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Mancano solo gli ultimi ritocchi, poisarà presentato alla città. Dopo 11anni di lavori e di polemiche bollen-ti, è pronto il nuovo imponente edi-ficio, firmato da Flavio Albanese,che sorge sul retro di palazzo Festadi contrà Porti. Piaccia o meno, èuna delle opere più controverse enello stesso tempo importanti dellacittà. Non solo perché lo firma unartista di valore mondiale masoprattutto perché è l’unica operanuova – ovvero non un semplicerestauro – sorta in pieno centrostorico negli ultimi cinquant’anni.Nelle intenzioni del suo progettista,il palazzo raccoglie le “suggestioni”palladiane che cita nell’impostazio-ne degli spazi. Una dichiarazioned’intenti forte e sufficiente, giàundici anni fa, per attirare sull’ope-ra gli strali dei puristi. È stato solol’inizio.Approvato nel 1993, il progetto diAlbanese è stato subito amato eodiato con la stessa intensità daigiorni della sua presentazione, nel1989. Vuoi perché mettere le maninei dintorni di Palladio a Vicenza èuna specie di sacrilegio, vuoi per-ché scavare metri di fondamenta adue passi da un palazzo palladianoè cosa da far tremare I polsi. Travincoli, ricorsi al Tar, blocchi e sbloc-chi, ci sono voluti anni per arrivareal rilascio della concessione edili-zia. Si giunge così al 1998. Ma c’èsolo il tempo di iniziare ed eccosubito lo stop. Gli scavi mettono inluce resti archeologici di epocaromana e paleoveneta. Tutto fermoper un anno e mezzo, rimozione deireperti e ripresa degli scavi.Nel frattempo le polemiche fiocca-no. Basta scorrere I giornali chehanno accompagnato la vicendanegli anni. Citiamo a caso: “Spettridi speculazione sfrenata”, “Le manisulla città”, “Caccia al tesoro”, “FarWest normativo”, “Città terra diconquista”.L’ultimo attacco è firmato da ItaliaNostra, che nel gennaio 2003, pro-prio attraverso questo giornale, siscaglia contro i progettisti, l’attualesindaco e gli ex-amministratori dicentro sinistra per aver permessoquello che viene definito uno scem-pio edilizio.Alla città la risposta. Palladio èstato tradito o valorizzato?Gli edifici abbattuti per far posto alnuovo erano un “dignitoso palazzet-to fine ottocento” com’è statosostenuto o pezzi di ”un'edilizia dis-ordinata ed insignificante” comedichiarava il prof. Lionello Puppi,illustre vicentino, membro delCentro Internazionale diArchitettura A. Palladio ? Si tratta di“una proposta rispettosa del monu-mento palladiano capace di esaltar-lo e riscattarlo dalla deprimentepressione di quanto nel tempo le siè cumulato intorno” (favorevoli)oppure di “un edificio completa-mente fuori scala nel contesto delcentro storico” (contrari)?Il dibattito è aperto. Scriveteci levostre impressioni. Per ridare un’a-nima al centro storico, ben venganoanche nuove e aspre polemiche.Dal paradiso degli artisti, Palladioascolterà con piacere.“Il guaio l’avete fatto voi che in guerra ciavete portato per fare bella figura conBush. Adesso tiratevi fuori da soli.” Alzi lamano chi - contrario alla guerra fin daquando non era ancora cominciata - nonl’ha pensato almeno una volta. Perchésarebbe bello potersela cavare così e met-tersi alla finestra con la coscienza pulita dichi aveva detto no.Ma sappiamo bene che è una soluzionefasulla. Nella guerra in Iraq ci siamo den-tro tutti. Anche chi l’ha sempre avversata,chi ha marciato per la pace e chi ha espo-sto le bandiere. Di fronte a questa guerratutti siamo chiamati, nel nostro piccolo, adagire o quanto meno a ragionare su comeuscire da quello che sembra sempre piùun Vietnam. Restare a Nassiriya o richia-mare i soldati? Rischiare la vita per gli ira-cheni che credono in noi (ma ce ne sonodavvero?) o lasciare che “se la cavino dasoli”, frase ripugnante solo a pensarla?A tutto questo proviamo a rispondere par-landone con chi la guerra la conosce. Dachi l’ha vissuta in prima persona ieri (expartigiani) a chi l’ha vissuta oggi (donAlbino Bizzotto, in prima fila nel conflittodei Balcani); da chi conosce bene l’Iraq achi conosce altrettanto bene il popolomediorientale e cerca di spiegarci la suamentalità. E ne parliamo anche con chi,come la maggior parte di noi, segue iltutto a distanza, attraverso i giornali e lativù. Sperando che tutto questo serva. Senon a trovare una soluzione, almeno achiarirci un po’ le idee. Sarebbe già unpasso avanti per non trovarci del tuttoimpreparati un domani, che a un simileproblema dovremmo rispondere di perso-na.
Alle pagine 4 e 5.
Pronto il palazzo della discordia
Conclusa l’opera di Albanese in pieno centro. Pugno nell’occhio o moderno Palladio?
questa settimana
368
reportage
Siam diventati nericome il carbon: cronacadi una giornata all’Albera
idee
Un sotfware percapire lo straniero
cultura
Fare, ascoltare(e rubare) musicaai tempi di Internet
La guerrache nonsi puòvincere
vicenzaabc
la città a chiare lettere
SETTIMANALEDIINFORMAZIONE, CULTURA, POLITICA, ASSOCIAZIONISMO, SPETTACOLO
 Euro 0,80
venerdì 16 aprile 2004, numero 5 , anno III 
Editore: VicenzaAbc scarl, Corte dei Molini 7, 36100 Vicenza. Partita Iva 03017440243. Telefono 0444.305523. Fax 0444.314669. E mail: info@vicenzaabc.it. Spedizione in abbonamento postale 45% Comma 20/B, legge 662/96 - DCVicenzaR
 
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e:Corte dei Molini 7, Vicenza. Telefono 0444.504012. Fax 0444.314669. E mail: redazione@vicenzaabc.itw
 
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Giulio Vescovi è il presidentedell’Associazione Volontari per laLibertà. Partigiano nella guerra diLiberazione, oggi ha 82 anni e una luci-dità da far invidia a un ventenne. A luichiediamo un parere da esperto.
Quella degli iracheni è una sorta di guer-ra di liberazione o sono atti di terrori-smo che vanno contro il volere dellapopolazione?
“Una guerriglia non può avere spazio sela popolazione non la appoggia. Lo dicoper esperienza diretta. È ridicolo negareche migliaia e migliaia di iracheni appog-gino la rivolta. Dico di più: questa èaddirittura una sollevazione. Sostenutadalla popolazione in massa”.
Crede che gli americani, e gli italiani diconseguenza, siano visti come cinquan-t’anni fa gli occupanti nazisti?
“Non è giusto fare paragoni. Certo è chesono occupanti, non liberatori. Sonostranieri. Sono ben armati, ben sostenuti,ben pagati. Gli iracheni non vedono iliberatori: vedono la ricchezzadell’Occidente che pretende di soffocarela loro civiltà. Questo è quello che iovedo, ma confesso che non ho una pro-fonda conoscenza della cultura islami-ca.”
L’Onu può essere una soluzione?
“Non credo proprio. Penso che stiamoandando incontro a una disfatta tipoVietnam. Dall’esperienza che ho dellaguerra (ho combattuto in Jugoslavia, inBosnia, nel Montenegro) ho capito cheun esercito in terra straniera è semprevisto come il peggiore dei mali. E noi, inIraq, non siamo solo stranieri: siamodegli extraterrestri. La soluzione potreb-bero essere delle truppe Onu mediorien-tali.”
Gli italiani debbono andarsene o resta-re?
“Non voglio e non posso dare consigli anessuno. Ma so che gli iracheni nonhanno chiesto la democrazia nè hannomai fatto una guerra per ottenerla. Noiallora avevamo dei valori che si rivolge-vano alla democrazia popolare. Avevamouna coscienza diversa. Quante sono oggiin Iraq le persone disposte a capire? Iocredo pochissime. E noi rischiamo difarci odiare ogni giorno di più dalla stra-grande maggioranza del popolo, altroche esercito della salvezza”.“Eppure non possiamo ritirarci ora.Sarebbe una fesseria. Insomma, dobbia-mo riconoscere che ci siamo imbarcati inuna follia solo per far piacere a Bush. Eadesso paghiamo il conto”.
Facciamo la pace
Vietnam alla vicentina
L’ex partigiano: “I nostri soldati? Occupanti, non liberatori”
Parlano volontari, storici,addetti ai lavori, esperti diMedio Oriente, politici e perso-ne comuni. “Il guaio è fatto,ora rimediamo”
 
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Giuseppe Pupillo
 presidente di Vicenza Riformista
Le contrapposte sicurezze (l’unafondata sull’intensificazione del-l’azione militare, l’altra sul ritirodelle truppe) che molti continua-no ad ostentare di fronte all’im- previsto inferno dell’Iraq, sonoentrambe frutto di semplifica-zioni, ostinate a non tenereconto della estrema complessità,e pericolosità per tutti, dellasituazione di quel paese e del mondo arabo.Non ho bisogno di ribadire né lacontrarietà all’intervento statu-nitense della scorsa primaverané che il proseguire su quellarotta, tracciata con la forza mili-tare, conduce a ulteriori disastri.Tra l’altro, il diffondersi nei popoli arabi, a causa di quella guerra, dell’odio antioccidentalerende maggiormente aleatoriesia la sconfitta del terrorismo jiahidista che una intesa, indi-spensabile a tale fine, con i governi arabi moderati.Come persona di sinistra, quoti-dianamente impegnata a dibat-tere con tanti amici che militanonelle organizzazioni pacifiste, michiedo se la mobilitazione dimassa per un ritiro immediatodel contingente italiano (e ditutte le truppe) sia utile, nonsolo come espressione di unasacrosanta volontà di risolvere i problemi del mondo con mezzi pacifici e spirito di solidarietà,ma per favorire, in concreto, unexit strategy che non lasci nel caos l’Iraq, ma gli garantiscal’avviamento ad una qualcheforma di democrazia e latransizione verso la pacificazio-ne, la stabilizzazione, l’autono-mia. Sono processi, questi, dan-natamente complessi, sempre più insidiati da disegni opposti,egualmente basati sull’uso dellaforza militare e, su scala cre-scente, del terrorismo, che pun-tano ad un Iraq in cui destabiliz-zazione e impantanamento inconflitti di ogni sorta servano aespungere dal mondo arabo lecomponenti moderate. Processiche richiedono, a mio avviso,una presenza sopratutto politicama anche militare della comuni-tà internazionale, riportata sottol’egida dell’Onu e nell’alveo del diritto internazionale, e quindicon una”missione di polizia”completamente diversa dal ruolo esercitato dai comandistatunitensi.Mi chiedo, davvero con timore,se un insieme di organizzazioniinternazionali, di governi e opi-nioni pubbliche abbia ancora il tempo per correggere una rottatotalmente sbagliata e far sì chele armi si subordinino alla poli-tica che a sua volta deve chiara-mente individuare, con il con-senso delle forze moderate ira-chene e di altri paesi arabi, il  perché stare in Iraq.
continua a pagina 5
Il nuovo edificio nel cortile di palazzo Festa
 
Da un lato la crisi profonda e diffusa della nostraeconomia, dall'altro i grandi scandali che in Usa,Francia, Italia (Cirio, Banca 121, Parmalat…)hanno mandato in fumo i risparmi di una vita dimigliaia di cittadini, soprattutto pensionati,denunciando non solo una smobilitazione deigrandi gruppi produttivi ma anche problemi ditipo etico, di responsabilità sociale delle aziende.Incidenti di percorso o segnali di un malesserepiù profondo? Insomma, come e quanto è cam-biato o sta cambiando il capitalismo nazional-globalizzato nostrano? Sono le domande chehanno tenuto banco agli incontri di approfondi-mento tenuti ogni primo lunedì del mese aiCarmini, promossi da un gruppo di sedici asso-ciazioni e movimenti volontaristici fra cui Cgil eCisl, e che
Marina Bergamin
della Cgil ha postolunedì scorso a due interlocutori d'eccezione:
Massimo Carraro
, imprenditore padovano acapo di una azienda leader in Europa, già vice-presidente della Confindustria veneta e parlamen-tare europeo eletto come indipendente nella listaDs, e
Riccardo Realfonzo
, docente di economiamonetaria e collaboratore del Manifesto.Una denuncia vera e propria quella di Carraro:ciò che sta accadendo non è altro che il percorsoprevedibile ma non previsto dei processi di globa-lizzazione generati negli anni '90 e di cui racco-gliamo gli effetti negativi. Una logica di globaliz-zazione selvaggia che ha generato una culturaimprenditoriale senza etica, del successo a tutti icosti, e nei casi Enron, Parmalat e delle stessesocietà di calcio anche veri e propri comporta-menti criminali. E la creazione di strutture dimercato monopolistiche difficilmente controllabi-li. Largo di esempi, Carraro ha richiamato ancheil caso Laverda a Breganze, con la Fiat unicheproduttrici di mietitrebbiatrici in Italia. Ora chela Fiat ha scelto di produrre in Polonia, nonpotendo chiudere ma obbligata per la legge anti-trust a vendere l'azienda di Breganze è chiaroche, per non avere concorrenza, sceglierà di met-terla in mani precarie destinandola a morire. E laMarzotto che delocalizza nell'Est europeo è chia-ro che deve farlo perché non può produrre acosto cento quello che in altre parti del mondofanno a costo dieci.Tutto questo spiega perché l'economia italiana vapeggio delle altre economie europee. E d'altraparte, come reagisce il grande capitale a questospostamento delle attività manifatturiere in altrearee del mondo? Ci si ritira, ha spiegato Carraro,nei settori non globalizzati: telefoni, energia elet-trica, autostrade, aeroporti, massmedia, cioè ser-vizi locali collocandosi in aree protette.Berlusconi è l'esempio di questo capitalismo ita-liano, ha detto Carraro; il quale non vede perl'Italia una inversione di tendenza ma ritiene anziche il sistema economico vada aiutato a collocar-si in aree di mercato non globalizzate, e con poli-tiche economiche da affrontare a livello europeo.Sul declino industriale del nostro Paese si è sof-fermato anche Riccardo Realfonzo. La cosa chefa più riflettere è l'andamento della bilancia com-merciale, con un calo delle esportazioni superioreaddirittura a quello delle importazioni. La ricettadi Realfonzo è monetaria: agire nel senso di unacrescita significativa dei salari e della spesa pub-blica ottenendo una svolta anche nell'assetto del-l'unione monetaria europea. Esaminando i salarireali, i dati ci dicono che dal '92-93 in poi c'èstato un sostanziale processo di freno e calo, econsiderando che la produttività è cresciuta vuoldire che c'è stato un processo gigantesco di redi-stribuzione dai salari al profitto, con in più ilfreno alla spesa pubblica per il rispetto dei para-metri di Maastricht. Per Realfonzo il controllodella spesa pubblica e dell'inflazione sono duegambe che non fanno correre l'economia, el'Italia ha in più un problema di declino indu-striale avendo sviluppato un modello di indu-strializzazione su reparti tradizionali senza inve-stire in ricerca e sviluppo. Carraro però non hacondiviso la revisione del patto di stabilità, pernon ricadere nel baratro della spesa pubblica:una strada che non porterebbe beneficio al nostrosistema industriale; ha insistito invece per il soste-gno dei salari reali anche con interventi di welfa-re, come il risparmio su tariffe e consumi energe-tici familiari, esigenza espressa anche dagli inter-venti di un pubblico molto attento e preparato.
Franco Candiollo
Stando alle dichiarazioni uffi-ciali della maggioranza la dis-cussione consiliare sul quartoturno per i vigili è stata bloc-cata, la scorsa settimana, per-ché in corso c'era una trattati-va sindacale. A parte il fattoche non c'è alcuna trattiva incorso - visto che i sindacatisono andati al muro contromuro con la giunta - il miste-ro a palazzo rimane da chiari-re.Certo la trattativa in atto,pure se vera non è una moti-vazione sufficiente; primo per-ché l'aula aveva in oggetto unsemplice approfondimento;secondo perché in mille altreoccasioni dal parlamento alconsiglio comunale si è dibat-tuto su argomenti che sonooggetto di trattativa sindacale.Se fosse veramente così la vitapolitica ed amministrativa delPaese sarebbe paralizzata.Ma allora perché in aula nonsi è potuto parlare? Paura. Laspiegazione starebbe lì, inquella frasetta del capogruppodi An Luca Milani:
«Nonvogliamo che la discussioneassuma una piega demagogi-ca».
Forse perché la giunta e ilvicesindaco di An ValerioSorrentino non erano ingrado di reggere il confrontoverbale. Ma An non era ilpartito, per tradizione anchestorica, di chi ha le palle? Odi chi le racconta?
m.m.
sette giorni di politica
Globalizzati e mazziati
L’industriale ed europarlamentare Massimo Carraro denuncia le logiche economiche italiane“Imprenditori senza etica e senza coraggio. Chiudono le aziende perché non sanno investire”
Incontri.
A colloquio con gli esperti per capire dove ci sta portando l’attuale politica
La salute in fondo alla lista: porta più voti il camionista
Lo scenario politico della setti-mana vicentina pare intera-mente focalizzato sull'inasprirsidella tensione tra i
comitatiantismog 
e l'esecutivo cittadi-no. Gazebo all'imbocco dellaPasubio, annunciata occupa-zione pacifica del consigliocomunale, nuovo presidioall'Albera. I cinque comitatihanno scelto questa strategiaanche se il s
indaco Hüllweck
ela sua giunta sembrano esserenon l'avversario o l'interlocu-tore dei comitati, ma piuttostoil segnalatore, la spia ottica, sul quadro di comando degli even-ti.Il vero tavolo di gioco infatti ètra i comitati stessi e la provin-cia. Per di più i comitati sonoora spalleggiati in modo orga-nico da una parte del centrosi-nistra, visto che i consiglieri
Gianni Rolando
(Ds) e
SandroGuaiti
(Margherita) hannocominciato a lavorare al fiancodelle cinque associazioni(Maddalene, Villaggio del Sole,Pecori Giraldi e Motta; que-st'ultima, ricadendo sottoCostabissara, ha dato unadimensione intercomunaleall'intesa). Un lavoro che nel  giro di alcune settimane si èconcretizzato in un salto diqualità rispetto alle manifesta-zioni saltuarie organizzate neglianni passati.La presidente della Provincia
 Manuela Dal Lago
ha cercatodi spostare l'attenzione sullanecessità della bretella, conten-zioso dormiente da oltre ven-t'anni. A pochi mesi dalle ele-zioni infatti, la leghista puntaad incassare un riscontro d'im-magine. Senza scontentare nes-suno però: contro il rischio diun passaggio obbligato inautostrada o di ticket, la presi-dente cerca anche la benedizio-ne degli autotrasportatori,visto che i padroncini sonotanti e che in vista del voto potrebbero mobilitarsi.Perciò l'iniziativa dei comitatie la proposta di una conven-zione per il passaggio dei tirsulla A31 ha spiazzato la Dal Lago, che non ne vuole saperee che rischia di trovarsi isolata,qualora Hüllweck, per il pres-sing del collega azzurro
 Maurizio Franzina
(suo il refe-rato al territorio) sposi la posi-zione dei comitati.Di fronte ad una situazionetanto delicata il centrosinistraha cominciato a macinare ini-ziative. E non ci sono soloRolando e Guaiti, pure il verde
Ciro Asproso
continua il suolavoro nella stessa direzione.Unico problema: in unmomento tanto delicato infatti,quando ci si aspettava un aiutoconcreto dai deputati (la diessi-na
 Lalla Trupia
in primis), glistessi onorevoli paiono esserealla finestra.Sul fronte della circolazioneintanto, l'assessore all'ambien-te
Valerio Sorrentino
(An) con-traddice la sua posizione di unanno fa aprendo alle domeni-che ecologiche. Ma i livellialtissimi di Pm10 delle ultimedue settimane rischiano di nondare tregua all'esecutivo ameno di soluzioni radicali.
 Marco Milioni
La presidente della provincia Manuela Dal Lago promette di liberare le strade dal traffico. Ma non vuole scontentare i padroncini
ACQUEMOSSE INLAGUNALABIRINTI DIPALAZZO
 An cancella la discussione sui vigili
Cosa mettere in valigia per conquistare l’Europa
Scusi, lei concilia?
In aula consiliare vietato parlare di problemi che disturbano la Giunta
Ci sono voluti quasi due anni (i lavori in commissione sonoiniziati nel giugno 2002) e alla fine il Consiglio regionaleha approvato la legge urbanistica destinata, almeno nelleintenzioni, a sostituire quella attualmente in vigore cherisale al 1985.Ma c'è un ma. Questa legge oggi è solo sulla carta perchéper il momento tutto rimane congelato nel freezer di palaz-zo Balbi sede del governo veneto.Il testo approvato con tutte le sue innovazioni (come quel-la che affida alle Province e non più alla Regione il poteredi approvare i piani urbanistici dei Comuni) sarà operativoa pieno titolo solo quando, entro 180 giorni dalla sua pub-blicazione, la Giunta regionale con proprie delibere avràdefinito le numerose attività di indirizzo:1) verifica di sostenibilità e compatibilità relative alla VAS(Valutazione Ambientale Strategica);2) suddivisione dei territori comunali in zone territorialiomogenee;3) dimensionamento dei piani e degli standard di aree perservizi;4) metodologia per il calcolo del PAT (Piano di Assetto delTerritorio);5) specificazioni sull'edificabilità nelle zone agricole;6) modalità di affidamento esterno degli incarichi pubblici;7) criteri per l'omogenea applicazione della perequazionee dei crediti edilizi e dell'elaborazione del Piano Territorialedi coordinamento Provinciale).Insomma è il caso del famoso proverbio della montagnache partorisce il topolino.Questa legge - hanno fatto sapere in aula nei loro inter-venti i consiglieri Achille Variati e Claudio Rizzato - è unbuon documento di intenti. Traspare un'attenzione neiconfronti dello sviluppo sostenibile e dell'ambiente cheprima era assente. Però è mancato il coraggio di definirefino in fondo la situazione. Troppa confusione tra i diversilivelli di pianificazione.”Si rimedierà, forse, tra sei mesi:1) se il Governo regionale lo vorrà e lo potrà fare2) se non saranno richieste altre proroghe oltre i 180 gior-ni3) se non riprenderanno i veti incrociati all'interno dellamaggioranza.C'è da dire, inoltre, che se una volta scaduti i 180 giornile norme di indirizzo non saranno state approvate da partedella Giunta regionale, le Province si troveranno titolari dipraticamente tutti i poteri in materia urbanistica.Esattamente quello che la Lega ha sempre detto di volerecome dimostrazione di avvenuta devolution.
Metti l’urbanistica in ghiacciaia
Dalla Regione.
Approvata la nuova legge urbanistica per il Veneto. E subito accantonata
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vicenzaabc
Anche se ha deciso di non rican-didarsi alla prossime elezionieuropee ("Non ho più tempo”)Massimo Carraro crede nell’espe-rienza europea".
Cos’è indispensabile nella "vali-gia" di un europarlamentare?
"Almeno la conoscenza di un po'di inglese e francese, non tantonecessaria in aula dove ci sono itraduttori, ma indispensabile peri rapporti interpersonali. E tantaconvinzione ed entusiasmo sul fatto che il processo diintegrazione europea possa andare avanti. Prodi hafatto molto in questo senso".
Quali auspici per la Costituzione europea?
"Vorrei sperare che ci si arrivasse entro l'attuale seme-stre di presidenza irlandese, ma è più probabile che sidovrà aspettare fino al successivo semestre olandese. Ilvoto che ha capovolto la politica della Spagna facomunque ben sperare in un rapido traguardo, ma è ilgoverno di Berlusconi a mettersi ancora di traverso. Equello che l'Italia potrà fare sarà ancora merito diProdi".
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ARRARO
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Padovano, 45 anni,avvocato e docente universitario, ha lasciato nel 1987l'attività accademica e forense per rilevare la Morellatospa di Padova oggi leader europea nel settore dei cintu-rini per orologi. E' stato presidente dei Giovaniimprenditori del Veneto e vicepresidente dellaConfindustria veneta. Dal 1998 al 2002 presidentedell'Interporto di Padova spa è attualmente presidentedella Nord Est Terminal spa, società mista costituitacon FS Cargo per gestire i terminal merci ferroviari delNord Est.Nel 1999 è stato eletto deputato al Parlamento euro-peo (indipendente Ds) e fa parte delle Commissioniindustria, commercio estero, ricerca ed energia;ambiente, sanità pubblica e politica dei consumatori;per la politica regionale, trasporti e turismo.
Lavoro in fabbrica negli anni ‘50
 
cronaca
Opere appartenenti aFondazione Giorgio Cini,Fondazione Querini Stampalia,Gallerie dell’Accademia,Musei Vaticani,Museo Bagatti Valsecchi,Museo Poldi Pezzoli,Pinacoteca Ambrosiana, Tesoro di San Marcoe altre istituzioni culturalie religiose del Veneto e dellaLombardia, restaurate grazie aBanca Intesa in collaborazionecon le Soprintendenze per iBeni Archeologici e per ilPatrimonio Storico, Artistico eDemoetnoantropologico delVeneto e della Lombardia.
Gallerie di PalazzoLeoni MontanariVicenza,S.Corona 25dal 20 marzoal 20 giugno 2004da mercoledì a domenicadalle 10 alle 18ingresso libero
Mostra promossa da
con il patrocinio delMinistero per iBeni e le Attività Culturali
    R   e    l    i   q   u    i   a   r    i   o    d   e    l   c   a   p   o    d    i    S   a   n   t   a    P   r   a   s   s   e    d   e    (   p   a   r   t .    ) ,    M   u   s   e    i    V   a   t    i   c   a   n    i .
La rotatoria dei dannati
Siamo andati a vedere come si vive con un traffico insostenibile e i Tir quasi in cucina“Cicero dice che qui l’aria è meglio di Parco Querini? Allora venga a fare jogging”
Pasqua conMel Gibson:che nostalgiadi Pasolini!
Un turista si farebbe facilmenteingannare da un nome come“Albera”. Un parco? Un’anticavilla immersa nel verde? Invece,nel caos di una rotatoria attra-versata ogni giorno da 2500mezzi pesanti e un numero incal-colabile di automobili, di bucoli-co non c’è proprio niente. Soloquintali di polveri che ammorba-no l’aria. Scaffali dei negozi, afine giornata, neri dei depositimefitici. Mobili che nelle case sispostano per le vibrazioni al pas-saggio degli enormi Tir. Un rumo-re tale, per cui si fatica a parlareal citofono con chi abita qui.Anche Vicenza ha il suo inferno:benvenuti all’Albera. Il posto dicui tutti, da anni, sanno. Il postoper cui tutti, da anni, non fannoniente.
Tutto 
come al solito? Nonproprio. Adesso, chi vive e lavoraintorno a questo esempio di inef-ficienza e incuria, non ce la fapiù. E ha deciso di bloccare iltraffico, manifestando clamoro-samente in mezzo alla strada.Sono gli eventi, noti, di questigiorni. Noi abbiamo passato unagiornata in mezzo a loro, ai “mar-ziani” che vivono in questo incro-cio di cinque vie. Alla fine, abbia-mo raccolto rabbia, tristezza,senso di impotenza. E quello chevedete nel box a fianco.Fortunatamente, per noi sonostate solo poche ore. Eppurequesta gente, da anni incassa lasolidarietà di chi il problemadovrebbe (e potrebbe) risolverlo.Sul Corriere del Veneto del 19gennaio 2003, il sindaco sidichiarava prontissimo a blocca-re il transito dei Tir in VialePasubio. Sue parole testuali:
“i cittadini respirano gas, nonaria” 
. Ancora sullo stesso gior-nale il 18 ottobre 2003:
“Io sto con i cittadini dell’Albera” 
. Anzi,si spingeva oltre:
“Se non fosse comico, andrei con loro in piazza e in Procura” 
.“Certo sarebbe molto menocomico se invece di tali roboantidichiarazioni” – ci dice GiuseppeFarina, portavoce del comitato dicittadini costituitosi per salva-guardare la propria salute - ilsindaco apponesse la sua firmasu un’ordinanza (prevista dallaLegge) di emergenza sanitaria eambientale. Invece, tutto quelloche Hüllweck ha fatto è stato untimidissimo intervento, nel lonta-no luglio 2002, in cui ha cercatodi bloccare il traffico pesantedalle 22 alle 6 di mattina,
senza 
alcun richiamo ai danni per lasalute e l’ambiente. Per un viziodi forma il Tar ha sospeso quel-l’ordinanza. Da allora afferma diavere le mani legate. Eppure ilsuo predecessore Variati, il 21dicembre 1990, aveva chiuso aiTir Viale Dal Verme. Blocco chetutt’ora resiste. Adesso pare simuova il Prefetto Tranfaglia. Masono anni che incassiamo pro-messe. Vedremo. Intanto la pro-testa continua”.La rabbia della gente si percepi-sce palpabile. Pesante quanto lepolveri che sono costretti a respi-rare. “Secondo l’assessoreCicero questa zona in certimomenti è meno inquinata diParco Querini” – racconta lasignora Mirella, edicolante – Michiedo allora perché le personenon vengono qui alla rotatoriadell’Albera, a fare jogging o aportare a passeggio i bambini.La qualità dell’aria è garantitadall’assessore Cicero”.Tutti sembrano d’accordo, anchechi all’Albera ci viene solo a lavo-rare e la notte dorme tranquilloa casa sua, cosa vietata a chiabita nei dintorni.“La presidente della ProvinciaDal Lago dice che il progetto perla bretella che dovrebbe bypas-sare la zona sarà pronto nel2005. Il che significa che, sesarà realizzata, dovremo aspet-tare anni. Nel frattempo – conti-nua Farina – che dobbiamo farecon il gas che, secondo lo stes-so sindaco, respiriamo ogni gior-no? Con le case che perdono ipezzi per le vibrazioni?”.“Eppure - ci spiega il titolaredella concessionaria Honda, adue passi dall’incrocio – con larotatoria il traffico è migliorato.Non ci sono le code chilometri-che del passato. Solo che ades-so i Tir sfrecciano a velocitàassurde facendo vibrare ancor dipiù le case”.Sono le 18, il traffico è semprepiù intenso. L’aria sempre piùfetida. Ma per noi è ora di andar-cene. Via di qui, alla ricerca di unpo’ d’
aria 
che possa davverochiamarsi così.
Davide Lombardi
“Fin dalle prime immagini, è chiaro allospettatore quanto il regista utilizzi apiene mani effetti speciali già visti, adesempio, nel Signore degli anelli.Ampiamente giustificati nel capolavorofantasy, qui rendono la narrazione deltutto priva di spiritualità e di afflato reli-gioso. Anche il male viene incarnato e,guarda caso, ha le sembianze di unadonna con occhi di tenebra.Tutto risulta eccessivo in questa evoca-zione, che sembra avere l’unico obietti-vo di suscitare nello spettatore fortiemozioni “contro”. In primo luogo controil vero “assassino” di Gesù, il popoloebraico, istigato dagli anziani delSinedrio. Ecco riapparire quindi ancorauna volta la vecchia idea antisemitadegli ebrei colpevoli da perseguitare.Ciò che invece impressiona e inquieta èla violenza della massa che vuole lamorte di Gesù. Sono passati 2000 annida allora, mi si dirà. Eppure la mentenon può non correre alle immagini dellepiazze mediorientali, che quotidiana-mente appaiono sui nostri teleschermi;al pericolo, anzi all’assoluta certezza,questa sì molto concreta, che le massesiano preda di facili strumentalizzazionida parte dei fondamentalismi più esa-sperati.Un’ultima osservazione sul nucleo cen-trale del film, la violenza. Che nostalgiaper il pathos suscitato dalle scene inbianco e nero del “Vangelo secondoMatteo” di Pasolini….
Marina Cenzon
“Un film medioevale. Esprime una con-cezione manichea del mondo.Pericolosa in qualche modo, perché ilbuono, il giusto sono soltanto da unaparte. Non ci sono dubbi. Solo certezze.Che paura un film così. Un film, appun-to, d'altri tempi. Di tempi che sembrava-no sepolti e invece si rivelano paurosa-mente vivi e presenti. Pericolosamentepresenti.E' assai negativo, mi rendo conto, cari-care di così tanto significato quello cheè, o dovrebbe essere, soltanto un film.Ma non è quello che il pubblico era (è)chiamato a fare?
Carla Cecchini
“Un film da vedere o da non vedere?Dopo averlo visto mi sono chiesto:"Dov'è il mistero?" Dov'è il mistero diDio fatto uomo?" Non c'è Dio in questofilm: c'è solo l'uomo, con la sua fragili-tà, la debolezza, l'umanità... Potrebbeessere chiunque.Quanto sangue! E' questo il senso delfilm? Se è così, che c'entra Cristo?
Alberto Petronio
Il film non ha provocato in me sensazio-ni o emozioni.Il ricorso alle immagini forti, al sangue,alla violenza non lascia spazio alle sug-gestioni. Si assiste al tutto senza ilminimo coinvolgimento emotivo, chedovrebbe essere naturale visto il sog-getto del film.Dato che la storia è assolutamenteconosciuta, e non si può quindi far levasull'attesa del finale, la tensione narrati-va dovrebbe essere fondamentale perla riuscita del film, ma ciò non accade.Solo maschere di sangue sullo scher-mo.
Gianni Saccozza
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vicenzaabc
Bastano poche ore: siamdiventati come il carbon
 Al cinema con “La passione” 
Reportage.
Una giornata all’Albera: tra smog e camion a migliaia ce n’è abbastanza per diventare neri, in tutti i sensi
il traffico alle 7 di mattina e alle 7 di sera: 12 ore di caos. Il passag-gio dei camion è ininterrotto.La nostra auto alle 7 di mattina (lavata il giorno prima) e alle 7 disera. E chissà cosa ci è finito nei polmoniBasterà la candeggina? Anche la camicia chiara, dopo una giornataall’Albera, ha bisogno di un lavaggio a 60°
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