LA RINASCITA DELLA SINISTRA
SETTIMANALE DI POLITICA E CULTURA DEL PARTITO DEI COMUNISTI ITALIANI, REGISTRATO AL TRIBUNALEDI ROMA - N°46 IN DATA 27 GENNAIO 1999
DIRETTORE
MANUELA PALERMI
VICEDIRETTORE
FABIO GIOVANNINI
DIRETTORE RESPONSABILE
GIANNI MONTESANO
DIRETTORE EDITORIALE
CORRADO PERNA
CAPOREDATTORE
RAFFAELLA ANGELINO
PROGETTO GRAFICO
GABRIELE FASAN
SEGRETARIA DI REDAZIONE
VALERIA RUSSO
IN REDAZIONE
GIAMPIERO CAZZATO, ANTONELLA DE BIASI, GABRIELEFASAN, DOMENICO GIOVINAZZO, PAOLA MORONI,SARA SORRENTINO, ALESSANDRA VALENTINI
REDAZIONE@LARINASCITA.NET
VIA COLA DI RIENZO 280, 00192 ROMATEL. +39.06.6840081, FAX +39.06.68892730
EDITORE
LAERRE SOC. COOPERATIVA, VIA COLADI RIENZO 280, 00192 ROMA, TEL. +39.06.6840081, FAX+39.06.68400837.
DISTRIBUZIONE
SODIP, VIA BETTOLA 18, CINISELLOBALSAMO
RICEZIONE E STAMPA
ROTOPRESS SRL, VIALE ENRICOORTOLANI 33/37 ROMA
CHIUSO IN TIPOGRAFIA IL 4 MAGGIO 2009 ALLE 17
QUESTA TESTATA FRUISCE DEI CONTRIBUTIDI CUI ALLA LEGGE 22 DICEMBRE 1990 N°250 E S.M.
www.larinascita.org
2
Giovedì
7
Maggio
2009
e d i t o r i a l i
D
ELFINA
T
ROMBONI
O
ch il sipi smb ss cltsull ps vicd dll cdidtublusci di “i blli”, v-i di l mi sl sul sipitt VicLi-Silvi Blusci, ch tt ppssii cmmtti lcli (, stmt, lcufmmiist; m l gt cmu, ch l ms-sim cmmt, cm i mii vicii di cs, “t vist ch l Vic l s’è ibìd?”), m chsu ciò ch tsp di cmmti gilistici plitici. Rissumd: il Blusc f tpltizi sull cdidtu di vli ditzl; lmgli Vic dichi ch si ttt di cdi-dtu ch isult tutt l d ch svsl p il sllzz dll’impt; l’imptsqud l lu dll cdidt li (t); ilcsiddtt “ld dll’ppsizi” Fcschiicmmt c u pttic: «Blusci c-sc l ftich dll itli»; l’impt, su vlt, t sull pdilzi p l bll dgià sfdt gli dimticti cmmti suglistupi dic di pfil cti spti dllsiist, mldti mlvstiti. I cmmt-ti si sct su vli, ditzl pptidi cppi ( ptimili) dl st iffbilpsidt dl csigli, i qulch (scigut)cs ti i bll qul “il pivt è plitic” chh cttizzt u’it stgi dl fm-miism vctsc.
Non ho nulla contro i nani e le ballerine che, almassimo, se, come ritengo legittimo, si candidanoal Parlamento, contesto nel merito delle politicheche propongono, e non per i centimetri che rag-giungono o per il mestiere che esercitano (Brunettapotrebbe essere alto due metri, ma lo troverei ugual-mente arrogante, presuntuoso, pieno di disprezzoper chi lavora, all’oscuro di cosa significhi lavorare,pubblico impiego compreso e quindi incompetentedella materia). Appartengo ad una generazione cheha conosciuto “scandalose” candidature (Ciccioli-na e pornostar varie candidate dai radicali qualchedecennio fa, per esempio) su cui ha aperto una di-scussione politica, che mi sembrò allora capace dinon seppellire né le donne chiamate in causa, néla politica, sotto il peso del ruolo femminile cano-nizzato, che oggi è invece riesumato proprio da chiquella canonizzazione dovrebbe, forte ormai di unatradizione, femminile e di sinistra, che sta avvian-dosi a diventare persino storia, combattere e lasciarealle sirene della destra.Quando si dice che le veline non vanno candi-date, che servono per il sollazzo dell’imperatore eche non si tratta di belle donne ma di donne “facili”(Lidia Ravera su
Liberazione
!), esaltando l’indigna-zione della moglie di chi le candida, cosa si dice inrealtà? Che esiste una categoria di donne che pen-savamo di aver seppellito, che corrisponde alle an-tiche “puttane”, a cui si contrappone un’altra cate-goria di donne, che ugualmente pensavamo di averseppellito, quella delle “sante”, ovviamente coinci-dente con le madri, mogli, sorelle, figlie... Le santedevono starsene a casa (come Veronica) a difenderei propri figli (pazienza se di secondo letto, per una volta, trattandosi del premier, si può chiudere unocchio); le altre, le donne “facili”, facciano il loromestiere in tv, ma non pretendano di entrare in po-litica, cosa riservata ad una terza categoria di donne,né sante né puttane, che al momento non sapreidefinire. Una prima definizione la dà il Berlusca:quali veline? sono tutte laureate... Mi piacerebbeche lo stesso impegno il premier lo mettesse nel di-re, anche: quali co-co-co, para-dipendenti, call cen-teriste, dequalificate... sono tutte laureate! Sarebbeun bel passo: se, seguendo il suo ragionamento, una velina, purché laureata, può entrare in Parlamento,allora anche una precaria potrebbe avere speranzadi vedersi riconosciute competenza e qualifica e diarrivare ad un posto di lavoro adeguato e stabile... Equesta è una. La seconda definizione la dà il leaderdella cosiddetta opposizione, Dario Franceschini:quali belle donne? Le italiane sono donne che mol-to faticano e le candidature delle veline le insultano.Non so se il mestiere di velina sia un lavoro chenon comporta fatica (solo a tener lontane le manie le insinuazioni, di fatica ce ne vuole parecchia).Quel che so è che sono stufa, arcistufa, nauseatache, ancora nel terzo millennio, si porti a “giustifi-cazione” di una candidatura femminile la capacitàdelle donne di sopportare (come sopportano) gran-di fatiche. Vogliamo, per una volta, uscire da questoparadigma – Franceschini non me ne voglia, so chenon è la sua tradizione – terzinternazionalista? Unadonna ha diritto ad essere candidata in Parlamentoe ovunque, non in ragione del tipo di lavoro che fae del fatto che quel lavoro comporta fatica, ma dellecose che sa e che sa proporre nel campo specificoche sceglie per il suo impegno e per realizzare il suodesiderio. Berlusconi non offende le donne perché“faticano”, le offende perché quando ne parla met-te il loro corpo, anzi il loro aspetto, prima del lorocervello. C’è poi Veronica. Trovo disgustoso avermandato in tv (come ritorsione?) una sua immagi-ne antica, di quando recitava a teatro a seno nudo,tanto per non farla sentire così superiore alle velinedi cui ciancia (non è questo che tanti uomini dellagenerazione di Berlusconi e oltre – e le donne cheli prendono a parametro – fanno da sempre? Nonpensano che, in fondo, tutte le donne sono uguali,pura merce di scambio, dato che le loro prestazionisessuali, se non le comprano per strada, le acquista-no tramite matrimonio?), è davvero così “innova-tivo” e addirittura libero e femminista il suo stile?Non è la prima volta che Veronica sceglie la via me-diatica per parlare dei suoi rapporti col marito. Iosono figlia di braccianti padani, e forse sono un po’moralista, ma penso che in questo caso “il privatoè politico” non c’entra proprio nulla. C’entra invecel’ uso spregiudicato che Veronica fa del palcosce-nico pubblico, che l’essere la moglie del premier leassicura, per usare della sua posizione, per forza dicose pubblica, a fini privati: in questo caso specifi-co, a quanto i giornali scrivono, il braccio di ferrocol marito per garantire ai tre figli la stessa quotapatrimoniale che il Berlusca, a quanto affermanoappunto i commentatori, vorrebbe riservare soltan-to ai due figli di primo letto. Niente è più lontano,almeno per la mia formazione, cultura, sensibilità,dalla libertà femminile.Nella montagna di commenti attorno a questapoco appassionante telenovela, nessuno pare rite-nere degna di attenzione l’affermazione secondocui i rappresentanti della sinistra andrebbero inParlamento, e immagino ovunque, “maleodoranti emalvestiti”. Sarà sempre per la faccenda che sono fi-glia di braccianti, e sarà anche che ideologicamentesono cresciuta dentro la cultura della classe operaiae della formazione comunista, ma qualche parolasu questo becero e padronale passaggio non gua-sterebbe. Si torna all’antico: a quando, entrati neiprimi consigli post unitari anche i rappresentantidel “popolo”, i benpensanti commentavano conspregio il fatto di venir governati, laddove la sini-stra vinceva, da uomini ignoranti, gretti, malvestitiappunto, e certamente maleodoranti, dato che se neesaminavano sulla pubblica stampa le callosità del-le mani e l’inadeguata copertura dei piedi... Poichésono una donna comunista figlia della classe ope-raia, ho pensato ad una antica fotografia dell’Udi,che raffigurava le donne venute da tutta Italia alprimo Congresso nazionale dopo la Liberazione.Alcune di loro, il capo coperto da grandi fazzolet-toni bianchi (il nostro “velo” dell’epoca), arrivaro-no scalze, perché non avevano di che comprarsi lescarpe. Erano donne, di sinistra, sicuramente mal- vestite. Dubito che fossero maleodoranti: la pover-tà non implica assenza di amor proprio e dignità.Mia madre mi ripeteva: poveri, ma puliti. Non l’homai dimenticato. Vogliamo dire che gli uomini ele donne che si oppongono a Berlusconi e al suoregime razzista e di destra, nulla hanno a che farecon l’immagine che lui ne promuove attraverso imedia? Che la sporcizia sta in ben altro, e si annidamolto spesso sotto le camicie di seta e le cravattefirmate, così come sotto i foulardini ed i tailleuri-ni castigati di chi fustiga, apparentemente, velinee ditonzole? Vogliamo dire basta a questo stravol-gimento del linguaggio, della verità, della realtà?Magari, per cominciare, mettendo una croce, nellascheda elettorale, al posto giusto?
LA VERONICA LA S’È INRABÌDA
Leave a Comment