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L
UCIANO
C
ATALIOTO
 Nefanda impietas Sarracenorum
: la propaganda antimusulmananella conquista normanna del Valdemone
Un ampio dibattito sul tema della propaganda come elemento della comunicazio-ne dei fatti politici (e quindi oggetto della ricerca storica), è stato proficuamente inco-raggiato in occasione delle giornate tudertine del 2001,
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le quali, riallacciandosi alconvegno di Trieste del 1993,
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hanno offerto spunto, innanzi tutto, per una rilettura piùattenta ai contesti politici e sociali di tutte le forme attraverso le quali si realizza il fe-nomeno, «dalle raffigurazioni ai rituali, dalla parola fissata su carta a quella procla-mata, dalla
damnatio memoriae
alla modalità stessa in cui determinati attori politici si propongono in quanto soggetti viventi di propaganda».
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Proprio quest’ultima accezio-ne consente di entrare nel merito del tema qui affrontato, quello della propaganda an-timusulmana che accompagnò le prime fasi della conquista normanna dell’isola, con-dotta appunto da un attore politico, Ruggero I d’Altavilla, che fu attento a sostenere laricristianizzazione del Valdemone attraverso chiari messaggi ideologici.
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Come sostiene Paolo Delogu, «la committenza degli Altavilla nelle sue espres-sioni più originali mirò essenzialmente a celebrare le imprese e la memoria dellegrandi figure della famiglia, in modo da qualificarne la fisionomia ideale e creareuna tradizione politica».
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I discendenti di Tancredi cercarono di far dimenticare l’ori-gine illegittima del loro potere, soprattutto mediante il patrocinio della costruzione oricostruzione di chiese e cenobi, e non è privo di significato il fatto che Ruggero I,nell’arco di circa un ventennio, erigesse nel Valdemone quattro abbazie benedettine(Lipari, Catania, Patti e Santa Maria
de Scalis
) e rifondasse ben diciassette edificigreci.
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Opera architettonica di sicuro impatto visivo fu il «propugnaculum immensae
1.
 La propaganda politica nel basso Medioevo
, Atti del XXXVIII Convegno storico internaziona-le (Todi, 14-17 ottobre 2001), Spoleto 2002.2.
 Le forme della propaganda politica nel Due e Trecento
, Relazioni tenute al Convegno interna-zionale di Trieste, 2-5 marzo 1993,a cura di P. Cammarosano, Roma 1994.3. A. Ricci,
 La propaganda politica nel basso Medioevo
, Cronaca del XXXVIII Convegno storicointernazionale (Todi, 14-17 ottobre 2001), in «Nuova rivista storica», LXXXVI (2002), p. 228.4. Sulle fasi dell’offensiva normanna nell’Italia meridionale e in Sicilia, si veda S. Tramontana,
 Lamonarchia normanna e sveva
, Messina 1986, pp. 107 ss. Circa il rapporto diretto e privilegiato degli Al-tavilla con il papato e sulla consacrazione pontificia della legittimità dell’impresa si veda, soprattutto, ilrecente saggio di E. Cuozzo,
 La monarchia bipolare. Il regno normanno di Sicilia
, Pratola Serra 2000, pp. 19 ss. e
 passim
. Le direttive della ricristianizzazione e latinizzazione del Valdemone sono tracciatein L. Catalioto,
 Il Vescovato di Lipari-Patti in età normanna (1088-1194). Politica, economia, società inuna sede monastico-episcopale della Sicilia
, Messina 2007, pp. 29 ss.5.
 La committenza degli Altavilla: produzione monumentale e propaganda politica
, in
 I Norman-ni popolo d’Europa, 1030-1200
, a cura di M. D’Onofrio, Padova 1994, pp. 188 ss.6. Si vedano L.T. White,
 Il monachesimo latino nella Sicilia normanna
(1938), a cura di A. Cher-si, Catania 1984, e M. Scaduto,
 Il monachesimo basiliano nella Sicilia medievale
, Roma 1982 (1
a
ed.
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altitudinis» citato da Malaterra ed esemplato da Pietro da Eboli,
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cioè il
 Palatium
co-mitale e poi regio di Messina, «bianco come una colomba» nella descrizione di IbnGiubayr,
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che Ruggero, «undecumque terrarum artificiosis caementariis conductis,mirifico opere consummavit».
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Inoltre, probabilmente nel 1096, veniva edificata,«cum turribus et diversis possessionibus», la prima cattedrale di Messina, dedicata aSan Nicolò e ubicata a poche centinaia di metri dall’attuale duomo sorto alla metà delXII secolo.
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Ma, nel complesso, il patronato artistico promosso dal Granconte in Val-demone mostra i limiti del pionierismo, soprattutto se paragonato a quanto realizza-to dai normanni in Normandia e in Inghilterra,
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e si caratterizza soprattutto per la va-rietà delle componenti, che determinarono un sincretismo artistico unico nel suo ge-nere, destinato a divenire modello della successiva produzione “arabo-normanna” esimbolo, piuttosto, di un fecondo incontro etnico mediato dalla cultura.Peraltro, come ha rilevato Edoardo D’Angelo,
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non è facile determinare l’appor-to di committenza specifica operata da Ruggero e le sue iniziative in campo mecenati-stico vanno strettamente correlate a quelle del Guiscardo e inserite nel quadro comples-sivo della politica normanna, tesa soprattutto alla “ricristianizzazione” della Sicilia mu-
174Luciano Catalioto1947). Un quadro della vita religiosa in Sicilia in età normanna, e delle complesse implicazioni politichee culturali ad essa riconducibili, è delineato da J.M. Martin,
 La vita quotidiana nell’Italia meridionale al tempo dei Normanni
, Milano 1997, pp. 263-315 e
 passim
. Si vedano, inoltre, H. Houben,
 Mezzogiornonormanno-svevo. Monasteri e castelli, ebrei e musulmani
, Napoli 1996; F. Giunta,
 Medioevo normanno
,Palermo 1982;
 Roberto il Guiscardo e il suo tempo
, Atti delle prime Giornate normanno-sveve (Bari,28-29 maggio 1973), Roma 1975; N. Kamp,
 Der unteritalienische Episkopat im Spannungsfeld zwi- schen monarchischer Kontrolle und römischer “libertas” von der Reichsgründung Rogers II. bis zum Konkordat von Benevent 
, in
Società, potere e popolo nell’età di Ruggero II 
, Atti delle terze Giornate nor-manno-sveve (Bari, 23-25 maggio 1977), Bari 1979, pp. 99-132.7. Goffredo Malaterra,
 De rebus gestis Rogerii Calabriaeet Siciliae comitis et Roberti Guiscardiducis fratris eius
, a cura di E. Pontieri, in
 Rerum Italicarum Scriptores
, Bologna 1927, libro III, § 77; Pe-trus de Ebulo,
 Liber ad honorem Augusti sive de rebus Siculis. Eine Bilderchronik der Stauferzeit aus der Burgerbibliothek Bern
, hrsg. von T.Kölzer und M. Stähli, Sigmaringen 1994, tav. XXVI.8. Cfr. Ibn Giubayr, in M. Amari,
 Biblioteca arabo-sicula
, Torino-Roma 1880, I, pp. 144 sgg.9. Goffredo Malaterra,
 De rebus gestis
, III, 78.10. G. Di Stefano,
 Monumenti della Sicilia normanna
, Palermo 1979, pp. 56 ss.;
 I diplomi dellaCattedrale di Messina raccolti da Antonino Amico pubblicati da un codice della Biblioteca Comunale di Palermo ed illustrati
, a cura di R. Starrabba, Palermo 1888, p. 256; E. Pispisa,
 La cattedrale di S. Mariae la città di Messina nel Medioevo
, in Id.,
 Medioevo Fridericiano e altri scritti
, Messina 1999, p. 267.11. Cfr. M. D’Onofrio,
Comparaisons entre quelques édifices de style normand de l’Italie méridio-nale et du royame de France au XI 
e
et XII 
e
 siècle
, in
 Les Normands en Méditerranée
, Colloque de Cerisy-la-Salle, 24-27 septembre 1992, éd. par P. Bouet et F. Neveux, Caen 1994, pp. 179-201; V. Pace,
 Le com- ponenti inglesi nell’architettura e nella miniatura siciliana fra XII e XIII secolo
, in
 Ruggero il Gran Con-te e l’inizio dello Stato normanno
, Atti delle seconde Giornate normanno-sveve (Bari, 19-21 maggio1975), Bari 1977, pp. 179-190; G. Coppola,
 L’architettura religiosa normanna nell’Italia meridionale
, in
Tresors romans d’Italie du Sud et de Sicile
, textes réunis et présentés par G. Coppola, Palermo 1995, pp.75-96; G. Agnello,
 Estensione e limiti delle influenze regionali sull’architettura normanna nel Mezzogior-no d’Italia
, in
 I Normanni e la loro espansione in Europa nell’Alto Medioevo
, XVI Settimana di studiodel Centro italiano di Studi sull’alto Medioevo (Spoleto, 18-24 aprile 1968), Spoleto 1969, pp. 729-752.12. E. D’Angelo,
 Ritmica ed ecdotica nel testo di Goffredo Malaterra
, in
 Poesia dell’Alto Medioevoeuropeo: manoscritti, lingua e musica dei ritmi latini
, a cura di F. Stella, Firenze 2000, pp. 383-394; Id.,
Committenza artistica del conte Ruggero I 
,
in http://www.mondes-normands.caen.fr/italie/cultures.htm
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sulmana e alla successiva opera di “rilatinizzazione” dei territori sottratti dagli Altavil-la all’impero bizantino. La pittura è forse uno dei media meno sfruttati dal Granconte per veicolare la propria propaganda politica e resta difficile, pertanto, una ricostruzio-ne precisa della committenza dell’Altavilla in questo campo. Vi è, però, un’eccezioneimportante: Ruggero I esalta la sua azione politica facendo dipingere sulle pareti dellachiesa di Santa Maria di Ravanusa la “memoranda impresa” contro i musulmani. Il ci-clo, che comprendeva l’assedio di Ruggero della fortezza musulmana sul Monte Sara-ceno, è andato perduto, ma potrebbe essere considerato nella sua testimonianza indiret-ta una sorta di corrispettivo mediterraneo dell’Arazzo di Bayeux e una significativarappresentazione, sul versante figurativo, dell’
epos
narrato in cronaca dal benedettinodi Saint-Evroul Goffredo Malaterra. Ma prima di rilevare i contenuti propagandisticidel
 De rebus gestis
, sono opportune alcune precisazioni in merito ad altri canali di co-municazione attraverso i quali venne tramandata l’impresa normanna in Sicilia.L’accordo di Melfi del 1059, con cui Niccolò II aveva investito gli Altavilla delMezzogiorno, non contiene messaggi propriamente antiislamici, perché teso piutto-sto a stabilire i termini dell’investitura in senso più ampio.
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Il riconoscimento dellasignoria sul Mezzogiorno sancito a Salerno e confermato con l’accordo di Troina del1098, da parte sua, è piuttosto attento a definire la concessione della legazia aposto-lica.
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Tuttavia, nel diploma con cui Urbano II, nel giugno 1091, confermava la nomi-na di Ambrogio ad abate di Lipari, si coglie innanzitutto l’atteggiamento di apertacondanna da parte della curia romana di fronte all’oppressione subita dai cristiani delValdemone negli anni dell’emirato,
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sebbene l’accento sia posto soprattutto sulla
di-vinae misericordiae potentia
, che avrebbe guidato dall’alto l’impresa di Ruggero.
16
175
 Nefanda impietas Sarracenorum
13. Le complesse motivazioni che indussero Nicolò II a sancire il noto legame al sinodo del 23agosto 1059 sono illustrate, tra gli altri, da Scaduto,
 Il monachesimo basiliano
, pp. XXXVI e 3-8.14. Si veda il testo del privilegio papale di Salerno in Goffredo Malaterra,
 De rebus gestis
, III, 108.Tale impegno verbale, rileva Ernesto Pontieri, giustificherebbe il fatto che il Granconte assumesse tito-lo e mansioni di legato prima che la bolla fosse promulgata. Sul privilegio della
 Regia Monarchia
si ve-da, soprattutto, S. Fodale,
«Comes et legatus Siciliae». Sul privilegio di Urbano II e la pretesa Aposto-lica Legazia dei normanni in Sicilia
, Palermo 1970; Id.,
 L’Apostolica Legazia e altri studi su Stato eChiesa
, Messina 1991; G. Catalano,
Studi sulla Legazia Apostolica di Sicilia
, Reggio Calabria 1973. Suirapporti tra monarchia e Chiesa in età normanna, inoltre, cfr. S. Fodale,
 Il Gran Conte e la Sede aposto-lica
, in
 Ruggero il Gran Conte
, pp. 25-42; Id.,
 Fondazioni e rifondazioni episcopali da Ruggero I a Gu- glielmo II 
, in
Chiesa e società in Sicilia
, I,
 L’età normanna
, Atti del I Convegno internazionale organiz-zato dall’Arcidiocesi di Catania (25-27 novembre 1992), Torino 1995, pp. 74 ss.;Id.,
Stato e Chiesa dal  privilegio di Urbano II a Giovan Luca Barberi
, in
Storia della Sicilia
, Napoli 1980, III, pp. 575-600.15. Nel privilegio, infatti, il pontefice sottolinea che, come tramandato da Gregorio Magno, nell’i-sola aveva avuto un tempo sede un vescovato, il quale avrebbe poi subito la repressione
 sarracenorum
.16. Originale mancante; copie del 1368 nell’Archivio Capitolare di Patti (d’ora innanzi: ACP), F I,f. 1 e del 1369 in F I, f. 2 e CPZ, f. 4; edito in R. Pirri,
Sicilia Sacra disquisitionibus et notitiis illustra-ta
, Palermo 1733 (ed. anast. con introduzione di F. Giunta, Sala Bolognese 1987), II, p. 952 e F. Ughel-li,
 Italia Sacra sive de episcopis Italiae et Insularum adjacentium, rebusque ab iis praeclare gestis
, 2
a
ed.a cura di N. Coleti, Venetiis 1717-1722 (ed. anast. Bologna 1974), VI, p. 775. Secondo White (
 Il mona-chesimo latino
, pp. 127 ss.), questo segno cospicuo del favore papale avrebbe suscitato nella nobiltà nor-manna un senso di devozione tale da motivare la generosità delle loro donazioni. Un giudizio che paretuttavia non esente da una certa retorica e circoscritto a una visione che non tiene conto dei forti interes-si politici alla base di un preciso programma degli Altavilla.
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