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Ausulio - La Volonta Colletiva Nazionale Popolare, Rousseau, Hegel e Gramsci a Confronto

Ausulio - La Volonta Colletiva Nazionale Popolare, Rousseau, Hegel e Gramsci a Confronto

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 Giornale di filosofia
Filosofia Italiana
La 
volontà collettiva nazionale-popolare:
Rousseau, Hegel e Gramsci a confronto
1
 
di Manuela Ausilio
Sommario
: Ben poco s’è indagato in ambito filosofico sulla continuità della riflessione politica di Rousseau eGramsci e solo nell'ultimo decennio s'è aperta la riflessione in merito in America Latina. Se certamente evidente èla ricezione gramsciana della riflessione idealista e hegeliana in particolare – più volte da Gramsci esplicitamentetestimoniata –, non altrettanto lo è la ricezione dei contribuiti del pensatore ginevrino, riscontrabili quasiunicamente in relazione agli scritti, per dir così, "pedagogici" di Gramsci. Tuttavia tale mancata evidenza dellapresenza di Rousseau nella
lettera 
dei testi gramsciani non esclude affatto una riflessione sulla ricezione dello
spirito
della filosofia rousseauiana, tanto più se consideriamo come sia ben presente nella filosofia hegeliana stessala valorizzazione e rielaborazione del pensiero politico di Rousseau ed in particolare del concetto di
volonté générale 
. Giornaledifilosofia.net / Filosofiaitaliana.it - ISSN 1827-5834 – Dicembre 2007
1
Intervento tenuto in occasione del Convegno su
 Antonio Gramsci, un sardo nel “mondo grande e terribile”
(Cagliari-Ghilarza-Ales, 3-6 maggio 2007).
 
www.filosofiaitaliana.it 
2
 La 
volontà collettiva nazionale-popolare:
Rousseau, Hegel e Gramsci a confronto
di Manuela Ausilio
«Ma un’associazione normale concepisce se stessacome aristocrazia, una élite, un’avanguardia,cioè concepisce se stessa come legata da milioni di filia un dato raggruppamento sociale e per il suo tramite a tutta l’umanità.Pertanto questa associazione non si pone come un qualche cosa di definitivo e di irrigidito,ma come tendente ad allargarsi a tutto un raggruppamento sociale,che anch’esso è concepito come tendente a unificare tutta l’umanità»(A. Gramsci,
Quaderni del carcere 
 )
2
 
 A partire dal rifiuto d'ogni visione meccanicistica del rapporto fra
struttura 
economica e
sovrastruttura 
politico-ideologica
3
, Gramsci configura il comunismo quale «società regolata». Percomprendere tale definizione e le sue radici teoriche – che individueremo nel concetto gramsciano di«volontà collettiva nazionale-popolare» – richiameremo brevemente l'attenzione sul concetto di
volonté  générale 
sistematizzato nella riflessione politica di uno dei più significativi pensatori della tradizionepolitica moderna: Jean-Jacques Rousseau.Non v'è dubbio che ben poco s’è indagato in ambito filosofico sulla continuità della riflessionepolitica di Rousseau e Gramsci e solo nell'ultimo decennio s'è aperta la riflessione in merito in AmericaLatina. Se certamente evidente è la ricezione gramsciana della riflessione idealista e hegeliana inparticolare – più volte da Gramsci esplicitamente testimoniata –, non altrettanto lo è la ricezione deicontribuiti del pensatore ginevrino, riscontrabili quasi unicamente in relazione agli scritti, per dir così,"pedagogici" di Gramsci. Tuttavia tale mancata evidenza della presenza di Rousseau nella
lettera 
dei testigramsciani non esclude affatto una riflessione sulla ricezione dello
spirito
della filosofia rousseauiana,tanto più se consideriamo come sia ben presente nella filosofia hegeliana stessa la valorizzazione erielaborazione del pensiero politico di Rousseau ed in particolare del concetto di
volonté générale 
.Nonostante aspre critiche, Hegel interiorizza numerosi motivi del pensiero politico del ginevrino. 1) Perun verso difatti, Rousseau parrebbe rientrare a pieno titolo nella tradizione contrattualista, legando ilproprio nome al principio della volontà soggettiva. Rousseau - sostiene Hegel -, «ha colto la volontàsoltanto nella forma determinata della volontà
singolare 
» e perciò ha poi inteso (fraintendendola) ladimensione universale della volontà sovrana. Egli infatti la ha ritenuta «non come il razionale in sé e persé della volontà, ma solo come ciò che è
comune 
, come il risultato cosciente dell’incontro fra le volontà
2
Gramsci,
Q
6, § 79, p. 750. Il riferimento delle citazioni è ad Antonio Gramsci,
Quaderni del carcere
, edizione criticaa cura di Valentino Gerratana, Torino, Einaudi, 1975. D'ora in poi indicheremo numero, paragrafo e pagina delQuaderno da cui si cita preceduti dalla lettera
Q
; [c.m] sta per [corsivo mio].
3
Per un’analisi della problematica tesi dell’"estinzione dello Stato" nel pensiero marxiano, intesa quale fase in cuidileguerebbero gli antagonismi di classe e verrebbe negata qualsivoglia autonomia al all’elemento politico-giuridico dicontro a quello economico, cfr. Domenico Losurdo,
 Antonio Gramsci dal liberalismo al «comunismo critico»
, pp. 181-205.
 
 Manuela Ausilio –Rousseau, Hegel e Gramsci a confronto
3
dei singoli»
4
. Ma risultato di ciò è che «l’unione degli individui nello stato diviene un
contratto
, il quale haquindi per base il loro arbitrio»
5
. 2) In realtà Hegel rileva in seconda battuta come fu lo stesso Rousseaua dissolvere
dall’interno
, più o meno consapevolmente, l’idea secondo cui la collettività risulterebbe dauna mera sommatoria d’interessi individuali e dunque lo stesso paradigma contrattualista. Per un verso,infatti, Rousseau riconosce nel
comune 
la nascita della società moderna come il divaricarsi fra base
materiale 
del lavoro salariato e
 forme 
del riconoscimento giuridico (non v’è passaggio
immediato
fraindividuo e Stato così come non v’è fra singoli governati, in balia di interessi parziali edell’individualismo proprietario, e
volonté générale 
 )
6
. Tuttavia tale passaggio, mediato fenomenicamente daun lungo e doloroso processo storico, in ultimo essenzialmente si rivela
atto
pratico di ragione collettivaal di là di interessi empirici. Per dirla con Rousseau: «Subito al posto della persona singola di ognicontraente, quest'atto di associazione crea un
corpo morale e collettivo
, [...] che riceve da quest'atto stesso lasua unità, il suo
io comune 
, la sua vita e la sua volontà»
7
, parrebbe quasi in
senso trascendentale.
Sorprendenon poco l'assonanza semantica e concettuale con le affermazioni di Antonio Gramsci nei
 Quaderni del carcere 
in merito «
allo stato etico o di cultura 
». Se per un verso Gramsci più volte riconosce esplicitamente ilproprio debito nei confronti di Hegel in merito
8
, per l'altro diversamente dalla concezione hegeliana -«propria di un periodo in cui lo sviluppo in estensione della borghesia poteva apparire illimitato»
9
edunque l’eticità o universalità di essa poteva essere affermata nei termini: tutto il genere umano saràborghese - Gramsci sostiene che unicamente a seguito del superamento della partizione in classi saràpossibile realizzare uno Stato compiutamente etico, corrispondente all’inveramento-superamento delsuo concetto in «un organismo sociale unitario tecnico-morale»
10
.In entrambi i pensatori vediamo delinearsi il dramma di un’idea della politica che non rinunciaalla ricerca di forme adeguate della vita comune e che in entrambi i casi si consuma dinanziall’immagine di secoli segnati da violenze ed iniquità enormi e dall’inadeguatezza evidente deirappresentanti della "ragione pubblica" a governare tali sconvolgimenti. In tal senso nella riflessionepolitica di Rousseau, come in quella gramsciana, si manifesta il proposito e l’esigenza d’affermare leragioni della
 generalità: 
in entrambi i casi si evidenzia una profonda fiducia nell’affidare in ultimo allapolitica il compito di superare una
nature des choses 
, il cui andamento indifferentemente armonico venivainvece colto nella sua dolorosa interruzione: ciò ad opera d’una società umana che disumanizzava se
4
Georg Wilhelm Friedrich Hegel,
 Lineamenti di filosofia del diritto
, tr. it. a cura di G. Marini, Laterza, Roma-Bari2001, § 258.
5
Ibidem.
6
«Perciò, se si elimina dal patto sociale ciò che non ne fa parte essenziale, si troverà che può ridursi in questi termini:“Ciascuno di noi mette in comune la sua persona ed ogni suo potere sotto la suprema direzione della volontà generale; enoi tutti in corpo consideriamo ogni singolo membro come parte indivisibile del tutto"». [
 Jean-Jacques Rousseau, Ilcontratto sociale
, Introd. a cura di A. Burgio, Universale Economica Feltrinelli,
 I 
, VI, p. 80].
7
Ibidem.
«
Corps morale et collectif 
», scrive Rousseau: il corpo morale e collettivo, il «corpo politico, non essendo cheuna persona morale, non è che un essere di ragione» [Id.,
Œuvres complètes de J.-J. Rousseau
, a cura di B. Gagnebin eM. Raymond, 5 voll., "Bibliothèque de la Pléiade", Gallimard, Paris 1959-95. D'ora in poi
OC 
].
8
É «ai maggiori scienziati della politica e del diritto» ed in particolare a Hegel che Gramsci fa risalire laconsapevolezza di «quest’“immagine” di Stato senza Stato» ovvero di «Stato etico» [
Q
6, § 88, p. 764]. D’altra partetale “immagine” nell’autore della
Filosofia del diritto
permane a livello di «pura utopia», giacché egli in ultimo prescinde dai colossali sconvolgimenti materiali che soli possono conferirle concretezza. Al contrario Gramsci,esplicitamente erede della tradizione marxista su ciò, riflette sulla complessità della scissione apparentemente nettaesistente fra Stato e società civile. Anzitutto egli distingue società
civile,
società
 politica
e Stato [Cfr.
Q
8, § 130, p.1020: «lo Stato si presenta nel linguaggio e nella cultura delle epoche determinate, cioè come società civile e comesocietà politica, come «autogoverno» e come «governo dei funzionari». Cfr. anche
Q
7, § 28, p. 876;
Q
8, § 142, p.1028;
Q
10, § 7, p. 1245;
Q
12, § 1, p. 1518;
ivi
, p. 1527].
 
In tal senso se per un verso il comunismo opererà il graduale«riassorbimento della società politica nella società civile» [
Q
5, § 127, p. 662], per l'altro sottolinea che ciò non puòavvenire se non prendendo atto del fatto che «la società civile [...] è anch’essa “Stato”, anzi è lo Stato stesso» [
Q
26, §6, p. 2302] e dunque per la presa del potere da parte della classe proletaria il farsi società
 politica
risulta passaggioobbligato. Di qui il contributo originale di Gramsci alla teoria dello Stato come "Stato allargato", cfr. su ciò GuidoLiguori,
Stato e società civile da Marx a Gramsci
, in "Critica marxista", 2000, n. 6, pp. 37-43.
9
 
Q
8, § 179, p. 1049.
10
 
 Ivi
, p. 1050.

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