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Ilva e siderurgia in crisi Dossier

Ilva e siderurgia in crisi Dossier

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Published by Luigi Oliva
Dossier che accompagna il convegno organizzato da Peacelink, 2 luglio 2013, alle ore 15 nella Facoltà di Giurisprudenza di Taranto (Città Vecchia).
Dossier che accompagna il convegno organizzato da Peacelink, 2 luglio 2013, alle ore 15 nella Facoltà di Giurisprudenza di Taranto (Città Vecchia).

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10/15/2013

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Conferenza stampa di PeaceLink Taranto, lunedì 1 luglio 2013
 
Ligreria Gilgamesh
 
via Oberdan 45
 
Presentazione del
 
Dossier Ilva
Lo scenario economico di una crisi irreversibil
 
1) Scenario mondiale con eccesso di capacità produttiva
 
Il 28 novembre 2012 un’analisi del
Wall Street Journal
ha evidenziato a livello mondialeun
eccesso di capacità produttiva nel settore siderurgico
: si produce più acciaio di quanto ilmercato ne richieda.
 
Oggi nel mondo dagli impianti siderurgici ogni anno si possono ottenere
1,8 miliardi di tonnellate
,mentre se ne
consumano solo 1,5
. John Miller sul Wall Street Journal avverte che la capacità produttiva è enorme e continua ad aumentare.
"Il bilancio sarà ancor più squilibrato neiprossimi anni"
, sottolinea Roberto Capezzuoli nell'articolo dal titolo "Il mondo dell'acciaio ha un problema, l'eccesso di capacità produttiva".
 
Fonte: 
2) Acciaio, la depressione dei prezzi a livello mondiale
 
L'eccesso di capacità produttiva ha avuto effetti depressivi sui prezzi di mercato. Roberto
Capezzuoli porta dati eloquenti: "Dall’inizio del 2008 ad oggi, negli Usa, i prezzi dei coils laminati
a caldo hanno
perso il 35%
, arrivando a 636 dollari per tonnellata. Ne ha fatto le spese la RG Steel,il quarto gruppo siderurgico statunitense, che ha
dichiarato bancarotta
e ha fermato impianti la cuicapacità è di 7,5 milioni di tonnellate annue".
 
Fonte: 
I coils sono lamiere di acciaio arrotolate in bobine, e l'Ilva è un grande produttore di coils. Nubi nere dunque in America. Ma in Europa le cose vanno ancor peggio. Infatti i costi dell'energiasono superiori a quelli degli Stati Uniti e nella siderurgia l'energia è uno dei costi che incide di più.
3) Europa: eccesso di offerta
 
Inoltre l'Europa presenta
un eccesso di capacità produttiva di 80 milioni di tonnellate/anno
 (dentro le quali sono contemplati i 10 milioni di tonnellate/anno dell'Ilva), come ammette laCommissione Europea.Fonte: http://www.europarlamento24.eu/acciaio-ue-vara-piano-per-contrastare-crisi-e-concorrenza-sleale/0,1254,72_ART_3261,00.html
 
4) Dipendenza dai paesi estrattori e dal “super
-
ciclo” delle materie prime
 
Il bilancio negativo non finisce qui: ad aggravare la situazione della siderurgia italiana ed europea èl'aumento del costo delle materie prime: il prezzo del minerale di ferro, la materia prima del ciclosiderurgico, è schizzato alle stelle con un
+65%
nel febbraio di quest'anno. Il rallentamento delladomanda globale di acciaio ha fatto scendere il prezzo del minerale di ferro che a maggio sembraessersi stabilizzato, ma esso è comunque soggetto alle sollecitazioni al rialzo dovute alla forterichiesta della Cina.Pertanto quando si dice che la siderurgia garantisce
all’Italia l’indipendenza economica si dice unacosa non vera. Il minerale di ferro è presente soprattutto in Brasile e Australia e l’Italia è fortemente
dipendente da queste nazioni per le materie prime della propria produzione siderurgica. Anche lequotazioni del rottame di ferro sono fortemente correlate al prezzo del minerale di ferro, che non èdistribuito nel pianeta in modo omogeneo e che è comunque una risorsa destinata a esaurirsi.Fonte: 
Sull’esaurimento dei giacimenti di ferro è aperto un dibattito.
 
 
“Alcuni studiosi, comeLester Brown del Wo
rld-Watch Institute, sono pessimisti e si aspettano che leriserve di ferro dureranno solamente altri 64 anni, mentre altre fonti credono che sulla terra ci sianoancora 270 miliardi di tonnellate di minerali sfruttabili, una quantità tale da garantire il consumo per  più di un secolo. Anche se è un tema che toccherà le generazioni future, più che la nostra, una
domanda appare lecita: che succederà al mondo quando finirà il ferro?” 
 
In ogni caso c’è il problema di una crescita incessante della richiesta di un minerale che è
destinato
a esaurirsi. Il “super 
-
ciclo” delle materia prime (ossia la tendenza delle materie prime come il ferro
a diventare merce sempre più preziosa) non si è esaurito.
 
Ciò costituisce una grossa incognita per la siderurgia, destinata ad alzare i prezzi dei fattori produttivi e a
ridurre i profitti
a fronte di una richiesta di acciaio non più sostenuta che quindideprime i prezzi alla vendita.
 
Ma come mai sale il prezzo delle materie prime se il Italia e in Europa la domanda di acciaoscende? La risposta è purtroppo questo: il prezzo del minerale di ferro è trascinato in alto dallacrescente domanda dei mercati asiatici, forse anche da accordi di cartello.(
)
 
5) Riduzione dei profitti
 
Il trend complessivo di aumento dei costi delle materie prime non viene trasferito sui prezzi divendita dei prodotti finiti che - come abbiamo visto - si deprimono per l'eccesso di offerta rispettoalla domanda di mercato. Dove si scarica allora l'aumento dei prezzi delle materie prime? Semplice:
 
sui profitti. La siderurgia
perde quindi profitti
e
non è più una gallina dalle uova d'oro
che Rivaaveva fatto razzolare nel suo cortile tarantino.
 
Ora c'è crisi e si scopre che Riva aveva fatto male i conti ad esempio raddoppiando l'attività dizincatura a caldo a Taranto.(
)
 
6) "Situazione insostenibile dello zincato a caldo"
 
Jean-Luc Maurange, vicepresidente di ArcelorMittal al 28° Steel Market Outlook ammette ladifficoltà generata dall'eccesso di capacità produttiva: "Il riallineamento tra produzione e consumonon si è ancora concluso, specialmente in Europa meridionale, dove la capacità produttiva eraaumentata maggiormente ed il consumo è calato in misura superiore". Per esemplificare questadifficile situazione, Maurange ha citato la situazione dello zincato a caldo in Italia: mentre nel 2008la domanda interna era di 3,2 milioni di tonnellate e la capacità produttiva installata di 4,4 milioni ditonnellate,
nel 2012 il consumo è sceso sotto i 3 milioni di tonnellate e la capacità è schizzata a6,3 milioni di tonnellate, "una situazione industrialmente insostenibile"
.
 
(
)
 
7) Crisi epocale: chiudono gli altiforni
 
La siderurgia attraversa quindi una crisi epocale perché la società non chiede tutto l'acciaio cheviene prodotto, ragion per cui un colosso come ArcelorMittal, per esempio, nel 2008 aveva infunzione in Europa
28 altiforni, oggi ne ha 18.
(
)
 
8) Europa destinata ad uscire dalla produzione di acciaio a basso valoreaggiunto
 
Il Portale della Siderurgia Siderweb sottolinea "
l'impossibilità futura
 
 per l’Europa di rimanere un
produttore di commodity
".Commodity è un termine inglese che indica un bene (ad esempio l'acciaio grezzo) che si acquistaindipendentemente da chi lo produce ed è l'equivalente in italiano di "bene indifferenziato" adelevata standardizzazione.
 
(
)
 
Maurange trae conclusioni drastiche: "
Non vedo un futuro
per i produttori di acciaio europeiconcentrati solo sui mercati a basso valore aggiunto". Ed è proprio questo il settore di mercato sucui è posizionata l'Ilva attuale. L'Ilva pertanto avverte tutto il peso della crisi attuale. L'economista
Marcello De Cecco avverte: "L’industria italiana dell’acciaio rischia di fare la fine di quell
a dellachimica di base". La situazione della siderurgia italiana è quindi di
grave difficoltà
: "Il fermarsidella domanda di prodotti siderurgici nel mondo - prosegue De Cecco - è stato abbastanzaimprovviso, per il persistere del boom asiatico e specie c
inese, dopo l’arrivo della crisi. Ma inEuropa la domanda di prodotti siderurgici ha ristagnato sin dall’inizio della crisi, e la capacità dimantenere posizioni da parte dei produttori siderurgici italiani, come d’altronde di quelli tedeschi, è
dipesa in maniera essenziale dalla loro capacità di esportare in quelle parti del mondo, i paesiemergenti, dove la crisi ha colpito assai meno. Fino al 2012 hanno mostrato di riuscirci, ma alla fine
dell’anno scorso anche quello sbocco ha mostrato segni seri di esa
urimento. E la tendenza si è fatta
più chiara e grave nei primi mesi di quest’anno
. La crisi del principale produttore italiano, l’Ilva,

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