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L'URAGANO KATRINA
Per i danni provocati e per il terribileimpatto sulla popolazione, Katrina èun evento drammatico, paragonabileall'11 settembre. La potenzadevastatrice di questo uragano è statal'ennesima prova dei mutamentclimatici in atto
”. È quanto ha affermatoRoberto Della Seta, presidentenazionale di Legambiente inriferimento al ciclone che ha devastatoin questi giorni New Orleans.Legambiente ha fatto appello alpresidente degli Stati Uniti affincriveda la sua posizione suicambiamenti climatici e diconseguenza la politica energetica delpaese americano.L'associazione ambientalista ha ricordato che gli esperti dell'IPCC (gruppo intergovernativo sui cambiamenticlimatici) già dal 2001 hanno decretato che gli eventi naturali estremi di questi ultimi anni, tra cui gli uragani,sono destinati a divenire sempre più frequenti e sempre più devastanti, come diretta conseguenza deicambiamenti climatici. Secondo Meteo France, negli ultimi 30 anni si contavano in media 10-11 cicloni ognianno, mentre dal 1995 in poi si è passati a 12-14. Secondo il modello di previsione elaborato da MeteoFrance, risulta che il numero degli uragani è direttamente proporzionale alle emissioni di gas serra.
È chiaro
- ha aggiunto Della Seta -
che l'obiettivo principale è ora quello di assistere gli sfollati, risanare lacittà e ricostruire case e infrastrutture. Ma è tempo che Bush riveda drasticamente la propria posizione sui cambiamenti climatici. Gli Stati Uniti sono infatti i principali produttori di gas serra nel mondo, responsabili di oltre un terzo delle emissioni globali e non hanno voluto sottoscrivere il Protocollo di Kyoto
”. Che qualcunoprovi a spiegarlo agli ex-abitanti di New Orleans, almeno quelli rimasti.
Non condividemmo
- ha concluso il presidente di Legambiente -
e continuiamo a non condividere, larisposta del presidente degli Stati Uniti all'attacco terroristico dell'11 settembre, ma non si può negare che lareazione fu immediata. È necessaria ora una risposta altrettanto pronta, per far fronte all'aumento e allaviolenza degli eventi climatici 
”.Le cifre che danno la misura della progressione del disastro sono contenute in un rapporto della NOAA(National Oceanic and Atmospheric Administration) degli Stati Uniti distribuito alla Conferenza sulRiscaldamento Globale di Buenos Aires del 1998. L'istituto americano aveva censito 37 catastrofi climaticheda almeno un miliardo di dollari di danni avvenute a partire dal 1980. Ebbene, 31 di questi 37 flagelli si sonoconcentrati nel decennio '88- '98, il decennio più caldo dal 1880.Il 1998 è stato un succedersi ininterrotto di alluvioni (50 mila senzatetto in Russia, 80 mila in Corea, 2 milamorti in Cina), siccità (180 milioni di dollari di danni a Cuba, il 90 per cento delle riserve di riso distrutto nelleFilippine), incendi (centinaia di migliaia di ettari di foresta bruciati in Borneo, 10 mila focolai in Messico),uragani (oltre un miliardo i dollari di danni in Perù).Una concentrazione di eventi in linea con le previsioni dell'Intergovernamental Panel on Climate Changedelle Nazioni Unite. Alex Alusa, responsabile del settore atmosfera dell'UNEP, il programma ambientedell'ONU, dichiarò: "
Il periodo preso in considerazione è troppo breve. Non possiamo affermare concertezza scientifica che l'uragano Mitch sia una conseguenza dei processi fisici causati dall'uomo bruciandocombustibili fossili e deforestando il pianeta. Anche se i sospetti continuano a crescere
”. Nella lista dei“sospetti” figuravano Andrew, l'uragano che nel 1992 ha devastato la Florida e la Louisiana provocandodanni per 27 miliardi di dollari, la siccità che nel '97 ha prodotto negli States 6 miliardi di danni e almeno 200morti, gli effetti devastanti causati dal Niño del '97-'98.Secondo l'UNEP, il livello del rischio era già allora così alto da rendere urgente una contromossa: limitare iconsumi di petrolio e la deforestazione, investendo in tecnologie per migliorare l'efficienza energetica e in
 
fonti alternative come il solare, l'eolico, le biomasse. La situazione, secondo gli ambientalisti, non consentivaulteriori rinvii del piano di riconversione energetica. Un gruppo di attivisti di Greenpeace ha scalato l'obeliscodavanti al teatro Colon chiedendo di non bruciare più di un quarto delle riserve di combustibili fossili. Il WWf ha rinnovato la richiesta di misure immediate: “
Ogni anno la concentrazione di anidride carbonica inatmosfera aumenta dell'1 per cento
”, affermava Aldo Jacomelli, “
se non passiamo a una forma di energiameno inquinante dovremo fronteggiare ogni anno fenomeni catastrofici 
”.Sono passati 6 anni e non è stato fatto nulla di concreto. A settembre dello scorso anno si è pronunciataMeteo France: “
 Attenzione, gli uragani sono in crescita del 40%
”.
“I fattori che contribuiscono alla formazionedi questi fenomeni meteorologici 
”, ha provato a spiegare il meteorologo Jean-Noel Degrace, responsabile delcentro, “
temperatura delle acque superficiali superiore ai 26 gradi e forte umidità, sono sicuramente favoriti dal riscaldamento globale. La crescita degli uragani di classe 4 o 5, ovvero i più distruttivi, è dovutaall'aumento del livello del vapore acqueo nei Caraibi, in media il 15% in più negli ultimi 20-30 anni 
”.Dice il saggio: “Uomo avvisato, mezzo salvato”. Ma nessuno vuole più ascoltarlo.(Pubblicato suEcplanet07-09-2005)LINKS
GENESI DI UN URAGANO
L'uragano è la piùviolentamanifestazione delledepressioni tropicali -una sorta di grande“valvola” che scarical'eccesso di energiache si accumula inquelle zone - capacedi sviluppare unapotenza pari a 200chilotoni, dieci voltequella prodotta dallabomba atomicascoppiata adHiroshima. L'uraganoKatrina è stato ilsesto a colpirequest'anno gli StatiUniti e il piùdevastante. Ognianno, molti fenomeni atmosferici di questo tipo si abbattono su vari paesi del mondo assumendo nomidiversi: è chiamata ciclone o uragano sulle coste dell'atlantico, tifone nell'oceano Indiano.
 
Il fenomeno interessa esclusivamente i mari caldi e solo in alcuni periodi dell'anno quando la temperatura delmare supera i 27 gradi Celsius su una profondità di 80 metri e l'aria dell'alta atmosfera è fredda(generalmente da gennaio a marzo nell'oceano Indiano, da giugno a novembre sulla costa est americana).L'aria calda, più leggera, si alza e aspira in alto l'umidità del mare formando delle nuvole. Anche i ventirisalgono e conferiscono alle nuvole un movimento a spirale, attorno a una zona di calma relativa chiamata“occhio del ciclone”.Questi fenomeni tropicali, con diametro da 300 a 1000 km, percorrono migliaia di chilometri, per circa unasettimana, a una velocità di 20-25 km/h su percorsi difficilmente prevedibili: a volte compiono una traiettoriaad anello, tornando sul luogo già devastato dal loro primo passaggio fino a quando, giungendo sulcontinente, perdono progressivamente potenza. Intorno alla zona di depressione, si formano venti fino a 300km orari e l'umidità portata in alto si condensa e ricade al suolo sotto forma di piogge intense. Il livello delmare può alzarsi di parecchi metri provocando inondazioni. Il tornado è un fenomeno dello stesso genere,ma su scala locale e di dimensioni ridotte.L'usanza di chiamare gli uragani con nomi di persona in ordine alfabetico è stata avviata nel 1953 dalNational Weather Service americano, che ha definito una tabella che comprende oltre cento nomi, semplici efacili da ricordare. Una volta esaurita la lista, si ricomincia da capo. Fino ad allora, questi fenomeni venivanoidentificati indicandone la posizione con latitudine e longitudine. Inizialmente i nomi utilizzati eranoesclusivamente femminili, ma dal 1978, in onore alla parità dei sessi, si cominciò a utilizzare anche quellimaschili. I vantaggi di questo tipo di identificazione sono eminentemente pratici: nel caso in cui i cicloni damonitorare siano più di uno nella stessa zona, non si rischiano sovrapposizioni e confusioni.Il “landfall” di Katrina è avvenuto sulle coste della Lousiana, poco ad est di New Orleans. In quel momentoKatrina era un uragano di categoria 5,la massima prevista nella scala Saffir-Simpson, con venti che superavano i240 km/h. Rapidamente, come “quasi”sempre accade agli uragani quandoraggiungono terra, Katrina ha persod'intensità, percorrendo al contrariotutti i gradini della scala Saffir-Simpson, fino ad essere declassato aTempesta Tropicale. La perdita diintensità non gli ha impedito dicausare gravi danni alle strutture nellacittà di New Orleans e nelle areeattigue, dove al forte vento si sonounite fortissime precipitazioni in gradodi accumulare 183 mm nelle ultime 24ore all'aeroporto di New Orleans, doveè stato anche registrato un minimo dipressione di 958 hPa. Molte zoneaffacciate sul Golfo del Messico traLouisiana ed Alabama sono stateinondate, mentre lentamente, alla velocità di circa 35 km/h, la tempesta si è diretta verso nord-est, nello statodel Mississippi.Le previsioni del NOAA indicano che potrebbero essere fino a 7 gli uragani di categoria pari o superiore a 3 -in gergo “major hurricanes” - entro la fine dell'anno. La scala che determina l'intensidell'uraganonell'oceano Atlantico e nel nord-est del Pacifico si chiama Saffir-Simpson: categoria 1 - minimo: venti da 119a 153 km/h, livello del mare che sale da 1 m a 1,70 m. Rischi leggeri per le abitazioni senza fondamenta.Strade costiere inondate; categoria 2 - medio: venti da 154 a 177 km/h. Il mare si alza da 1,80 m a 2,60 m.Tetti sollevati, strade costiere e situate sotto il livello del mare inondate da 2 a 4 ore prima dell'arrivodell'occhio del ciclone; categoria 3 - intenso: venti da 178 a 209 km/h, acque più alte di 2,70-3,80 m. Alberigrossi sradicati, cartelloni rovesciati. Molti tetti danneggiati.Inondazioni sulle coste, molte abitazioni costiere distrutte. Strade basse inondate da 3 a 5 ore primadell'arrivo dell'occhio del ciclone. Terreni fino a 1,5 m sul livello del mare inondati; categoria 4 - estremo:venti da 210 a 249 km/h, livello del mare più alto da 3,90 a 5,60 m. Alberi sradicati, tabelloni rovesciati. Dannigravi a tetti, porte e finestre. Terreni fino a 3 metri s.l.m. inondati. Danni gravi ai piani inferiori delle abitazioni

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