveva sottovalutato i nuovi fattori cheaffiancavano ormai la strategia militare: il morale delle truppenemiche, l'opinione pubblica interna e quella nemica. Solo aguerra persa, i comandi militari tedeschi analizzarono la portatadella propaganda alleata: «Il nemico ci ha vinto non con un corpoa corpo sul campo di battaglia, baionetta contro baionetta. No!Pessimi testi su poveri fogli malamente stampati hanno fatto venir meno il nostro braccio».Il Terzo Reich sopperirà a questa mancanza con il potentissimo"Ministero della Propaganda e dell'Illustrazione del Popolo",creato da Joseph Goebbels con l'intento di "modellare gli spiriti".Con appositi provvedimenti legislativi fu inoltre stabilito che i
 
giornalisti dovessero rispondere, non più ai direttori, ma all’apparato statale, mentre tutte le agenzie distampa vennero assorbite dall’unica consentita, la DNB (DEUTSCHES NACHRICHTEN BUREAU).Goebbels, che fu tra l’altro uno dei più fervidi sostenitori dellapersecuzione degli ebrei, che ideò la famigerata "notte deicristalli", organizzò oceanici e sterminati raduni di massa,affidando all’esteta del III Reich, Albert Speer, l’incarico dicreare la giusta ambientazione, le giuste geometrie, improntatea mettere in rilievo l’idea di grandezza e di dominio; da questopunto di vista il raduno di Norimberga del 1934 rappresentò lamassima espressione della megalomania e della maestositàvoluta dal potentissimo ministro della propaganda.Le riprese di quel maestoso raduno,furono affidate alla geniale regia di Leni Riefensthal e da esse nacque un autenticocapolavoro del cinema di propaganda, "Il Trionfo della Volontà", ove la grande registaraggiunse in pieno lo scopo voluto da Goebbels, ossia quello di creare l’immagine diun guerriero invincibile, indiscusso capo di una nazione stretta nella più totaledevozione per la sua guida suprema.Ma l’occasione più ghiotta, per far conoscere, agli occhi del mondo, la potenza e lagrandezza del III Reich, fu rappresentata dalle olimpiadi di Berlino del 1936, la cuidocumentazione venne affidata di nuovo, dal ministero della propaganda, a LeniRiefensthal, che, in quell’occasione, superò stessa, creando lo straordinario"Olympia", in cui si evidenziò la morbosa attenzione per ogni particolare volto adesaltare il culto della perfezione fisica, incarnata nel mito della pura razza ariana.
RADIO DAYS
Dagli anni Venti, attraverso la radio, la comunicazione si fece più capillare equotidiana, l'informazione comincia ad entrare direttamente nelle case.Si stima che alla vigilia del secondo conflitto mondiale negli Stati Uniti vifossero duecento apparecchi ogni mille abitanti, in Inghilterra e Germaniacirca centoventi e in Unione Sovietica una trentina.In Italia il primo giornale radio andò in onda nel 1929, e la radio fu subitoutilizzata come strumento per creare consenso attorno al regime. Venne poicreato il "Giornale Radio", un radiogiornale che rivisitava i fatti del giorno inottica fascista e che si ripeteva ad intervalli regolari durante l’intera giornata(celebri divennero le
Cronache del Regime
di Forges Davanzati e il
Commento ai Fatti del Giorno
di Mario Appelius).La radio, và detto, fu anche usata in funzione anti-autoritaria: Radio Londra,durante la Seconda Guerra Mondiale, fu fondamentale sia per i messaggi incodice rivolti ai movimenti della Resistenza, sia per il potere di orientare lapopolazione civile nei paesi occupati dai tedeschi.
LA STAMPA DEL REGIME
La Seconda Guerra Mondiale, e ancora la guerra di Corea, furonocaratterizzate da una forte censura dei governi sulla stampa, censura chespesso veniva introiettata come autocensura, come adesione totale delgiornalista al modello politico e ideologico del suo Paese.In Italia, Il Ministero della Cultura Popolare (il famoso Minculpop) mandavaquotidianamente "ordini" ai direttori dei giornali, con indicazioni tassativesulle notizie da dare o da non dare. Alcuni esempi: "Non pubblicarecorrispondenze sui nostri bombardamenti in Africa Orientale" (7 dicembre
 
1935); "Ignorare completamente tutto quanto si riferisce all'inchiesta per l'uccisione dei fratelli Rosselli" (15gennaio 1938); "Notare come il Duce non fosse stanco dopo quattro ore di trebbiatura" (4 luglio 1938).Il Ministero per la Stampa e la Propaganda, diretto dal 1935 da GaleazzoCiano, esercitò sui quotidiani una rigida supervisione attraverso i costanti ordinialla stampa, con cui il regime proiettò un'immagine serena e ottimistica dellasituazione italiana, censurando la cronaca nera e il dissenso, l'inflazione epersino i temporali, demonizzando gli ebrei e i comunisti, esaltando laGermania e tentando di occultare i preoccupanti sviluppi della guerra durante iprimi anni quaranta. I testi raccolti in questa antologia sono presentati daun'introduzione di Nicola Tranfaglia, che analizza i meccanismi dellapropaganda fascista, e da quella di Bruno Maida, incentrata sulla direzionedella Stampa e Propaganda fascista). E' chiaro come l'intento fosse quello dimanipolare l'opinione pubblica tacendo alcuni fatti sia di politica interna cheestera, e lavorando sulla costruzione dell'immagine del duce.L’altra innovazione nei mezzi di comunicazione dimassa, il cinema, a partire dal 1925 venne posto sottoil diretto controllo dello stato tramite la creazionedell’Istituto LUCE, ovvero L’Unione CinematograficaEducativa, alle dirette dipendenze del Capo del governo con l’obbligo dellasupervisione diretta di Mussolini sui materiali realizzati. Nello stesso periodo nacqueanche la produzione del cinegiornale, un giornale fatto di immagini tipo rotocalco:apertura e chiusura erano dedicate a notizie che riguardavano Mussolini o la CasaSavoia, e all’interno trovavano spazio i documentari dall’estero.Per il decennale della rivoluzione fascista nel quale il LUCEprodusse il suo primo lungometraggio, "Camicia Nera", che raccontava la storia delfascismo con un misto di cinema, documentari e fiction e mostrando insieme repertie materiali appositamente girati. dal 1935 l’istituto LUCE diede vita all’EnteNazionale Industrie Cinematografiche. Attraverso Luigi Freddi, passato alla storiacome eminenza grigia del cinema di regime, si diede inizio all’opera di propagandasfruttando il cinema di stato. Nacque l’idea di Cinecittà,che Mussolini inaugurò nel "Natale di Roma" del 1937.Si ricorda il caso di Rino Filippini, operatore LUCE, cheaveva realizzato filmati con immagini tragiche chemostravano le condizioni di combattenti al limite delleforze, con i vestiti stracciati e senza scarpe, documentariche furono censurati dal MinCulPop perché screditavano l’immagine dell’Italia. IlLUCE aveva infatti il compito, impostogli da Mussolini, di mostrare al pubblicoimmagini di una guerra facile, non traumatica, e facilmente sopportabile per lanostre truppe, ben lontana dalla realtà.
WHY WE FIGHT
Da poco coinvolti nel II° conflitto mondiale, gli Stati Uniti si resero subito conto che la guerra, ben lungidall'essere di breve durata, avrebbe causato un'immane perdita di uominie richiesto duri sacrifici alla nazione. Queste ragioni convinsero ilDipartimento di Stato della necessità di dover combattere una guerra dipropaganda sul fronte interno, tesa a giustificare agli occhi degli americanil'enorme impegno loro richiesto.Frutto di questo ulteriore sforzo bellico fu "Why We Fight?" una serie di 7documentari prodotti dal Dipartimento di Stato in collaborazione con ilDipartimento della Guerra e i vari corpi d'armata americani. L'ideazione ela supervisione dell'intero progetto fu affidata a Frank Capra, il registahollywoodiano più vicino al sentimento popolare dell'America roosveltianae che meglio di tutti aveva interpretato sogni e sentimenti del cittadinomedio americano.
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