cronaca
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“Benvoluti allo stesso modo da sciiti e sunniti purché ci si presenti in pace”
Basta armi in Iraq
“La soluzione per la pace esiste: una forza di caschi blu musulmani”
Se l’Onu parla arabo
Chi ha paura delle badanti?Il centro caccia lo straniero
Intanto ad Anconetta si sfida antenna selvaggia
Chi ha paura delle badanti? Ivicentini. O almeno così rac-conta il consigliere
MaurizioCucchiara (Ds)
della
Circoscrizione uno (Centrostorico).
Queste signore del“lontano” est solevano ritro-varsi la domenica pressoCampo Marzio. Un comitatodi abitanti di piazzaleBologna, tuttavia, ha gridatoallo scandalo per un presuntotraffico di merce clandestina.Insomma, lo scambio di ciboo bevande provenienti daipaesi d’origine delle badanti èstato visto come qualcosa disospetto. Detto fatto.
L’assessore Cicero (An)
hadato il via alla sistemazione dipiazzale Bologna spostando ilritrovo delle signore nei pressidella dogana. Problema: lamaggior parte delle badantiproviene da fuori Vicenza eusufruisce di pulmini organiz-zati per recarsi al consuetoincontro domenicale. Alposto dei pulmini è stato isti-tuito un autobus che, inizial-mente gratuito, è poi diventa-to a pagamento. Inoltre, ilservizio termina alle due, orain cui generalmente le signo-re, cogliendo l’occasione del-l’agognato riposo domenicale,pranzavano insieme. La circo-scrizione ha così sollevato ilproblema per trovare unluogo vicino alla stazione fer-roviaria. Giovedì 22 avràluogo un incontro per trovareuna posizione unitaria sull’ar-gomento.
Su le antennecittadini
Si parla molto di problemiambientali, ma si fa poco perrisolverli. Anche quando ilproblema è sotto casa. La
Circoscrizione sei (Villaggiodel Sole, Pomari...
)si trova adover far fronte a tre casi diparticolare urgenza:
la rotato-ria dell’Albera, l’ex areaZambon e il problema dell’in-quinamento elettro-magneti-co.
Le pessime condizioni dichi vive nei dintornidell’Albera sono note. Il con-sigliere
Andrea Tapparo (Ds)
sta cercando di collaborarecon i cittadini ( sia a livello dicomitati, sia di piazza) perrisolvere al più presto lasituazione. Anche perché leproposte immediatamenteattuabili per migliorare la via-bilità ci sono: una legge del’93 assicura finanziamenti perdeviare i mezzi pesanti.Il secondo fronte su cui silavora è l’area in cui si trova-va la
Zambon
. E’ stata accer-tata la fuoriuscita di solventiorganici da questo terreno.Terreno venduto per lacostruzione di condomini.“L’amministrazione sta tergi-versando – sostiene Tapparo– ma se è accertato il colpevo-le (ossia l’ex proprietariaZambon) è urgente procederead una bonifica.”All’amministrazione mancainoltre un piano di dislocazio-ne di
ripetitori di telefoniamobile
. Che siano dannosi omeno, il problema più urgen-te è la loro limitazione.Attualmente non c’è alcunaregolamentazione in merito.E’ questo un problema cheaccomuna anche la
Circoscrizione quattro(Anconetta, Ospedaletto...)
che con
Luca Balzi, capogruppo DS
, ha proposto l’isti-tuzione di una
Commissionespeciale
a termine sul temaper poter dare risposte preciseai cittadini.Lunedì 19 si è votato a favoree il 4 Maggio, se tutto vabene, dovrebbe esserci l’ap-provazione definitiva conl’immediata attuazione dellacommissione per la durata disei mesi. Un vero e propriocolpaccio: sarebbe la primavolta che una commissione,votata dagli stessi quartieri,avrebbe la possibilità di dareun parere importante su unproblema troppo spesso tra-scurato, se non addiritturaboicottato. Un bel segnaleanche per tutto il resto dellacittà.
Sara SandorfiDa sette anni Paolo Nicoli è ispet-tore regionale dei volontari del soc-corso. Originario di BarbaranoVicentino, risiede a Verona dovesvolge le funzioni di ispettore divigilanza dell’Unità Sanitaria. Peresercitare la sua attività presso laCroce Rossa Italiana, dedica tutto ilsuo tempo libero. “Quando unbambino arrivato da me spaventa-to e piangente, mi ha sorriso dopoche l’avevo curato, ho ricevuto ilpremio più grande per la mia attivi-tà”.Domenica scorsa a Bassano Nicoliha coordinato un’assemblea a cuihanno preso parte i responsabili deigruppi degli 8782 volontari delVeneto. Ma fino a pochi giorni fa èstato a Bagdad, nel pieno della“guerra, non guerra” dell’Iraq.Con lui questa chiacchierata sullasituazione.Cosa faceva a Bagdad?
“Ho lavorato per due mesiall’Ospedale italiano della CroceRossa, ubicato presso il MedicalCity di Bagdad. In questo grandecentro ospedaliero usufruivamo alpiano terra di una sala operatoria,di un pronto soccorso, dei gabinet-ti diagnostici. Inoltre al settimopiano avevamo a disposizione unreparto con quindici letti dove c’e-rano i casi di ustioni più gravi.Questi casi hanno opportunità disopravvivenza molto basse e noisiamo stati gli unici ad occuparce-ne.”
Qual è l’atteggiamento degli irache-ni nei vostri confronti?
Eravamo sicuramente benvolutidalla popolazione civile, sia daglisciiti che dai sunniti. Abbiamo rice-vuto encomi e attestati pubblicidagli stessi mullah iracheni. C’è unanetta distinzione negli atteggiamen-ti che la popolazione ha nei con-fronti di quelle persone che si pre-sentano senza armi e con i segnidella croce rossa o delle altre orga-nizzazioni di volontariato. Lapopolazione, invece, teme moltotutti coloro i quali si presentanoarmati. Sia che le armi siano di dife-sa che di offesa.”
È possibile raggiungere in tempibrevi un livello di sicurezza accetta-bile?
“I poliziotti iracheni sono esponen-ti del passato regime e spesso sonoattaccati da bande armate. Il gover-no provvisorio ha funzioni moltolimitate e non è considerato moltocredibile. Parlando con i medici ogli infermieri iracheni, si capisce chehanno una grande necessità didemocrazia e autonomia. Molti diloro vedono gli americani comeoccupanti e si augurano che se nevadano presto. Dichiarano di prefe-rire l’autodeterminazione anche sesanno che i risultati della verademocrazia potranno goderli i loronipoti, forse nemmeno i loro figli”.
Com’è la situazione della sanitàlocale?
“Non ci sono risorse anche perchéil problema delle medicine dopoanni di guerra e d’embargo impostoall’Iraq è gravissimo. Non potendosprecare alcun medicinale, negliospedali iracheni si stabilisce di nonseguire quei casi dove la possibilitàdi sopravvivenza è minima!”.
Quali i maggiori danni provocatidalla guerra alla popolazione diBagdad?
“Le ustioni. Anche se molte sonoprovocate da fatti accidentali. Adesempio ci sono molti bambini chenelle situazioni di precarietà fini-scono con il rovesciarsi addosso lapentola per il tè che gli iracheniconsumano spesso e che, quindi, èperennemente accesa sotto improv-visati fornelli a benzina.”
E le altre cause?
“È molto difficile capire se le ustio-ni siano dovute a fatti connessi conla guerra. Negli altri reparti dell’o-spedale c’erano moltissime personemoribonde con ferite d’armi dafuoco: lì era evidente la causa.”
Com’è la situazione dei civili aBagdad?
“Nella città prima della guerra c’e-rano sei milioni di persone. Oggi,secondo i censimenti fatti dagliamericani, ce ne sono nove milioni.Gli abitanti in più sono sfollati daipiccoli centri semidistrutti. Questepersone vivono in condizioni obiet-tivamente molto difficili, nonhanno casa, non hanno lavoro,dipendono in tutto e per tutto dagliaiuti internazionali.
Federico Formisano
Paolo Nicoli, volontario vicentino a Bagdad con la Croce Rossa:la popolazione ci rispetta, ma non ne può più di cannoni e fucili
“Fare la guerra è facile, ildifficile è gestire “ildopo”. Parole di
GiorgioMuraro,
48 anni, inse-gnante di GeografiaEconomica, che comevolontario di “Un ponteper Bagdad” conobbeper la prima volta l’Iraqnel ’94.Oggi confronta quellasituazione con l’attuale.“Quando ci fu la Guerradel Golfo, gli americanisi fermarono quasiinspiegabilmente – dice -perché forse compreseroche sarebbe stato piùfacile controllare il Paesecon l’embargo, ponendo-lo in una situazione didipendenza.”“Adesso – prosegue –l’America di Bush si èmossa come reazioneall’11 settembre senzaanalizzare a fondo quelloche avrebbe trovato, nonsi sono considerate leconseguenze. In primoluogo andrebbe indagatacon oculatezza questarecrudescenza di gruppidell’integralismo islami-co, che è un fattore chenon appartiene alla sto-ria dell’Iraq, che è di lai-cità per la molteplicitàetnica e religiosa presentesul territorio, dove convi-vono sciiti, sunniti, cri-stiani caldei…Il grandeseguito di questi gruppiislamici e le disponibilitàdi mezzi vengonocostruiti anche attraver-so forme di solidarietàche ad esempio passanoattraverso le moschee,quindi bisogna seguireanche questa pista percomprendere la loro cre-scita”.
Quali vie percorribiliora?
“Sul da farsi risulta trop-po semplicistico appel-larsi ad un interventodell’Onu, la situazioneora è difficile perchéanche tra la popolazionesi è radicalizzata l’ideadel nemico occidentale,comunque, vedrei unapossibilità nel ritiro delleforze occidentali e lacreazione di una forza diinterposizione con caschiblu dei paesi musulmani.Naturalmente accanto aciò dovrebbe proseguireuna seria azione di aiutiumanitari, completa-mente staccata dal dis-corso militare, sono d’ac-cordo con Gino Stradaquando afferma che laguerra umanitaria èpriva di senso e che gliaiuti umanitari non pos-sono essere veicolati conle armi!”.
Milena Nebbia
LOTTA SENZA QUARTIERE
vicenzaabc
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