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Crisi economica e demografica nel XIV secolo

Crisi economica e demografica nel XIV secolo

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Published by Diego Deplano
XIV secolo:
Crisi economica e demografica;
Peste nera e conseguenze;
Europa dei villaggi abbandonati;
Diego Deplano
Liceo G. Brotzu
III F 2008/09
XIV secolo:
Crisi economica e demografica;
Peste nera e conseguenze;
Europa dei villaggi abbandonati;
Diego Deplano
Liceo G. Brotzu
III F 2008/09

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Published by: Diego Deplano on May 10, 2009
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L’arresto dello sviluppo
La crisi demografica
In Europa si conobbe un periodo in cui la crescita demografica fu molto forte e toccò il culmine nel1300. Toccatoil culmine però, la crescita demografica si stabilizzò, tendendo alla diminuzione. Con gli 80/85 milioni di abitantil’Europa raggiunse ilmassimo della popolazionein rapporto con la tecnologia agricola e con gli strumenti diproduzione e distribuzione in quel momento disponibili. La pressione demografica però era differente in tutte leregioni europee: si registrano densità che variano dai40 ab/km
2
ai 5 ab/km
2
 . Quindi si passava da regionisovrappopolate a regioni sottopopolate. Le migrazioni che ci furono, per un breve periodo, servirono da valvoladi sfogo.
La crisi agricola dovuta alla competizione tra: Arativo - Bosco - Pascolo
Tutte le innovazioni tecniche e agronomiche, e i rendimenti della terra avevano ormai raggiunto il loromassimosviluppo. Ulteriori aumenti della produzione potevano avvenire solo con l’aumento dei campi da coltivare
.
Ilrapporto tra uomo e ambiente era affidato ad un delicato equilibrio traarativo,boscoepascolo. L’espansione dell’ arativosi basava sulla presenza di nuovi campi da coltivare e dalla presenza di fertilizzanti animali, e quindidipendeva daldiboscamento, daipascoli naturalie daldissodamento. Forte era la domanda di legname per l’edilizia, il riscaldamento, l’energia ecc, così siarrestò ildiboscamento; si fu costretti adimportare il legname dalla Germania, che eraricca di foreste; procedere con il diboscamentonon era quindi cosa facile. Inoltre, l’espansionedell’arativo era direttamente proporzionale alladiminuzione deipascoli naturali, cheindebolirono l’allevamento e di conseguenza ladisponibilità di fertilizzanti animali, cheponevano limiti allo stesso settore agrario. Epoiché procedere aldissodamentonon erasemplice, l’espansione dell’arativo avvenne inzone più facili da conquistare ma meno fertili.La crisi agricola, che cominciò ad avvenire con i problemi legati al diboscamento, alla diminuzione obbligatoriadei pascoli e al dissodamento delle terre, coincise con un periodo di peggioramento climatico che portarono adue cicli di carestia
(Vedi PG 2 “Le conseguenze economiche e sociali”)
 che colpirono l’intera Europa:uno dal1315 al 1318, e l’altro dal 1339 al 1346. Questo portò naturalmente ad un aumento della mortalità e ad unadiminuzione demografica.
La crisi economica generale
 
I proprietari terrieri, in seguito alle carestie, pretesero dai contadini 1/3, o a volte addirittura la metà, delraccolto. Una misura insostenibile per i contadini. Così, sia i contadini che i ceti più abbienti ridussero la propriadomanda di beni manifatturierie di articoli di lusso. Le grandi carestie furono perciò all’origine di una crisigenerale che colpì le compagnie mercantili e bancarie.Tra il 1342-46a Firenze fallirono i più grandi mercanti ebanchieri d’Europa, i Bardi e i Peruzzi: questi prestarono in totale 1 milione e mezzo di fiorini d’oro al red’Inghilterra, il quale però intraprese una guerra con la Francia che durò per decenni,guerra dei cent’anni, equesto fece sì che non potesse più restituire la somma ai Bardi e Peruzzi. Così la voce si sparse, tutti andarono aritirare i loro soldi depositati, ed essi fallirono.
1
 
La peste colpisce l’Europa
La peste
 
La peste cominciò ad espandersi da Oriente attorno al 1339. Arrivò in Italia nel 1347, quando sbarcò in Sicilia ea Costantinopoli una nave genovese partita da Caffa: da qui la peste si diffuse ovunque con una decimazionedella popolazione pari al 15/50% in tutte le regioni: Fino al 1300 circa, come già detto, venne registrata unacrescita notevole della popolazione che da 40 milioni passo a 85 milioni, ma che, a causa della peste, nel giroqualche anno tornò a50 milioni circa. La peste, sebbene fosse già entrata in Europa attorno al VII secolo,apparve come qualcosa di totalmente sconosciuto. La peste si presentò in due forme differenti: “bubbonica” e “polmonare” . La prima è causata dalla trasmissione del bacillo, che può avvenire al semplice contatto esull’uomo prolifera rapidamente, provocando i cosiddetti bubboni ascellari e inguinali, seguiti da febbre,allucinazioni e la mortenel 60% dei casi. La peste polmonare è una complicazione della peste e attaccal’apparato respiratorio, è trasmissibile come un semplice raffreddore e porta alla morte quasinella totalità deicasi. Inoltre, se solo una persona si ammalava di peste polmonare, subito scattava un’epidemia di grandidimensioni.Dal 1347, in cui si manifestò la peste nera, continuò una lunga serie di epidemie, durate fino al XVsecolo.
Il terrore della peste nera
 
Tra il 1347-50 colpì l’Europa la peste nera, a cui seguì il terrore collettivo. Allora la vita media non era alta,arrivare a 70 anni era già un grandissimo traguardo, e tante erano le malattie di cui non si conosceva la cura,ma la peste rappresentava proprio qualcosa di oscuro e di temibile. Essendo incontrastabile venne quindi vistacome unapunizione Divina, e quindi oltre a processioni, esposizione di reliquie ecc per chiedere misericordia,vennero cercati dei capri espiatori: tra cui gli ebrei. C’era anche chi, per chiedere perdono, siauto-flagellava(iflagellanti) pubblicamente con fruste munite di punte metalliche. Molti andavano a vedere queste autopunizioniche venivano eseguite per 33 giorni e mezzo.
Le conseguenze economiche e sociali
La peste, causando una sovramortalità e il panico, insieme alle carestie, ostacolò i lavori agricoli. Così i contadinisi videro costretti ad andare a cercare gli alimenti in città, che, gravate da questo sovraffollamento, diventaronoluoghi ancor più esposti al contagio. Appena una regione veniva colpita dalla peste,l’economia si bloccava dicolpo. I prezzi dei prodotti agricoli quindi aumentavano a dismisura, per poi tornare normali. La diminuzionedella popolazione portò alla mancanza diforza-lavoroper le attività agricole e manifatturiere: i lavoratorisuperstiti, per guadagnar di più, imposerol’aumento dei salari. Così si posero, sia in campagna che in città, lepremesse per lo sviluppo dei conflitti sociali, che caratterizzarono la seconda metà del secolo.
L’Europa dei villaggi abbandonati
Ristrutturazione agricola e trasformazioni sociali (XIV secolo)
-Alla crisi del settore agrario, i proprietari terrieri scelsero, per risolvere la crisi, di dare il via all’ allevamento deibovinie alla produzione di carne, latte e formaggi (il cui prezzo era diminuito moltissimo), una scelta che portòottimi risultati. Inoltre scelsero di coltivare piante destinate ad unuso industriale: luppolo, fibre tessili ecc..-Sul piano sociale invece cominciòad estinguersi la relazione servile tra i signori e i contadini, lasciando posto allo sviluppo dellavoro salariato. L’aumento dei salari era accompagnato da una maggiore redditività delleproduzioni. Però non tutti i proprietari terrieri riuscirono ad adattarsi a questa nuova situazione, andandoincontro ad una lunga fase di ristrettezze economiche: da un latole terre e i prodotti perdevano valore, dall’altroi contadini cercavano rapporti a loro vantaggiosi. Così i signori risposero con la violenza e i contadini, poiché lamanodopera era fortemente richiesta, fuggivano da altri signori: questo portò alla coalizzazione dei signori perimpedire queste fughe, ma il risultato fu lo stesso:Rivolte contadinein tutte le parti d’Europa, che portarono aldeclassamento della nobiltà terrierae allascomparsa dei rapporti di dipendenza nelle campagne.
Fine servitù!
Questo accadde nell’Europa occidentale, mentre in quella orientale accadde l’opposto: dal lavoro libero delTrecento, si passò a corvées pesantissime nel Quattrocento.
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