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Viaggio (semiserio) tra gli eredi dellecelebri professoresse Boeche - Silvia,Giuseppina e Maria Teresa - diventateun mito per aver terrorizzato in quaran-t’anni di insegnamento migliaia di stu-denti.Anche oggi c’è chi non scherza: i ragaz-zi raccontano gli insegnanti più temutidi questi anni, dal professore che ipno-tizza con i suoi occhi di ghiaccio al pro-fessore che tortura con impossibili ver-sioni di latino, dal docente che odia legiustificazioni all’insegnante che preve-de gli errori inesistenti. Alle pagg. 4-5
questa settimana
236
 politica
La Lega senza Bossiricominciada Isola Vicentina
giornate memorabili
Dal 25 aprile al 1 maggioecco perchéè meglio ricordare
8
cultura
Un’ora con Arafat:in Palestinacon la cronista-pacifista
 Enotica... ematica
Il Comune versa da beree poi se la prendecon gli ubriachi
Ma l’istruzionepubblica restala più amata
vicenzaabc
la città a chiare lettere
SETTIMANALEDIINFORMAZIONE, CULTURA, POLITICA, ASSOCIAZIONISMO, SPETTACOLO
 Euro 0,80
venerdì 30 aprile 2004, numero 7 , anno III 
Editore: VicenzaAbc scarl, Corte dei Molini 7, 36100 Vicenza. Partita Iva 03017440243. Telefono 0444.305523. Fax 0444.314669. E mail: info@vicenzaabc.it. Spedizione in abbonamento postale 45% Comma 20/B, legge 662/96 - DCVicenzaR
 
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e:Corte dei Molini 7, Vicenza. Telefono 0444.504012. Fax 0444.314669. E mail: redazione@vicenzaabc.itw
 
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Gli insegnanti di cui sopra non c’en-trano un bel nulla. Forse perchèloro, i “cattivissimi” sono concentra-ti nelle varie scuole pubbliche; i“buoni“, evidentemente, stannoaltrove. Ma è un fatto che sono sem-pre di più gli studenti che affrontanol’esame di maturità in una scuolaprivata (paritaria) piuttosto che inquelle statali (ahimè, un puro retag-gio comunista, ma si chiamano anco-ra così...). Numeri alla mano, lamoltiplicazione di questo tipo di stu-denti è tale da far gridare al miraco-lo: erano solo l’1,7 percento dei can-didati totali nel 2000-01, sono statiil 15,8 percento l’anno scorso (perVicenza non sono ancora disponibilicifre precise, ma il fenomeno – spie-gano in Provveditorato - pare legger-mente più contenuto). Un veroexploit che però riguarda gli istitutiprivati
solo
nell’ultimo anno: gli11.476 iscritti delle classi quarte lie-vitano a ben 25.022 nelle quinte. Ilmotivo? Forse certi privati concen-trano gli sforzi educativi sull’ultimoanno per preparare lo studente aduna maturità memorabile? Forse. Ladomanda se l’è fatta anche LetiziaMoratti che proprio a partire dal-l’anno scolastico 2001-02 avevariformato l’esame eliminando (pertagliare le spese) i docenti esternidalle varie commissioni, oggi forma-te esclusivamente da professori che iragazzi hanno avuto durante tuttol’anno scolastico (solo sopravvissutonon “di casa”, un presidente perogni istituto). Visti i risultati nel pri-vato (promozioni a go go), un belpastrocchio. Tale da far rizzare leantenne allo stesso Ministro che,nella recente
“Relazione sullo statodi attuazione della Legge di paritàscolastica”,
cerca di tirare un po’ ifreni al “libero mercato”:
«il rico-noscimento del carattere pubblicodel servizio reso dalla scuola parita-ria richiede l’attivazione di forme divigilanza e di controllo».
Bontà suail Ministro, ormai accantonatoDarwin, torna parzialmente sui suoipassi riscoprendo quantomeno l’ac-qua calda: meglio dare una control-lata a quegli istituti dove vige unasorta di “diploma-libera-tutti”. Benecosì: giusto intervenire prontamentesu questo incidente di percorso versouna scuola riformata e sempre più insintonia con le esigenze e le difficoltàdella società contemporanea. Perintanto, in attesa di quel fausto gior-no, diplomarsi (privatamente) non èmai stato così facile.
2004, boom di privatisti
A migliaia scelgono l’”esame facile”: ma Vicenza tiene duro
Andretta, Rossi, Cerbaro,Cannavò, Marcellino, DeMori... Gli studenti raccon-tano gli incubi in cattedra
Dal Pigafetta al Quadri, dal Fusinieri al Boscardin, ecco chi sono le Boeche del 2000
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Le famiglie si ricordano degliinsegnanti per lo più quando ifigli incappano in qualche pro-blema scolastico (leggi: insuffi-cienza), quando entrano in unruolo istituzionale (leggi: rap- presentanti di classe o membridei Consigli d’Istituto), quan-do vanno frettolosamente aritirare i bambini al rientrodalla gita, acciuffandoli al voloe facendoli sparire in macchinain un battibaleno, spesso senzaun cenno per gli insegnantiaccompagnatori e magarimugugnando per il ritardo.Cioè: se ne accorgono in nega-tivo, e quando si proiettanonel ‘pianeta scuola’ lo fannospesso con poco tatto e moltaarroganza. Anche se qualcheragione spesso ce l’hanno, peressere scontenti.Negli ultimi anni la cosiddetta‘trasparenza’ ha comportatouna valanga di oneri burocra-tici per mettere al sicurodocenti (e dirigenti) dai sempre più frequenti e minacciatiricorsi delle famiglie, e la con-correnza fra istituti ha suscita-to pesanti interferenze inambiti finora appannaggio deidocenti (la didattica, le strate- gie di trasmissione del sapere),che hanno inevitabilmente prodotto due reazioni. Da una parte la tranquilla indifferenzadi un ampio numero di inse- gnanti che, (per quieto vivere, per carattere, per scelta medi-tata) rifiutano il coinvolgimen-to e vanno per la loro strada;dall’altra l’ansia un po’ sessan-tottina e un po’ cattolica diassumere su di sé tutti i pecca-ta mundi (dei colleghi, magari) per farsi carico di funzionistrumentali all’insegnamento,questionari, monitoraggi delleattività, gite, viaggi, giornatedella creatività e quant’altro.Non solo e non sempre – sibadi - per pochi euro in più,ma per lo più in buona fede,diciamo per ‘spirito di servi-zio’.Mi stupiscono dunque i risul-tati dell’indagine recentementecondotta da Demos ed Eurisko che sanciscono unasostanziale fiducia delle fami- glie nella scuola pubblica (equesto è comprensibile, consi-derate le disastrate condizionidi quella privata) e – udite,udite – negli insegnanti, cate- goria la cui considerazionesociale risulta, invece, diretta-mente proporzionale al potered’acquisto degli stipendi.Ma se anche le loro percezionicontano qualcosa, vale la penadi ascoltarle. Perché dicono diclassi sempre più numerose edifficili da gestire, di genitoricombattivi (eufemismo) cheappena possono prendono la penna in mano intraprendonocrociate, suggeriscono metodi,strategie didattiche, libri ditesto, scavalcano i docentiappellandosi ai dirigenti, inter- pellano gli organi superiori,incitano i figli a non fidarsi.
I professori più temutidelle scuole vicentine
Insomma, remano contro e predicano l’indocilità.Come spiegare allora i risultatidell’indagine? Azzardo un’ipo-tesi interpretativa. Di materne,elementari e medie inferiorisono in genere tutti con-tenti. I gradi inferiori fun-zionano bene da moltianni, il coinvolgimentotriangolare genitori figliinsegnanti si gioca tutto suun piano emotivo e su relazio-ni a forte componente psicolo- gica (la maestra-mamma, lamaestra severa, il ragazzinoipercinetico, quello timido eintroverso…). La scuola mediasuperiore, invece, presentaancora nette differenziazioni.Prevalgono numericamente gliutenti – studenti e famiglie – dei professionali e dei tecnicisu quelli dei licei (si vedano idati delle iscrizioni vicentine per il 2004/2005); e, a mano amano che si sale di livello, peg- giora il rapporto scuola/fami- glia, perché si diversifica il contesto socioculturale di pro-venienza degli alunni. Mentre,salvo eccezioni, i genitori di professionali e tecnici esprimo-no in genere apprezzamento per le proposte della scuola ela professionalità docentemedia, la maggioranza di pro-fessionisti, imprenditori, inse- gnanti genitori di figli al liceotende pericolosamente, anche per formazione culturale, ad interferire in continuazione, anon accettare le sconfitte sco-lastiche dei figli (che vivonocome loro proprie), a produrre pressioni continue che minanoseriamente e spesso irreversi-bilmente il processo educativodegli adolescenti e, soprattut-to, trasformano in sterile einfruttuoso quello che potreb-be essere un triangolo virtuo-so. Contrastano, insomma,invece di assecondare.In sintesi, e con beneficio disemplificazione, come titolavaRepubblica, la scuola è pro-mossa e forse solo una mino-ranza è davvero scontenta. Maè una minoranza potente, cheesercita un’influenza negativasulla maggioranza. E sullascuola, che si affanna a rincor-rerla.Nell’ottica cattodemagogicadella Riforma Moratti – a parte tutto il resto – le famiglie possono tenere in ostaggio lascuola pubblica e farne lette-ralmente saltare le risorse –  grandissime - di professionali-tà. Esattamente come gli ultrà per il calcio.
 Mara Seveglievich
I docenti spaccatiin due: indifferentie ostinati a sognare
Sorpresa: le critichepiù feroci arrivanodai genitori “evoluti”Con la Riforma Morattile famiglie terrannoin ostaggio la scuola
 
Come sta veramente UmbertoBossi? È la grande domandache si pongono i leghisti - e nonsolo - da due mesi a questa parte. Da quando cioè UmbertoBossi è stato ricoverato all'ospe-dale di Varese per una graveinsufficienza cardiaca; tant'è chele condizioni di salute del mini-stro per le riforme sono diventa-te una sorta di caso caduto insordina.
 Il rebus.
I media, quasi si fosse-ro autoquietati, ne parlano pocoe spesso di rimbalzo. I colonnel-li del Carroccio usano parolerassicuranti. Dicono che il capoindiscusso si candiderà alleeuropee di giugno.«L'intenzione da parte nostrac'è - sottolinea il ministro della giustizia Roberto Castelli, biso- gna vedere se accetterà. È luiche deve firmare». Il ministrodel welfare Bobo Maroni siaspetta a brevissimo «una bellasorpresa» ovvero il ritorno diBossi prima delle europee.Ma intanto gli alleati glissano; imedia parlano sotto voce e,soprattutto, i medici tacciono.Tacciono nel senso che diagnosichiare, aggiornamenti frequentie ben dettagliati sullo stato disalute dell'Umberto non neescono.Bossi però è un ministro dellarepubblica. E un parlamentare.Tuttora stipendiato dai cittadiniitaliani che lo hanno votatoaffinché svolga incarichi di governo importanti. Per questomotivo le condizioni di salutedel capo leghista sono interesse primario del Paese. Invece daVarese arrivano solo frasi più omeno fatte, i medici non hannomai spiegato da che cosa siastata causata l'insufficienza car-diaca che provocò il suo malo-re, non danno cenni precisi sulladegenza. Il ministro è ormaifermo da due mesi, quandospesso e volentieri chi ha ricevu-to un trapianto cardiaco dopoun mese è già in marcia.Di Bossi invece si sa quel pocoche serve a non insospettire l'o- pinione pubblica, pochino se sirapporta il tutto al can canmediatico che hanno suscitato lecondizioni, per esempio, diDiego Maradona, che pure vivein Argentina e non ha incarichidi governo.Un ministro britannico nellestesse condizioni del senatur godrebbe della stessa riservatez-za o nel mondo anglosassone lasalute di chi governa è inveceuna questione di massimo rilie-vo e quindi di dominio pubbli-co?
 Il partito.
Rimane però da capi-re quali sono i destini dellaLega. Se Bossi nel volgere di pochissimo tempo ritorna quel-lo di un tempo è chiaro che ledinamiche interne al movimentosi risistemeranno rispettando gliassetti consueti. Ma i segnaliche arrivano da Varese nonsono questi. Così, leggere nel futuro del Carroccio rimanecomplicato. Ma da via Bellerioa Milano, sede nazionale del  partito arriva qualche indiscre-zione.Attualmente non esiste unavera e propria leadership chesostituisca il senatur. Le redinidel moviemnto sarebbero affi-date ad una sorta di
direttorioinformale
costituito dallo stesso
 Maroni
 , dal vice presidente del senato
 Roberto Calderoli,
dal suo collega alla Camera
 Alessandro Cè
 , dall'eurodepu-dato
 Francesco Speroni
e dal  guardasigilli
 Roberto Castelli
.La Lega però ha due anime:una più filogovernativa, cheattualmente farebbe proprioriferimento a
 Maroni
 , l'altra piùbarricadera, che vede in
Calderoli
l'uomo forte, col quale oltretutto starebbe buona parte della vecchia guardia del  partito.Peraltro di Bossi si è detto escritto di tutto, si è fatta notareun modo alle volte strambo diagire ma tutti i politici gli rico-noscono quel fiuto unico percapire quando essere di governoe quando menare fendenti con-tro Roma ladrona. Fiuto chesembra mancare ad ogni preten-dente alla successione. Il delfinoattualmente viene indicato inCalderoli, ma Maroni e l'alafilogovernativa al profilarsi diuna successione rimarranno zittie buoni o si faranno avantisenza risparmiare colpi? E il  partito reggerebbe lo scontro ola Lega senza Bossi è destinataad inaridirsi come mille rivolisenza alveo?
 La partita a Vicenza.
Così lasemplice ipotesi di una Lega invia di ridimensionamento hacontribuito a dipingere unnuovo scenario. In questo con-testo rientrano le mosse della presidente della provincia
 Manuela Dal Lago
 , esponentedi spicco dell'ala filogovernativadel partito. La leghista vantaamicizie di spicco nel centrosini-stra come nel centrodestra,dove, si dice, potrebbe cercarrifugio qualora il Carroccio sidisfi. E la sua riserva di cariche(presidente della fiera, vicepresi-dente della Brescia PadovaAutostrade, consigliere comuna-le) potrebbe darle una manoquando il suo mandato in pro-vincia scadrà.L'altro plenipotenziario del Carroccio a Vicenza, il senatore
Stefano Stefani
 , non è più insimbiosi come una volta con la presidente, tanto che da tempolo si dice in marcia lenta versola base. Ma gli eventi che diran-no se la Lega ha ancora i nume-ri per essere un partito sarannole elezioni di giugno e soprattut-to le regionali del 2005, sempreche dopo le europee non sicominci a profilare un votoanticipato anche per il rinnovodelle camere.
 Il caso Isola.
Ma un primo sin-tomo di tale irrequitezza del  partito arriva nel momento incui il Carroccio è sul punto diredigere le liste per le ammini-strative del 13 giugno, quandosu 120 comuni (capoluogoescluso) si rinnoveranno 96amministrazioni. Tra queste,quella di Isola Vicentina, al cen-tro di una espansione urbanisti-ca senza precedenti, costituisceuno dei punti caldi dello scon-tro, un caso emblematico.Attualmente ad Isola la Lega,col consigliere uscente e candi-dato sindaco
 Paola De Bei,
sembra puntare ad una alleanzacon la civica Alba di
Giobattista Gasparella
(azzurrodissidente e in rotta da semprecol sindaco forzista
Valter  Baruchello
 ).Ma la decisionedella Lega locale pare abbiafatto infuriare la Dal Lago cheinvece preferirebbe un candida-to gradito a Baruchello.Gasparella e De Bei infattihanno imbastito uno scontrodurissimo con la giunta localesulla gestione del territorio, inun comune strategico per tuttal'economia berica in quanto epi-centro del più importantedistretto delle cave, uno dei pochi settori che tirano ancorabene nel Vicentino. Sapere comecorrerà la Lega ad Isola, daràl'idea dei rapporti di forza inseno al Carroccio berico, unCarroccio, che in barba al fede-ralismo, rimane legato a doppiofilo alle vicende romane dellastessa Lega Nord.
 Marco Milioni
Beati i tempi in cui si discuteva sulsedere di Nadia Cassini (“È morale?È immorale?”) che dai manifestistradali pubblicizzava le mutandeRoberta. Un automobilista ebbeperfino risonanza nazionale quan-do, dopo un incidente, tentò di sca-ricare la responsabilità civile sulpovero manifesto che – citiamodalla lettera all’assicurazione, “miaveva subdolamente e improvvisa-mente causato distrazione dallaguida”.In quella che domina oggi le nostrestrade e che Antonio Trentin sulGiornale di Vicenza ha chiamato
la pre campagna elettorale piùcostosa che si sia maivista in un quarto disecolo”
c’è poco da dis-cutere: manifesti brutti,criptici e inutili, conSilvio B. che straccia tuttiinvestendo migliaia emigliaia di euro (non acaso la pre-campagnanasce proprio per aggira-re la par condicio) perconquistare voti vicenti-ni.La differenza congli anni passati èche stavolta ilmessaggio nonattacca. O alme-no così pare dauna nostra picco-la, ma crediamosignificativa, inchiesta sulcampo.Sebbene Silvio Berlusconi
“vale da solo più metriquadrati di tutti i concor-renti messi assieme”,
comeevidenzia Trentin, il suomessaggio non arriva drittoal cuore.Abbiamo chiesto a cin-quanta vicentini, fermatiper le strade, di ricordare imessaggi più significativiletti sui manifesti. Solo unosu cinque ricorda almenoun messaggio di Silvio B.(il più memo-rizzato: quellosui pensionati;il meno ricor-dato: quello suipresunti miliar-di investiti perla scuola).Tre su cinquericordano che il messag-gio indica “delle cifre”ma non a cosa si riferi-scono. E non si tratta diindifferenti: è curiososcoprire che gli stessi ricordanoinvece i manifesti delle scorse elezio-ni politiche nazionali (quattro annifa!), con il “Meno tasse per tutti” inprimis.A colpire l’immaginario dei vicenti-ni, incredibile ma vero, più del sor-riso di Sivio B. è il prorompentepetto di Silvana M.Scopriamo che due vicentini su cin-que sonorimasti colpitidal sorriso –diciamo così –di SilvanaMura, anchese ovviamentenon hannocapito chi è, senon che ha a che fare conun frizzante Di Pietro.Pressoché ignorati tutti glialtri, vuoi per la pochezzadell’investimento pubbli-citario (trovare un mani-festo dell’Ulivo al primocolpo è come trovare unafarmacia aperta la dome-nica) vuoi per la pochezzadel messaggio.Significativo quellodell’Udc: “Con la difesadelle istituzioni io cen-tro”. Di sicuro non hancentrato l’elettore: il 95per cento del nostro cam-pione non l’ha capita.Male anche Brunetta diForza Italia, che imita ilcapo proponendo l’enor-me testone pensieroso.Più che Grande Fratello,Grande Fardello: si vedela barba (il capo si rade meglio),l’occhio spento (il capo ce l’ha vigi-le), l’espressione dubbiosa (il capoha solo certezze). E poi lo slogan,maledizione: “I tuoi interessi”, cheappeal può avere una frase scelta daGianfranco “Tristezza” Fini pochimanifesti più in là?Fuori dal coro solo il grande SergioBerlato, già distintosi in anni dionorata carriera politica in difesadei cacciatori, che si dimentica (?)addirittura di indicare il suo partito.“Grazie all’on Berlato – recita ilmanifesto - l’Italia è protagonista inEuropa”. Niente altro. Roba da farimpallidire Silvio B. Peccato che il95% degli intervistati ignori il parti-to di Berlato. E noi ci siamo benguardati dallo svelare il segreto.
Matteo Rinaldi
sette giorni di politica
Manifestaincapacità
Vicenza invasa da centinaia di poster elettoraliBerlusconi vince sempre in quantitàma stavolta il messaggio non attacca
La Lega senza Umberto ricomincia da Isola Vicentina
Dove vanno i partiti.
Nonostante la (ingiustificata) mancanza di notizie su Bossi, i leghisti guardano avanti. Cominciando da Vicenza
2
vicenzaabc
 
“Wanted dead or alive”. Nel Far West era losceriffo che inchiodava davanti al saloon, allabottega del maniscalco e al negozio del barbie-re l’annuncio della taglia. E subito partiva lacaccia al bandito da consegnare, meglio semorto e legato alla sella del cavallo, per inta-scare i quattrini.Oggi nel “vicino East”, inteso come Venetoorientale, provincia di Venezia, la taglia a met-terla sono due politici della Lega. Il deputato diPordenone
Edouard Ballaman
e il consigliereregionale
Daniele Stival
.L’uomo da ricercare è quello che i giornalihanno battezzato Unabomber. Il misteriosoindividuo che ormai da parecchi anni nellazona
a cavallo tra Veneto e Friuli
semina peri-colosi oggetti esplodenti con scelta criminal-mente beffarde e geniali perché imprevedibili.Li ha piazzati proprio dappertutto: nella basedi un ombrellone in spiaggia, in un lumino alcimitero, in una tubetto di conserva di pomo-doro al supermercato, in un pennarello sull’ar-gine del fiume (l’esplosione è costata due ditaad una bambina). Ultimamente sembra preferi-re le chiese: ordigni sono stati trovati all’inter-no di un confessionale e sotto l’inginocchiatoiodi un banco.L’idea della taglia non ha però raccolto moltientusiasmi. Anche perché un anno fa ci avevaprovato, senza risultati,
l’industriale GiorgioPanto
. Solo che la sua cifra aveva uno zero inpiù visto che gli euro in palio erano
50 mila
.Francamente i
5 mila promessi
dal deputatoBallaman e dal consigliere regionale Stivalfanno un po’ sorridere. Roba da farsi sparareaddosso dai veri cacciatori di taglie del FarWest. A meno che non c’entri il fatto che ilprossimo 11 giugno Stival punta a diventaresindaco di Portogruaro.
(abc)
nella foto, la grinta del consigliere leghistaDaniele Stival
Unabomber, una taglia da poareti
Dalla Regione.
Solo 5 mila euro per catturare il terrorista: con una cifra così non si scomoderà nessuno
ACQUEMOSSE INLAGUNA
Solo il seno della Mura fa breccia sulla città
 
Campo Marzo: gelatai contro commercianti.
Desta scalpore la proposta del presidente di Circoscrizione che insi-ste per spostare il mercato del giovedì nel parco. I commercianti sioppongono. La maggior parte dei consiglieri chiede invece che l’areasia rivitalizzata con piccoli chioschi del gelato in modo da creare unpunto d’incontro, sia per i vicentini che per quei turisti per cui il parcoé il primo impatto con Vicenza. “Il parco dovrebbe essere fatto persostarvi – insiste Cucchiara - inoltre sarebbe il caso di migliorarnealcuni aspetti come l’illuminazione e la trascuratezza.”
S.Felice: piano ir-regolatore.
Avranno presto fine ilavori, non le pene. Il traffico aumenterà a causa del nuovo pianourbanistico (Piruea). L’area su cui si interviene é di proprietàdell’Amministrazione provinciale, ma la Circoscrizione Sei si opponealla realizzazione del progetto. “Si tratta di un piano di espansioneche non prevede spazi verdi – commenta il consigliere diessinoAndrea Tapparo – né una limitazione del traffico”.
Pomari: proteste vere e... virtuali.
Nasce il sitointernet del Comitato Pomari (digilander.libero.it/comitatopomari/).per denunciare i problemi urbanistici che affliggono la zona.All’interno si trova la storia, le iniziative, le ultime notizie. Iniziativainteressante e intelligente che si spera possa essere seguita ancheda altri quartieri: informare è sempre il modo migliore per farsi capi-re.
Gogna: il verde in rosso?
Cittadini preoccupati per larealizzazione da parte del Comune di una nuova strada a due corsieche, si teme, possa essere solo il primo passo per nuovo cemento.“Dobbiamo difendere una delle ultime oasi verdi della città” dicono iresidenti. Nelle prossime settimane, incontri e gruppi di studio percapirne di più.
Ferrovieri: inversione di marcia.
I residenti sioppongono alla realizzazione del nuovo parcheggio previsto in ViaRossi. Porterebbe - spiegano - a gravi problemi di viabilità perchél’entrata e uscita sfrutterebbero un vicolo privato. Innanzitutto sidovrebbe provvedere all’esproprio; in secondo luogo la via non regge-rebbe un traffico a doppio senso di marcia.
Villaggio del Sole: la pazienza ha un limite.
Non si placa la protesta dei cittadini nei confronti della rotatoriadell’Albera. I residenti sono riusciti ad ottenere un incontro con ilSindaco Hüllweck ma non è servito a molto: soluzioni imminenti ilComune non ne vede. E’ necessario trovare un accordo tra gli entiprovinciali e alcune categorie di autotranvieri per deviare il traffico deimezzi pesanti. Come dire: portare pazienza. Che invece pare finita: leproteste non finiscono, si prevedono altri sit-in.
Piazzale Bologna: vietato l’ingresso da est.
Ancora nulla di fatto sul problema del nuovo “ritrovo delle badanti”(un luogo dove le lavortrici dell’est possano incontrarsi e socializzaredopo che sono state costrette ad andarsene da Piazzale Bologna acausa delle proteste di alcune residenti). Maurizio Cucchiara, consi-gliere diessino di circoscrizione, accusa il presidente di continuare atergiversare per non affrontare la questione.
Settecà’: binario morto.
La strada di Setteca’ chiude altraffico, in orario diurno, fino al 13 ottobre per lavori Aim sulle fogna-ture. Tutto questo mentre resta irrisolto il problema della passerellache dovrebbe permettere, ai tanti residenti in strada Paradiso, l’attra-versamento dei binari. Sarà convocata un’assemblea per capire comesi muoverà l’amministrazione, che non ha ancora dato una risposta.
Sara Sandorfi
cronaca
Giornate memorabili
La strana logica del centrodestra sulle due festività: difende gli Usama ignora la Liberazione, si dice pro lavoro e boicotta la sua celebrazione
Festa della Liberazione e Festa del Lavoro. Se, comeaveva ipotizzato non più di un mese fa, Berlusconiriuscisse davvero a eliminare qualche festa dal calen-dario per far lavorare di più gli italiani, prime vittimedesignate sarebbero queste due. Vuoi mettere lafesta del papà, della mamma o San Valentino?Quelle sì che sono vere feste “berlusconiane”: silavora come qualsiasi altro giorno e si spende parec-chio di più. Niente manifestazioni inopportune.Niente da commemorare in piazza con bandiere ediscorsi. Niente che sia legato ad una memoria col-lettiva. Tutta roba privata, di famiglia. Il premier lo safin troppo bene: se la Liberazione è (o dovrebbeessere) di tutti, la mamma, disolito, è una sola. E volendoproprio festeggiare qualcosamettendo tanta gente insieme,meglio aspettare il prossimoscudetto del Milan.Ma se parte del centro-destravede come il fumo negli occhi laFesta della Liberazione, anchepeggio va per la fastidiossimacelebrazione – comunista senzanemmeno l’ombra del dubbio –che è la Festa del Lavoro.Ancora conserva in sé – ormaiun lumicino a dire il vero – l’in-sopportabile parola d’ordine(“Otto ore di lavoro, otto disvago, otto per dormire") per cuiè nata. Inoltre, è sinceramentevecchia: ha più di cento anni, la“prima volta” è del 1890.Retaggio anacronistico di un’eraoscura quando ancora gli operainon guardavano Canale 5 e nonvotavano Forza Italia o Lega.Insomma, a ben guardare, non èpoi così difficile capire perché questa nuova destraitaliana non fa nemmeno più finta di commemorarefeste che per cultura e storia non le appartengono inalcun modo. Motivi che sono gli stessi per cui, dallaparte opposta, vale ancora la pena celebrarle.Perché sono ricche di storia e di pathos. Perché muo-vono sentimenti veri. Perché fanno sentire ancora(almeno un po’) unito un popolo ormai disperso introppi rivoli. Perché non celebrano un neo-nazionali-smo posticcio e strumentale, ma raccontano diun’Italia a volte ruspante a volte feroce dove per leproprie idee si moriva. Un’Italia forse non migliore diquella attuale, ma certo molto più vera. (
d.l.) 
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vicenzaabc
La festa della liberazione e la festa dei lavoratori: ecco perché non vanno perdute
Venticinque Aprilemeno storie, più storia
“Sapere chi siamo e da dove veniamo è un nostro diritto”
Pomari in reteper dire noalla speculazione
E ai Ferrovieri secco no al parcheggio extra small 
“La festa del 25 Aprile è piùattuale che mai. Il modo in cui èstata celebrata negli scorsi giorni èuna cartina di tornasole dei tempiche corrono. Strumentalizzazionepolitica, autocelebrazione del-l’amministrazione di turno, imba-razzo generale per chi la liberazio-ne l’ha sognata e l’ha vista realiz-zarsi: così è stato in molte cittàitaliane. Dobbiamo in parte tor-nare alle origini, recuperare il verosignificato della festa, e in parteguardare al futuro, ai nuovi valoriche deve assumere.”Parola di Gildo Vescovi, presiden-te dell’associazione Volontaridella Libertà di Vicenza. Un uomoche ha combattuto, come moltialtri, sperando in un Paese nuovo,non neccessariamente migliore,ma libero di scegliere da sè il pro-prio destino.
Molti anni sono passati da quel25 Aprile. Che eco rimane di que-gli avvenimenti nella festa checelebriamo oggi?
“I valori che la resistenza ha postonon sono più proclamati comedovrebbero, soprattutto da partedi alcune amministrazioni comu-nali e realtà politiche.”Anche se mantenuta sul piano for-male, la libertà è compressa e smi-nuita dai mass media, soprattuttonella tv: i programmi sulla nostraStoria sono trasmessi in orariimpossibili: di notte fonda o allamattina.Possonoattirare almassimoqualche casalinga distratta o unsonnambulo, mentre giovani estudenti, a cui sono rivolti, lavora-no o sono a scuola. È un precon-cetto, una linea di programmazio-ne perché sono argomenti ritenutipoco interessanti oppure unamanovra per sviare le coscienze?Io so solo che per le nuovi genera-zioni sapere da dove veniamo, percapire perché siamo qui e doveandremo, è un diritto. Ed è unnostro dovere, e un dovere dellaamministrazione politica, rispon-dere a questa richiesta di cono-scenza. Per evitare che quello cheè successo succeda di nuovo. Èessenziale far capire questo ai gio-vani, non è colpa loro se ignoranoqueste cose. È responsabilitànostra informare ciò che è stato.
Se il modo in cui festeggiamo èinsufficiente o adirittura sbaglia-to, come dovrebbe essere ricorda-ta la Liberazione?
Secondo me il 25 Aprile dovrebbeavere due aspetti: quello festivoche ha ora e uno più dedicato allamemoria, simile alla giornata sullaShoah in gennaio. Bisogna attiva-re le scuole in modo da renderepartecipi gli studenti, non lasciareil tutto nelle mani di qualche ini-ziativa dei pochi professori o pre-sidi illuminati. Abbiamo ancoramolti testimoni degli avvenimentie molti storici in grado di parlar-ne.
Come è stato vissuto questo 25Aprile dalla realtà politica?
Nella manifestazione della scorsasettimana ho visto una buona par-tecipazione sia di persone che diautorità. Anche se dagli umori dipiazza ho percepito un certoimbarazzo per un intervento quasiformale delle autorità all’evento,quasi come se la festa avesse unvalore puramente simbolico.
Durante questa manifestazionedovrebbero essere ricordati anchealtri valori?
Sì. Spesso si pensa solo al momen-to della Liberazione. Dobbiamo,invece, ricordare gli enormi sacri-fici della popolazione che non si èsolo limitata alla resistenza mache ha facilitato lo sbarco deglialleati.Spesso dimentichiamo anche ladifficile opera di ricostruzione delPaese. Furono anni terribili. Ilbenessere della nostra società sibasa su molti sacrifici. Molti loignorano, essendo cresciuti nellabambagia, ma devono saperlo.La resistenza, inoltre, è stata ilgerme delle successive aspirazioniall’unione europea. Anche questaè una realtà taciuta.
Primo Maggioin ricordo del coraggio
“Perchè c’era un tempo in cui per una protesta si moriva”
Le inchieste dei media sono chia-re: se fermate cento ragazzi perstrada e chiedete loro cos’è ilPrimo Maggio, novanta vi dirannoche è una festa importante per-ché “si sta a casa da scuola”,meno di cinquanta vi spiegheran-no che è “la festa del lavoro”,una decina forse tenteranno diaddentrarsi in un discorso storicopolitico “nella misura in cui i dirit-ti dei lavoratori, essendo e aven-do...” e crolleranno al terzogerundio. Quello che le inchiestenon dicono è che le stesse rispo-ste ve le darebbe la generazionedei trentenni, dei quarantenni,dei cinquantenni e di buona partedei sessantenni. La memoria, senon stimolata, non fa miracoli.“Eppure la festa del PrimoMaggio è più che mai attuale –spiega Oscar Mancini, segretariodella Cgil vicentina - A maggiorragione in questi tempi in cui ildiritto del lavoro s’intreccia coldiritto alla pace. Con Cisl e Uilfesteggeremo a Gorizia, doveabbatteremo il muro che separala città italiana dalla parte slove-na. Sarà come abbattere tutti imuri dell’odio e della divisione.Purtroppo viviamo in tempi diffici-li, in cui la festa del 25 Aprile èstata ribattezzata “festa dellariconciliazione” dal governo. Unvergognoso tentativo di revisioni-smo storico. Anche per questo ilPrimo Maggio deve riuscire acomunicare ai giovani, i più espo-sti perché privi della memoria deiloro padri e nonni.”“È una festa che assume, ognianno che passa, un caratteresempre più internazionale - diceRiccardo Dal Lago, segretario Uil– ed è giusto che sia così sepensiamo ai tanti Paesi in cui ladignità umana è calpestata.Fateci caso: in tutto il mondo, laqualità della vita delle personemigliora a partire dalla qualità dellavoro. Il lavoro libera dalla schia-vitù della povertà. Per questo lasua festa è importante e meravi-gliosa”.“La festa del Primo Maggio nascenegli Stati Uniti – spiegaGiuseppe Benetti, segretario Cisl– per ricordare uno sciopero conla morte di molti lavoratori chechiedevano condizioni di lavoropiù umane. Moltissima strada èstata fatta da allora, ma se guar-diamo la situazione mondialesiamo solo agli inizi: 500 milionidi lavoratori prendono un dollaroal giorno, 250 milioni sono bam-bini. E anche in casa nostra i pro-blemi non mancano: basta pen-sare a quanti clandestini lavora-no senza nessun riconoscimen-to”.Trasformare il Primo Maggio inuna festa un po’ meno frivola epiù intelligente si può? “Da noi sifa soprattutto tempo libero –ammette Benetti – per questo lascelta di andare a Gorizia mi pareun ottimo segnale”. “Vorrei chequesta festa fosse un modo perricordare il valore dei sindacati –dice Mancini - che esistono pertutelare i lavoratori, che restanola parte più debole nel confrontocon le aziende. Ma anche perricordare il significato del primoarticolo della nostra costituzione:credere in un’Italia unica, indivi-sibile e fondata sul lavoro. Nonfacile, data la propaganda ideolo-gica del governo diffusa dai settecanali televisivi unificati.”“Sarà un Primo Maggio speciale –conclude Dal Lago - perché si apri-ranno le porte europee ad altridieci paesi. La speranza è chenon sia una adesione solo econo-mica ma anche sociale, per garan-tire nuove possibilità anche ainostri vicini a lungo dimenticati”.
i.t. e m.r.
 Dobbiamospiegareai giovanii terribili annidella guerrae dell’immediato Dopoguerra
C’è ancoramolto da fare per i dirittidei lavoratori. Nel mondocerto, ma anchein Italia
 Il 25 Aprile si ricorda la liberazionedell’Italia dall’occupazione nazi-fascista. Il Primo Maggio è la giornata in cui sidifende il diritto al lavoro come mezzo dilibertà e d’espressione dell’uomo
LOTTA SENZA QUARTIERE
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