Convegno
Una nuova politica culturale dello Stato
Aula Magna del Rettorato 22 aprile 2009
Su questa macchina, diventata un macchinone lento e tuttavia poco stabile, cadono ipesanti tagli alle risorse ordinarie del Ministero e quindi dei suoi organismi di tutela sul territorio,che da qui al 2011 rischiano di poter svolgere, al più, l’ordinaria amministrazione burocratica eprobabilmente nemmeno quella (nell’ultimo Consiglio Superiore il direttore generale Stefano DeCaro ha parlato di “chiusura di talune sedi”). Al tempo stesso si inserisce nella cabina di comandouna nuova direzione generale alla valorizzazione dell’intero patrimonio, destinata a “far fruttare” inostri beni culturali. Con una pericolosa confusione, a mio avviso fra la “materia prima”(patrimonio storico-artistico e paesaggio) e il suo indotto (turismo, in particolare, turismoculturale). E con una non meno pericolosa gerarchia fra beni che potranno rendere soldi e beni chenon potranno renderne. Fra l’altro, nell’ultimo decennio i visitatori di tutti i nostri Musei sonobalzati da 24 a 35 milioni (i paganti da 11,4 a 16,2 milioni, in buona parte, credo, stranieri) e i loroincassi da 52,7 a 106 milioni di euro (di cui quasi un terzo circa viene dall’archeologia romana).Ma già il 2008 ha portato venti di crisi. Per i soli Musei statali: - 3,8 % di visitatori e - 1,9 % negliintroiti. Il supermanager alla valorizzazione ha sottolineato la necessità di maggiori investimenti edi orari più flessibili, magari serali (di qualche costo anche questi ultimi, penso). Con quali fondi?Per contro il presidente dell’ENIT Matteo Marzotto denuncia il taglio pesantissimo delle sue giàmagre risorse promozionali, le più magre in Europa, mentre le Regioni “vanno ognuna per contoproprio”. Come succede da anni. Risultato, una immagine molto sfuocata del Paese Italia. Ilturismo sì che avrebbe bisogno di manager e di investimenti promozionali “nazionali”.Sulla snervata struttura dei Beni Culturali si abbatte poi il terremoto abruzzese, a pochi annida quello molisano e a undici dal più vasto sisma (dall’area di Assisi a quella di Urbino) umbro-marchigiano. In questi casi si dimostra preziosissima la concentrazione di competenze delleSoprintendenze e degli Istituti centrali, a partire dall’ICR. Che però devono rincorrere gli effettidisastrosi prodotti dalla mancata messa in sicurezza del patrimonio edilizio in generale (appena il18 % risulta a norma) e di quello antico in particolare. Che moltiplica i danni ai centri storici, allechiese, ai conventi, ai palazzi, ai castelli, ecc. Poi, finita la ricostruzione e l’opera spesso mirabile(si veda Assisi o Venzone) di restauro e di recupero, ci si dimentica di tutto.Proposte? Ricostruire un Ministero dei Beni culturali e paesaggistici, in grado di dialogarecon quello del Turismo, senza confusioni concettuali, un Ministero snello, dotato di un “cuore”tecnico-scientifico di prim’ordine e di una rete agile di Soprintendenze territoriali di settore dotatedi poteri chiari ed effettivi, di mezzi e di personale qualificato, valido interfaccia degli Entiregionali e locali. “La Repubblica” insomma di cui parla l’articolo 9 della Costituzione, cercandodi non essere più gli ultimi in Europa per i fondi destinati a queste fondamentali attività di tutela.Soltanto per i restauri Sarkozy ha portato i fondi statali da 300 a 400 milioni di euro, allarga la
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