La capitolazione di fronte al pensiero malvagio inizia con il quarto momento, il
consenso
(
synkatathesis
), definito da Giovanni Climaco come “ripiegamento compiaciuto dell’anima per quanto si è reso sensibile alla mente”. La battaglia è ormai persa: si sono deposte le armi, decidendodi portare ad esecuzione, alla prima occasione possibile, ciò che il pensiero malvagio ha suggerito.Il cuore ha ormai stipulato “un accordo tacito, un consenso inconfessato” che “orienta verso unadempimento considerato possibile, perché appassionatamente desiderabile. In linea di principio, ladecisione è presa, nella concupiscenza effettiva dell’oggetto il peccato è già mentalmente compiuto.È la parola dell’evangelo sullo sguardo impuro in cui l’adulterio è già consumato”
. Qui, di fatto, possiamo collocare la scelta contro il progetto di Dio: è una presa di posizione personale checontraddice la volontà di Dio e anche se non si concretizza in un comportamento o in una azioneesteriore, il peccato resta “accovacciato alla porta “ del cuore
.La tragica ripetizione di acconsentimenti caratterizza il quinto momento. Il cuore è ormai predadella
passsione
(
pathos
) e dell’
attrazione violenta
(
aichmalosìa
), incapace di lottare in quantoschiavo del pensiero malvagio. “Divenuta abitudine, la passione neutralizza ogni resistenza. La persona si decompone nella confessione di impotenza, è preda di un malefizio e si dirige verso lasua fine implacabile: la disperazione, la terribile
acedia,
disgusto e angoscia del cuore, follia osuicidio, comunque, morte spirituale”
. Nelle tappe che caratterizzano le progressiva penetrazione del pensiero malvagio nel cuore,sottolineiamo in particolare la qualità del discernimento che deve essere posto fin dall’inizio. Da quidipende tutta la dinamica della lotta. Nella sua
Vita Antonii
, Atanasio pone sulle labbra del grandeeremita egiziano questa raccomandazione:
“Qualunque immagine appaia, colui che la vede non cada in trepidazione, ma piuttosto interroghi consicurezza dicendo dapprima: ‘Chi sei tu, e da dove vieni?’ …Se si tratta di una potenza diabolica, subito siindebolirà vedendo un animo sicuro e vigoroso. La domanda ‘Chi sei tu, e da dove vieni?’ è infatti segno diin animo non turbato. Così Giosuè dI Nun imparò interrogando, e il nemico non rimase nascosto a Danieleche interrogava”
Solo se il cuore è custodito attraverso un costante discernimento dei pensieri per mezzo della ‘spadadello Spirito, cioè la Parola di Dio’, è possibile intraprendere fin dall’inizio e con vigore la lotta.Soltanto in questo modo, ci ricordano i padri monastici, possiamo entrare in possesso del nostrocuore. Giovanni di Gaza in una delle sue lettere dice:
“I pensieri entrano nel nostro cuore come il grano quando viene seminato; in questo non vi è condanna.Ma nel consentire ad essi e nel disporne male, in questo vi è condanna.Il segno di riconoscimento del consenso è che la cosa piaccia all’uomo, e che egli ne gioisca in cuor
suo, evi pensi con piacere. Se uno invece resiste al pensiero e lotta per non accoglierlo, questo non è consenso,ma lotta, e questo rende l’uomo provato e lo fa progredire
Spesso gli autori monastici utilizzano il simbolo biblico del serpente per esprimere la potenza persuasiva ed ingannevole del pensiero malvagio e la conseguente necessità di un vigilante edimmediato discernimento. L’allusione al racconto di
Gen
3 dimostra come il sottofondo biblico restiun paradigma spirituale per la tradizione monastico-patristica. Come fa notare P.Edokimov, “ilracconto biblico del ‘frutto proibito’ mette in evidenza la potenza della suggestione; esso suscita ildesiderio con la sua apparenza estetica e sensuale al tempo stesso: ‘L’albero era
buono da mangiare
e
bello a vedere
e desiderabile’
.
La disubbidienza formale è trapassata dalla freccia della tentazioneche colpisce la libertà umana e perverte la sua opzione. ‘E chiaro il significato essenziale dellacaduta: il frutto desiderabile, concupito sensualmente, immerge nella vita dei sensi, preferitaall’approfondimento spirituale della comunione con Dio. L’uomo appare colpevole, non tantonegativamente, per disubbidienza, ma positivamente, perché non si arricchisce con la prossimità diDio. ‘Se si fosse attaccato a Dio fin dal primo movimento del suo essere, avrebbe subito raggiuntola sua perfezione’
,
dice san Gregorio Nisseno”
.
8
EVDOKIMOV, 184
9
Cfr.
Gen
4,. A questo testo allude anche
RB
7,24
10
EVDOKIMOV, 184
11
Vita Antonii
43,1-3
12
Lettera 248: cfr. Fuoco ardente, 25
13
EVDOKIMOV,
Le età della vita spirituale,
180
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