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1.
L
 
CUORE 
:
LUOGO 
 
DI 
 
PARTENZA
 
 
DI 
 
 ARRIVO 
 
DEL
 
MALE 
 Nell’individuare il cuore come vero campo di battaglia per colui che vuole seguire Cristo, gliantichi monaci sono rimasti profondamente legati al terreno biblico e alla parola stessa di Gesù. Nella polemica con i farisei, riportata in
Mc
, 7,1-23, Gesù richiama la centralità del cuore comeluogo in cui si rivela la verità del rapporto tra l’uomo e Dio e tra l’uomo e tutto ciò che lo circonda.’E dal ‘di dentro’ che parte la dinamica di questo rapporto ed esso è condizionato dallo statodell’interiorità: puro o impuro dipendono dal cuore dell’uomo:Ma è altrettanto vero che tra il cuore e i canali attraverso cui comunichiamo con la realtà e neaccogliamo i messaggi, esiste una interdipendenza ed un reciproco condizionamento. Se un cuoreimpuro rende impuri gesti, parole, sguardi, a loro volta le provocazioni, le emozioni, le immagini, idesideri introducono nel nostro cuore un mondo di ambiguità e di suggestioni. Tale influsso puòessere espresso bene dal testo di
Mt 
6,22: ”la lucerna del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio èchiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo saràtenebroso”(cfr. anche
Mt 
5,27; 7,3-5).Questo duplice movimento che coinvolge il cuore è espresso chiaramente in questo testo diGiovanni Climaco, nella sua
Scala Paradisi
:
“Alcuni dicono i pensieri del cuore la causa delle passioni, altri al contrario che siano i sensi corporeil’origine dei pensieri cattivi; i primi sostengono che se non vi fossero i pensieri non seguirebbero i moti delcorpo, i secondi ascrivono più che altro ai turbamenti del corpo la malizia mettendoli sotto accusa conquesto ragionamento: spesso i pensieri del cuore hanno inizio dalla vista di ciò che piace, dal contattodella mano, dall’odorato provocato dai profumi, dall’udito sedotto da voci soavi. Su questo ci dia lumi chine è capace nel Signore, poiché dare tali lumi spetta a chi è progredito nella prassi attraverso la gnosi; èper lui infatti necessario ovvero utile approfondire, perché la gnosi non è di tutti; e non è di tutti la santasemplicità
 
corazza contro gli inganni dei malvagi.Alcune passioni provengono dall’interno e giungono al corpo; altre invece seguono il cammino inverso. Per i mondani si avvera la seconda ipotesi; per quelli’ che abbracciano la vita monastica, la prima per mancanza di occasioni materiali”
1
.
In ogni caso, il punto di partenza e di arrivo (cioè lo spazio in cui si gioca il rapporto tra il ‘didentro’ e il ‘di fuori’) è certamente il cuore. Ecco perché è il cuore che deve essere purificato,vigilato, custodito. Non si possono evitare le ambiguità delle provocazioni; ma un cuore bencustodito sa discernere e resistere. Un cuore non puro, un cuore che ha fatto spazio ad un miscugliomelmoso di pensieri e si è adagiato in essi, dando spazio alla passione, diventa un filtro opaco edinaffidabile per il nostro rapporto con la realtà. E certamente il consenso al peccato è datodall’interno dell’uomo, dalla sua libera volontà e scelta.A questo riguardo è interessante soffermarci sulla dinamica della penetrazione del pensieromalvagio nel cuore così come l’hanno approfondita gli autori monastici antichi
2
. Un testo classico èquello di Giovanni Climaco nella sua
Scala Paradisi,
che coglie tale dinamica in cinque momenti:
 Altra cosa del resto l’approccio, e altra cosa l’adesione; una cosa il consenso, e un’altra la condizione dischiavo, altro il momento della lotta, e altro lo stato morboso dell’anima. La distinzione dei Padri dotati didiscernimento comprende i seguenti stadi: l’
approccio,
semplice pensiero o casuale fantasia che tutto aun tratto si insinua nel cuore;. l’
adesione
, indugio sopraffatto o meno dalla passione dopo il primo impatto
consenso
e ripiegamento compiaciuto dell’anima per quanto si è reso sensibile alla mente; il
comportamento da schiavo,
quello di chi permanentemente cede col cuore alla violenta e involontariaattrattiva che fa scomparire le migliori disposizioni che poteva avere. Momento di
lotta
, dicono quello in cuil’anima combatte contro il nemico con forza ancora pari affrontando la lotta umilmente cosciente di poter vincere o perdere, stato morboso quello dell’anima in cui la malattia della passione con l’andare del tempomettendo profonde radici ha provocato con l’abitudine una assuefazione al morbo che ormai vive per libera scelta divenuta disposizione connaturata.Dei suddetti stadi, il primo non è colpevole, il secondo non lo è sempre, il terzo lo è secondo ilcomportamento di chi lotta; la lotta è causa di premio o di castigo. La condizione di schiavo invero va
1
GIOVANNI CLIMACO,
Scala Paradisi XV 
: ed. p.203
2
Ciyate alcuni testi della tradizione monastica. Cfr Spidlik e l’articolo in russo. Cfr il testo di Agostino; testo RB prologo 28 e Dialoghi II,2
 
giudicata diversamente secondo che opera in tempo di preghiera o in altro tempo, secondo che si tratta dipensieri mediani ovvero malvagi; ma tale stato morboso tutti dovranno senza alcun dubbio scontarlo o conuna degna penitenza o con la pena finale. Chi dunque non cede interiormente all’inizio della tentazione hagià stroncato tutte le altre con un sol colpo”
3
.
Ordiniamo ed analizziamo brevemente le cinque tappe descritte da Climaco e dagli altri autori monastici.
Il primo momento è la
 suggestione
(
 prosbole
) o
approccio.
E’ “un semplice pensiero” o una“casuale fantasia che tutt’a un tratto si insinua nel cuore”, dice Giovanni Climaco: cioè una primaimmagine, una prima idea, un primo impulso che suggeriscono attraverso una capacità persuasiva e piena di fascino, una possibilità diversa di agire. E non necessariamente contro il progetto di Dio,spesso tali suggestioni creano una certa dimenticanza o indifferenza a tale progetto, come se essonon ci fosse. Certamente tale sensazione, che bruscamente sollecita la nostra attenzione, non possiede ancora molta forza. Tuttavia, come nota P.Evdokimov con acutezza, “dal sub-coscientel’appello risale alla coscienza e si sforza di rimanervi. Non è ancora il peccato, beninteso, ma la presenza di un suggerimento. È in questo primo momento che la reazione immediata di uno spiritovigilante è decisiva. La tentazione rimarrà o se n’andrà. Gli spirituali si servono di una immaginefamiliare nel deserto e dicono « colpisci il serpente alla testa
»,
 prima che entri nella cella; se ilserpente è entrato intero, la lotta sarà infinitamente più faticosa”
4
.Giovanni Climaco sottolinea anche, come momento a sé stante, la reazione di sorpresa che provocala suggestione, mescolata ad una forza passionale, nel cuore e la descrive in questo modo:” I piùacuti fra i Padri dotti fanno ancora un’altra elucubrazione più sottile delle precedenti, distinguendoil momento della sorpresa. Cosi alcuni chiamano il fenomeno per cui la passione segnala la sua presenza nel tentato che la subisce in maniera istantanea al di là delle suggestioni delle parole edelle immagini. Niente di più improvviso, rapido e inavvertito dallo spirito si presenta all’anima; lasuscita un ricordo esile e senza nesso, senza tempo valutabile, talora non cosciente”
5
. Notiamo inoltre, come, accanto a questa forza affascinante, tale suggestione lasci sempre unaamarezza, un turbamento. In ogni caso l’apparire della suggestione è al di là del nostro controllo;non ci si può liberare definitivamente dalle suggestioni. Nel
dialogo
(
 syndiasmòs
) o
adesione
, si gioca il secondo momento. E’ il persistere di questo pensiero suggerito il quale entra gradualmente in noi ed intesse un colloquio con cui il nostro cuoresi intrattiene. La forza della parola dialogica del pensiero acquista una progressiva prepotenza eviolenza: si trasforma in autogiustificazione, va in cerca di espedienti, provoca un certo disagio, ma,nello stesso tempo, si sente attratta dal fascino della proposta. Si percepisce la debolezza della propria parola e la presenza non più domabile del pensiero. Il dialogo diventa così “una benevoladisposizione verso la sollecitazione tentatrice”; essa “ dà l’avvio a un gioco piacevole e divieneun’atteggiamento ambiguo, già complice. Sant’Efrem parla di una ‘conversazione piacevole’dell’anima con la suggestione persistente”
6
.La
lotta
(
 pale
) cratterizza il terzo momento. In essa, ci ricorda Giovanni Climaco, “l’animacombatte contro il nemico con forza ancor pari, affrontando la lotta umilmente cosciente di poter vincere o perdere”. ‘E dunque un momento delicato, in cui si sceglie di collocarsi a viso apertocontro il ‘nemico’. Infatti il pensiero con cui si è dialogato, si è insidiato nel cuore, ma, di fatto, nonlo si è ancora accolto, non ha messo radici. Esso, d’altra parte, resiste con forza e non si lasciascacciare facilmente: è questo, propriamente parlando, il momento che qualifica il combattimentospirituale. Si comprende allora l’avvertimento di Benedetto nella sua
 Regola
in cui invita il monacoa spezzare sulla roccia che è Cristo i pensieri malvagi appena sorgono nel cuore
7
; nella lorodebolezza iniziale (Benedetto li chiama
 parvulos cogitatus
) non posseggono ancora quella violentaforza persuasiva che, in seguito, li rende persistenti e duri da combattere.
3
GIOVANNI CLIMACO,
Scala Paradisi XV 
: tr. It., 202
4
EVDOKIMOV,
 Le età della vita spirituale,
184. Cfr. anche il racconto della tentazione di Benedetto in
 Dialoghi
II,2 etesto di
 RB, Pr.28
(da citare per esteso)
5
GIOVANNI CLIMACI,
Scala Paradisi XV 
: tr.it., 202-203
6
EVDOKIMOV,
 Ibid.
7
 
 RB, Prologo
28. Citare testo in latino
 
La capitolazione di fronte al pensiero malvagio inizia con il quarto momento, il
consenso
(
 synkatathesis
), definito da Giovanni Climaco come “ripiegamento compiaciuto dell’anima per quanto si è reso sensibile alla mente”. La battaglia è ormai persa: si sono deposte le armi, decidendodi portare ad esecuzione, alla prima occasione possibile, ciò che il pensiero malvagio ha suggerito.Il cuore ha ormai stipulato “un accordo tacito, un consenso inconfessato” che “orienta verso unadempimento considerato possibile, perché appassionatamente desiderabile. In linea di principio, ladecisione è presa, nella concupiscenza effettiva dell’oggetto il peccato è già mentalmente compiuto.È la parola dell’evangelo sullo sguardo impuro in cui l’adulterio è già consumato”
8
. Qui, di fatto, possiamo collocare la scelta contro il progetto di Dio: è una presa di posizione personale checontraddice la volontà di Dio e anche se non si concretizza in un comportamento o in una azioneesteriore, il peccato resta “accovacciato alla porta “ del cuore
9
.La tragica ripetizione di acconsentimenti caratterizza il quinto momento. Il cuore è ormai predadella
 passsione
(
 pathos
) e dell’
attrazione violenta
(
aichmalosìa
), incapace di lottare in quantoschiavo del pensiero malvagio. “Divenuta abitudine, la passione neutralizza ogni resistenza. La persona si decompone nella confessione di impotenza, è preda di un malefizio e si dirige verso lasua fine implacabile: la disperazione, la terribile
acedia,
disgusto e angoscia del cuore, follia osuicidio, comunque, morte spirituale”
. Nelle tappe che caratterizzano le progressiva penetrazione del pensiero malvagio nel cuore,sottolineiamo in particolare la qualità del discernimento che deve essere posto fin dall’inizio. Da quidipende tutta la dinamica della lotta. Nella sua
Vita Antonii
, Atanasio pone sulle labbra del grandeeremita egiziano questa raccomandazione:
“Qualunque immagine appaia, colui che la vede non cada in trepidazione, ma piuttosto interroghi consicurezza dicendo dapprima: ‘Chi sei tu, e da dove vieni?’ …Se si tratta di una potenza diabolica, subito siindebolirà vedendo un animo sicuro e vigoroso. La domanda ‘Chi sei tu, e da dove vieni?’ è infatti segno diin animo non turbato. Così Giosuè dI Nun imparò interrogando, e il nemico non rimase nascosto a Danieleche interrogava”
Solo se il cuore è custodito attraverso un costante discernimento dei pensieri per mezzo della ‘spadadello Spirito, cioè la Parola di Dio’, è possibile intraprendere fin dall’inizio e con vigore la lotta.Soltanto in questo modo, ci ricordano i padri monastici, possiamo entrare in possesso del nostrocuore. Giovanni di Gaza in una delle sue lettere dice:
“I pensieri entrano nel nostro cuore come il grano quando viene seminato; in questo non vi è condanna.Ma nel consentire ad essi e nel disporne male, in questo vi è condanna.Il segno di riconoscimento del consenso è che la cosa piaccia all’uomo, e che egli ne gioisca in cuor 
 
suo, evi pensi con piacere. Se uno invece resiste al pensiero e lotta per non accoglierlo, questo non è consenso,ma lotta, e questo rende l’uomo provato e lo fa progredire
Spesso gli autori monastici utilizzano il simbolo biblico del serpente per esprimere la potenza persuasiva ed ingannevole del pensiero malvagio e la conseguente necessità di un vigilante edimmediato discernimento. L’allusione al racconto di
Gen
3 dimostra come il sottofondo biblico restiun paradigma spirituale per la tradizione monastico-patristica. Come fa notare P.Edokimov, “ilracconto biblico del ‘frutto proibito’ mette in evidenza la potenza della suggestione; esso suscita ildesiderio con la sua apparenza estetica e sensuale al tempo stesso: ‘L’albero era
buono da mangiare
e
bello a vedere
e desiderabile’
.
La disubbidienza formale è trapassata dalla freccia della tentazioneche colpisce la libertà umana e perverte la sua opzione. ‘E chiaro il significato essenziale dellacaduta: il frutto desiderabile, concupito sensualmente, immerge nella vita dei sensi, preferitaall’approfondimento spirituale della comunione con Dio. L’uomo appare colpevole, non tantonegativamente, per disubbidienza, ma positivamente, perché non si arricchisce con la prossimità diDio. ‘Se si fosse attaccato a Dio fin dal primo movimento del suo essere, avrebbe subito raggiuntola sua perfezione’
,
dice san Gregorio Nisseno”
.
8
EVDOKIMOV, 184
9
Cfr.
Gen
4,. A questo testo allude anche
 RB
7,24
10
EVDOKIMOV, 184
11
 
Vita Antonii
43,1-3
12
Lettera 248: cfr. Fuoco ardente, 25
13
EVDOKIMOV,
 Le età della vita spirituale,
180
of 00

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