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voxpopulisalerno.blogspot.com
Saggio breve: “L’eutanasia”
voxpopulisalerno.blogspot.com voxpopuli@agsalerno.org 
La notizia che il parlamento olandese ha autorizzato l'eutanasia ha rinfocolato anche danoi il dibattito sulla "buona morte", radicalizzando vieppiù le posizioni dei favorevoli e deicontrari. Personalmente, credo si tratti di un problema bioetico di notevole complessità,poco adatto ai ferrei e irrinunciabili convincimenti e che dà adito, invece, sempre secondola mia modesta opinione, a dubbi personali, ripensamenti, perplessità. Da un lato, lanostra coscienza di individui moderni, laici e illuministi, sensibili in sommo grado ai dirittiumani, ci porta a pensare che siamo legittimi proprietari della nostra vita, liberi di condurlacome ci piace e perciò anche di interromperla quando l'esistenza ci appare troppodolorosa o priva di significato. Dall'altro, la nostra anima cristiana, cattolica, romantica, chesopravvive persino in quest'epoca di sbadata secolarizzazione, magari in forma larvata einconscia, ma vigorosa, ci avverte che la sfera del razionale non spiega tutto, che la vitaumana possiede un valore incommensurabile che nessun dolore può scalfire e un'auramisteriosa, ineffabile, sacra, di cui magari ci sfugge il senso, che soltanto oscuramenteintuiamo.In alcuni momenti ci scopriamo a pensare, insomma, che non possiamo escluderel'esistenza di un Dio cui dobbiamo rendere conto e a cui dobbiamo la vita. Sentiamo ilsuicidio (e l'eutanasia è una forma di suicidio) come peccato. Conciliare e armonizzarequesti due poli dialettici all'interno della nostra coscienza non è compito facile. Spesso lasintesi e l'equilibrio raggiunti sono provvisori e soggetti a ripensamenti. Il dolore e la morte,poi, sono temi con cui l'uomo contemporaneo non ama intrattenersi e preferisce rimuovereed esorcizzare, stordendosi nell'attivismo e nel divertimento. Paradossalmente ciò rende ilnostro approccio a queste esperienze rudimentale e immaturo. Ripetute ricercheconfermano, ad esempio, che i medici, in Italia in particolare, tendono a trattare il dolorefisico dovuto alle malattie in maniera inadeguata, irrazionale, "sottodosata". Altri studisottolineano come l'esperienza della morte, sempre più spesso relegata nell'indifferenza diuna corsia di ospedale, non sia mai stata così negata, respinta, impoverita come nellemoderne società affluenti. Ecco, forse essere a favore dell'eutanasia, della "buona morte",significa oggi principalmente ridare significato e dignità ad esperienze come il dolore, lamorte, la solidarietà fra gli uomini. Significa farsi responsabile carico dei problemi generatidalla sofferenza dei malati terminali di cancro o di qualche altra grave patologia, di chi ècostretto a condurre un'esistenza ai limiti dell'umano. Ma i distinguo da operare sono tantie difficilissimo è generalizzare. Alla società vengono richiesti sensibilità e un diffuso esviluppato senso di responsabilità. Per esempio: se la persona è incosciente, chi decide?E qual è il confine preciso fra il legittimo intervento sanitario per salvare una vita e quelloche viene definito accanimento terapeutico?Certo che no, a mio giudizio, a un'eutanasia affidata alla discrezione di un comitato dimedici e infermieri, ai calcoli economici degli amministratori, agli interessi egoistici deifamiliari. Sì, forse, a un'eutanasia voluta in modo inequivoco e reciso dalla personasofferente, allo stremo, senza più alcuna speranza, in grado di esprimere (o che aveva giàespresso) una ferma e meditata volontà di porre fine alla propria esistenza, datedeterminate drammatiche condizioni. Può succedere, più di frequente di quanto si pensi,che chi soffre, anche intensamente, sia ancora fortemente attaccato alla vita. In questocaso, penso che chi decidesse al suo posto, che è giunto per lui il momento di lasciarequesta terra, non gli darebbe una "buona morte", ma commetterebbe un'ingiustificabileomicidio. Il pericolo cui ci espone l'ideologia occidentale contemporanea è di considerareumano soltanto chi è giovane, sano e produttivo.
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