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Veganzetta Numero 7 - 2013

Veganzetta Numero 7 - 2013

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Veganzetta - notizie dal mondo vegan ed antispecista
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Giorale gratuito quadrimestrale di iformazioe e cultura vegaa atispecista dell’associazioe Campage per gli aimali
n°7
 
2013notizie dal modo vega e atispecista
F  
Essere, o rimanere,
 fedeli alla linea
 signica non cambiare, non rinnega-re ciò che si è, e continuare con co-erenza a seguire un pensiero, senzadogmatismi – certo – ma anche sen-za cedimenti o deroghe: pericolosi einaccettabili tanto quanto i primi.Per essere fedeli a una linea comegruppo, associazione o movimentoè necessario ovviamente non soloche essa esista e sia palese, ma an-che che sia riconosciuta e condivisa;questo di sicuro è un problema tan-gibile dell’antispecismo dei nostritempi. È chiaro che è del tutto natu-rale che vi siano in seno all’antispe-cismo visioni, correnti e prospettivediverse che devono essere compresee rispettate; è altrettanto chiaro chel’esperienza, l’elaborazione teorica eil contesto sociale, inuiscono forte-mente sull’idea antispecista e la pla-smano trasformandola di continuo. A volte smussandone gli angoli, altrecreandone di nuovi. Esistono peròdegli elementi che è quasi impossi-bile modicare o porre in discussio-ne, o in secondo piano, pena uncompleto smarrimento identitario,come per esempio la ferma volontàdi porre ne alla violenza, allo sfrut-tamento e all’uccisione degli Animali.Possiamo quindi individuare millesfumature dell’antispecismo, o con-siderare mille denizioni dello stes-so a seconda della persona, delgruppo o dell’associazione chel’esplicita, ma non è possibile consi-derare l’antispecismo come losoacontraddistinta dalla coerenza e dal-la spinta rivoluzionaria, privandolodi una delle sue linee fondamentali:per l’appunto la lotta contro la vio-lenza nei confronti degli Animali.Non a caso si parla di lotta contro la violenza perché in denitiva il con-trollo – il possesso – dei corpi deglialtri (la segregazione, le mutilazioni,la riproduzione forzata, la selezionearticiale…) avviene sempre e solocon l’uso di metodi coercitivi e vio-lenti che l’Umano utilizza per sotto-mettere l’Animale e controllarne ilciclo biologico, non potrebbe del re-sto essere altrimenti. Ancora di vio-lenza si tratta quando si esercita ildominio – ossia il potere derivanteda una supremazia biologica, tecno-logica, sica o altro – su altri esserisenzienti potendone disporre a no-stro piacimento, e decidendone lesorti cancellando ogni diritto e iden-tità: anche il dominio è un atto diforza violento, anche quando la vio-lenza non si palesa, ma ha sortito giài suoi risultati devastanti su chi subi-sce il dominio e ha perso la volontàdi ribellione, la speranza di una fuga,la dignità.Non è necessario, ovviamente, parla-re poi dell’uccisione, della macella-zione, dello squartamento dei corpidegli Animali, e della loro reicazio-ne e mercicazione: in questo caso la violenza è oscenamente protagonista.La società umana specista è quindicaratterizzata da un uso enorme di violenza di ogni tipo atto a controlla-re, dominare, sfruttare e uccidere gli Animali secondo logiche e consuetu-dini che molto spesso si ripetonoanche all’interno della società uma-na stessa mediante l’esercizio del
di-ritto del più forte 
.Da antispecisti detestiamo tutto ciò, vorremmo che non fosse mai esistito,ma dato che tragicamente esiste e siperpetua nel tempo, vorremmo por-re ne ai massacri quotidiani, alleingiustizie, alla crudeltà, una voltaper sempre: fondando una nuovasocietà e un nuovo approccio con lealtre società animali e l’ambiente.Questa visione della società umanafutura diviene anche linea di condot-ta personale e pubblica, che si ponein antitesi a un’altra linea (che èquella dominante) del sangue delle vittime della nostra violenza.
 segue a pag.2 
 
È giustificatol’uso della violenza da parte delmovimento antispecista?
 
per una pratica di liberazione animaledisobbediente enonviolenta 
 
libri:guida al vivere vegan
 
“cHi mangioggi?”: storia diun successomediatico
 
novità da campagne per gli animali
 
2notizie dal modo vega e atispecista
continua dalla prima pagina
Senza addentrarci in discorsi pura-mente losoci, è utile invece con-centrarsi su alcune considerazionilogiche: se vogliamo combattere lospecismo, dobbiamo combatternel’ideologia e le pratiche, è necessarioavviare una battaglia culturale,
socia-le e politica che mini la società deldominio sin dalle sue fondamenta;per fare ciò abbiamo sostanzialmen-te due opzioni a disposizione:
attac-care lo specismo adottandone i me-todi e scontrarsi sul medesimo piano,oppure attaccarlo riutando i suoimetodi individuando un altro pianosu cui battersi.In uno scenario ipotetico di scontroper la libertà degli Animali si potreb-bero trattare i loro aguzzini causan-do loro le stesse sofferenze che han-no initto agli Animali: è la “leggedel taglione”, quindi la vendetta as-surta al ruolo di giustizia riparatrice.È facile immaginare che molte per-sone sarebbero ben contente diadottare una simile soluzione, e sicu-ramente ci sono casi in cui le atrocitàe le crudeltà sono talmente enormiche chiunque, nessuno escluso, po-trebbe essere tentata/o di utilizzaretali metodi per punire i responsabili.Lo stesso scenario potrebbe avereuna soluzione diversa che non pre- veda quanto sopra, ma che sarebbemolto più difcile e dolorosa da per-seguire, perché il ricorso alla forzaper appianare divergenze, ottenereconquiste sociali e civili, o imporreuna visione della società o una ideo-logia, è sempre stata la via più brevee più facile da percorrere, salvo poigenerare mostri a volte anche peg-giori di quelli combattuti.La problematica che s’intende solle- vare in questa sede non è morale,ma solo attinente alla logica e allacoerenza.Punire chi ha commesso un criminemediante l’adozione di metodi ugua-li o simili a quelli che si voglionocondannare pone chi giudica (e giàquesta posizione è discutibile e mol-to problematica per l’antispecismo)nella medesima situazione di chi vie-ne giudicato: si esercita un atto di violenza contro chi si intende sotto-mettere, punire, controllare, elimina-re e in denitiva dominare. I
 social network 
sono pieni di commenti anotizie di violenza sugli Animali, incui si può leggere di persone prontea uccidere, torturare, violentare chiha commesso crimini orribili contro Animali indifesi. Senza esprimere al-cun giudizio sul merito, è chiaro chec’è un problema di metodo e in de-nitiva di coerenza: se noi vogliamocambiare un’ideologia fondata su violenza e dominio che impone aglialtri le proprie ragioni con la forza,con metodi di dominio e violenti,non facciamo altro che sostituirci achi vogliamo combattere adottando-ne il paradigma. La scala gerarchica,la straticazione del dominio all’in-terno della società umana non cam-bierebbero affatto: si vericherebbesolo un’inutile inversione di ruoli.Il paradosso è proprio questo. Se si vuole cambiare questa società e por-re ne alle immani sofferenze ani-mali, non lo si deve fare con i meto-di e le pratiche che abbiamo sempreconosciuto – che ci sono state inse-gnate sin dalla nascita – e che ci pa-iono più semplici ed efcaci, ma conaltro che forse ancora non abbiamoben compreso, ma che ci è indispen-sabile per eliminare i prodromi diuna futura società che farebbe ri-spettare una propria etica con la vio-lenza, il controllo e la sopraffazione.La storia dell’umanità è costellata dimassacri, di guerre e di sofferenza;ogni rivoluzione sociale e politicache si è basata sulla violenza esull’imposizione d’ideologie noncondivise ha generato altri massacrie altre violenze: basta aprire un librodi storia per averne la conferma.L’antispecismo è una losoa real-mente rivoluzionaria: la prima visio-ne altruistica che la nostra specietenta con fatica di sviluppare. Adot-tando gli stessi metodi di lotta di chiintendiamo abbattere, svendiamo lanostra identità e smettiamo di esserefedeli alla linea. Non dovremmo per-mettere che la legittima volontà diporre rimedio il prima possibile aldolore innito degli Animali, ci tra-scini verso posizioni che ci portereb-bero sulla via di una società eticaretta magari da uno Stato etico, chefa rispettare le proprie leggi moralidivenute norme con la forza.Nessuno pare abbia ad oggi soluzio-ne di questo enorme problema, pro-prio per questo è necessario un con-fronto aperto e pubblico su metodie strategie dell’antispecismo, perchél’errore più grande e imperdonabileche una persona antispecista possafare è pensare che
il fne giustifca i mezzi 
: in questo concetto giaccionodormienti i semi di un’etica della violenza
necessaria
che in passatoha causato ogni genere di orrori.
 Adriano Fragano
Questo articolo è dedicato a un Ele-fante (maschio o femmina non è da-to sapere), che trascorre le vuotegiornate della sua infelice esistenzarinchiuso in un recinto di un circodella famiglia Orfei. Per passare iltempo tenta di aprire con la probo-scide la serratura del cancello delrecinto. Anche se vi riuscisse, nonpotrebbe mai fuggire perché incon-trerebbe un lo di spago a un metroe mezzo da terra che circonda l’inte-ra area dove vive. Un misero lo dispago teso tra un camion e l’altro ca-pace di fermare un Elefante alto piùdi tre metri e dal peso di qualchetonnellata. Possiamo solo tentare diimmaginare la violenza che ha pie-gato la volontà di quel povero Ani-male. È questo che dobbiamo di-struggere.Il dilemma puntualizzato dal titolochiama in causa una molteplicità di ri-essioni. La prima riguarda la formastessa in cui il dilemma è posto: si puòchiamare “violento” un comportamen-to estremo basato sull’
uso della orza
 eventualmente compiuto dal movi-mento antispecista nel perseguimentodei suoi ni?Talvolta i termini intorno ai quali siapre una discussione hanno una natu-ra fuorviante e facilmente distorcono ilragionamento. È possibile che il dilem-ma, così come è formulato, porti consé questo pericolo. Il motivo per ilquale si chiama “violenza” ciò che sioppone alla
violenza
è probabilmentelegato all’ambigua espressione “non- violenza” associata a (e promossa da)soggetti di grande statura morale co-me per esempio Gandhi e Capitini. Iloro metodi di opposizione a compor-tamenti d’istituzioni aggressive sonodetti appunto “nonviolenti” e implicita-mente suggeriscono che qualora ve-nissero abbandonati, comporterebbe-ro acquiescenza e remissività oappunto – in alternativa – una risposta violenta.Tuttavia la violenza è un atto che hacome scopo quello di recare danno oprevaricare uno o più soggetti al nedi imporre la propria volontà e di co-stringere alla sottomissione. Anche dalpunto di vista giuridico, si parla di vio-lenza quando si obbliga altri a cederecontro la propria volontà, o a subireun ingiusticato comportamento in unquadro di privazione di diritti ricono-sciuti. Ne consegue che la vittima nonpuò essere accusata di esercitareun’azione violenta qualora si sottraggaanche con la forza attiva dall’eserciziodel prevaricatore. Altrettanto non sipuò dire del comportamento di qual-cuno che ritiene di intervenire con for-za attiva (non avendo altre alternativepraticabili) per rimediare al sopruso oall’offesa su una parte debole grave-mente vessata.Nel caso particolare di azione violentasugli Animali (intendendo con taleespressione anche il semplice posses-so al ne di ottenere un reddito), è ne-cessario compiere un passaggio suc-cessivo e valutare due punti diosservazione diversi. Il
 proprietario
 dell’Animale, supportato da tutte lenorme previste dai codici, nonchédall’opinione comune, non esercita violenza sul proprio Animale e dun-que, qualora qualcuno liberi tale Ani-male per ricoverarlo altrove, l’ottica ge-nerale della società valuta lasottrazione come la privazione di undiritto acquisito e una violenza. A mag-gior ragione, se durante l’azione risul-tano danni sici sul proprietario.Se invece si assume il punto di vistadella
liberatrice 
o del
liberatore 
, l’attodella liberazione rappresenta la rispo-sta a un atto violento originario e dun-que non può, nella sua logica, ascri- versi alla sfera delle azioni violente.Ora si dovrebbe comprendere che ilquesito riportato nel titolo, se ripresodal movimento antispecista, costituisceun tanto involontario quanto evidentesostegno al linguaggio della societàspecista e per questo motivo dovrebbeessere ristrutturato in una forma alter-nativa; questa potrebbe essere la se-guente: “
è giustifcato l’uso della orzada parte del movimento antispecista
?”.
È giustificato l’uso della violenza da parte del movimento antispecista?
 
3notizie dal modo vega e atispecista
n°7
 
2013
Consideriamo la questione, ovvero
 se e quando gli antispecisti hanno il diritto/dovere di usare la orza
”.Un aspetto che probabilmente non èmai stato considerato è lo statutoparticolare ricoperto dall’antispeci-smo, i cui principi fondativi sintetica-mente potrebbero essere così rias-sunti:1. Anche un essere senziente non uma-no è un ente dotato di autonomia.2. Data la validità di (1), un esseresenziente non deve essere conside-rato “mezzo” per “ni” umani.3. Perciò l’azione umana che dan-neggia gli interessi
 ondamentali 
delsoggetto
non umano
possiede, dalpunto di vista etico, la stessa rilevan-za negativa di un’azione equivalenterivolta contro l’animale umano.Che si voglia inquadrare i diritti (insenso lato) dell’altro Animale in questatriade o formalizzarli in altro modo, laquestione non cambia molto, a menoche non si voglia stravolgere il pensie-ro dell’antispecismo. Ora si compren-de che il soggetto che assume queiprincipi, l’antispecista, è un
unicum
 nel panorama della società umanacontemporanea. Per comprenderlomeglio, ragioniamo da
cittadini 
.In teoria lo Stato non esercita violen-za, ma è depositario della forza (edel potere) legale consegnata dal So- vrano (il popolo). Il monopolio dellaforza legale dello Stato è propriogiusticato dalla necessità di proteg-gere enti individuali o collettivi dalla violenza che, per motivi diversi, sipuò sempre manifestare nelle pie-ghe della società. Dunque la forzadel potere legale è una garanzia con-tro la violenza che potrebbe essererivolta verso l’individuo o gruppi diessi e assicura l’ordine sociale. Que-sta esposizione può essere contesta-ta in vari modi, soprattutto (ma nonsolo) negli aspetti attuativi, ma il latosorprendente è questo: tutti gli attorisociali fanno sostanzialmente riferi-mento allo stesso
 set 
di valori fonda-mentali, anche se certi intravvedonoritardi nell’attuazione o altri neganoaddirittura la volontà di instaurarli.Nello Stato democratico, la scompar-sa di tensioni particolarmente peri-colose per la stabilizzazione socialedipende proprio dall’universalizza-zione dei valori accettati da tutte lecomponenti sociali e politiche.Con la nascita dell’antispecismo, lasituazione cambia. Qui non si con-frontano accuse reciproche di nonattuazione di valori riconosciuti uni- versalmente, ma valori diversi e in-compatibili, almeno per quanto at-tiene l’alterità animale. Rileggiamo ilterzo punto: L’
azione umana che danneggia gli interessi ondamentali del soggetto non umano possiede, dal  punto di vista etico, la stessa rilevan-za di un’azione equivalente rivoltacontro l’animale umano
. La societàspecista e le sue istituzioni non po-trebbero mai accettare una tale con-clusione. Dunque il confronto parechiuso in partenza. Tale inedita si-tuazione riconferma il declino di unDiritto inteso come categoria meta-storica e
naturale 
connessa a un’eti-ca universale, e la riconferma del
di-ritto positivo
in cui l’ordinamentogiuridico viene fatto coincidere uni-camente con la potenza dell’ordina-mento statale. La legittimità delloStato moderno, la sua legalità, consi-ste quindi semplicemente in uncomplesso di regole statuite
razio-nalmente 
(dunque
a-valoriali 
) che,secondo l’insegnamento weberianoe di altri autori post-giusnaturalisti,devono essere puntualmente appli-cate trovando la giusticazione in sestesse. Di fatto tale posizione fa stra-me di qualsiasi possibilità di con-fronto e istituisce uno stato di con-itto potenziale verso elementi alie-ni in quanto portatori di visioniincompatibili con uno stato delle co-se ritenuto normale. L’antropocentri-smo delle istituzioni politiche, cultu-rali ed economiche proseguepertanto la sua opera di sterminiosordo alle istanze antispeciste. Lesue pratiche annientano esseri che,in base al terzo principio, risultanoequivalenti a umani massacrati incondizioni infernali. In tali condizio-ni
 gli antispecisti hanno il diritto/do-vere di usare la orza
?Un’applicazione coerente del terzoprincipio teoricamente apre all’attivi-smo animalista radicale il diritto/do- vere di usare la forza al ne di perse-guire i suoi obiettivi.Probabilmente la distrazione del Di-ritto verso l’antispecismo è legata al-la debolezza di quest’ultimo, alla so-stanziale inefcacia e alle pratichemarginali impiegate, cosicché, perquanto esso si impegni, la culturagiuridica bellamente lo ignora. Per-ciò, un pericolo di messa fuori leggedelle attività del movimento non sipaventerà n tanto che esso conti-nuerà a svolgere attività sociali pres-soché “nonviolente”. Ma se le cosedovessero cambiare in un futuro piùo meno lontano, nel senso di unaadesione letterale al terzo principioda parte di qualche gruppo di attivi-sti, si metterebbe in opera la repres-sione più dura. Tale repressione, daun punto di vista logico, in teoriapotrebbe persino decorrere n daoggi in virtù delle caratteristiche spe-ciche del pensiero antispecista chesembra mostrare una supponibile in-compatibilità con l’art. 21 della Costi-tuzione della Repubblica Italiana e,probabilmente, con testi fondamen-tali di altri paesi. Infatti la frase “
Tut-ti hanno diritto di maniestare libe-ramente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzodi diusione 
” del dettato costituzio-nale è interpretata come spazio re-cintato dai valori fondamentali stori-camente affermatisi, e non ripara gliantispecisti dalla possibilità di invo-care nei loro confronti la violazionedelle norme penali persino nel casodi semplici attività di propaganda eproselitismo. Paradossalmente palesi violazioni del diritto, come l’istiga-zione a condotte razziste o sessiste,possono essere poste – dal pensieronormativo della giurisprudenza –sullo stesso piano di azioni tese adallargare la considerazione etica diesseri viventi extra-umani congu-rando anche per esse il reato di apo-logia di delitto (414 c.p.).
 Aldo Sottofattori

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