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la,egli si levò incontro come un Dante paci-ficato,emergente da un girone di creature ge-menti e dannate di incontenibile pathos,in mar-cato contrasto con la sua espressione accatti-vante e distesa.Questo dissidio tra bonomiae intransigenza ci ha sempre incuriosito ed at-tratto in Roberto Casadio,cordiale e discorsi-vo nei contatti umani,impietoso e irremovibi-le nel suo studio,a tu per tu con la devastataarmonia di volti e di corpi,o piuttosto di ani-me,che l’inesorabilità del tempo sa vorace-mente corrompere e lui ancora più celermenteanticipare nelle sue tele così atrocemente pre-saghe.E’in primo luogo la sofferenza dei con-flitti della bellezza e della sua inarrestabile con-sunzione che sottende la ribellione umana edartistica di Casadio.Nudi di donna,infocatemeteore emananti splendore (
Nudo rosso
,
Riposo
),prepotenza di seni che “fondono”lasottile ipocrisia dei vestiti e si mostrano incan-descenti ai nostri peccaminosi languori (
Capelli rossi
,
Brindisi
),imbarazzanti avvenenze muliebri(
Omaggio a Courbet
,
Le tre mele
),raffinate no-stalgie feticiste di erotizzanti reggicalze neri(
Arlecchino e la modella
,
Invidia
,
Lussuria
),le
Belle fumatrici
irrequiete — unghie rosse affilate etrucco pesante a mitigare occhiaie scavate dal-la lascivia — perse a divagare tra nebbie di fu-mo e di alcol su naufragi di amori e fantasmidi figli perduti,trasfigurano in degradate crea-ture in cui ogni attrattiva si spegne,sopraffat-ta da garbugli di rughe,dalla fatica volgare delvivere,dal ricordo delle ferite,dal rattrappirsidei sogni (
Nastro rosso
).Roberto Casadio sa,quando dipinge,che anche la sua mano è mo-ribonda.E che essa ritrae carnali oggetti dicontemplazione ormai prossimi al niente,pronti a dissolversi in un soffio di cenere.Lasua pittura rivela gli inganni dell’esistenza el’insondabilità del suo complesso mistero,ilcui cardine non può che essere ancora la don-na,capace di tenere in vita il mondo,in unacontaminazione di esuberanza e di morte,disperanza e dolore,in un groviglio di sconvol-genti contraddizioni:Dea Madre e Furia in-fernale,vergine e prostituta,incoercibile for-za della natura e corpo violato,fragilità e in-contenibile energia rigenerante,gorgo di pas-sioni e simbolo angelicato,concupito enigmadi sublimate meschinità.Casadio,dall’entusia-stica ammirazione per il fascino muliebre,co-sì magnificamente affermato nelle imponen-ti allegorie dei
Vizi capitali
e in particolare del-la
Superbia
— un corpo di donna colmo,distraordinaria avvenenza,eccitante nella suanudità procace accentuata da trasparenze divesti leggere - e dell’
Invidia
— magistrale scor-cio di un discinto corpo femminile disteso,in-cendiario,inesauribile oggetto di desiderio -sprofonda nel desolato sconcerto del suo di-sfacimento peccaminoso,della sua sinistra con-danna all’infezione del mostruoso e del brut-to.Una pennellata fluente,pastosa,dal tim-bro deciso e ricco di tonalità,staglia primi pia-ni sfrontati su dissolventi cupezze da retro-scena,tagliate a volte dal cono indagatore diun
occhio di bue
o da un indiscreto sciabola-re di riflettori che mettono al vivo stati d’a-nimo,simulacri di maschere abbandonate,ca-scami di menzogne,estenuate ossessioni,ca-ligini di memoria.Quadri che scagliano vo-luttuose censure al fascino vizioso del vive-re,opponendo straniato sgomento all’in-terrogativo del nostro rovinoso sparire,al-la bestemmia del dolore,al millenario in-calcolabile accumulo di sofferenze delle mol-titudini umane (e animali) che dovrebbe farscoppiare il cuore di qualsiasi dio che nonsi sia voluto distrarre.L’amara poesia cheCasadio riversa nei nostri occhi affascinatie smarriti percorre un’impietosa teoria disolitudini,di dolenti intuizioni,di echi di di-sperazione e di sfiorite bellezze disperse neltempo che ci raggiungono come un inter-minabile grido di belva ferita.Quell’urlo sor-do che attraversa l’anima di ciascuno di noie che solo l’ultimo sipario di silenzio sapràfinalmente acquietare,raccogliendo nel buiodella terra la nostra indifesa nudità.
Giovanni Serafini
nari urbani di Sironi,manifesto di un’angosciaumana e politica.L’alienante mancanza di orizzonti è sconfittadalle mie costruzioni navali,il messaggio di unRex felliniano che presagisce il viaggio che af-fronteremo,una enorme capienza di presen-ze a maturare l’allegoria di un’avventura col-lettiva,di una futurista aeropittura che nonvuole essere puro entusiasmo costruttivo,sfi-da eroica alla realtà,bensì enorme scialuppadi salvataggio,arca di Noè pronta a sottrarcia un naufragio:è una giganto-pittura in cui al-la resa incondizionata e allucinata del singolosi sostituisce il prodotto di una capacità co-rale di reazione,un “memento vivi”che fa ab-bandonare il vissuto grigiore degli interni.
Non mi convince questo entusiasmo,tu vuoi fuor- viare l’attenzione…
Sì,forse lo scopo è proprio questo,immergerciin una realtà complessa in movimento,ritro-vare un dialogo con l’ambiente che ci accoglie,fuggendo dal chiuso per arginare il senso di ab-bandono e crollo imminente che ci dilania,ciparla degli oggetti abbandonati,delle scoloriteimpronte che sopravvivono al nostro passag-gio.Così i miei personaggi li reinvento in atte-sa del varo di quelle navi a popolarne le cabi-ne,o immersi nel traffico delle strade pariginein una affannosa guida verso il caos,risucchia-ti ancora una volta da un vortice di voluta eincosciente trasgressione nei confronti di untempo che fluisce con la stessa intensità,qua-si a ignorarne le dissacranti conseguenze.Da questa euforia vitale di fuga maturo cosìl’analogo disagio degli esterni,di quegli sce-nari urbani che paiono resti di un’esplosioneatomica,privati improvvisamente di ogni at-tività vitale,testimoni di una civiltà distrutta,come cristallizzati nel tempo.Ancora una volta mi assale l’iniziale senso disospensione nel tempo dei ritratti e degli in-terni,avverto la vita come accumulo di po-vere tracce che ci sopravvivono,una poeticaalla Boltanski,l’oggetto come anima delle no-stre emozioni,immobile testimone di un ve-loce passaggio:così poltrone,letti,tavoli par-lano di noi,ma vivono di vita autonoma,rac-contano delle varie identità che hanno ospi-tato,come un albergo ad ore.
Ma questo Boltanski è tuo complice?
Ma no! è un artista che come me guarda ilmondo col disincanto di chi lo vede spogliodi ogni significato,che ne esalta i piccoli og-getti come monumenti alla memoria e nemette a nudo la fragilità.Ecco,nell’acqua ho trovato l’elemento piùconsono a rappresentare questo senso di so-spensione e di disarmante nudità:forse è unrichiamo al grembo materno o più semplice-mente a un mezzo che rallenta il nostro af-fanno,scomponendolo in movimenti più ge-stuali,di eleganza teatrale,che sottolineanoun’inutile ansietà di sopravvivenza.Ecco,in questo atteggiamento Boltanski è miocomplice.
Ah! finalmente hai confessato!
Fortunatamente,in questa calda giornata esti-va,il rumore di un tuffo nella piscina di fron-te alla mia abitazione mi fa svegliare d’im-provviso:ho sognato di essere Papetti,unodei più coinvolgenti e significativi artisti delpanorama internazionale e ho vissuto un in-terrogatorio da incubo,sottoposto al suo stes-so disagio di identificazione,alla sua stessa co-scienza dell’inadeguatezza di un vero mezzoespressivo al livello dell’umano sentire.Ora ho il terrore di continuare quell’interro-gatorio nel chiuso del mio studio,interro-gando le immagini dei suoi personaggi,cer-candone una autentica complicità.
Aldo Benedetti
LE INTERROGATORIE VISIONI DIALESSANDRO PAPETTI
ROBERTO CASADIO
Il mezzo è il digitale perché le foto sono or-mai tutte in digitale;col computer si manipo-la e si trasforma la realtà.Attraverso il com-puter la realtà diventa sogno e il sogno di-venta una nuova realtà reinventata e diffe-rente.Il digitale permette di passare dal figu-
CYRILLE MARGARIT
DigitalEvidences
rativo all’astratto sulla medesima base di par-tenza;è il figurativo che si fa astrazione,larealtà che vira verso l’astrazione e diviene so-gno.Quindi nel digitale il sogno è realtà.Il mondo del reale viene sperimentato e vis-suto sotto sfaccettature diverse,sotto altreluci;si mostra il sogno contenuto nella realtà;le altre possibili realtà,le moltitudini di “realtà”diverse.Un corpo umano diviene macchia,colore,emozione pura;un grattacielo di NewYork si incendia in un fuoco morbido e caldoche non scotta,che non ha nulla di pericolo-so o mortale.È solo un “altro”Empire StateBuilding.Una Ferrari che sfreccia al GranPremio di Monaco non è solo il mito che tut-ti vediamo e conosciamo;è un soffio,uno stri-dio,un urlo,movimento puro,movimento del-l’anima,moto del tempo,
l’espace d’un matin.
È il sogno.“Evidences”in inglese significa “pro-ve”di un processo o di un discorso.Prove direaltà che ci circonda.Quello che viene ri-prodotto dal mezzo fotografico è realtà.In francese infatti significa “evidente”vale a di-re sotto gli occhi di tutti:reale.Per CyrilleMargarit la realtà è quella che si vede e si fis-sa attraverso un obiettivo.Tutto il mondo checi circonda e che viviamo è lì dentro;un oc-chio magico indagatore che mette a nudo noistessi e tutto ciò che ci capita a tiro.Da lì la realtà non può sfuggire.È l’evidenza,Ma vi è un “ma”,una domanda,una sfida piùche altro:“ma è veramente tutto e solo quel-la la realtà?”E se fosse anche qualcos’altro,qualcosa che sta al di fuori della mera perce-zione visiva e sensoriale?Perché non prova-re ad andare “oltre”,a stravolgere quella realtàper farla divenire sogno?Per vedere cosa c’èdietro la facciata,dietro l’angolo?Sperimentareun mondo diverso per arrivare non si sa do-ve,alle radice dell’essere o al di là dell’esserestesso?Da qui parte,nella ricerca di Margarit,la fu-sione tra “digital”ed “evidences”che diventauna nuova forma di figurazione o una puraastrazione.E Margarit gioca con figurazionee astrazione in modo nuovo su un supportodi alluminio dove le fotografie non vengonoincollate,ma vengono direttamente impres-se con una tecnica totalmente nuova.La luce non è più quella proveniente dal qua-dro,dal chiaroscuro pittorico,ma viene coltadirettamente dal mondo esterno;è la luce delsole,del giorno che interagisce direttamentecon il supporto di alluminio dandogli
nuance
e modulazioni differenti.Una tecnica nuova,una nuova sperimentazione sui materiali peresprimere unmodo di sentire,un mondo cheè quello tuttoparticolare diCyrille Margarit.Un sognatore,uno dei pochi edegli ultimi ri-masti! Un sensoestetico il suo,fatto di istintopuro,che scatu-risce inconsciamente dalla sua anima.Tutto ègiocato su un ideale di bellezza che è primadi tutto bellezza interiore,è scavo nell’animoumano,è un atto di amore.Solo su una basedi tal genere si può costruire un “Artista”;sul-l’istinto,sulla delicatezza,sulla purezza.Cyrilleriesce ad essere tutto ciò,riesce ancora a me-ravigliarsi di fronte al mondo,alla sua bellez-za,alla sua magia.Riesce ancora ad emozio-narsi di fronte ad un paesaggio o al volto diun bambino.Fino a quando avremo esseriumani capaci di provare ancora e nonostan-te tutto sentimenti di tal genere,avremo an-cora e fortunatamente “Artisti”.Cyrille è uno di questi.
Cynthia Penna
Red Mask,2006
Chrysler,2006
Portacontainer notturno,2005 Paris - Metro Passy,2006 Nastro rosso,2004 Brindisi,2003
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