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More Europe on Defence or No Europe

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More Europe on Defence or No Europe
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08/13/2013

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 © 2013 IAI
 
 Istituto Affari Internazionali
 
DOCUMENTI IAI 13 | 03
– giugno 2013
ISSN 2280-6164
More Europe on Defence or No Europe
a cura di Alessandro Marrone e Michele Nones
Abstract
I recenti tagli ai bilanci della difesa dei paesi membridell’Unione europea rendono il mantenimento diadeguate capacità militari impossibile a livellonazionale. Solo una maggiore integrazione europeadei singoli strumenti militari può mantenerli efficacied efficienti. Alcuni passi in avanti su questa stradasono possibili, benché difficili, su diversi piani:attuazione del
pooling and sharing 
sul piano militare;avvio della cooperazione strutturata permanente sulpiano istituzionale; definizione di una
roadmap 
 europea per le tecnologie duali sul piano scientifico-tecnologico; avvio di programmi europei diprocurement co-finanziati dall’Ue sul pianoindustriale. Tutti piani legati da una urgente sceltapolitica di fondo tra due alternative nette: più Europanella politica di difesa, oppure paesi europei incapacidi condurre tale politica.
Parole chiave
:
Unione europea / Difesa europea / Italia / Forze armate / Missioni internazionali / Industria della difesa 
 
 
 
 © 
 Istituto Affari Internazionali
 
Documenti IAI 1303More Europe on Defence or No Europe2
 
More Europe on Defence or No Europe
a cura di Alessandro Marrone e Michele Nones
 
Chiamata alle armi - come difendere il Piave?
, di Stefano Silvestri,Michele Nones e Alessandro Marrone3
1. L’elemento militare
, di Vincenzo Camporini e Valerio Briani1.1 Introduzione 61.2 La situazione attuale: tagli scoordinati e tentativi di
pooling and sharing 
71.3 I possibili passi in avanti: coordinamento dei tagli e degli investimenti 9
2. L’elemento istituzionale
, di Gianni Bonvicini e Giovanni Faleg2.1 Introduzione 112.2 La situazione attuale: i problemi del post Trattato di Lisbona 112.3 I possibili passi in avanti: comprehensive action e PeSCo 15
3. L’elemento scientifico-tecnologico
, di Federica Di Camillo e Nicolò Sartori3.1 Introduzione 183.2 La situazione attuale: confusa competizione di agende tecnologiche 183.3 I possibili passi in avanti: una
roadmap 
europea per le tecnologie duali 20
4. L’elemento industriale
, di Michele Nones e Jean-Pierre Darnis4.1 Introduzione 234.2 La situazione attuale: un mercato non integrato con domanda decrescente 234.3 I possibili passi avanti: attuazione delle direttive e accordo sugli investimenti 25
Bibliografia essenziale
29
Documento elaborato da un gruppo di ricercatori dell’Istituto Affari Internazionali (IAI) in vista del Consiglioeuropeo sulla difesa del dicembre 2013. Autori: Gianni Bonvicini, Valerio Briani, Vincenzo Camporini,Jean-Pierre Darnis, Federica Di Camillo, Giovanni Faleg, Alessandro Marrone, Michele Nones, NicolòSartori, Stefano Silvestri.
Alessandro Marrone è ricercatore nell’area Sicurezza e difesa dell’Istituto Affari Internazionali (IAI).Michele Nones è direttore dell’area Sicurezza e difesa dello IAI.
 
 
 © 
 Istituto Affari Internazionali
 
Documenti IAI 1303More Europe on Defence or No Europe3
Chiamata alle armi - come difendere il Piave?
 di Stefano Silvestri, Michele Nones e Alessandro MarroneIl tema della difesa europea non è nuovo, e l’integrazione Ue in questo campo non haregistrato significativi progressi negli ultimi anni deludendo le aspettative suscitate dalTrattato di Lisbona. Perché dunque interrogarsi oggi su possibili passi in avanti inquesto campo? Il motivo principale è in realtà semplice: non ci sono più i fondi perfinanziare l’inefficiente status quo. La maggior parte dei paesi europei è da anni colpitadalla crisi economica, la politica di austerity ha tagliato i bilanci della difesa tantoquanto - se non più di - altri comparti della spesa pubblica, e non c’è alcuna prospettivadi futuri aumenti per la funzione difesa.Come sottolineato dal documento CSF-IAI su
I costi della non-Europa della difesa 
1
,tale situazione ha un costo per i governi e i cittadini europei, un costo sia economico,fondi pubblici usati in modo inefficiente, sia politico in termini di capacità militariprogressivamente inefficaci e quindi inutilizzabili ai fini della politica di difesa.A partire da tale analisi, e nell’ambito del dibattito sulla difesa europea, questodocumento rappresenta un contributo di pensiero dello IAI (attraverso l’impegno di ungruppo di lavoro formato da dieci suoi ricercatori) ad una auspicata riflessionenazionale che, per incidere sui prossimi appuntamenti europei, dovrebbe coinvolgereefficacemente ed in tempi brevi i principali attori e interlocutori della politica di difesaitaliana.È un grido di allarme, ma suggerisce anche alcune delle risposte che il Consiglioeuropeo del prossimo dicembre 2013, che sarà dedicato alle prospettive della difesa edella sicurezza dell’Ue, potrebbe e dovrebbe fornire, prima che il processo diindebolimento e involuzione delle politiche della difesa dei paesi europei divengairreversibile.Il quadro strategico internazionale sta cambiando rapidamente. L’emergere di unapotenza cinese caratterizzata da un forte nazionalismo, insieme con l’approcciofortemente “realpolitico” e spesso antagonista adottato dal governo di Mosca, rendonopiù difficile e incerta la governabilità delle crisi asiatiche ed africane e indeboliscono ilsistema delle Nazioni Unite e delle altre organizzazioni internazionali. Gli Stati Unitirestano la maggiore potenza mondiale, e anche la potenza “indispensabile” permantenere la pace e la sicurezza globale, ma non sono in grado, e probabilmente nonsono neanche più intenzionati, ad esercitare un ruolo egemone. Il sistemainternazionale è maggiormente integrato a livello economico, finanziario, dellecomunicazioni e dell’informazione, ma è fortemente frammentato quando si tratta diusare la forza armata ed esercitare funzioni di governo. Grandi aree del pianetarischiano di cadere in uno stato di semi-anarchia, criminalità e guerra civile, mentre lacrisi economica aggrava le tensioni sociali, contribuendo ad alimentare l’insofferenza ela protesta delle popolazioni, anche in paesi generalmente ritenuti più stabili.
1
Valerio Briani,
I costi della non-Europa della difesa 

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