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G Ital Med Lav Erg 2007; 29:3845www.gimle.fsm.it
SESSIONECUTE
P-01ESPERIENZA DI DERMATITI DA GUANTI IN LATTICE NELPERSONALE SANITARIO DI UN POLICLINICO UNIVERSITARIO
O. Mattei, T. Di Martino, P. Ferraro
 Istituto di Medicina del Lavoro - Università Cattolica del Sacro Cuore - Roma
Corrispondenza:
T. Di Martino - E-mail: dimartino.tiziana@virgilio.it
RIASSUNTO.
In ambito ospedaliero le dermatiti irritative da con-tatto rappresentano circa l’80% di tutte le dermopatie del personale sani-tario, mentre le dermatiti allergiche da contatto costituiscono circa il 20%delle dermatosi professionali.Nel nostro lavoro vengono riportati quattro casi clinici di infermieriprofessionali con documentata allergia al lattice.Per ciascuno si riporta la storia clinica, l’iter diagnostico e il conse-guente giudizio di idoneità.Nella popolazione la prevalenza dell’allergia al lattice è stimata es-sere circa l’1-6%, tra il personale sanitario sale al 5-12%. Tuttavia, è daosservare che non in tutti i soggetti sensibilizzati si manifestano sintomio segni di allergia. In effetti i nostri quattro casi studiati rappresento me-no dell’1% della popolazione sorvegliata.È ipotizzabile che la sensibilizzazione dei dipendenti sia contenutagrazie anche all’applicazione di norme preventive quali le raccomanda-zioni proposte dal NIOSH. In Italia, i criteri per la prevenzione della pa-tologia da lattice negli operatori sanitari sono stati oggetto di un docu-mento di consenso preparato da un gruppo di lavoro dell’AssociazioneItaliana di medicina preventiva dei lavoratori della Sanità.
Parole chiave:
dermatiti, operatori sanitari, guanti in lattice.
 L
 ATEX GLOVES DERMATITIS IN HEALTH CARE WORKERS
 ABSTRACT.
With regard to health care workers the irritative contact dermatitis represents about the 80% of all the dermopathies in sanitarystaff, whereas the allergic contact dermatitis covers approximately the 20%of the professional dermatoses. In our study 4 cases of allergy to latex inhospital nurses are presented; the clinical history is described for each of them as well as the resulting judgment of suitability to the specific work. Ingeneral population the allergy to latex is estimated to be approximately 1-6%; in sanitary staff it rises to 5-12%. We have to observe that not all thesensitive subjects show symptoms of allergy. Actually the 4 cases described represent less than 1% of the surveyed group. The sensitization is likely tobe so reduced also thanks to the application of preventive guide-lines suchas the one proposed by NIOSH. In Italy the criteria in preventing allergicreactions to latex are illustrated in a consensus document issued by a study-team from Italian Association of the Health Workers.
 Key words:
dermatitis, health care workers, latex gloves.
INTRODUZIONE
Il tema delle dermatiti da guanti in lattice è stato trattato in lavoriscientifici che ne hanno affrontato gli aspetti clinici, epidemiologici epreventivi (2,4,6). Partendo dall’esperienza della sorveglianza sanitaria inun Policlinico Universitario, è nata l’esigenza di presentare le osserva-zioni da noi raccolte per confrontarle con quelle della letteratura e perevidenziare le criticità nella gestione di questo tipo di rischio lavorativo.L’allergia al lattice è un problema che si manifesta con quadri clinici divaria gravità e tali da rendere necessario, nei casi più seri e non diversa-mente gestibili, l’allontanamento del dipendente allergico dal suo abitua-le posto di lavoro.In una struttura ospedaliera le principali categorie lavorative che usa-no guanti in lattice sono i medici, i tecnici di laboratorio, gli infermieri,gli operatori tecnici di assistenza (OTA), gli ausiliari socio sanitari (ASS)e il personale di sala operatoria (1).L’uso dei guanti in lattice è finalizzato alla protezione dal rischio bio-logico durante le attività di diagnosi, cura e assistenza del paziente non-ché a garantire condizioni di asepsi nelle pratiche invasive che richiedo-no materiali sterili.In ambito ospedaliero le dermatiti irritative da contatto rappresenta-no circa l’80% di tutte le dermopatie del personale sanitario, mentre ledermatiti allergiche da contatto costituiscono approssimativamente il20% delle dermatosi professionali (2).Nella popolazione generale la prevalenza dell’allergia al lattice è sti-mata essere l’1-6%,mentre tra il personale sanitario la stima sale al 5-12%. Tuttavia, è daosservare che non in tutti i soggetti sensibilizzati si manifestano sintomio segni di allergia (2).
PRESENTAZIONE DEI CASI
Negli anni 2005 e 2006 sono stati visitati 2043 operatori sanitari (me-dici, infermieri, OTA, ASS) e fra questi sono stati individuati, nel corsodella sorveglianza sanitaria, quattro casi di sensibilizzate al lattice nelpersonale infermieristico.
Caso 1.
Donna di 30 anni assunta nel 2001 come infermiera professionale.Ha sempre prestato servizio presso il reparto trapianti d’organo. Dopo 3anni di attività ha manifestato disturbi correlabili all’uso dei guanti in lat-tice. Pertanto in occasione di visita periodica, il medico competente haprescritto uso di guanti in materiali diversi (guanti in vinile). I test aller-gometrici hanno confermato l’allergia al lattice e hanno posto indicazio-ne alla terapia desensibilizzante specifica.
Caso 2.
Donna di 32 anni assunta nel 2000 come infermiera professionale.Ha lavorato presso il servizio di emodialisi per quattro anni.In seguito ad insorgenza di oculorinite e dermatite alle mani, si è sot-toposta a test allergologici (cutireazioni-prick test) che hanno documen-tato allergia al lattice. Pertanto è stata allontanata da qualsiasi ambientedi lavoro in cui si usassero guanti in lattice ed è stato avviato trattamentodesensibilizzante specifico. È stato inoltre necessario allontanare il sog-getto dall’attività assistenziale e assegnarlo a compiti impiegatizi pressolo sportello della spedalità.
Caso 3.
Donna di 49 anni assunta nel 1979 come infermiera professionale,prestante servizio pressoil DH e gli ambulatori del Centro per le malattie dell’invecchiamen-to. Nel 1997 è stata effettuata diagnosi di allergia al lattice con dermatitee asma. Nel corso della sorveglianza sanitaria è sempre stato prescrittol’utilizzo di guanti in materiale alternativo al lattice (neoprene) ed è stataraccomandata l’assegnazione a reparti con minor indice di utilizzo diguanti in lattice.
Caso 4.
Donna di 42 anni assunta nel 1990 come infermiera professionale, daallora lavora presso il reparto di cardiochirurgia Dopo quattro anni hapresentato eczema da contatto alle mani e agli avambracci. Ha effettuatotest allergometrici che hanno documentato positività ad acari, vari farma-ci e lattice. I disturbi allergici si sono progressivamente ridotti fino ascomparire grazie all’allontanamento dagli allergeni ed alla sostituzionedei guanti in lattice con guanti in PVC, come prescritto dal medico com-petente in occasione delle visite periodiche.
DISCUSSIONE E CONCLUSIONI
La prevalenza di dermatiti da lattice riscontrata risulta marcatamen-te inferiore a quella riportata in letteratura, sia in riferimento al persona-le sanitario che alla popolazione generale. È ipotizzabile che la sensibi-lizzazione dei dipendenti sia contenuta, grazie alla adozione di normepreventive che proteggono i lavoratori dalla sensibilizzazione al lattice,come quelle proposte dal NIOSH:uso di guanti non in lattice per attività che non comportano contatticon materiali infetti (ad esempio preparazione del cibo, attività di pu-lizia, manutenzione etc)uso di guanti a basso contenuto in proteine residue e additivi chimi-ci e privi di polvere lubrificanteevitare l’applicazione di lozioni o creme oleose per le mani che pos-sono deteriorare il guanto
 
846G Ital Med Lav Erg 2007; 29:3www.gimle.fsm.itdopo aver rimosso i guanti in lattice, lavare le mani con sapone deli-cato e asciugarle accuratamenteprogrammi di formazione e informazione sul temaè bene che i soggetti ad alto rischio (atopici) si sottopongano perio-dicamente a screening finalizzati alla rilevazione precoce di sintomiallergici, che insieme all’allontanamento dei lavoratori sintomaticidall’esposizione al lattice, sono essenziali per la prevenzione deglieffetti a lungo termine sulla salute (3).In Italia, i criteri per la prevenzione della patologia da lattice neglioperatori sanitari sono stati oggetto di un documento di consenso prepa-rato da un gruppo di lavoro dell’Associazione Italiana di medicina pre-ventiva dei lavoratori della Sanità (4).Anche la SIMLII ha stilato un documento sui criteri per la sorve-glianza sanitaria dei lavoratori a rischio allergologico basati sull’applica-zione di interventi di prevenzione primaria, secondaria e terziaria con laproposta di criteri per il giudizio di idoneità (5).Oggi sul mercato, oltre a diversi tipi di guanti in lattice (sterile, nonsterile, con e senza polvere) esistono guanti alternativi in polivinile (pvc),in polietilene, di sintesi (neoprene, butadiene), in gomma, in cotone o fi-lo di scozia. (6)Sulle schede tecniche del prodotto devono essere riportati in modochiaro ed esaustivo alcuni parametri specifici tra cui: caratteristiche chi-micofisiche previste dalle norme UNI, per tipo e quantità di additivi,quantità di lattice rilasciato nel liquido di lavaggio, tipo di lubrificante sepresente, data e tipo di sterilizzazione, dizione di guanti ipoallergeniciove consentito e la ragione di essa (7).
BIBLIOGRAFIA
1)Direzione Sanitaria presidio ospedaliero centrale Asl di Viterbo. La-vaggio delle mani. On line al sito: http://www.asl.vt.it/Ospedaliera/Dir-SanPOC/Documentazione/procedure/lavaggio%20delle%20mani2)Gobba F. Rischi professionali in ambiente sanitario, Ed. McGraw-Hill 1999; 76-90.3)NIOSH Pubblication No. 97-135. Preventing allergic reactions in to na-tural rubber in the workplace. On line al sito http://www.cdc.gov/nio-sh/latexalt.html4)Alessio L, Baruffini A, Riscaldi G, Cirla AM, Cortona G, Cd Lav1996; 87: 350-9.5)Saia B, Marcer G, Moscato G, Romano C. Criteri di controllo perio-dico dei lavoratori rippa M, Franco G, Marcer G, Moscato G, Toffo-letto F. Patologie allergiche e irritative da guanti in ambiente sanita-rio e loro prevenzione. Documento di consenso Meesposti a rischioallergologico. Lavoro e medicina, ECIG, Genova 1999,1:157-171.Atti 62°Convegno Naz. SIMLII, Genova, 29 settembre-2 ottobre1999.6)Cangemi C, Monti C, Tomei G. Caratteristiche principali dei diversi ti-pi di guanti usati in ambito sanitario. Giornate Romane di Medicina dellavoro “Antonello Spinazzola” - Sezione regionale Laziale - Abruzzesedella SIMLII - Scuola di Specializzazione in medicina del lavoro – Uni-versità degli Studi di Roma “La Sapienza”, consultabile on line al sitohttp://w3.uniroma1.it/medicinadellavoro/Struttura/Eventi/Guanti%20in%20latice.pdf1
 
P-02SCREEN DERMATITIS E VIDEOTERMINALI
G. Spatari, D. Sapienza, A. Familiari, R. Crimaldi, L. Barbaro Martino,C. Trifirò, C. Fenga, S. Cannavò
 Dipartimento di Medicina Sociale del TerritorioUniversità degli Studi di Messina
Corrispondenza:
Dottoressa Giovanna Spatari - Sezione di Medicina delLavoro - Dipartimento di Medicina Sociale del Territorio - Universitàdegli Studi di Messina - e-mail: gspatari@unime.it - Tel 090/2212060 -Fax 090/2212051
RIASSUNTO.
Negli ultimi quindici anni la crescente diffusione divideoterminali e apparecchiature elettriche ed elettromagnetiche impie-gate in numerose attività ha evidenziato problematiche cliniche emergen-ti. Da qui la necessità di approfondire gli aspetti ergonomici delle profes-sioni coinvolte nell’utilizzo di tali apparecchiature e di studiare gli effet-ti dei campi elettromagnetici sulla salute umana. Le obiettive difficoltà distandardizzazione degli studi in merito a quest’ultimo aspetto rendonoparticolarmente vivace il dibattito sulle prove a supporto di tali entità no-sografiche, nonché sui possibili fattori causali. In quest’ambito un setto-re particolarmente interessante è quello delle affezioni dermatologi-che.Gli autori presentano i risultati di uno studio condotto sull’incidenzadi patologie dermatologiche del volto e del decolletè in una popolazionedi lavoratori videoterminalisti. I soggetti, nel corso delle visite di con-trollo periodiche, sono stati sottoposti a consulenza dermatologica. Sonostati quindi identificati due gruppi: videoterminalisti e, come gruppo con-trollo, soggetti professionalmente non esposti ad apparecchiature elettro-niche. I componenti del primo gruppo sono risultati, rispetto a quelli delsecondo, più frequentemente affetti da patologie dermatologiche, sebbe-ne in modo non statisticamente significativo. Le patologie evidenziate, dicomune riscontro, erano tuttavia distribuite con differente frequenza neidue gruppi e la dermatite seborroica nettamente più rappresentata fra i vi-deoterminalisti.
Parole chiave:
videoterminali, screen dermatitis, campi elettroma-gnetici.
S
CREEN DERMATITIS AND VISUAL DISPLAY UNITS
 ABSTRACT.
Over the last fifteen years, the increasing prevalence of screens and electromagnetic devices used in a number of activities hasdetermined the occurrence of new emerging clinical problems. Hence the need to evaluate the ergonomic aspects of the professionsusing such equipment to study the effects of electromagnetic fields on hu-man health.The objective difficulties to standardize the studies on this field makes controversial the debate on the evidences in support of these no-sographical entities and on the possible causative factors.One interesting area is that of dermatological diseases.The authors present the results of a study on the incidence of derma-tological diseases of the face and of the neck in a population of screenworkers.To achieve this goal subjects underwent dermatological counsellingduring the periodic of monitoring visits.Subjects were then identified in two groups: screen workers and as acontrol group, subjects not exposed to electronic equipments. Members of the first group when compared with those of the second,suffered more frequently from skin diseases, although there was just a sta-tistical trend. However skin diseases were distributed with different frequency inthe two groups and seborrheic dermatitis was much more represented among screen workers.
 Key words
: video display terminals, screen dermatitis, electric ma-gnetic fields.
INTRODUZIONE
Negli ultimi quindici anni l’interesse verso le patologie lavoro-cor-relate è stato indirizzato su nuovi modelli di malattie la cui patogenesi,sebbene di difficile interpretazione dal punto di vista clinico, sembrereb-be direttamente connessa a particolari esposizioni professionali.La maggior parte di queste esposizioni risultano collegate al semprecrescente utilizzo di nuovi strumenti di lavoro in professioni che, inevita-bilmente, sono state sottoposte all’avanzare dell’evoluzione tecnologica.Un esempio classico è rappresentato dall’utilizzo dei videoterminalie delle numerose apparecchiature elettriche ed elettromagnetiche ormaiimpiegati in numerose attività.Da qui la necessità di approfondire gli aspetti ergonomici delle pro-fessioni coinvolte nell’utilizzo di tali apparecchiature e la necessità di stu-diare gli effetti dei campi elettromagnetici sulla salute umana. In tale con-testo emerge l’attività dell’Organizzazione Mondiale della Sanità il cuiultimo documento, pubblicato proprio quest’anno, tra i diversi effetti deicampi elettromagnetici annovera anche
l’ipersensibilità
. Condizione que-sta caratterizzata principalmente da due tipi di manifestazioni cliniche:forme scatenate dall’utilizzo dei videoterminali i cui sintomi sono preva-lentemente di tipo cutaneo (eritema, prurito, sensazione di calore, brucio-re, tensione cutanea) e che per tale motivo vengono definiti
screen der-matitis
; forme derivanti dall’utilizzo di apparecchiature elettriche, telefo-ni cellulari, caratterizzate anche da importanti sintomi a livello del siste-
 
G Ital Med Lav Erg 2007; 29:3847www.gimle.fsm.itma nervoso, cardiovascolare e di altri apparati ed organi (astenia, distur-bi del sonno, disturbi della memoria). L’OMS ha ipotizzato (Praga 2004)che l’ipersensibilità, che possiede diversi sintomi ricorrenti ed è associa-ta a diversi fattori ambientali tollerati dalla maggior parte della popola-zione generale, può essere definita “intolleranza ambientale idiopaticacorrelata all’esposizione ai campi elettromagnetici”.Relativamente ai sintomi cutanei i dati presenti in letteratura appaionoassolutamente contrastanti. Diversi autori indicano una incidenza di
screendermatitis
solo in soggetti predisposti già portatori di patologie cutanee (ec-zema, dermatite seborroica) particolarmente suscettibili anche a fenomenistress-correlati. Altri autori sostengono invece che in soggetti esposti a cam-pi elettromagnetici, derivanti da schermi video, il numero delle mast-cellu-le nei piani dermici e cutanei, direttamente sottoposti alle frequenze elettro-magnetiche, aumenta significativamente al pari dei mediatori chimici del-l’infiammazione. Alla luce di quanto sopra esposto gli autori hanno indaga-to, tramite valutazione clinica specialistica dermatologica, lavoratori espostia campi elettromagnetici di schermi video onde valutare la prevalenza di al-terazioni cutanee compatibili con un quadro di
screen dermatitis
.
SOGGETTI E METODI
Il campione in studio era costituito da 75 soggetti, di cui 33 di sessomaschile e 42 di sesso femminile, età media 47.98 ±8.48, anzianità la-vorativa media 10.30 ±3.73, che utilizzavano il VDTper più di 20 oresettimanali. La media delle ore settimanali trascorse lavorando al VDTera di 28.21 ±12.11. Come popolazione di controllo, sono stati selezio-nati 19 soggetti, 16 di sesso maschile e 3 di sesso femminile, non espostia videoterminali nella loro attività lavorativa.Tutti i soggetti inclusi nello studio, dopo essere stati dettagliatamen-te informati sulle finalità dell’indagine, sono stati sottoposti, oltre agli ac-certamenti previsti nella sorveglianza sanitaria dei videoterminalisti, aesame clinico dermatologico, effettuato da specialista della disciplina.I risultati sono stati elaborati statisticamente con il test del chi qua-drato, considerando significativo un valore di p inferiore a 0,05.
RISULTATI
Le patologie riscontrate nella popolazione in studio erano rappresen-tate da: dermatite seborroica (10 casi), teleangiectasie del volto (7 casi),rosacea (4 casi), dermatite irritativa da contatto (3 casi), blefarite (2 casi),idroadenomi eruttivi (1 caso). La distribuzione delle varie patologie ap-pariva pressoché uniforme fra i due gruppi considerati, con l’interessan-te eccezione della dermatite seborroica, diagnosticata esclusivamente neivideoterminalisti. Anche blefarite ed idroadenomi eruttivi sono stati ri-scontrati solo in tale gruppo, ma il numero esiguo di casi non permette,per il momento, di trarre conclusioni definitive in tal senso.Il test del chi quadrato ha confermato la tendenza ad una differente di-stribuzione delle patologie fra i due gruppi in studio, come testimoniato dalvalore di p che, pur in presenza di una casistica non particolarmente nume-rosa, risulta prossimo alla significatività statistica (p=0,083) (graf. 1).
CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
Il nostro studio, in accordo con quanto riportato in letterartura, evi-denzia un’aumentata incidenza di manifestazioni cutanee in soggetti pro-fessionalmente esposti a videoterminali.Gli autori intendono ampliare la casistica onde valutare la significa-tività dei risultati. Intendono indagare sia su fattori endogeni personali,quali patologie cutanee predisponenti (dermatite atopica), che su fattori ingrado di influenzare la qualità dell’aria (indoor air quality) nell’ambientedi lavoro. Verrà valutato, inoltre, se l’insorgenza di manifestazioni cuta-nee sia correlata al tempo di esposizione al videoterminale. Infine riten-gono meritevole di approfondimento l’aspetto relativo alla presenza didermatite seborroica, rilevata solo nei soggetti esposti, al fine di analiz-zare quale possa essere il ruolo giocato dai campi elettromagnetici di bas-sa frequenza nel determinismo di detta affezione.
BIBLIOGRAFIA
1)Aminian O., Mansoori P., Sharifan A., Rafeemanesh E., MazaheriM., Iraniha M. The relationship between Video Display Terminals(VDTs) usage and dermatologic manifestations: a cross sectionalstudy. BMC Dermatol. 2005 Apr 3; 5: 3.2)Hillert Let al. Prevalence of self-reported hypersensitivity to electricor magnetic fields in a population-based questionnaire survey. ScandJ Work Environ Health, 2002; 28 (1): 33-41.3)Johansson O., Gangi S., Liang Y., Yoshimura K., Jing C., Liu P.Y.Cuteneus mast-cells are altered in normal healthy volunteers sittingin front of ordinary TVs/PCs - results from open-field provocationexperiments. J Cutaneus Pathol 2001; 28: 513-519.4)Johansson O., Liu P. Y., Enhamre A., Wetterberg L. Acase of extre-me and general cutaneous light sensitivity in combination with so-called “screen dermatitis” and “electrosensitivity” - a successfulrehabilitation after vitamin Atreatment - a case report. J of the Au-stralasian College of Nutritional & Environmental Medicine 1999;vol. 18: 13-16.5)Levallois Pet al. Study of self-reported hypersensitivity to electro-magnetic fields in California. Environ Health Perspect, 2002; 110(Suppl 4): 619-623.6)Tamez-Gonzales S., Ortiz-Hernandez L., Martinez-Alcantara S.,Mendez-Ramirez I. Risk and health damages associated with the useof video display terminals. Salud Publica Mex 2003; 45: 171-180.7)W.H.O. Environmental Health Criteria: Extremely Low Frequency(ELF) Fields, 2007; 238: 136-142.
P-03LA DEFINIZIONE DELLA PROFESSIONALITÀ DELLE DERMATITINON ALLERGICHE: PROPOSTA DI UN METODO DI VALUTAZIONE
R. Ferrucci, B. Boggia, A. Farina, M. Lettieri, G. Scognamiglio,E. Farinaro, U. Carbone
 Dipartimento di Scienze Mediche Preventive Università degli StudiFederico II di Napoli
Corrispondenza:
Dott.ssa Rossella Ferrucci Sezione di Medicina delLavoro Policlinico Federico II di Napoli - Via Sergio Pansini 5 80131NAPOLI Tel 0817462127 Fax 0817462124 - e.mail fantarox@katamail.com
RIASSUNTO.
Gli autori propongono un metodo da loro elaborato emesso in atto allo scopo di riconoscere la connessione con l’esposizione la-vorativa ad agenti chimici di dermatiti non allergiche. Esso consiste nella va-lutazione della reattività cutanea alla combinazione tra l’agente/gli agentisospettati d’azione dermolesiva ed uno stimolo meccanico. Il test, che si ese-gue su una zona di cute mai interessata dalle manifestazioni dermopatiche,consiste nella valutazione della risposta eritematosa e della sua eventuale in-tensità all’applicazione contemporanea dell’agente chimico e dello stimolomeccanico, costituito dallo sfregamento di uno spazzolino a setole morbide.Il metodo è stato applicato a 9 casi di affezioni cutanee, osservati dal2000 al 2006, nei quali è stata esclusa l’origine allergica ed è stata sospettatala connettibilità con l’attività lavorativa. Nella quasi totalità, le affezioni la-mentate sono state costituite da eritemi in parti scoperte, ad andamento su-bentrante, con significative remissioni all’allontanamento dal lavoro. In 6 ca-si è stata evidenziata una risposta più intensa alla combinazione chimico-meccanica, indicativa di reattività irritativa specifica. In 1 caso si sono potu-te escludere azioni dermolesive degli agenti sospettati, mentre 2 sono stati icasi dubbi.Sebbene non totalmente esaustivo delle necessità diagnostiche, ilmetodo sembra fornire utili supporti per fini assistenziali e preventivi.
Parole chiave:
Dermatite irritativi Reattività cutanea Nesso causale.
Grafico 1. Distribuzione patologie cutanee nei due gruppi in studio
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