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 Dopo otto anni di unilateralismo bushiano, l’Unione Europeaha una chance concreta di influenzare le strategie americane. Il margine di manovra è stretto, ma dalla Russia all’Afghanistan,dall’Iraq all’energia, c’è molto che il Vecchio Continente può fare.
EURUSSIA, IL NOSTRO FUTURO?
1
E ORA L’EUROPABATTA UN COLPO
di
 Michael 
 B 
 RENNER 
1.
 A POLITICA ESTERA DI BARACK OBAMA
promette di non essere molto diversa da quella del suo predecessore, specialmen-te per quanto attiene la concezione di fondo dell’interesse nazionale statunitense eil posto dell’America nel mondo. L’approccio agli altri governi sarà meno perento-rio, le tattiche meno aggressive; il «multilateralismo» verso l’Europa è diventato ilnuovo tormentone. Questi cambiamenti di stile sono, ovviamente, benvenuti. Tut-tavia, una buona dose di cautela è d’obbligo quanto alla sostanza e alle forme del-la nuova politica estera americana: infatti, chiari segnali indicano che, nel comples-so, vi sarà una sostanziale continuità nei fondamenti strategici dell’approccio ame-ricano ai vari dossier internazionali. Ciò vale sicuramente per l’intricata, esplosivacrisi in corso nel Grande Medio Oriente: una regione vasta, che va dalla Palestinaall’Iraq, dall’Iran al Pakistan all’Afghanistan, in cui l’Europa ha interessi radicati etangibili. Ma vale altresì per la Russia, l’Asia centrale e il Caucaso, dove le implaca-bili logiche della geopolitica energetica si mescolano al delicato rapporto tra l’Eu-ropa e un Cremlino nuovamente assertivo.È dunque necessaria un’analisi spassionata del modo in cui l’Europa si rappor-terà alla nuova amministrazione americana. I festeggiamenti per la fine dell’èra Bu-sh e le forti aspettative per l’avvento di un’America più saggia, aperta e prudentelasciano il tempo che trovano: la definizione di una chiara linea strategica versol’Europa rimane una sfida aperta per Washington, al pari della possibilità, per il Vecchio Continente, di influenzare un’America ancora testarda. Onde evitare lasterile alternativa tra sudditanza e astioso rigetto, le classi dirigenti e le opinionipubbliche europee dovrebbero decidere una volta per tutte cosa vogliono, e solodopo applicarsi a convincere gli Stati Uniti della bontà del loro punto di vista. Ladeferenza «preventiva» verso le scelte della nuova amministrazione, siano esse rela-tive allo scudo missilistico, alla Georgia, alla crisi finanziaria globale o al Medio
 
Oriente, è pericolosa: gli europei potrebbero ritrovarsi ad aspettare Godot, un Go-dot che, alla fine, potrebbe impartire ordini indigesti.Se i governi europei vogliono evitare di restare ostaggi dei chiodi fissi di Wa-shington, essi devono dunque concentrare i loro sforzi sulla Casa Bianca. Ciò valein particolare per il Medio Oriente: altre incursioni improvvide nel labirinto palesti-nese, ulteriori negoziati autolimitati con Teheran, altri pii scongiuri sull’Iraq, la per-sistente alternanza di indecisione e colpi di mano in Afghanistan o le ennesimeelucubrazioni sul Pakistan non renderanno certo l’Europa più influente di quantolo sia stata negli ultimi otto anni. Il che implica che se l’amministrazione Obamanon indovina la strategia, l’Occidente perderà numerose scommesse, tutte insieme.Un simile scenario produrrebbe vaste ripercussioni su tutte le questioni in cima al-l’agenda estera europea, ammesso che una simile agenda esista e che gli europeila prendano sul serio. Un’azione decisa e coordinata per disinnescare la crisi me-diorientale è, dunque, più urgente che mai; senza contare che i termini della colla-borazione euro-americana sul Medio Oriente, fissati nei prossimi mesi, costituireb-bero una valida piattaforma per affrontare le questioni prettamente europee.2. Gli affari continentali concernono materie in cui gli europei dispongono giàdi notevole influenza e spazio di manovra. Tra queste ve ne sono due che pesanofortemente sulle relazioni russo-europee e coinvolgono direttamente gli Stati Uniti:lo scudo missilistico e la promozione, da parte di Washington, dell’inclusione diGeorgia e Ucraina nell’Alleanza atlantica. Su entrambe le questioni si è registrato,negli ultimi mesi, un parziale scostamento dall’approccio inflessibile dell’ammini-strazione Bush: il nuovo presidente e i suoi alti consiglieri hanno sottolineato lanecessità di «rifondare» le relazioni russo-americane, affermando il mutuo interessedei due paesi a evitare che le crescenti tensioni bilaterali divengano endemiche
1
.Un passo importante verso la distensione dei rapporti è stata la schietta missi- va inviata lo scorso febbraio da Obama al presidente russo Medvedev, in cui si of-friva un accordo sul controverso proposito di installare in Polonia e RepubblicaCeca elementi chiave di un sistema di difesa missilistica
2
. L’essenza della propostastava nell’aperta disponibilità americana ad abbandonare il piano in cambio dimaggiori pressioni della Russia sull’Iran, affinché sospenda il suo programma nu-cleare. Washington considera l’inasprimento delle sanzioni economiche un ele-mento fondamentale nel suo approccio strategico verso la Repubblica Islamica, incui il bastone si alterna alla carota. Infatti, se da un lato Obama ha adombrato l’i-potesi di negoziati diretti con Teheran, abbandonando tacitamente il vecchioobiettivo di un rovesciamento del regime degli ayatollah, dall’altro rimane persua-so che l’inasprimento delle misure economiche resti una valida carta da giocare. Ad oggi, però, la Russia ha mostrato scarso interesse in questo senso.
E ORA L’EUROPA BATTA UN COLPO 
1. Un’analisi dettagliata della proposta americana è contenuta in T. P
ICKERING
, «Window of opportunity for US-Russia relations»,
 Der Spiegel International 
, 10/3/2009.2. Lettera del presidente Barack Obama al presidente russo Dmitrij Medvedev, febbraio 2009, cfr. «InSecret Letter, Obama Offered Deal to Russia»,
The New York Times 
, 3/3/2009.
 
L’iniziale risposta di Mosca all’apertura di Obama è stata tiepida
3
. Ciò è com-prensibile, dal momento che uno sguardo attento alla proposta americana rivelache l’accantonamento dello scudo missilistico richiede ben più di un mero atto dibuona fede da parte di Mosca. La neutralizzazione della minaccia nucleare irania-na, infatti, costituisce la premessa irrinunciabile dell’offerta di Washington. Del re-sto, lo stretto nesso tra scudo spaziale e nucleare iraniano rispecchia una consoli-data posizione statunitense, secondo cui il sistema di difesa missilistica non riguar-da Mosca, bensì l’Iran e, magari, la Corea del Nord. Una posizione messa in chiarodal segretario alla Difesa Gates, che recentemente ha dichiarato di aver «detto airussi, un anno fa, che se la minaccia nucleare iraniana non sussistesse, non senti-remmo alcun bisogno di installare questi siti missilistici in Europa»
4
.Dove si collocano esattamente gli europei in questa equazione? La risposta varia sensibilmente a seconda dei governi. Polacchi e cechi vedono un chiaro be-neficio strategico nell’installazione dello scudo missilistico sui propri territori, inquanto essa produrrebbe un duplice beneficio in termini di sicurezza. Innanzi tut-to, renderebbe più esplicito l’impegno statunitense a tutela della loro indipenden-za, rafforzando implicitamente la garanzia di un sostegno americano contro qual-siasi ingerenza russa futura, di qualsiasi tipo e in qualsiasi momento. In secondoluogo, rafforzerebbe il loro ruolo nell’apparato di sicurezza della Nato (sebbenequesta opinione è suscettibile di modificarsi, specialmente a Praga, alla luce del-l’attuale indebolimento dell’alleanza). Per questi due paesi, la minaccia iraniana inquanto tale non rappresenta una preoccupazione, come non lo è per la maggiorparte dei governi dell’Europa occidentale. Tra i quali, infatti, non si registrano par-ticolari entusiasmi per la presunta protezione offerta dallo scudo, nemmeno daparte di quei paesi, come Francia e Italia, che hanno apertamente preso posizionecontro il programma nucleare iraniano. A differenza di Washington, nessuno de-gli europei vede nella Bomba sciita una minaccia così seria, nessuno ci perde ilsonno. Gli Stati Uniti non hanno mai digerito questo fatto, preferendo concentra-re l’attenzione sulla retorica del presidente francese Sarkozy e dei primi ministribritannici Blair e Brown. Va ricordato che il dibattito sull’installazione dello scudo è stato intrapreso sen-za alcuna previa deliberazione del Consiglio nord-atlantico. Anzi, al principio Wa-shington trattò a livello bilaterale con polacchi e cechi, strappando un accordo pre-liminare prima che la questione fosse affrontata dall’Alleanza nel suo insieme. In al-tre parole, gli alleati dell’Europa occidentale sono stati consultati dalla Casa Biancaa giochi fatti, puramente
 pro forma
. I piani concreti per lo spiegamento dei missili vennero presentati all’inizio del 2007, dando ad alcuni leader europei la sgradevolesensazione di esser stati aggirati. La tedesca Angela Merkel, in particolare, sentì diesser stata tenuta totalmente all’oscuro, inconsapevole dello stato avanzato del pro-
EURUSSIA, IL NOSTRO FUTURO?
3. Risposta del presidente russo Dmitrij Medvedev alla lettera del presidente Barack Obama, cfr. «Med- vedev denies any deal on shield for help on Iran»,
 International Herald Tribune 
, 4/3/2009.4. «In Secret Letter…, cit.
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