L’ospite di Suez
Franklin Delano Roosevelt spinse il pulsante di arresto dell’ascensore. Rassicurò i suoicollaboratori: non c’era nessuna emergenza, voleva solo accendersi una sigaretta. A nessuno parve stranoche avesse scelto quella cabina chiusa per tirar fuori il pacchetto. Era costretto a fumare di nascosto: il suoospite a bordo dell’incrociatore
USS Quincy
, il re saudita Ibn Saud, era un fedele osservante delle regoleislamiche più pure. Tabacco e alcol erano vietati e, quel 14 febbraio 1945, eccezioni non potevano esserefatte neanche per il presidente degli Stati Uniti. Non si trattava di un incontro ordinario, e ciò fu chiaro ai marinai statunitensi fin dall’arrivo delsovrano arabo sulla nave. Il re aveva chiesto di imbarcare una corte di circa duecento persone, tra cuinumerosi omaccioni con scimitarra alla cintola. Il capitano della nave di appoggio lo aveva convinto alimitarsi a quarantotto accompagnatori, lasciando peraltro a terra una nutrita schiera di mogli. Tra gliargomenti più efficaci, il capitano aveva ricordato che una nave piena di soldati in mare aperto da mesi nonera il posto migliore per delle signore.Saud aveva poi richiesto di portare con sé un gregge di un centinaio di pecore come provvistaalimentare. Il capitano aveva garantito che a bordo c’erano già abbastanza riserve da sfamare tutti per almeno due mesi, e che il vivace contingente di ovini poteva essere tranquillamente ridotto. Qualche parolafu spesa per chiarire il concetto di «cibo congelato».I sauditi non potevano però rinunciare del tutto alle loro ricette tradizionali, e sette sfortunate pecoresfilarono sulla passerella dalla terraferma alla nave. Giunti infine sulla
USS Quincy
, gli arabi allestirono uncampo beduino sul ponte; alcuni degli animali vennero macellati alla maniera tradizionale islamica, che prevede particolari operazioni di sgozzamento e drenaggio del sangue. Sotto gli occhi preoccupati deimarinai, la carne venne pericolosamente arrostita vicino a un deposito di munizioni.La nave era ancorata nel Grande Lago Amaro, un bacino nel mezzo del Canale di Suez. Il presidente americano si era spinto fin nel lontano Egitto per incontrare questo personaggio che, a molti,sembrava poco più di un capo tribù. Re Saud dichiarava perfino di non sapere quale fosse la sua età, per quanto il suo corpo imponente e stanco, segnato da varie ferite di battaglia, e il grosso volto scalfito dalcaldo del deserto, suggerivano che fosse vicino alla settantina. Era chiaro che Roosevelt doveva avereragioni molto importanti per invitarlo a un incontro personale su una nave militare: era un’occasionediplomatica generalmente riservata solo ai leader di Stati ampiamente riconosciuti negli ambientiinternazionali.
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