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I GUERRIERI ASTRATTI DI RAZZA PIAVE
Sentieri di una terra impossibile: il meglio di VenetoBlog
1. Qui non accade mai nulla
 
8/8/2002
 
Meno di trentamila abitanti. Vittorio Veneto è così da quando era bambino,trent'anni fa : sempre ferma a meno di trentamila. La chiamo L'ultima frontieraai piedi delle Alpi, perchè appena cinque chilometri più a sud è un altrouniverso, lo stesso che si legge sui giornali quando gli analisti spiegano il"miracolo" dei 95 comuni del trevigiano con oltre 350 aree industriali. Quiinvece è tutto fermo. Forse sono i monti che le coprono le spalle a fare dabarriera. La giunta leghista, insediata dalle precedenti amministrative, si èmessa in testa di modernizzarla. Così ha cominciato ad asfaltare e a giocarecon la viabilità. Nel lungo senso unico che percorre le due vie principali dellacittadina ha creato una specie di circuito e adesso il traffico si ingolfa - appenaun po' - solo fino alle otto e mezza di mattina. Come prima. In fondo, anche seci hanno modernizzati, restiamo sempre fermi a meno di trentamila.A Vittorio Veneto non accade mai niente. Non lo dico io che ci abito, ma ilfumettista serbo Aleksandar Zograf che nel suo "Saluti dalla Serbia" scrive :"Non abbiamo resistito e siamo tornati a Vittorio Veneto, un posto meravigliosodove in realtà non accade mai nulla. Lo so che forse i miei lettori siinnervosiranno perché nei miei fumetti parlo sempre tanto del 'non fare nulla'.Ma ricordate : non fare nulla a Vittorio Veneto è un'arte".Certe volte d'estate, per provare una botta di vita, mi infilo in qualche sagrapaesana di cui sono piene le colline intorno. Mi piace guardare Giovanna oSamantha o Luana (tutte con dei bei nomi che c'hanno gli zatteroni e le tettegrosse solo a pronunciarli) e le loro orchestre romagnole imitare i soliti refraindi Casadei. Mi piace soprattutto osservare il popolo della polenta e del rossomentre smaltisce la cena in pista.Qualche sera fa ho incrociato lo sguardo di Ernesto, uno che conosco di vista, oquasi, da un sacco di tempo. Chissà se mi ha riconosciuto.Ernesto deve averne passate parecchie. Con il suo sguardo lesso da tanguerostanco, la sigaretta sempre miracolosamente in equilibrio all'angolo dellabocca, il capello impomatato dalla nascita, pare faccia ancora una vittima adogni casché. Invischiato nell'affollato girotondo dei valzer, si muove semprecon passo felpato e non diresti che ha superato la settantina. Ad ogni girocambia partner e sono ancora in molte ad aspettare il proprio turno. Lui leconquista con il mistero del ballo e lo sguardo assassino sopra il baffo dapampero trevigiano.
 
Ernesto l'ho conosciuto parecchi anni fa. Collaboravo con l'assistente socialedel comune e insieme facevamo visita ai suoi assistiti. In una viuzza lateraleancora più immobile del centro città, siamo entrati in una casetta grigia, unacostruzione anonima anni sessanta o settanta. Sul divano era stesa Rosa.Viola. Dappertutto. Ricordo che distinguevo sulla pelle semicoperta da unvestitino con dei fiori gialli, al massimo una o due chiazze chiare. Il resto era diun blu violaceo uniforme.- Chi ti ha picchiata così ? -- Lui e i miei figli - ci disse indicando l'uomo che silenzioso fumava all'altro latodella stanza. Lui, incrociando i nostri sguardi, non modificò per nullal'espressione del viso, solo, con un gesto lento, spostò la sigaretta da unangolo all'altro della bocca. Un leggero tremore della mano sembrò tradire unmovimento nervoso. Ma è stato solo un attimo perchè qui, a Vittorio Veneto,non accade mai nulla.
2. Il camping sotto il mare
 
12/8/2002
a
. A dare ascolto alle riviste di viaggi e turismo, l'Italia altro non sarebbe cheun'oasi di 300.000 kmq di paesaggi mozzafiato, monumenti unici al mondo,spiagge incontaminate.
b
. La traversata del deserto per raggiungere queste foto su carta patinata èinvece affidata ad Onda Verde, a cura del Cis - Viaggiare informati.
c
. Mai dimenticare a casa guide e depliant del bengodi che ci attende all'arrivo,nelle ore di attesa in coda a sezionare i bulloni del guard rail o ad osservare ilpanorama del Tir mozzafiato (per via degli scarichi) nella carreggiata a fianco,sono letture rasserenanti da praticare in alternativa allo yoga.Tesi, antitesi e sintesi. Il problema - almeno così pensavo fino a pochi giorni fa- è che inseguiamo in massa il turismo d'élite, quello morbidamente new ageed ecologically correct, indifferenti ad ogni contraddizione, convinti come siamoche la nostra scelta personale sarà la sintesi perfetta almeno per i quindicigiorni che servono.Il campo dei girasoli. Un mese fa, la mia panettiera ha stravolto questeconvinzioni così insopportabilmente radical-chic quando, senza nessunimbarazzo a dire il vero, mi ha confessato di frequentare da almeno vent'annila stessa spiaggia di Caorle, un posto dove gli ombrelloni hanno la densità diun campo di girasoli. - Mi piace stare in mezzo a tutta quella gente, osservare ivicini d'ombrellone, ascoltare i loro discorsi, sapere che musica preferiscono...- Ma hanno la radio, mica scelgono loro la musica ! - Sì, ma telefonano con ilcellulare per le dediche. - Mmmmm - E poi non nuoto. Mi basta il miofazzolettino di mare per rinfrescarmi ogni tanto. Sai, a me piace fare lalucertola !
 
 Da allora sono cominciate, sempre più frequenti, le mie crisi e quella domandache mi intossica il cervello : perchè, se non tutti sono come me, anzi moltisono come lei, nelle spiagge incontaminate siamo sempre in cinquantamila ?Il mistero s'infittisce. Pochi giorni dopo sono finito a Sottomarina di Chioggia.Forse qui la marina si dice "sotto" perchè ci arrivi scendendo da un cavalcaviache si impenna in curva per poi lanciarsi direttamente tra i palazzoni del vialeprincipale, un bello stradone a doppio senso di marcia con un'aiuola minuscolaa far da infradito. Al secondo semaforo, tra la pellicceria e la banca, si gira adestra verso la zona dei campeggi. Dopo qualche centinaio di metri, i palazzonicedono in altezza fino a scomparire, lasciando il posto ad una decina dicamping uno dopo l'altro. Ci fermiamo all'ultimo : l'Oasi (si chiama propriocosì). Tra il parcheggio auto, quello dei natanti e una canaletta di scolo dinatura imprecisata con il classico topone da cartolina che si guadagna il suoposto al sole, si entra nel campeggio, anzi nella roulottopoli.Gli ex carrozzoni trasformati in casette dotate di ogni comfort, sono tuttistanziali, piazzati lì a far le quattro stagioni. Alcuni sono addirittura senzatarga. In compenso quasi tutte le auto hanno una sigla unica : Padova.Sottomarina è la piscina vista mare dei padovani. Non è un modo di dire. E'proprio la piscina, perchè al mare c'è il divieto di balneazione. In quella zonascaricano i loro liquami le pattumiere di tutto il nord, il Brenta e, poco più asud, l'Adige e il Po. Dicono che i cartelli col divieto vengono rimossiregolarmente dai proprietari degli stabilimenti perchè tanto lo sanno tutti che ilbagno non si può fare (anche se molti lo fanno lo stesso). Ma che importa ? APadova sanno anche che i medici di base consigliano ai loro pazienti quest'aria,ricca di iodio. Qui non ci sono turisti, ma solo traghettatori del weekend lungo(anche due mesi). Ci facciamo largo tra le roulotte incollate una all'altra inmezzo ad un giungla di paraboliche, verande e barbecue, lanciando soloun'occhiata alla piscina con una fila in attesa al trampolino degna dellatangenziale di Mestre.In spiaggia, spossati, ci abbandoniamo sulle sdraio sotto l'ombrellone. Sarà cheè mezzogiorno, ma qui non c'è una bava di vento e fa un caldo africano.Dicono che di solito tira sempre una bella arietta, ma va a capire cosa significa"arietta" per gente abituata ad inverni con una nebbia da tagliare col coltello ead estati con un'afa mozzafiato (ancora !).La spiaggia è proprio come nella realtà : non manca neppure il solito colouredche passa tra gli ombrelloni a vendere collanine e asciugamani. Sotto quelsolleone avrà anche lui un caldo bestia e per placare il senso di colpa generatodalle mie continue lamentazioni, gli compro un paio di braccialetti.Una conclusione del tutto provvisoria. Non ce la faccio proprio più, sul giornaleleggo il resoconto dell'ultima partenza intelligente dei dieci milioni in 24 ore. Migiro e rigiro sulla sdraio per cercare di capire dove sbaglio io, dove sbaglianoquelli come me e anche quelli che non sono come me. Concludo che vorrei
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