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“Apocalypto”, il nuovo film di Mel Gibson, dopo lo scandalo dell’arresto in stato di ebbrezzaa Los Angeles e le polemiche su “The Passion”, èdestinato a far discutere: centotrentanove minuti disangue, violenze brutali, decapitazioni e sacrificiumani; una storia feroce ambientata ai tempi dellaciviltà Maya, di cui Gibson sembra aver volutocogliere il lato poscuro, nella sua fase pdecadente, calcando la mano sull'aspettograndguignolesco dei sacrifici umani. Un'operazioneche sa molto di propaganda (filo-cattolica), e cherischia di occultare la grandezza della civiltà maya.La caduta della civiltà Maya è scandita da testemozzate, pugnali infilati nella pancia, sgozzamenti,stupri, torture, massacri di donne e bambini inermi,cuori pulsanti strappati dal petto. Come fu pe“Passion”, Gibson sceglie di nuovo la via dellaviolenza esplicita.Il film è interessante se si paragona la violenza delpotere primordiale e pre-moderno a quello di oggi: leimmagini di Apocalypto si sovrappongono a quelledell'esecuzione di Saddam Hussein, diffuse dai telegiornali di tutto il mondo con sufficienteindifferenza (perché non sono state censurate?, ndr), simbolo dell' “Impero del Male”statunitense che vorrebbe portare la “salvezza” in Iraq.Da questo punto di vista, i massacri di Apocalyptovorrebbero far passare alcuni messaggi elementaritipo: i Maya siamo noi, civiltà sull'orlo del baratro,dedita all'idolatria di falsi dei e al saccheggio dellanatura. Le ultime immagini del film mostrano ilprotagonista e due feroci inseguitori attoniti di fronteall’arrivo delle tre Caravelle, la cui sagoma con tantodi croce vuole rappresentare l'arrivo della Cristianitàe della salvezza in un mondo che affoga nel sangue(il riferimento è all'Apocalisse e alla seconda venutadi Cristo, ndr).Quello che non convince, e non ha convinto molti studiosi e ricercatori, è la scelta deiMaya come simbolo dell'Impero del Male: sarebbe stato molto più “politically incorrect”rappresentare il genocidio dei nativi americani da parte dei conquistatori (che tutto hannoportato tranne che la salvezza, ndr). Cofacendo, invece, Gibson rischia di faredisinformazione su una delle antiche civiltà più sviluppate e sapienti, che solo nell'ultimafase degenerò.Più precisamente, in seguito all'insediamentoprogressivo di popolazioni provenienti da Tula,che influenzarono in maniera considerevole icostumi maya. In particolare, essi furonoportatori di nuovi valori legati alla guerra ed almilitarismo sconosciuti al pacifico popolo
 
Maya, e con essi fu importato il culto di Kukulcan, traduzione maya del dio messicanoQuetzalcoatl, il serpente piumato. Dal 987 d.C., e per due secoli, anche l'architettura subìprofonde variazioni dovute all'egemonia culturale tolteca, ravvisabili nell'apparizione didecorazioni raffiguranti non solo aquile e giaguari che simboleggiavano gli ordini militari,ma anche figure di guerrieri, serpenti piumati, ed inoltre la rastrelliera di teschi, lo“tzompantli”, che esibisce le teste scarnificate dei sacrificati. Lo sconosciuto costume delsacrificio umano divenne a Chichen-itzà una pratica diffusa soprattutto con l’utilizzazionedel grande “cenote”, ritenuto sacro, intorno a cui venne edificata la città, e che per centinaia di anni ha custodito le macabre ed al contempo preziose testimonianze di quellagrande civiltà: parecchi scheletri umani appartenenti a donne, bambini e uomini, oltre aduna grande quantità di oggetti sacri gettati nel cenote in offerta insieme alle vittime per ottenere le grazie degli dei.Insieme a queste nuove concezioni importate dai messicanidi Tula, la società maya conobbe la decadenza progressivadella classe sacerdotale a vantaggio della categoria deiguerrieri, i quali lentamente si guadagnarono il privilegiod’essere considerati i salvatori del popolo, a scapito deisacerdoti che in una società militarizzata occupavano ormaisoltanto un posto marginale. Dopo duecento anni diegemonia, intorno al 1200 d.C., anche Chichen-itzà dovetteconoscere il declino ed il potere cadde in mano ai governantidi Mayapàn che dominò la regione sino al 1450 d.C., manon seppe ripercorrere il cammino di Chichen. Ubicata inuna zona poco favorevole alla coltivazione, Mayapàn esasperò il militarismo terrorizzandoi vicini ed ottenendo facilmente mano d'opera e beni materiali, ma il suo dominio segnò unvero e proprio crollo nelle arti, tanto che in questo periodo le uniche opere architettonichefurono soprattutto dei lavori di fortificazione, come ci testimonia in particolare la fortezza diTulùm sulla costa caraibica. Questo declino culturale e le continue lotte per il poteresegnarono la fine di Mayapàn e con essa la fine del potere centralizzato. Infatti, all'alba delXVI sec. la penisola si trovò suddivisa in varie province, i “cacicazgos”, in perenne guerrafra loro, ed il processo di secolarizzazione della cultura proseguì ulteriormente, decretandouno stato di progressiva decadenza artistica e di impoverimento culturale.Inoltre, le tre caravelle non toccarono terra nella penisola messicana dello Yucatán, dove ilfilm è ambientato, ma sull’isola di San Salvador, nel Mar dei Caraibi. Gli odierni abitantimaya - residenti in gran parte in Guatemala - oltre a contestare il fatto di essere statirappresentati solo come brutali, disumani, simili a animali feroci, hanno protestato ancheper il fatto che i loro avi sono interpretati da attori americani di origine pellerossa impegnatia dialogare con un linguaggio antico spesso adoperato in maniera imperfetta. Due fra i piùimportanti archeologi mayanisti, Mary Weismantel e Cynthia Robin della NorthwesteUniversity, hanno imputato a Gibson di riproporre stereotipi razzisti nei confronti degliindigeni simili a quelli di cui si servirono i conquistatori per sterminare 75 milioni di natividelle America nel periodo seguente alla scoperta del Nuovo Mondo.(...)
Montezuma ha vinto a Teuctepec. Nei templi ardono i fuochi.Risuonano i tamburi. L'uno dopo l'altro, i prigionieri salgono i gradini verso la rotonda pietra del sacrificio. Il sacerdote conficca loro in petto il  pugnale di ossidiana, solleva il cuore nel pugno e lo mostra al sole chespunta dai vulcani azzurri. A quale dio si offre il sangue? Il sole lo pretende, per nascere ogni giorno e viaggiare da un orizzonte all'altro. Ma
 
le pompose cerimonie della morte servono anche un altro dio, che non compare nei codici né nelle canzoni. Se quel dio non regnasse sul mondo, non ci sarebbero schiavi né padroni, né sudditi, né colonie. I mercanti aztechi non potrebbero strappare ai popoli sottomessi un diamante in cambio di un fagiolo, né uno smeraldo per un chicco di mais,né oro per lusinghe, né cacao per sassi. I portatori non attraverserebbero l'immensitàdell'impero in lunghe file, recando sulle spalle tonnellate di tributi. La gente del popolooserebbe vestire tuniche di cotone e berrebbe cioccolata e avrebbe l'audacia di ostentare piume proibite di quetzal e bracciali d'oro e magnolie e orchidee riservate ai nobili.Cadrebbero allora le maschere che nascondono i volti dei capi guerrieri, il becco d'aquila,le fauci di tigre, i pennacchi di piume che ondeggiano e brillano al vento. Sono macchiatedi sangue le scalinate del tempio maggiore e i teschi si accumulano nel centro della piazza. Non solo perché si muova il sole, no: anche perché quel dio segreto decida al  posto degli uomini. In omaggio allo stesso dio, sulla sponda opposta del mare glinquisitori friggono gli eretici sui roghi o li tormentano nelle camere di tortura. È il Dio dellaPaura, che ha denti di topo e ali di avvoltoio
(...) (Eduardo Galeano, “Memoria del Fuoco”,RCS Sansoni Editore, 1989).La vista dei centoquattordici gradini coperti di sangue umano del Teocalli (in azteco, “Casadi Dio”), uno dei due santuari del Tempio Mayor, riempì di orrore gli spagnoli al seguito diCortès. Essenzialmente, il sacrificio umano praticato dai Maya e dagli Aztechi - così comequello praticato in tutto il mondo pagano, Europa compresa - si fondava sull'idea disacrificio cosmico: essi credevano che questa pratica fosse in grado di sanare squilibri frale forze cosmiche e di consolidare dei poteri cosmici, grazie all'energia che si liberavanell'aria durante l'esecuzione (il cuore del sacrificato veniva estratto ancora pulsante einnalzato verso il sole). Primo interesse degli astronomi Maya era il passaggio allo zenitdel Sole (molte delle città Maya erano a sud della latitudine 23,5 gradi (altezza solare nelsolstizio d'estate), dalle quali si poteva osservare il passaggio zenitale del Sole due voltel'anno). I Maya potevano determinare facilmente quelle date, per la mancanza di ombra, ele attribuirono ad un dio, il Dio Immergente. L'oggetto celeste di maggior interesse era,oltre al Sole, Venere, che osservarono molto accuratamente, tanto è vero che avevano unAlmanacco (“
Codex Dresdensis
” o “Codice di Dresda”) con la descrizione dell'intero ciclodi Venere, suddiviso in cinque settori di 584 giorni, cioè 2920 giorni, approssimativamente8 anni o 5 cicli venusiani. Venere aveva effetti psicologici sui Maya e sulle altre culturecentroamericane: è stato dimostrato che i loro tempi di guerra erano basati suglistazionamenti di Venere e Giove. I sacrifici umani avvenivano al momento della primaapparizione di Venere dopo la congiunzione superiore (momento di massima magnitudine,minima brillantezza), come se avessero timore del primo sorgere eliacale dopo lacongiunzione inferiore.Il Sole era stato osservato soprattutto per il suopassaggio zenitale. A Chichen Itza, durante iltramonto, il Serpente Solare sale dalla parte dellascalinata della piramide El Castillo nei giorni degliequinozi primaverile e autunnale. Nei calendari Mayac'era anche una componente lunare. I periodi lunarierano di 29 e 30 giorni alternativamente. Essendo ilperiodo sinodico della Luna di quasi 29,5 giorni,riuscivano a inserire la luna nei loro calendari senzadifficoltà. Avevano cognizioni sui periodi lunari tali dapoter predire le eclissi (Codice di Dresda). I Mayadescrissero l'Eclittica nei loro disegni come un
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