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Vincenzo Vinciguerra: "2 AGOSTO 2013"

Vincenzo Vinciguerra: "2 AGOSTO 2013"

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Published by Andrea Carancini
Sulla strage di Bologna, su Carlo Digilio e sul boicottaggio, da parte di Casson, Pradella e di altri PM, dell'inchiesta Salvini su Piazza Fontana (Operazione Cecchetti).
Sulla strage di Bologna, su Carlo Digilio e sul boicottaggio, da parte di Casson, Pradella e di altri PM, dell'inchiesta Salvini su Piazza Fontana (Operazione Cecchetti).

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Published by: Andrea Carancini on Aug 21, 2013
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09/02/2013

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2 AGOSTO 2013
(Opera, 6 luglio 2013)
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha già pronto il messaggio da inviareall'associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna del 2 agosto 1980.Non è difficile immaginare cosa scriverà perché sono 33 anni che i vertici politici ed istituzionaliribadiscono che, come per tutte le altre stragi, lo Stato non lascerà nulla di intentato per giungerealla verità, ecc. ecc.In questo caso però una verità parziale esiste ed è circoscritta alla responsabilità degli autorimateriali del massacro – Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini – due dei qualihanno battuto ogni record, “espiando” la pena in soli 18 anni (Francesca Mambro) e in 20 anni(Valerio Fioravanti) mentre il terzo, Luigi Ciavardini, si gode la semi-libertà.Non è, però, una verità assoluta perché da anni la procura della Repubblica tiene aperto unfascicolo a carico di fantomatici ed ignoti “terroristi” palestinesi che avrebbero compiuto la strageper motivazioni ignote, per errore, per un incidente tecnico e così via.Insomma, anche per l'eccidio del 2 agosto 1980 la verità c'è ma non deve essere affermata conassoluta certezza per la volontà di politici, magistrati, giornalisti, pseudo storici, preti.Mentre Valerio Fioravanti e Francesca Mambro si rosolano al sole estivo, in qualche amenaspiaggia, immemori dei 95 morti che pesano sulle loro spalle, compiaciuti per la loro potenzapolitica e mediatica, il dibattito sulle responsabilità dei mandanti di qual massacro e sulle sue realimotivazioni prosegue.Non è stata una strage “fascista”, perché quella del 2 agosto 1980 non ha un significato politicoproprio, non è stata fatta per destabilizzare per dare ai governanti di turno la possibilità distabilizzare, non si è proposta di creare crisi di governo di colpire il Partito comunistaelettoralmente avviato, dalle elezioni amministrative del maggio 1978, sulla via del tramonto.Non ha senso neanche la tentata strage di Milano del 30 luglio 1980, sulla quale le indagini sonostate frettolosamente chiuse dalla magistratura milanese.Due stragi senza senso, quelle dell'estate 1980, e la sola certezza che i loro autori vannoindividuati nel verminaio, umano e politico, dell'estrema destra romana e veneta.Con buona pace dell'attuale ministro degli esteri, Emma Bonino, Valerio Fioravanti e FancescaMambro hanno confessato la loro responsabilità nel momento in cui hanno chiesto perdono aifamiliari delle vittime del massacro in modo da ottenere dal Tribunale di sorveglianza di Roma laliberazione condizionale.L'impegno profuso dai partiti politici di quasi tutti i partiti, di giornalisti, di magistrati, di preti per convincere gli italiani che i due “ragazzini” dei Nar erano vittime di un errore giudiziario o,addirittura, di una persecuzione giudiziaria delle “toghe rosse” di Bologna è naufragatomiseramente quando i due hanno implorato il perdono dei familiari delle vittime ed hanno ottenutoil beneficio della condizionale perché sicuramente ravveduti.Dinanzi alla confessione di fatto dei due massacratori, non ci sono stati “mea culpa” da parte diEmma Bonino e soci, mentre la procura della Repubblica di Bologna non ha chiuso il fascicolo acarico degli ignoti e quanto mai presunti autori della strage.Per quanti conoscono i meccanismi della comunicazione in Italia, appare evidente che a favore diValerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini c'è stata una mobilitazione ordinatadall'alto, da quel potere politico che si è sempre fatto puntualmente beffa dell'ansia di giustiziadegli italiani e solo si è mosso per proteggere colpevoli, da Pietro Valpreda ad Adriano Sofri fino,appunto, al trio Fioravanti-Mambro-Ciavardini.Se alla mobilitazione politico-mediatica che ha coinvolto perfino alcuni magistrati poi felicementeapprodati ai vertici dell'amministrazione penitenziaria italiana, aggiungiamo il sostegno dato dalservizio segreto militare ai massacratori rei confessi, possiamo affermare che la strage di Bolognanasconde un segreto ignobile dello Stato e dei suoi alleati atlantici.Come quelle che l'hanno preceduta, la strage di Bologna del 2 agosto 1980 è stata, quindi, unastrage di Stato, non ideologicamente attribuibile ai “fascisti”.Non è una tesi nuova, perché in molti hanno sempre considerato il massacro di Bologna come un“diversivo” per distrarre l'attenzione dell'opinione pubblica dalla strage di Ustica.È il servizio segreto militare che, nell'immediatezza dell'abbattimento del DC-9 Itavia ad Ustica,lancia il depistaggio insinuando che questo è caduto per l'esplosione di una bomba a bordo,manco a dirlo portata da un “fascista”.
 
Ustica come strage “fascista”, magari involontaria; la mancata strage di Milano del 30 luglio 1980,naturalmente di marca “fascista”, quella di Bologna ovviamente “fascista”.Negli intendimenti dei manovratori occulti l'estate del 1980 doveva passare alla storia dellaRepubblica come quella delle stragi “fasciste”.Non è andata così.Oggi è una verità condivisa da tutti che il Dc-9 Itavia è stato abbattuto, ad Ustica, da un aereomilitare, forse francese (le verità di Francesco Cossiga vanno prese con cautela) nel corso di unaoperazione segretissima di cui erano perfettamente a conoscenza i vertici politici (FrancescoCossiga) e militari italiani.Il massacro del 2 agosto 1980 ha visto la confessione di due degli esecutori materiali cherimangono “fascisti” e “spontaneisti” solo per certa stampa.Mentre, non valutata a sufficienza, è emersa la certezza che gli “ordinovisti” veneti con i qualioperavano Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, altri non erano che confidenti ed agentioperativi dei servizi segreti italiano, americano, israeliano, francese, ecc.Sullo sfondo della strage di Bologna del 2 agosto 1980, non si intravede, di conseguenza, l'ombradell'ideologia “fascista” bensì quella, concreta, di un mondo di spioni nazionali ed internazionaliimpegnati a proteggere i segreti dello Stato e della Nato.Si è anche ricordato, in precedenza, che la strage di Bologna era già stata tentata, con lemedesime modalità, a Verona nel 1970, fallendo solo per un difetto tecnico.È qui il caso di ricordare agli interessati immemori la mancata strage al Cantagallo, nel mese digiugno del 1973, dov'era stato contestato Giorgio Almirante.Non solo i mandanti erano i soliti ordinovisti veneti, ma quel tentativo di strage dimostra come siaestremamente facile compiere un massacro indiscriminato quando l'obiettivo è un luogo pubblico,nel quale si può penetrare senza dare nell'occhio e senza alcuna difficoltà, come un autogrill e unastazione ferroviaria.Per compierlo, è sufficiente un ordigno, una borsa e la volontà di farlo, decidendo ed organizzandoil tutto in poche ore.Per giungere alla verità, a volte, non è necessario partire dall'inizio perché si può pervenire adessa cominciando dalla fine, ad esempio dalle ragioni reali che hanno indotto il servizio segretomilitare a prodigarsi, anche con l'intervento di giornalisti sul proprio libro paga, ad aiutare ValerioFioravanti e Francesca Mambro, insieme a politici, magistrati e preti.Esclusa l'ansa di giustizia a favore di due innocenti che, poi, si sono apertamente dichiaraticolpevoli, il prodigarsi a loro favore di personaggi della “politica, della cultura e dell'impegnosociale”, come scrive il Tribunale di sorveglianza di Roma, risponde ad una logica che deve esserespiegata e chiarita.Come la decisione del governo di Enrico Letta, degno nipote di Gianni Letta, di non impugnare lasentenza della Corte di appello di Palermo che dispone il risarcimento finanziario ai familiari dellevittime della strage di Ustica appare come un espediente per tacitare le coscienze e le polemiche,così le incredibili protezioni offerte ai massacratori del 2 agosto 1980, a Bologna, sembranorispondere ad una logica di necessità da parte dello Stato e del potere politico, quella di garantirsi illoro silenzio.E non è per mero caso che, mentre l'inchiesta su Ustica si avviava al riconoscimento che il Dc-9Itavia era stato abbattuto da un missile; mentre il processo per la strage di Bologna si avviava allasua conclusione con l'affermazione della responsabilità penale di Valerio Fioravanti e FrancescaMambro, il sostituto procuratore veneziano Felice Casson, con la collaborazione di qualchemagistrato della procura della Repubblica (in modo particolare Grazia Pradella), e dei suoi amicipolitici della sinistra italiana, tentava in tutti i modi, anche ai margini della legalità se non proprioapertamente illeciti, di bloccare l'inchista condotta dal giudice istruttore di Milano Guido Salvinisugli ordinovisti veneti per la stragi di piazza Fontana, di inquinare quella diretta dal giudiceistruttore di Milano Antonio Lombradi, a carico degli stessi personaggi per la strage di viaFatebenefratelli per la strage del 17 maggio 1973, consapevole di poter condizionare in questomodo l'inchiesta di Brescia sulla strage del 28 maggio 1974 che vedeva come indiziati sempre isoliti ordinovisti veneti.Non è una mera coincidenza che alle spalle dei massacratori di Bologna, presentati come duetenerissimi “ragazzini” dei Nar, ci sia sempre stato il gruppo editoriale “L'espresso-Repubblica”, lostesso che da sempre si è prodigato per creare l'immagine pubblica di Felice Casson presentatocome l'intemerato giudice scopritore di tutto.

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