• Embed Doc
  • Readcast
  • Collections
  • CommentGo Back
Download
 
DAL LATINO AL DATABASE.
Marcello Bettoni, IS “Carlo Dell’Acqua”, Legnano, marcello@cyberscuola.itMarialetizia Mangiavini, Liceo Classico “Pietro Verri”, Lodi- SSIS, Universitàcattolica del Sacro Cuore di Milanomarialetizia@cyberscuola.it 
La Ict non è solo innovazione tecnologica, ma rende possibile e promuove unradicale svecchiamento didattico e metodologico.Ict ed Humanities : un nuovo paradigma per la scuola italiana.
1. Milano-Chicago, una mattina qualunque…Milano 8.30 (GMT+1), Liceo Berchet
.Lezione di storia antica : la prof, inpiedi davanti alla cattedra, spiega le guerre persiane col tono deciso di chiconosce bene il proprio mestiere e la propria materia.. E’ un ginnasio, icollegamenti alla tragedia ed alla lingua greca si sprecano, non parliamo dellafilosofia, e poi... i riferimenti all’attualità sono ghiotti : le guerre persiane comeanticipazione dello scontro tra occidente libero ed oriente fondamentalista…diamine, non può non interessare. La “prof.” è brava, la classe non è nemmenodi quelle malvagie, l’argomento super interessante, eppure…Quei due laggiù infondo parlottano, un altro gioca col cellulare, e questi tre davanti li conoscebene : occhi sbarrati e cervello per farfalle…La prof. usa anche le nuove tecnologie: li ha portati in laboratorio per far lorocapire che nella storia greca c’è il nostro presente, la nostra cultura, non solo ilnostro passato : una presentazione multimediale su Maratona e sulle Termopili,musiche coinvolgenti, persino una videolezione con slides sincrone da godersitranquillamente a casa.. macchè, il sacro fuoco in loro non scatta… “Che c’èche non va?” , si chiede sconsolata la prof., “Eppure queste attività multimedialiin certi licei se le sognano…”
Chicago, 8.30 (CST), S. Patrick High School
. Mr. Roberts conduce unlaboratorio di 20 allievi sulla storia antica. Non è in forma, ma tant’è…i ragazzisi sono seduti ognuno davanti al proprio pc e si sono messi a lavorare. Non c’èstato bisogno di dire nulla , quella mattina, per fare lezione. Perché tutta l’attivitàè già stata impostata la settimana scorsa , e gli studenti hanno a disposizioneun file con tutte le consegne: costruire una sitografia, ciascuno su un argomentopredefinito di storia greca, valutare il lavoro dei compagni, infine valutarecriticamente il proprio. Nessun rumore, in aula : solo il ticchettio delle tastiere…una musica, per Mr. Roberts, che passa per i banchi e curiosa, consiglia,indirizza, stimola, corregge.. nessuno lo chiama “professore”, èsemplicemente Mr. Roberts. Dev’essere così perché lui non dispensa la veritàdall’alto… certo, la conosce bene, la storia, ma il suo ruolo è diverso, “tutor,facilitator”. Per i suoi allievi è semplicemente Mr. Roberts.
 
1.1 Modelli tradizionali e problemi di apprendimento
Lo scenario si apre , con inevitabile semplificazione,su due modelli diinsegnamento, due approcci diversi: il primo trasmissivo, fondato sulcomportamentismo, il secondo costruttivista e socio-collaborativo.Il primo modello di di trasferimento delle conoscenze, quello frontale etrasmissivo, è ancora il prevalente e il più diffuso nella scuola italiana. E’ ilmetodo con cui tutti noi siamo stati educati da studenti e che abbiamo utilizzatoper anni come docenti.E’ indubbiamente il più rapido per svolgere la mole dicontenuti che il programma annuale di ogni disciplina comporta. Si concentrasulla illustrazione dei contenuti; è una comunicazione asimmetrica che vede ildocente primo attore e gli studenti passivi spettatori.. E’ il metodo più veloce ,ma è sempre il più efficace? .Ci sembra che oggi questo modello mostri sempre di più i suoi limiti rispetto adallievi che, bombardati da una quantità impressionante di dati ed informazioniframmentarie, trovano una scuola che tende a riempirli di dati ulteriori, senzapreoccuparsi minimamente di fornire loro criteri e abilità su come filtrarli,selezionarli, organizzarli, ri-crearli e ri-produrli in modo originale.E’ un procedimento di accumulazione che non ha in sé gli strumenti per trasformare le informazioni in conoscenza e la conoscenza in sapienza”. (1)Scopo primario di un apprendimento significativo (meaningful learning) è invecela capacità di organizzare le nuove informazioni, innestandole su ciò che già sisa. Solo così si può dominare il sapere, e non esserne dominati.“L’ accrescimento ininterrotto delle conoscenze edifica una gigantesca torre diBabele, rumoreggiante di linguaggi discordanti. La torre ci domina perché noinon possiamo dominare i nostri saperi” (1)Nella lezione frontale il modello di comunicazione è verbale, raramente utilizzaaltri codici, ed è adatto ad una intelligenza di tipo prevalentemente auditivo.Questo spesso provoca problemi a studenti con diverso tipo di intelligenza, chedi fronte a questo modello appaiono invece “incapaci”.Altra questione: la motivazione. Il modello trasmissivo presuppone lamotivazione degli studenti all’apprendimento. Non si pone il problema di comecrearla , perché la dà per scontata, come lo era ai tempi di una scuola “d’elite”.Ma oggi ,nella scuola di tutti e per tutti, ciò non funziona più: lo studente conpoca motivazione rimane in una condizione cognitivamente subordinata, perciònon assume un atteggiamento attivo e responsabile nel proprio apprendimento.In questa situazione anche il docente perde motivazione, è a disagio e sempremeno efficace. La motivazione è un’attitudine, che non può essere creata, nétrasmessa. Va maieuticamente stimolata, “fatta uscire”. Come? Inducendo ilbisogno di colmare un gap tra quello che si sa e quello che si dovrebbe sapere,ad esempio ponendo lo studente di fronte ad una consegna per la quale devetrovare la strategia migliore. E’ il passaggio dal primo al secondo stadiodell’apprendimento delle abilità : dall’incompetenza inconscia alla incompetenzaconscia. (2)Tuttavia, il motivo principale che ci ha spinti ad intraprendere questesperimentazioni è il miglioramento del ratio tra risultato atteso e l’ outcomeconseguito. Il modello trasmissivo-frontale funziona benissimo con il 10-15%degli allievi, i più dotati, e risulta invece poco efficace col restante 90%.
 
Sembra infatti che in questo modello la curva di apprendimento, oltre una certasoglia “sostenibile” di “pressione” sugli allievi, si appiattisca assolutamente, eche da lì in poi i miglioramenti siano minimi, a fronte di richieste didattiche cheda una parte la classe percepisce come insostenibili, e che dall’altra si rivelanocontroproducenti, perché deteriorano il rapporto complessivo con e tra gliallievi.
 
Serve perciò un approccio nuovo, che senza aumentare (anzi, alleggerendoladecisamente) la pressione complessiva sugli allievi , al contempo aumenti ilratio tra risultato atteso ed outcome conseguito. E questa ci sembra unaragione sufficiente per intraprendere una strada alternativa.
2. Nuova didattica, nuovi strumenti
Qui non intendiamo stabilire graduatorie di valore, e nemmeno di opportunità.Ci interessa piuttosto interrogarci su che cosa la scuola italiana possa mutuaredalla impostazione pragmatica ed operativa anglosassone per far fronte aiproblemi dell’apprendere,
oggi,
 
nella scuola superiore del nostro paese. Eriflettere sul ruolo imprescindibile che la ICT ha in tutto ciò. Il nostro contributo èinfatti basato sulla presentazione di alcune metodologie innovative pel’insegnamento medio, sperimentate in classe e proposte nella formazione deidocenti in servizio, in cui si promuove una reale integrazione tra educazione etecnologia. Da queste attività le ICT sono imprescindibili, sia perché essestesse si configurano come un vero e proprio “thinking tool” (3) , sia perché talistrategie non sarebbero praticabili senza adeguati strumenti informatici.
2.1 Un approccio socio-cognitivo nella didattica del latino
Il problema da cui siamo partiti è stato lo sviluppo di abilità complesse nellatraduzione di testi latini d’autore.Le conoscenze e le abilità di base del latino possono essere insegnate ancoraattraverso un modello trasmissivo e frontale, basato sull’approcciocomportamentista. L’utilizzo della tecnologia può aumentarne l’efficacia con lesue potenzialità multimediali ed interattive, con venature ludico-emotive, contest che realizzano il modello “drill and practice”(4). Quando però si tratta ditradurre testi d’autore, ovvero di rendere la complessità insita nella distanzalinguistica e culturale di un testo antico, di sviluppare una nuova attitudine
of 00

Leave a Comment

You must be to leave a comment.
Submit
Characters: ...
You must be to leave a comment.
Submit
Characters: ...