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che celavano la nudità era simbolo digraduale ascesa al sapere e sacraleeccitazione dei sensi.L’erotizzazionedella psiche,fantasia applicata all’ac-coppiamento,è forse la caratteristicache più differenzia l’uomo dagli altrianimali nei quali il
periodo di calore
èstagionale (uccelli,orsi,salmoni) econnesso alla riproduzione,mentrenell’uomo l’attività sessuale è duratu-ra e non forzata alla fecondazione,chepure mantiene la sua spinta vitale.Edè nel parossismo erotico,in cui pro-rompe in cavernosi cunicoli un inar-restabile flusso brulicante di
vita
,chesi nasconde intera la morte.E’dentro quella nudità cosìattraente che si muove uno scheletro,ben camuffato dicarne,che dopo aver copulato ed essersi dedicato allepiù deliziose nequizie,verrà fasciato da un irrimediabi-le sudario di terra e abbandonato a una scarnificazioneripugnante.Morte presenza latente che già si annidanell’ovulo appena inseminato da un combattivo game-te e che accompagna,battito dopo battito,il nostroimpressionabile cuore fino all’ultima diastole,perimprimerci su labbra esangui il suo freddo sigillo.Ingloriosa soluzione finale,sublimazione di piacere edolore,sfacimento indecoroso o forse pietoso salva-mento tardivo di incolpevoli condannati alla vita.Erose Thanatos,dominatori del mondo,in vergognosacombutta.Gianni Marchello ce ne avverte con allar-mate metafore,immagini nelle immagini ove l’incantoerotico palesa il contrappasso beffardo di una Vanitasvendicativa,fintamente distratta,compiaciuta del pros-simo tragico epilogo.Il
memento mori
di Marchello ciracconta l’inganno della sessualità e della bellezza,sub-dole forze finalizzate al mantenimento della specie chesfruttano il piacere per il proprio fine indecente.Erosmantiene la sua sacralità nel ferreo patto con Thanatoscon l’atto generativo,illusoria reiterazione di vita,insensata e apparente rivincita sul decadimento,che sitraduce solo in perpetua rigenerazione di agonie,ali-mento provvidenziale per l’insaziabile Thanatos “essen-do la morte — come dice Bataille — l’unico esito dellenostre erezioni”.Nella rinuncia a procreare sta forse la nostra rivalsa,inbase all’elementare assioma:niente nascita,nientemorte.Soprattutto niente dolore.Le avvincenti figuredi Gianni Marchello,sospese tra immagini di fascinosalussuria e spunti meditativi sulla nostra vaneggianteprovvisorietà,ci lasciano il dolceamaro del grandiosoenigma del vivere.Vorremmo nascere vecchi e morirebambini.Realizzando un antico sogno:tuffarci tuttiinteri nel grembo di una gigantessa amorosa e,abban-donati in un oceano di piacere,farci piccoli e scompa-rire nel suo avvolgente tepore.E non sapere più delmondo.
segue dalla pagina precedente
In una delle prime opere di Alex Pinna,l’installazione
Mi è sembrato di vedere un gatto
(1996),70 chilogrammidi piume gialle giacciono sotto una gabbietta aperta evuota:il gatto è riuscito a fare un pranzo lucullianodimostrando che inseguire Titti così a lungo valeva lapena o si allude all’idea del poeta francese Paul Valeryche l’uccello è più leggero delle piume?La leggerezza,dunque,è una delle chiavi di lettura del-l’intera opera di Alex Pinna,un artista raffinatissimo egeniale che ha compreso come proprio l’ideale di leg-gerezza sia un valore — sito nel presente e proiettatonel futuro —,una virtù e non un allontanamento dalcontenuto.Qualità per altro perseguita in contraddizio-ne con quelli che sono gli elementi costitutivi dellascultura:l’immobilità e la pesantezza.Tutti i suoi lavoriconcorrono a questa sottrazione di peso:le sculture incorda annodata della serie
Alias
(1998-2004),che
Alex Pinna
La sostenibile leggerezza dell’essere
Manuela Annibali
affrontano lo spazio sospese in equilibri azzardati masicuri;le sfere di ceramica e resina della serie
Muovi beneil tuo pensiero
(2000-2004),frutto di una ricerca plasticache privilegia la purezza e il nitore dell’espressività este-tica;le esili figure in piombo e ancora in cordadella serie
Hombre
(2004) che rappresentano l’al-leggerimento estremo delle masse,in quanto lesculture vere e proprie risultano più leggere —nella presenza e nei contenuti — delle invadentiombre che proiettano.Pare che in qualcheperiodo le sue sculture abbiano avuto un che dimelanconico:in fondo,la melanconia non è forsetristezza divenuta leggera? Per Alex Pinna,artistavagante — nasce a Imperia (1967),vive a Torino,lavora a Milano —,la leggerezza è sostenibile,èauspicabile,è un sistema per combattere l’inezia,l’opacità e la gravità del mondo contemporaneo.E la ricerca della leggerezza come reazione alpeso di vivere si manifesta con una bruciantecreatività,con raggiunta armonia tra anima sen-sitiva e anima intellettiva,tra cuore e mente.Lesue opere,mobili,leggere come un soffio alato,in sano equilibrio di forme nello spazio e neltempo,sanno preservare nel mistero l’ardita sin-tesi plastica della linea e si offrono con la purez-za e la semplicità di lavori nitidi,efficacementeraffinati nella tecnica e nella composizione.Sonosculture di giacomettiana memoria,imparentatecon la tradizione italiana di Arturo Martini ed erediinconsapevoli del dono della linea che possedeva neiprimi decenni del ’900 l’artista svizzero Paul Klee:lalinea con funzione di elemento costitutivo della forma.Le creazioni di Pinna possiedono anche echi letterarie:la serie
Muovi bene il tuo pensiero
,un repertorio di figu-re minute in rapporto spaziale e concettuale con unapropria sfera,non ricorda forse l’immagine fantasticadel
Barone di Münchausen
che vola su una palla di can-none o che scende dalla luna appeso a una corda? El’installazione
Viavai
(2000) non ci riporta alle paginedel romanzo che ci ha fatto scoprire il meravigliosoimmaginario orientale,le
Mille e una notte
,nel quale itappeti erano volanti? L’artista dimostra ancora un’atti-tudine a ricondurre la progettualità plastica entro leforme,partendo infatti dalla rappresentazione grafica:esistono straordinari disegni preparatori delle sue scul-ture che vanterebbero carattere di opera d’arte autono-ma.Creazioni dal tratto sinuoso ed elegante che,tradu-cendosi in sculture,garantiscono la libertà tanto allamateria quanto agli esseri raffigurati.Alex Pinna custo-disce il segreto del dominio dell’equilibrio delle forzeche permette ai corpi di librarsi nello spazio e ha com-preso come la scultura prenda possesso degli spazi enasca non dal confronto con lo spazio ma sia un farsicorpo dei luoghi.Ma a quale universo o dimensioneappartengono l’immaginario a cui Pinna attinge perrealizzare le sue creazioni poetiche,di straordinariavitalità,con fogge di epurata bellezza,alla ricerca dellaleggerezza,dell’armonia e dell’equilibrio delle formenello spazio?
Cuore, 2006 lana e ceramica(circa 30 mq)CourtesyCiocca Arte ContemporaneaPolmoni, 2006, pelle, legno, gommapiumacm h 95 x 83 x 85, Courtesy Ciocca Arte ContemporaneaFegato, 2006, bronzo ecappotti, 1/6, CourtesyCiocca Arte Contemporanea
Nell’irregolarità e nella precarietà delle strut-ture,le sculture di Valdi Spagnulo si costruisco-no nello spazio dando corpo a un segno quasipittorico.Come disegnate nello spazio,i ton-dini e le barre di ferro e acciaio piegate e sal-date interagiscono con frammenti di plexiglasdalle forme irregolari creando strutture chesfidano la forza di gravità e la geometria eucli-dea.Tutto si gioca sull’inganno visivo chenasce dall’equilibrio tra i materiali,le forme ela collocazione nello spazio.Il vuoto entra nel-l’opera come
materia
che attraversa le forme edefinisce gli spazi.Tale aspetto è evidente nel-l’uso del plexiglas che con la sua trasparenzaalleggerisce la scultura e allo stesso tempo sirende superficie sulla quale è ancora possibileincontrare il segno “pittorico”.Spagnulo infat-ti lavora con la fresa e la grafite la superficiesegnandola e sottolineandola più opaca.Laluce,penetrando attraverso il plexiglas traspa-rente,conferisce nell’irregolarità di tagli e scheggiatureeffetti particolari di luminosità.Anche le parti inmetallo sono del resto spazi ricettivi di luce proprioattraverso la particolare lavorazione della superficiecon la fresa alternando parti segnate o graffiate a partiestremamente lucide e riflettenti.L’opera si rende così
campo
sul quale la luce agisce come forza espressiva evibrante.La lavorazione dei materiali (piegatura,colo-re,fresatura) è il mezzo per giocare con l’inganno,visi-vo e mentale,dell’opera d’arte.Spagnulo mostra in talsenso di avere assimilato le ricerche minimaliste e piùconcettuali della scultura contemporanea.Senzalasciarsene coinvolgere,però,e inserendosi piuttostonella direzione critico-ironica tracciata da Pascali.Lasimulazione,che si manifesta nell’oscillazione visiva einterpretativa tra peso e leggerezza e allo stesso tempotra forma astratta e narrazione,è infatti uno degliaspetti peculiari dell’opera di Spagnulo.È sempre pos-sibile infatti cogliere nelle sue sculture il riferimento aun oggetto,un luogo,una situazione come ad esempio
Un lembo di cielo
composto di una duplice struttura“legata”da un ideale nodo formato da un tondino inferro.Le opere più piccole,che Spagnulo chiama
Disegni
e
Progetti per scultura
,in realtà sono lavori spes-so autonomi,inoltre,sono dei veri e propri giochi didissimulazione dei materiali,a partire dal cartoncinoche fa da supporto alla struttura,trattato con la grafitea simulare il metallo.L’altro aspetto mentale,e moltoattuale,che emerge nel suo lavoro sta nell’irregolaritàdella struttura formata da piegature e incastri che nesottolineano la precarietà statica come in
Architettura sudi noi il cielo
o in
Portale
.Questi disegni nell’aria chedescrivono tracce aggettando a volte dalle pareti cuipoggiano,altre dal pavimento nello spazio sono teore-mi,risoluzioni di principi gravitazionali,che si pro-pongono di manifestare i meccanismi di statica e diequilibrio architettonico,ma anche soglie sulla dimen-sione più nascosta e più vera dell’esistenza.Le struttu-re,rese precarie proprio dall’uso di materiali e formeimperfette,diventano infatti metafora della precarietà,ma allo stesso tempo dell’equilibrio dell’esistenza,del-l’estrema delicatezza di ogni momento,di ogni azione,di ogni fragilità,come del respiro della natura e dellesue logiche.Per poter così godere,con l’aiuto dell’ar-te,della grandezza del cielo che sta “sopra”l’architet-tura e sopra di noi.
Valdi Spagnulo
La simulazione della materia
Elena Di Raddo
Scalata impossibile, 2006 ferro, acciaio, plexiglascm h 288 x Ø 75 ca.(courtesy Galleria MillyPozzi – Como)
Gianni Marchello xilografia
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