di san Paolo e del cristianesimo inmaniera oggettiva, non omiletica,eppure i giovani capivano che c’eramolto di più».
Riaprire il dialogotra arte e Chiesa
Ma l’esperienza più originale riguardal’esperienza delle “Residenzed’Artista”. Dal 14 al 24 aprile, infatti,le chiese romaniche di Santa MariaIntervineas e dei Santi Vincenzo ed Anastasio hanno ospitato il talento dinove giovani artisti, di nazionalità efedi diversi, selezionati dalle migliori Accademie di Belle Arti. Alcuni diloro arrivavano dal “Corso diperfezionamento in arte sacra”organizzato presso il Santuario di SanGabriele dell’Addolorata dallaFondazione Staurós. A tutti loro donSabatini e
Alessandra Morelli
hannotenuto una breve lezione su san Paolo,fornendo loro inoltre un piccolo
vademecum
che ripercorreva in modoessenziale il messaggio dell’Apostolo ela tradizione iconografica a luidedicata. Dopo di che, per diecigiorni, i giovani artisti hannoconcepito e lavorato alle loro opere. All’interno delle chiese. Proprio così:le due solenni chiese romaniche sisono prestate come laboratori,tornando a vedere – dopo secoli – deipittori all’opera tra le loro mura. «Èstata un’esperienza unica – dice
PaoloGirardi
. – Lavorare dentro una chiesami ha fatto vivere una particolare“atmosfera”. Anzi, qualcosa di più. Abbiamo lavorato da soli, tra questemura, per giorni. Qualcuno anche dinotte. E si è creata una situazioneparticolare, molto diversa dal lavorarenel proprio studio, dove magari ascoltila radio o ti vengono a trovare gliamici». Ma da dove nasce quest’idea?Dietro il progetto “Residenzed’artista” c’è l’esigenza di ripristinareun dialogo vivo tra la Chiesa e igiovani artisti, nel solco di unrapporto millenario che ha plasmatol’intera storia dell’arte occidentale.“Dialogo”, sia ben chiaro, non“monologo”: campo sgombro,dunque, sia da una committenzainflessibile sia dall’autoreferenzialitàdell’
art pour l’art
. «L’idea – ci dice
Peter Conti
, dell’Ufficio diocesanoper l’Arte Sacra – era quella di fardialogare l’esigenza del liturgista,l’esigenza del teologo, l’esigenza delparroco e quella dell’artista. Tuttoquesto nell’ascolto reciproco e inapertura a un’idea nuova rispetto aquella che ognuno, singolarmente,poteva avere in partenza.Un’intuizione che ho appreso alconvegno ecclesiale di Verona e cheabbiamo voluto riproporre, nellanostra diocesi. Una sfida certamenteimpegnativa, ma che abbiamo potutoaffrontare anche attraverso laconsulenza di partner importanticome la Pontificia Commissione per iBeni Culturali della Chiesa e laFondazione Staurós».
Commissione a sorpresa
Lavorare su un tema ben definito hariservato più di una sorpresa agli stessiartisti. C’è stato chi, ad esempio, è
La giovanissimaAneta Kolesàrovà (Slovacchia) ha plasmato la sua opera sovrapponendo cere e altri materiali, rievocando l’universalità del vangelo (i profili dell’uomo e della donna) propagatosi nel Mediterraneo (la veste dell’Apostolo).«Potremmo dire che la Chiesa è il committente, il teologo è il suggeritore,l’artista colui che propone.L’arte sacra non è solo l’estro di un singolo, ma la rappresentazione di una visione teologica».(Paolo Sabatini) Qui sotto: mons. Silvano Montevecchi, vescovo di Ascoli, incontra il gruppo degli artisti.
FOTO © MATTEOANGELINI
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