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Giovanni Gentile
 
Conferenza tenuta a Firenze, nel Salone dei Cinquecento, l’8marzo 1925 e pubblicato nel volume “Che cosa è il fascismo”,Firenze, 1925.
 
CHE COSA È ILFASCISMO
 
 
 
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La presente edizione telematica del testo è stata curata e realizzata da
AVGVSTO
 (http://augustomovimento.blogspot.com/
 
) [2009]
 
 
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Signori,devo confessarvi che non prendo a parlare senza una certa preoccupazione. Venivo aFirenze per tenere una lezione al Circolo di Cultura Fascista, dove si legge, si studia, sidiscute tra fascisti desiderosi di riflettere e chiarire le proprie idee; e avevo perciò in menteun discorso adatto a quel luogo e a quell’uditorio. Invece, con mia grande sorpresa, mitocca di parlare a migliaia di ascoltatori variamente preparati e disposti, in quest’aulasolenne e magnifica di memorie e di glorie, dove non si potrebbe venire a tenere una“lezione” senza dar prova di troppo cattivo gusto, né certo si possono tollerare parole chenon riecheggino l’alto suono della storia e non preconizzino una fede generosa dellapatria. Per fortuna, l’argomento stesso del mio discorso è di quelli che suscitano passioniardenti e universali che destano e alimentano in tutti l’interesse provocando l’adesione o lapolemica e mettendo in moto l’animo e la mente verso i problemi essenziali del propriopaese e della stessa vita in generale. E insieme con la qualità dell’argomento, la vostraaccoglienza cordiale mi anima a parlarvi sinceramente, schiettamente, di quelle cose cheintorno al fascismo ho a lungo meditate e sento vivamente nel profondo del cuore, nellasperanza di riuscire anche qui a essere inteso da tutti, o almeno a non essere frainteso.Dov’è sincerità, ivi pure è buona disposizione a comprendere oltre quel che si dice e si puòdire, scorgendo il punto giusto dei motivi che ispirano chi parla. Comprendere in buonafede: ciò che non sempre accade di ottenere. Del resto, quello che io devo chiedere a voi,avrei pur dovuto chiederlo alla breve cerchia degli amici che avrei trovati nel Circolo dicultura. Anche parlando del fascismo a fascisti io, come ogni altro fascista, avrei avuto bisogno di fare un’avvertenza preliminare. E dire: badate, il fascismo di cui io parlo è ilmio fascismo. L’essere infatti un movimento così largo, che stringe insieme intorno a unastessa bandiera e in una fede comune centinaia di migliaia d’italiani, ed essere per tutti unsolo movimento, e quindi una stessa via, uno stesso ideale, non toglie che ognuno che viaderisce non lo veda coi suoi occhi, non l’intenda con la sua intelligenza, non lo senta colsuo animo. L’unità risulta da questa molteplicità, da questa infinità di temperamenti epsicologie e sistemi di cultura e concezioni della vita. La forza del fascismo deriva daquesta ricchissima inesauribile fonte d’ispirazioni e connessi bisogni ed energie spirituali.Ed esso si essiccherebbe e inaridirebbe nella monotonia meccanica delle formule vuote sepotesse definirsi e restringersi negli articoli di un credo determinato. Del resto, il nostrogrande Gioberti in quel suo libro frammentario ma sparso di pensieri geniali, con cuimirava a indurre la Chiesa Cattolica a quelle riforme che a lui parevano indispensabili perrinnovare e ravvivare il millenario meraviglioso istituto, anche del Cattolicesimo che è iltipo delle religioni costituite con caratteri rigidamente obbiettivi, diceva giustamente cheogni cattolico ha il suo. «Ma il Papa – si poteva obbiettare – non è di questa opinione».«Ebbene – il Gioberti replicava – è quello appunto che io dico». E non era sofisma. Perchéper quanti sforzi si faccia di rinunziare alla propria personalità e aderire a un credocomune, questo credo non sarà accettato mai se in qualche modo non si sarà inteso; eintendere non si può, a cominciare dalle stesse parole in cui le idee sono espresse, se nonservendosi della cultura e dei sentimenti e delle tendenze e, insomma, di tutto il complessodegli elementi in cui si organizza e concreta la nostra personalità. Intorno al fascismo,come intorno a qualche cosa di ben determinato e individuato, che tutti egualmente sanno
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