i giovanissimi, ma non solo. Nei panni di un criminale condannato a morte, ci ritroviamo a vagare in una cittàfatiscente con l'unico scopo di uccidere i peggiori esponenti della feccia della società: tutto questo è il piattoforte di un reality-show televisivo messo in piedi da un regista senza scrupoli, una sorta di Truman Showtrasportato in una dimensione horror.Ennesimo videogame a dir poco controverso, quello proposto dagli autori di "Grand Theft Auto", tra i piùviolenti mai apparsi sugli schermi di un computer. Calandosi nei panni dello psicopatico protagonista,immersi in un'ambientazione malata e terrificante, si dovrà dare spettacolo massacrando i criminali sparsiper un territorio urbano avvolto dall'oscurità, sotto gli occhi impietosi delle telecamere. A chi li accusa ditraviare i giovani e di assuefarli ad una violenza iper-reale, i produttori ripondono che: "
è solo un gioco, unasimulazione
", che "
non si possono mettere limiti alla fantasia
". Il tipo di argomentazione che da sempre vieneusata per giustificare qualsiasi tipo di rappresentazione, dal teatro al cinema fino alla realtà virtuale: è solofinzione.Il 28 luglio 2004, il 17enne Warren Leblanc è stato giudicato colpevole dell'omicidio del 14enne StefanPakeerah, ucciso a febbraio. Giselle Pakeerah, madre di Stefan, ha fatto notare che l'omicida eraossessionato dal videogioco “Manhunt“, ritendolo la principale causa del delitto di suo figlio. Per il giornaleThe Mirror, Warren Leblanc era un "
teenager ossessionato colpevole di un brutale omicidio copycat
" (gliomicidi copycat, letteralmente, sono un particolare tipo di omicidi seriali nel senso che si è spinti acommettere il crimine per imitare e riprodurre le gesta di un assassino con il quale ci si identifica, reale ovirtuale che sia, ndr). Lo zio di Stefan, Gary Broomes, ha paragonato Manhunt alla pedopornografia.Il Daily Mail ha pubblicato due pagine con il titolo: "
Spinti ad uccidere dai giochi per computer?
", con unarticolo dedicato all'omicidio di Stefan dal titolo: "
Assassinato dalla Playstation: immagini horror di unvideogioco hanno spinto un teenager ad uccidere il suo amico di 14 anni
". Per il suo folle gesto, l'omicida hausato un coltello da cucina e un martello, tipo di armi che non chiamavano direttamente in causa ilvideogioco. La speculazione sulla colpa del videogioco si è basata soprattutto sulle testimonianze deifamiliari di Stefan. A seguito di ciò, Manhunt è stato ritirato dai negozi, e le pressioni legali contro la Rockstar Games sono notevolmente aumentate. Il gioco, già bandito in Nuova Zelanda, sarà poi bandito da tutto ilRegno Unito.L'ennesimo caso di video-violenza in cui il virtuale fagocita il reale. Accade sempre più spesso, stadiventando una psicopatologia diffusa. Tra i casi più famosi, vi è quello della strage alla Columbine, di cui haparlato Michael Moore in "Bowling at Columbine", che vedeva coinvolto il videogioco "Doom". Il panicomorale è andato crescendo in questi ultimi tempi, tanto da spingere il governatore della California, ArnoldSchwarznegger (uno che di violenza se ne intende, ndr), a bandire tutti i videogiochi ritenuti troppo violenti.Recenti studi, seguiti all'ondata di panico, hanno dimostrato che l'esposizione prolungata alla video-violenzastimola i cosiddetti circuiti neurali, che scatenano l'aggressività, e che in alcuni casi può avere drammaticieffetti antisociali nel comportamento manifesto degli individui, specialmente nei più piccoli o nelle situazionigià a rischio. Lo psicologo Mark Griffiths della Nottingham Trent University, intervistato dalla BBC, haconfermato che i videogames possono influenzare il comportamento degli adolescenti, e che è statodimostrato un collegamento tra videogiochi violenti e il comportamento anti-sociale di bambini dagli 8 anni ingiù, che tendono a riprodurre in serie quello che vedono sullo schermo.La Corte Distrettuale di Springfield, USA, presieduta dal giudice Matthew Kennelly, ha dichiarato che lerestrizioni alle vendite di videogiochi violenti che coinvolgono i minori, contenute nella legge approvata dalGoverno dell'Illinois, sono incostituzionali, perché violano le libertà personali garantite dal PrimoEmendamento. "
In questo paese, lo Stato non ha l'autorità per vietare la libertà di espressione che riguarda i pensieri e le attitudini degli ascoltatori e degli osservatori
", ha dichiarato il giudice. Un messaggio che inqualche modo sembra essere un monito per il futuro: i videogiochi vanno considerati come "prodottid'informazione". Non si tratta di "simulazioni" che possono influire sui comportamenti dei minorenni, comeinvece hanno sostenuto molti gruppi e lo stesso Governatore (e come hanno dimostrato tragici fatti dicronaca, ndr).La battaglia sui videogiochi negli Stati Uniti si inasprisce ogni giorno di più. La scorsa settimana, è scesanella mischia anche Hillary Clinton proponendo una legge federale molto restrittiva ma, come ha ricordatol'Entertainment Software Association, potrebbero profilarsi evidenti conflitti con il Primo Emendamento: inquesto quadro, quanto avvenuto in Illinois è destinato ad influire non poco sull'iter della proposta Clinton. Innome del Primo Emendamento in America si giustifica tutto: la pornografia, l'incitazione alla violenza, allostupro, all'abuso dei minori, al satanismo, al terrorismo, ai suicidi collettivi... Il mito americano della libertànon può morire, perché significa libertà di uccidere, significa legge della giungla: homo homini lupus.
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