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 La società civile come spazio di mediazione Agnese Vardanega
1. Obiettivi e dimensioni dell’analisi
Obiettivo dell’analisi che è stata oggetto del mio contributo al volume curato dal Prof. Cesareo, èstato quello di individuare - utilizzando l’Analisi delle corrispondenze multiple (Acm)
i
- alcune di-mensioni atte a sintetizzare lo
 spazio dell’azione della società civile
, per come emerso nell’analisiempirica, ed osservare in che maniera i diversi attori (gruppi e strutture) inclusi nel campione si di-spongono entro tale spazio. Tale analisi ha condotto ad una tipologia delle forme di mediazionesvolte dagli attori stessi, con l’ausilio di una procedura di classificazione automatica dei casi. L’ideaera quella di arrivare a costruire uno spazio
idealtipico
che consentisse di leggere - in chiave com- parativa e ad un livello più generale - non solo le analogie e le somiglianze, ma anche e soprattuttole differenze salienti, fra i gruppi e le strutture studiate nell’indagine.L’analisi va collocata entro limiti ben precisi. In particolare è necessario considerare quali
 pre- supposti
(diremmo “postulati”) generali dell’analisi quelli che sono alla base dell’indagine, e cioè:1. I gruppi e le associazioni contattati sono stati considerati come
attori
appunto della
 società civile
,che si collocano e si muovono entro uno
 spazio d’azione
.2. Di tali gruppi, è stato dato per 
 presupposto
che svolgano una funzione di mediazione fra individuie ambiti istituzionalizzati (politica, istituzioni pubbliche, mercato, comunicazione pubblica; laselezione dei gruppi da includere nel campione è stata infatti orientata da tale presupposto); lospazio d’azione è stato dunque assunto
ex ante
come
 spazio di mediazione
.3. La nostra lettura ammette cionondimeno la capacità autopoietica di tali gruppi, ed anzi la
 socia- zione
, intesa quale capacità di costituire
 forme sociali
può essere assunta quale
 focus
specifico diinteresse.
2. Le dimensioni principali: Integrazione e Adattamento
L’analisi ha preso le mosse dalla selezione di alcuni indicatori relativi alle relazioni degli attori
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con gli ambiti istituzionalizzati considerati nell’indagine (
apparato politico-amministrativo, merca-to, sistema della comunicazione pubblica
e
ambito socio-assistenziale
); al livello di istituzionalizza-zione degli attori considerati; ed infine al livello di strutturazione organizzativa
. Gruppi e organizzazioni rientrati nel nostro campione mostrano una grande differenziazione, per campi di azione, settori di attività, modalità organizzative; differenziazione voluta, naturalmente, vi-sto che il modello interpretativo adottato e la definizione operativa data al concetto di
 società civile
voleva cogliere il più vasto
range
di formazioni sociali possibili. Limitatamente agli indicatori con-siderati nell’analisi, tale differenziazione può essere adeguatamente descritta da due fattori: le mo-dalità attraverso le quali i nostri attori riescono a svolgere un proprio ruolo nel proprio ambito terri-toriale e in rapporto alle diverse sfere istituzionalizzate (
integrazione
), ed in secondo luogo le mo-dalità di acquisizione delle risorse finanziarie ed umane (
adattamento
)
.Sulla prima dimensione - che abbiamo chiamato
 Integrazione
- troviamo risposta alla domanda:“Posto che gli attori della società civile svolgono un qualche tipo di funzione di mediazione fra indi-vidui e ambiti istituzionalizzati,
in quale maniera prevalente svolgono tale funzione? E nello svolgi-mento di tale funzione, si collocano più sul versante dell’istituzionalizzazione e delle relazioni spe-cifiche o più sul versante della spontaneità e delle relazioni diffuse?
”. Gli attori considerati si distri- buiscono dunque su questo asse in base al grado di strutturazione organizzativa, dai
 gruppi
informa-li alle
organizzazioni
più formalizzate ed istituzionalizzate.In particolare, il polo delle organizzazioni sembra per certi versi avvicinarsi a quella funzione dimediazione che Hirst (1999) attribuisce alla
democrazia associativa
: la presenza di legami stabilifra gli attori considerati nell’analisi da una parte e i diversi ambiti istituzionalizzati dall’altra sembraquasi coessenziale alla loro stessa esistenza in quanto organizzazioni. Ma in questo caso, le relazio-ni osservate riguardano nella grandissima parte dei casi non solo le istituzioni politico-amministrati-ve, ma tutte le sfere istituzionalizzate considerate: questo polo dà quindi conto del rapporto con leistituzioni e delle dinamiche interne (di strutturazione organizzativa) ed esterne (di democrazia e partecipazione) che tale rapporto sembra attivare.Il polo opposto sembra invece corrispondere meglio invece alle funzioni attribuite al
comunitari- smo
, essendo qui elemento fondamentale la relazionalità diretta, l’assenza di relazioni con (o l’auto-nomia da) le sfere istituzionalizzate, il legame con il contesto locale di appartenenza. Su questo polo, dunque, società civile significa socialità originaria, ma anche ricomposizione delle apparte-
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nenze e delle identità a livello locale. Anche qui possiamo riconoscere una dinamica legata alle mo-dalità di integrazione adottate, ed in particolare dall’assenza del rapporto con le istituzioni.Di rilievo - seppure attesa - l’associazione fra spontaneità e bassa strutturazione organizzativa, as-sociazione che ha appunto indotto chi scrive ad interpretare questo asse in termini di
modalità di in-tegrazione
. Appare infatti evidente la forma “comunitaria” di queste strutture: sono più raramente presenti lavoratori dipendenti, gli organi decisionali sono più spesso allargati (assembleari) e le rela-zioni dei membri
all’interno del gruppo
sono improntati all’amicizia, il collante principale e la mo-tivazione prevalente per i membri a far parte del gruppo stesso. Si tratta solitamente di strutture pic-cole, mentre la natura giuridica più caratteristica è il “gruppo informale”, seguita da “associazionisenza personalità giuridica”. Al contrario, troviamo associate all’altro semiasse i soggetti della sferaeconomica e dell’ambito socio-assistenziale; strutture grandi, Onlus, associazioni con personalitàgiuridica e cooperative sociali.Ulteriore elemento degno di rilievo è l’associazione fra “istituzionalizzazione” e strutture nate frail 1945 e il 1970, da una parte, e fra “spontaneità” e recente istituzione (strutture nate nell’ultimodecennio). Il dato si presta ad una lettura non univoca. La questione se il processo di istituzionaliz-zazione sia in buona sostanza inevitabile - nel corso del tempo - per gli attori della società civile non può infatti essere risolta in questa sede, ché una risposta articolata e completa richiederebbe uno stu-dio approfondito e specificatamente orientato ad indagare tale questione. In particolare, il presentedisegno di indagine non consente di sciogliere l’intreccio fra aspetti - per così dire - filogenetici edaspetti ontogenetici della dinamica dell’istituzionalizzazione.La dimensione dell’
 Adattamento
, invece, oppone il modello relazionale dello
 scambio
(polo auto-nomia) a quello del
dono
(polo solidarietà). Se ciascuna delle dimensioni individuate enfatizza unaspetto delle relazioni fra gli attori ed il loro ambiente, su questa dimensione riconosciamo in parti-colare le diverse modalità di attivazione di risorse economiche e sociali: mercato e solidarietà,scambio e dono, individuano modalità relazionali esterne ed interne la cui rilevanza nella definizio-ne delle forme di mediazione e di socialità non può essere sottovalutata.Le strutture che fanno riferimento al modello economico di reperimento di risorse attivino preva-lentemente risorse
interne
al sistema organizzativo, prodotte cioè dallo stesso, e sono in questo sen-so
autonome
. Al contrario, le strutture che si basano sulla
 solidarietà
attivano risorse
esterne
al si-
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