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Cosa muove incauti amministratori asmarrire il senso dei propri limiti per punire quanti osano coltivare l’eversivaed ingenua libertà di esprimere ciò chepensano ?Radici educative frustranti?Il tarlo di irreggimentare ciò che è irri-ducibilmente diverso da sé ?Residuati di costumi politici tribali ?Forse. Plutarco ammoniva che “nullarivela meglio il carattere di un uomoquanto il suo modo di comportarsiquando detiene un potere sugli altri” .Le nostre azioni contengono ciò chesiamo.Ma al di là dei tratti psicologici e socio-logici, c’è un profilo comico di questavicenda che non è emerso abbastanza.Se gli sprovveduti estensori del libellinopunitivo, muniti di basi minime, avesse-rocompreso ciò che leggevano, certonon avrebbero reagito in modo cosìgoffo e scomposto. Invece, sentendosicolpiti “ammàtula”, senza nemmenoessere sfiorati dal dubbio dell’erroreinterpretativo (altrimenti avrebberopotuto farsi assistere nell’analisi deltesto…), sono partiti in quarta: stesura,qualche grassetto a sottolineare, convin-ti che tutti avrebbero capito la proiezio-nesgrammaticata dei loro pensieri,tipografia, messi comunali a distribui-re…. Quando ci vuole, ci vuole.Hanno persino corredato l’infelicereprimenda, con tanto di effige dell’en-te, di illustrazioni che appaiono impie-tosamente rappresentative dell’archeti-po gastrico che li ispira: “Pappe e favo-le”, “Torte e biscotti”,
“CUMPA’, NUN C’E’PROBLEMA”
ENE ABBIAMO VISTO DI TUTTI I COLORI
Anno0numero 4-5 - Aprile-Maggio 09
(segue a pag. 2)(segue a pag. 5)
EMERGENZADEMOCRATICA
L’arte di vivere la cosapubblica
di Gaspare Viola
 
Anno 0 numero 4-5 - Aprile-Maggio 09
L’arte di vivere la cosa pubblica
La Specula 
Periodico di informazione
Autorizzazione Tribunale di Sciaccan. 1/2009Editore
 Associazione Noi per Santa Margherita
Direttore Responsabile
Francesco Graffeo
Condirettori
Franco Valenti, Antonino Augello,Gaspare Viola
Segreteria di redazione
Marilena Augello, Antonio Gallucci,Melchiorre Titone
Redazione
 Accursio Soldano, Onorio Abruzzo,Francesco Sciara, Benny Calasanzio,Giuseppe Serra, Vincenzo Sarullo,Paolo Morreale, Gaspare Mauceri,Calogero Sanfilippo, Giuseppe Sanfilippo,Giuseppe Augello, Giuseppe Monteleone,Salvatore Montalbano, Pasquale Modderno,Filippo Di Giovanna.
Redazione
via De Amicis, 9 - S. Margherita di Belìceemail: laspecula@alice.it
Stampa:
 Arti Grafiche ProvideoC.da Casabianca - Sambuca di Sicilia
“Dal forno alla tavola”, e via inge-rendo. Mancava solo “Dalla padellaalla brace”….L’articolo incriminato – se ne saran-noaccorti coloro che lo hanno letto –non è che una disamina del degradodatato della biblioteca, degradoemblematico del sottosviluppo cul-turale di S.Margherita, vero temacentrale della riflessione. Rispetto aquesto tema, ridurre tutto allo scari-co di responsabilità tra una compagi-ne e l’altra circa la chiusura al pub-blico del servizio (che non è certoimputabile all’attuale amministrazio-ne), non è che un ulteriore esempiodell’ignoranza attiva imperversante.Quell’ignoranza parolaia e qualun-quista che lascia intatti i problemi.Qual è infatti il saldo politico di tuttoquesto? Ci si incarta su schermagliemalevoli e sciocche, di cui nonrimarrà traccia; propositi di vendetteattraversano menti anguste, mentre iproblemi reali restano al palo.Inesplorata ogni possibilità di lororisoluzione. Ignorate le proposteavanzate. Confermata l’inutilità dellapolitica. Aumentata la sfiducia deicittadini.Eppure si può trarre anche dal maleun qualche senso.Pur facendo esperienza della malafe-de che spesso accompagna l’ignoran-za, come spesso accade in politica, èstrategico elevarsi un po’ e non farsitrascinare nel vuoto-a-perdere delsonno politico paesano.Nel nostro paese, ne facciamo un po’tutti esperienza, c’è un’enorme indi-genza di beni relazionali autentici:carestie di senso e di rapporti genui-ni, non meno gravi delle carestie dicibo. Siamo tutti dentro un fortissimoretaggio feudale, di rapporti nonscelti, verticali ed asimmetrici. Equesto manifesto dell’amministrazio-ne, nella sua apparente incomprensi-bilità, non è che l’espressione tra letante di questo retaggio feudale, ovemolti devono dipendere da pochi“benefattori” e dalle loro “benefi-cenze” in pieno paradigma servo-padrone. Altro che democrazia.E’ questo retaggio che influenzaancora oggi, dietro un’apparentemodernizzazione di facciata, i com-portamenti sociali. Qualsiasi ammi-nistratore consapevole ed in buonafede dovrà farci i conti.C’è un grande lavoro culturale dacompiere, un grande cammino dafare come comunità. Cominciando dauna rialfabetizzazione dell’arte divivere la cosa pubblica. Ove le coseche vogliamo debbono cominciare arealizzarsi prima dentro di noi, dive-nire parte di noi. Il cambiamentodella politica passa attraverso il cam-biamento di ciascuno di noi.“Un’idea un concetto un’idea, finchèresta un’idea è soltanto un’astrazio-ne. Se potessi mangiare un’idea avreifatto la mia rivoluzione.” (GiorgioGaber)
Gaspare Viola
 
Il sapore del cioccolato, La merenda della mamma,Pappe e favole !!! Più che alla cultura pare che i nostriamministratori siano interessati alla cottura!
Gentili lettori non si tratta di un erroredi stampa. E’ l’ultimo tentativo direnderlo
comprensibile
 
Anno 0 numero 4-5 - Aprile-Maggio 09
LETTERAALMINISTRO
Al Ministro dell’Istruzione,dell’Università e della RicercaDott.ssa Maria Stella GelminiCara Maria Stella,ti disturbo inviandoti questa missivaal ministero perché gravi fatti turba-no il sonno di letterati e di linguistisopraffini. Pare infatti che, nel mezzodi discussioni sulla storia della lin-gua italiana che si sviluppano inFirenze, presso l’Accademia dellaCrusca, quando qualcuno avanzaipotesi azzardate i presenti lo zitti-scano con«Ohibo, forse quan-tunque in terra santorianadicesi così si puote». Di questoti scrivo Maria Stella cara. E’ in attoa Santa Margherita di Belice, miovecchio paese, una sistematicademolizione della lingua italiana. Per farlo, i cultori dei suoni gutturalihanno reclutato il massimo esperto didecostruzioni linguistiche, ricono-sciuto e celebrato a livelli internazio-nali ed insignito del «Dizionariod’argilla»: Francesco Santoro, despo-ta del Comune, attaccante di sfonda-mento delle regole grammaticali elogiche. Durante la nostra telefonata,quando allarmato ti spiegai che alposto della «sagra del ficodindia» inuna relazione avevano, senza volerlo,scomodato la scienza della mente,definendola sagra della «psicodina-mica», nulla di quanto segue eraancora accaduto. Dicevano esserecolpa della tecnologia, dei computer,ma da quella volta fu poi un susse-guirsi di vere e proprie persecuzioni«vocali»: tutto ciò che era perfettoitaliano venne bandito da ognidiscorso pubblico, relazione ufficialee pure dalle ordinanze sindacali,massimi esempi dello scempio lin-guistico targato «Il sindaco». Pensache proprio nell’ultima ordinanzaesordiva con codesta tripla contorsio-ne verbale: «Considerato che nel ter-ritorio della provincIa (scritto con Imaiuscola, reminiscenza di fallicamemoria) di Agrigento è
abbastanza
(in base a chi, a cosa?) vasto e
malcollegato
con i mezzi pubblici (da uncordone ombelicale o via wireless?) econ una viabilità stradale poco effi-ciente e
alquanto
(addirittura unsimil termine… sommo poeta di san-toriana stirpe, di epica memoria alpari del pelide Achille) pericolosa[…]». Chiede il Sommo, tra le altrecose, la riapertura dellaCommissione CMVP in quanto lasituazione stava causando «disaggi»,talmente grandi che il sindacoSantoro, per dare l’idea, raddoppia laG. Con una sarebbero stati lievi pro-blemi, roba da poco. Ho scritto per caso «ordinanze» prima, cara MariaStella? Chiedo venia a capo chino:lui le chiame «Ordinazze», ma cosìper essere simpatico: «ora scrivoun’ordinazza va» e il segretario «nelsenso che come al solito la scrivi coni piedi» e giù risate tra i due e battu-te da caserma. Cara Maria Stella,quando ti mandai il fax con lo strada-rio «santoriano» rivisto dal Sommo,con le vie Dante Aligheri (le I costa-vano troppo e quelle maiuscole eranofinite) via Modiglioni (Amodeo, il pit-tore, conosci?), R. Gattuso (primocalciatore milanista, pagato daBerlusconi, ad avere attribuita la viada un sindaco comunista), ViaMantenga (in assonanza con MiConsenta) e infine il noto composito-re Rossigni, cugino di Rossignol,quello degli sci. Tutto questo, MariaStella, in una sola ordinanza, omeglio, «ordinazza». E’ una «pennapazza e lingua sciolta» al servizio deipoteri forti del dialetto, caro ministro,e va fermato. In ultimo, l’impertinen-te discendente di Cecco Angiolieri,attaccando a spese e per conto delComune un cittadino qualunque per un articolo su «La Specula», si ècimentato in un nuovo virtuosismoletterario, di cui il pezzo migliore è larivisitazione dei proverbi: «Sbagliareè umano, perseverare è… dabestie!», e che le illazioni «hanno iltempo che trovano» per concluderecon «la presente» riferendosi all’af-fissione; non era una lettera, ma unmanifesto, un comunicato stampa,comunque di genere maschile, ameno che non si trattasse di carta col«trucchetto», si, insomma, di carta«operata». Maria Stella, dopo quantoti ho illustrato,ti chiedo didichiarare lo stato di emergen-za linguistica a SantaMargheritae di inviarci l’esercitomunito di vocabolari, cattedre e ban-chi di scuola. Perché errare è umano,perseverare… santoriano!
Benny Calasanzio
 
Da
La Specula 
si osserva
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