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Fadini U.- Antropologia Filosofica

Fadini U.- Antropologia Filosofica

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10/25/2013

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1
Ubaldo Fadini 
L’antropologia filosofica, come classica domanda sulla
natura/essenza 
dell’essere umano, si sviluppa in forme originalisoprattutto nell’ambito culturale di lingua tedesca dei primi decenni delNovecento. Sono in particolare le ricerche di Max Scheler, HelmuthPlessner, Arnold Gehlen ad affrontare in termini nuovi la questione dellaposizione dell’uomo nel mondo: il loro presupposto è dato da unaprofonda attenzione agli sviluppi del pensiero scientifico, con un occhiodi riguardo verso quelli che concernono l’ambito biologico.L’antropologia filosofica si confronta proprio con le scienzebiologiche e zoologiche nel tentativo di individuare degli elementi dianalisi da utilizzare all’interno di un approccio all’umano che contestil’assunto della continuità tra esso e il mondo animale. È Gehlen asottolineare, con maggiore efficacia, il carattere peculiare della posizionedell’uomo nel mondo. Nel suo
 
capolavoro, pubblicato nel 1940,
L’uomo.La sua natura e il suo posto nel mondo 
, si insiste sul fatto che la naturaha avviato nell’uomo una direzione evolutiva originale, mai tentata prima,creando così un principio di organizzazione nuovo. A tutto questo vaaffiancata la rilevazione che l’uomo non possiede, a differenzadell’animale, un corredo biologico capace di adattarlo spontaneamenteall’ambiente. C’è una
non-specializzazione 
 
organica 
dell’uomo (adifferenza della congruenza di ogni animale con il proprio ambito diesistenza), una capacità di condurre la propria vita in ambienti nonpredeterminati, vale a dire in un mondo
aperto 
e
imprevedibile 
(M.Scheler), che si presenta come una
evidenza 
già riconosciuta – all’internodell’età classica tedesca – da autori come Friedrich Schiller e JohannGottfried Herder.
 
2
È stato proprio quest’ultimo a sviluppare, nei suoi scritti sullinguaggio, sulla poesia e sulla storia universale, un’analisi delle condizionidi esistenza dell’essere umano che costituisce uno dei presuppostiteorici essenziali dell’antropologia filosofica novecentesca. Herderafferma infatti che l’uomo è caratterizzato da una sorta di
manchevolezza 
rispetto alla sicurezza istintuale dell’animale, il quale èsempre fornito di un ambiente specifico e di una modalità d’esistenzadeterminata. È allora il linguaggio (
insieme 
alla ragione) – e, più ingenerale, il complesso delle forme culturali – a compensare tale carenza.L’uomo è quindi essenzialmente un essere che compensa, che fa dellasua particolare
eccentricità 
(termine caro a Plessner) il punto di partenzadi un percorso di acquisizioni (di sapere), di trasformazioni, di assunzionedi nuovi elementi di identità/identificazione.La dinamica di compensazione, che trae la sua ragion d’essere dauna
mancanza 
 
istintuale 
(a cui corrisponde però un
eccesso pulsionale 
euna straordinaria
plasticità 
di fondo), è rintracciabile anche nelleprestazioni
tecniche 
dell’essere umano. Quest’ultimo è da considerarsiinfatti come un vero e proprio
essere tecnico 
, biologicamentedeterminato all’azione e in grado di modificare con intelligenza il datonaturale. La tecnica è colta come necessariamente connessa con lecarenze organiche dell’uomo (in un senso che consentirà a molta filosofiadella tecnica del Novecento di collegarsi a questa stagionedell’antropologia filosofica moderna). Ancora Gehlen, in un testointitolato
Der Mensch im technischen Zeitalter 
, pubblicato nel 1957,sostiene come la tecnica, riferita alla sfera del corporeo, sia distinguibilenelle tecniche di integrazione, che rimpiazzano le capacità nonpossedute dagli organi, nelle tecniche di intensificazione, che potenzianoinvece determinate capacità organiche, e nelle tecniche di agevolazione,che alleggeriscono i compiti organici. La tecnica vale anche come unmodello di identificazione dell’uomo nel turbolento mondo moderno,imponendo i suoi principi nelle stesse relazioni sociali. Di fronte ad unosviluppo sempre più accelerato della tecnica, che rischia di procurareall’uomo un “oceano di insicurezza” (come vide anche un altro grandestudioso del rapporto tra uomo e macchina: Günther Anders, del resto
 
3
non lontano da una certa sensibilità analitica presente tra gli autoridell’antropologia filosofica novecentesca), va individuata una via chesoddisfi il bisogno fondamentale di un essere così precario ecostitutivamente a rischio come l’uomo: per stabilizzare un mondo
artificiale 
sempre più complesso, prodotto tecnicamente, s’impone ilcompito di determinare ancor di più quella spinta all’azione, su base
plastica 
(non istintuale), che si precisa proprio nella “tecnicizzazione delreale”. L’antropologia filosofica, nella versione proposta da Gehlen, con ilsuo rinvio alla necessaria delimitazione della
plasticità 
di partenza e allaindispensabile produzione di ambiti di compensazione alla
difettività 
naturale, si traduce così in una “filosofia della tecnica” a cui siaccompagna poi un progetto etico-politico (criticato da uno dei piùimportanti eredi della cosiddetta Scuola di Francoforte: JürgenHabermas) di contenimento degli aspetti (e degli effetti) ditrasformazione più radicale dello sviluppo tecnico.Al di là dei suoi sviluppi e delle sue
contaminazioni 
con altre aree diricerca, l’antropologia filosofica si presenta come un paesaggioconcettuale del Novecento che ha cercato di fondare l’idea di unaumanità che nel senso di possibilità (di apertura e di pluralità, per dirlacon Odo Marquard), assicurato dalla
cultura 
, sia in grado di ovviarestoricamente – cioè relativamente e senza presunzioni salvifico-escatologiche – alle carenze istintuali, alla costitutiva fragilità naturaledell’uomo. Caratteristica dei percorsi dell’antropologia filosoficanovecentesca è il loro articolarsi al confine tra filosofia, scienze dellanatura e scienze dell’umano, in un confronto ricco di stimoli con altriindirizzi di pensiero, classici e contemporanei. Ciò ribadisce il carattere
integrante 
di una disciplina che vuole muoversi con metodo empirico indirezione di uno sviluppo appropriato e veramente significativo del
tema uomo 
, di un motivo cioè che si sa aperto, differenziato, plurale.

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