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Dove va il lavoro. Scenari occupazionali in Italia dopo il "Pacchetto Treu"
La pubblicazione, a cura di Nicola Archidiacono, Antongiulio Bua, Marco Coviello, Massimo Iesu, Claudia Ogriseg, Fabio Petracci, rappresenta il seguito di "Percorsi occupazionali nell'Italia degli anni '90" (n°1). Nonostante questo rapporto di continuità, l'opera si differenzia dal lavoro precedentemente svolto e rappresenta qualcosa di sostanzialmente diverso.
È convinzione comune che l'allocazione dell'eccesso di manodopera,anche qualificata,sarà il problema più grave (assieme a quello della salvaguardia ambientale) che il mondo nel suo complesso si troverà ad affrontare nei prossimi vent'anni: tanto quello industrializzato che espelle manodopera per effetto del suo stesso progresso tecnologico, quanto quello in via di sviluppo (per adottare la discutibile definizione che identifica la via maestra allo sviluppo con quella che passa per l'industrializzazione), che, gravato da più di tre miliardi persone (dei quali almeno due indigenti), tende a esportare la sua manodopera eccedente nei paesi industrializzati, ben poco disposti ad accoglierla.
Si calcola che nei prossimi vent'anni verranno richiesti nel mondo 700 milioni di nuovi posti di lavoro, cosicché ciascuno degli occupati si vedrà costretto a contendere il proprio lavoro con un concorrente, magari all'altro capo del globo. Il mercato del lavoro nell'Europa continentale è di fatto ancora così rigido e costoso che molte aziende programmano di spostare i loro centri produttivi e di servizi in zone del mondo dove la manodopera è più flessibile e costa di meno. Telematica e trasporti veloci contribuiscono con crescente efficacia a che questo progetto diventi sempre più attuabile.
Verso la fine degli anni ottanta si è drammaticamente constatato che anche le più importanti istituzioni (banche,multinazionali,co lossi industriali), un tempo solidi e stabili datori di lavoro, all'improvviso hanno cominciato a ridurre il loro personale. Fallimenti, licenziamenti collettivi, mobilità, cassa integrazione hanno resa effettiva una progressiva precarizzazione del lavoro di milioni di Europei, i quali improvvisamente si sono accorti che anche nel campo del lavoro esistono leggi di mercato che da sole determinano, a prescindere da qualsiasi considerazione meritocratica, il crearsi o lo scomparire di un posto di lavoro.
È 'in atto quindi un cambiamento culturale: il posto di lavoro, dotato dei classici connotati della stabilità, del tempo pieno e indeterminato, è in via di rapido declino e di fatto qualsiasi posto col tempo è destinato a diventare precario, visto che di fronte alla crisi le aziende chiudono o licenziano.
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