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Per la tua pubblicità chiama Antonio D’Amico 338 2380 938 - Gabriele Lodetti 333 2869 128 - Giorgio Lodetti 338 2966 557
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Fondatore Giacomo Lodetti / Direttore Giorgio Lodetti / Direttore Artistico Roberto Plevano / Progetto Grafico Franco ColnaghiAnno VI,N.20 • Gennaio-Marzo 2007Galleria Vittorio Emanuele II,12 - 20121 Milano • e-mail:giorgio.lodetti
@
libreriabocca.com
Continua a pagina 18 Continua a pagina 18 
è l’umanità essenzialmente corrotta a costituire la materia di ogni opera 
E.M.Cioran
Otto Dix con la sua pittura generava scan-dalo e fu contestato perchè “fanatique de lavérité impitoyable,qui analysait,disséquait,déformait,dénudait,démasquait”(Schmidt,Neue Zürcher Zeitung,1929).Ma non è col-pa di Dix se siamo immersi in una realtà abo-minevole che ci travolge con la brutalità del-le guerre,degli stupri,degli addii,delle so-praffazioni egoistiche e che si impone con in-decenza allo sguardo disingannato e ferocedell’artista in una universale estensione di tra-gedia,assurda e
divina 
insieme.È un campodi sterminio vasto come il pianeta,in cui
Eros 
e
Thanatos 
si giocano orrendamente le spo-glie degli uomini,massa impulsiva e sventatache si riproduce tra fiotti di animalesco pia-cere e brevi illusioni di felicità:gocce d’acquacinicamente centellinate a riarse bocche mo-renti per dilungarne la sconcia agonia.È un’u-manità che scorrazza con frenesia ottusa sot-to distrazioni di nuvole e non si accorge cheil pianeta è solo uno sferico carcere,un brac-cio della morte a cielo aperto in cui ciascu-no è in attesa della chiamata al patibolo.Roberto Casadio,pittore di grande tempe-ramento,pur non investito dal sanguinario or-rore della guerra,ha un occhio altrettanto pe-netrante e severo,capace di mettere a nudol’ambigua malinconia del vivere in un univer-so malato di entropia,ansimante di provviso-rietà,avvelenato da annunci di fisico degradoe di morte.Dopo avere inutilmente rivoltoansiose domande a un cielo muto,Casadiodeve rassegnarsi a distogliere lo sguardo daun orizzonte che rimanda solo silenzi di lunee lucori di stelle,forse già spente,per rivol-gerlo al nostro carnale sconforto di poverecose palpitanti nell’ostilità del creato.L’impatto con i quadri di Casadio,che non la-sciano mai indifferente l’osservatore,avven-ne anni fa nella sua Romagna a una Fieradell’Arte.Attorniato da una serie di sue teleimpetuose e drammatiche dai colori caldi eguizzanti che spiccavano nettamente nel pa-norama di ripetitivo squallore e di penosi co-nati imperversanti nelle gallerie,nelle fiere edilaganti nei musei e negli spazi pubblici inun’orgia di pervicace valorizzazione del nul-
ROBERTO CASADIO
Avanti… confessa! siamo entrati nel tuo studio e abbiamo visto tutti quei ritratti,sembrano so- spesi con il viso all’insù,scommetto che li hai im- piccati e ti sei divertito a osservarne i volti dal- l’alto,quasi a implorarti di tagliare la corda e non soffocarli! 
Ma no,io i ritratti li concepisco così,figure col-te in equilibrio prospettico,volti che paionointerrogarsi sul proprio ruolo,quasi attendendouna conferma,un assenso,sovrastati da un de-stino schiacciante e timorosi di scivolare nelvuoto,in quel grigio plumbeo che già sembrainghiottirli,condannati in attesa di giudizio.
Sembra quasi che voglia essere tu il giudice:guar- da che abbiamo trovato anche delle crocifissio- ni e dei conigli squartati! 
Beh,quelli rappresentano l’estrema sintesi deldestino umano,simboli di una sofferenza quo-tidiana che ci violenta e di un sacrificio checerca riscatto… In fondo la nostra vita è unostentante alternarsi tra una consapevole cro-cifissione e una brutale macellazione,dolo-rosa ascesi e delirante abbruttimento,acco-munati da esangue rassegnazione,la stessa diquei corpi appesi.Il mio è un inno alla carne,cerniera di con-giunzione tra sacro e profano,guscio emotivoin progressiva,inarrestabile disgregazione chesembra manifestare l’angoscia di sottrarsi al vuo-to incombente,in un contorcersi baconiano incui non interessano i volti,ma il tentativo di la-cerazione di un involucro soffocante,a scuo-tersi da quella pelle che è una cancrena deltempo e il segnale più tangibile e irriverentedella nostra condizione di disfacimento.Varlin è stato il mio primo maestro di vanitas,a rappresentare figurativamente l’umana dis-solvenza,ironicamente accettata,Bacon mene ha urlato la costante,devastante contiguità.
Incutono timore le tue figure senza testa,come se volessi farle a pezzi,distruggerle e occultarlnei loro ambienti,in quegli interni desolatamen- te vuoti! non è che li hai sotterrati? 
No,semmai sono loro a sotterrare me,a os-sessionarmi con la loro non presenza:io ve-do già gli ambienti vuoti,popolati da una as-senza imminente,dalle ombre di coloro chesto osservando e tra un po’saranno altrove,sono le figure filiformi di Giacometti che si al-lungano nel vuoto,corrose da un’individualitàche ne tradisce la sottile,etimologica inco-municabilità,l’ulcerante consapevolezza di unprogressivo e silenzioso distacco.Gli interni delle abitazioni deserte sono i ve-ri protagonisti,noi siamo la polvere che li ri-copre,le fabbriche dismesse sono lo specchiodelle nostre voci assenti,i resti inorganici diun passaggio umano assimilabile ai residui diun processo industriale.
Però poi sei passato da queste visioni anguste a quelle gigantesche dei cantieri navali,forse so- no mappe di qualche traffico illecito? 
In effetti sì,sono mappe,ma di un desideriodi fuga dal soffocamento di quegli ambientispogli e desolatamente grigi,monocromi co-me il pensiero dominante di osservare tuttocon lo sguardo del
dejà-nu 
,dove al classicoschema del
dejà-vu 
,del già visto o vissuto,sisostituisce un ossessivo
già nudo 
,spogliatodell’immediatezza del presente,carico del ri-chiamo emotivo della scena sgombera deiprotagonisti,dell’io lasciato a contemplare ildopo,una sorta di delocazione esistenziale.Nei miei immensi cantieri non si notano pre-senze umane,ma si immaginano le folle cheanimeranno quelle costruzioni,un annuncia-to battesimo di vita,quasi un futurista varo difrastuoni che orchestrerà una miriade di emo-zioni,caotico agglomerato di individualità.È una silente esplosione di vita e movimen-to,una rivincita alla staticità degli interni,unafuga impulsiva dal vuoto che ci attende:il miovuole essere un monumentalismo aggregan-te,esattamente l’opposto dei desolanti sce-
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ALESSANDRO PAPETTI
Le interrogatorievisioni
Arlecchino e la modella,2004Superbia,200Nudo notturno,200Boulevard St.Germain,2006 
 
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la,egli si levò incontro come un Dante paci-ficato,emergente da un girone di creature ge-menti e dannate di incontenibile pathos,in mar-cato contrasto con la sua espressione accatti-vante e distesa.Questo dissidio tra bonomiae intransigenza ci ha sempre incuriosito ed at-tratto in Roberto Casadio,cordiale e discorsi-vo nei contatti umani,impietoso e irremovibi-le nel suo studio,a tu per tu con la devastataarmonia di volti e di corpi,o piuttosto di ani-me,che l’inesorabilità del tempo sa vorace-mente corrompere e lui ancora più celermenteanticipare nelle sue tele così atrocemente pre-saghe.E’in primo luogo la sofferenza dei con-flitti della bellezza e della sua inarrestabile con-sunzione che sottende la ribellione umana edartistica di Casadio.Nudi di donna,infocatemeteore emananti splendore (
Nudo rosso 
,
Riposo 
),prepotenza di seni che “fondono”lasottile ipocrisia dei vestiti e si mostrano incan-descenti ai nostri peccaminosi languori (
Capelli rossi 
,
Brindisi 
),imbarazzanti avvenenze muliebri(
Omaggio a Courbet 
,
Le tre mele 
),raffinate no-stalgie feticiste di erotizzanti reggicalze neri(
Arlecchino e la modella 
,
Invidia 
,
Lussuria 
),le
Belle fumatrici 
irrequiete — unghie rosse affilate etrucco pesante a mitigare occhiaie scavate dal-la lascivia — perse a divagare tra nebbie di fu-mo e di alcol su naufragi di amori e fantasmidi figli perduti,trasfigurano in degradate crea-ture in cui ogni attrattiva si spegne,sopraffat-ta da garbugli di rughe,dalla fatica volgare delvivere,dal ricordo delle ferite,dal rattrappirsidei sogni (
Nastro rosso 
).Roberto Casadio sa,quando dipinge,che anche la sua mano è mo-ribonda.E che essa ritrae carnali oggetti dicontemplazione ormai prossimi al niente,pronti a dissolversi in un soffio di cenere.Lasua pittura rivela gli inganni dell’esistenza el’insondabilità del suo complesso mistero,ilcui cardine non può che essere ancora la don-na,capace di tenere in vita il mondo,in unacontaminazione di esuberanza e di morte,disperanza e dolore,in un groviglio di sconvol-genti contraddizioni:Dea Madre e Furia in-fernale,vergine e prostituta,incoercibile for-za della natura e corpo violato,fragilità e in-contenibile energia rigenerante,gorgo di pas-sioni e simbolo angelicato,concupito enigmadi sublimate meschinità.Casadio,dall’entusia-stica ammirazione per il fascino muliebre,co-sì magnificamente affermato nelle imponen-ti allegorie dei
Vizi capitali 
e in particolare del-la
Superbia 
 — un corpo di donna colmo,distraordinaria avvenenza,eccitante nella suanudità procace accentuata da trasparenze divesti leggere - e dell’
Invidia 
 — magistrale scor-cio di un discinto corpo femminile disteso,in-cendiario,inesauribile oggetto di desiderio -sprofonda nel desolato sconcerto del suo di-sfacimento peccaminoso,della sua sinistra con-danna all’infezione del mostruoso e del brut-to.Una pennellata fluente,pastosa,dal tim-bro deciso e ricco di tonalità,staglia primi pia-ni sfrontati su dissolventi cupezze da retro-scena,tagliate a volte dal cono indagatore diun
occhio di bue 
o da un indiscreto sciabola-re di riflettori che mettono al vivo stati d’a-nimo,simulacri di maschere abbandonate,ca-scami di menzogne,estenuate ossessioni,ca-ligini di memoria.Quadri che scagliano vo-luttuose censure al fascino vizioso del vive-re,opponendo straniato sgomento all’in-terrogativo del nostro rovinoso sparire,al-la bestemmia del dolore,al millenario in-calcolabile accumulo di sofferenze delle mol-titudini umane (e animali) che dovrebbe farscoppiare il cuore di qualsiasi dio che nonsi sia voluto distrarre.L’amara poesia cheCasadio riversa nei nostri occhi affascinatie smarriti percorre un’impietosa teoria disolitudini,di dolenti intuizioni,di echi di di-sperazione e di sfiorite bellezze disperse neltempo che ci raggiungono come un inter-minabile grido di belva ferita.Quell’urlo sor-do che attraversa l’anima di ciascuno di noie che solo l’ultimo sipario di silenzio sapràfinalmente acquietare,raccogliendo nel buiodella terra la nostra indifesa nudità.
Giovanni Serafini 
nari urbani di Sironi,manifesto di un’angosciaumana e politica.L’alienante mancanza di orizzonti è sconfittadalle mie costruzioni navali,il messaggio di unRex felliniano che presagisce il viaggio che af-fronteremo,una enorme capienza di presen-ze a maturare l’allegoria di un’avventura col-lettiva,di una futurista aeropittura che nonvuole essere puro entusiasmo costruttivo,sfi-da eroica alla realtà,bensì enorme scialuppadi salvataggio,arca di Noè pronta a sottrarcia un naufragio:è una giganto-pittura in cui al-la resa incondizionata e allucinata del singolosi sostituisce il prodotto di una capacità co-rale di reazione,un memento vivi”che fa ab-bandonare il vissuto grigiore degli interni.
Non mi convince questo entusiasmo,tu vuoi fuor- viare l’attenzione…
Sì,forse lo scopo è proprio questo,immergerciin una realtà complessa in movimento,ritro-vare un dialogo con l’ambiente che ci accoglie,fuggendo dal chiuso per arginare il senso di ab-bandono e crollo imminente che ci dilania,ciparla degli oggetti abbandonati,delle scoloriteimpronte che sopravvivono al nostro passag-gio.Così i miei personaggi li reinvento in atte-sa del varo di quelle navi a popolarne le cabi-ne,o immersi nel traffico delle strade pariginein una affannosa guida verso il caos,risucchia-ti ancora una volta da un vortice di voluta eincosciente trasgressione nei confronti di untempo che fluisce con la stessa intensità,qua-si a ignorarne le dissacranti conseguenze.Da questa euforia vitale di fuga maturo cosìl’analogo disagio degli esterni,di quegli sce-nari urbani che paiono resti di un’esplosioneatomica,privati improvvisamente di ogni at-tività vitale,testimoni di una civiltà distrutta,come cristallizzati nel tempo.Ancora una volta mi assale l’iniziale senso disospensione nel tempo dei ritratti e degli in-terni,avverto la vita come accumulo di po-vere tracce che ci sopravvivono,una poeticaalla Boltanski,l’oggetto come anima delle no-stre emozioni,immobile testimone di un ve-loce passaggio:così poltrone,letti,tavoli par-lano di noi,ma vivono di vita autonoma,rac-contano delle varie identità che hanno ospi-tato,come un albergo ad ore.
Ma questo Boltanski è tuo complice? 
Ma no! è un artista che come me guarda ilmondo col disincanto di chi lo vede spogliodi ogni significato,che ne esalta i piccoli og-getti come monumenti alla memoria e nemette a nudo la fragilità.Ecco,nell’acqua ho trovato l’elemento piùconsono a rappresentare questo senso di so-spensione e di disarmante nudità:forse è unrichiamo al grembo materno o più semplice-mente a un mezzo che rallenta il nostro af-fanno,scomponendolo in movimenti più ge-stuali,di eleganza teatrale,che sottolineanoun’inutile ansietà di sopravvivenza.Ecco,in questo atteggiamento Boltanski è miocomplice.
Ah! finalmente hai confessato! 
Fortunatamente,in questa calda giornata esti-va,il rumore di un tuffo nella piscina di fron-te alla mia abitazione mi fa svegliare d’im-provviso:ho sognato di essere Papetti,unodei più coinvolgenti e significativi artisti delpanorama internazionale e ho vissuto un in-terrogatorio da incubo,sottoposto al suo stes-so disagio di identificazione,alla sua stessa co-scienza dell’inadeguatezza di un vero mezzoespressivo al livello dell’umano sentire.Ora ho il terrore di continuare quell’interro-gatorio nel chiuso del mio studio,interro-gando le immagini dei suoi personaggi,cer-candone una autentica complicità.
Aldo Benedett
LE INTERROGATORIE VISIONI DIALESSANDRO PAPETTI
ROBERTO CASADIO
Il mezzo è il digitale perché le foto sono or-mai tutte in digitale;col computer si manipo-la e si trasforma la realtà.Attraverso il com-puter la realtà diventa sogno e il sogno di-venta una nuova realtà reinventata e diffe-rente.Il digitale permette di passare dal figu-
CYRILLE MARGARIT
DigitalEvidences
rativo all’astratto sulla medesima base di par-tenza;è il figurativo che si fa astrazione,larealtà che vira verso l’astrazione e diviene so-gno.Quindi nel digitale il sogno è realtà.Il mondo del reale viene sperimentato e vis-suto sotto sfaccettature diverse,sotto altreluci;si mostra il sogno contenuto nella realtà;le altre possibili realtà,le moltitudini di “realtà”diverse.Un corpo umano diviene macchia,colore,emozione pura;un grattacielo di NewYork si incendia in un fuoco morbido e caldoche non scotta,che non ha nulla di pericolo-so o mortale.È solo un “altro”Empire StateBuilding.Una Ferrari che sfreccia al GranPremio di Monaco non è solo il mito che tut-ti vediamo e conosciamo;è un soffio,uno stri-dio,un urlo,movimento puro,movimento del-l’anima,moto del tempo,
l’espace d’un matin.
È il sogno.“Evidencesin inglese significa pro-ve”di un processo o di un discorso.Prove direaltà che ci circonda.Quello che viene ri-prodotto dal mezzo fotografico è realtà.In francese infatti significa evidente”vale a di-re sotto gli occhi di tutti:reale.Per CyrilleMargarit la realtà è quella che si vede e si fis-sa attraverso un obiettivo.Tutto il mondo checi circonda e che viviamo è lì dentro;un oc-chio magico indagatore che mette a nudo noistessi e tutto ciò che ci capita a tiro.Da lì la realtà non può sfuggire.È l’evidenza,Ma vi è un “ma”,una domanda,una sfida piùche altro:“ma è veramente tutto e solo quel-la la realtà?E se fosse anche qualcos’altro,qualcosa che sta al di fuori della mera perce-zione visiva e sensoriale?Perché non prova-re ad andare “oltre”,a stravolgere quella realtàper farla divenire sogno?Per vedere cosa c’èdietro la facciata,dietro l’angolo?Sperimentareun mondo diverso per arrivare non si sa do-ve,alle radice dell’essere o al di là dell’esserestesso?Da qui parte,nella ricerca di Margarit,la fu-sione tra “digital”ed “evidencesche diventauna nuova forma di figurazione o una puraastrazione.E Margarit gioca con figurazionee astrazione in modo nuovo su un supportodi alluminio dove le fotografie non vengonoincollate,ma vengono direttamente impres-se con una tecnica totalmente nuova.La luce non è più quella proveniente dal qua-dro,dal chiaroscuro pittorico,ma viene coltadirettamente dal mondo esterno;è la luce delsole,del giorno che interagisce direttamentecon il supporto di alluminio dandogli
nuance 
e modulazioni differenti.Una tecnica nuova,una nuova sperimentazione sui materiali peresprimere unmodo di sentire,un mondo cheè quello tuttoparticolare diCyrille Margarit.Un sognatore,uno dei pochi edegli ultimi ri-masti! Un sensoestetico il suo,fatto di istintopuro,che scatu-risce inconsciamente dalla sua anima.Tutto ègiocato su un ideale di bellezza che è primadi tutto bellezza interiore,è scavo nell’animoumano,è un atto di amore.Solo su una basedi tal genere si può costruire un “Artista”;sul-l’istinto,sulla delicatezza,sulla purezza.Cyrilleriesce ad essere tutto ciò,riesce ancora a me-ravigliarsi di fronte al mondo,alla sua bellez-za,alla sua magia.Riesce ancora ad emozio-narsi di fronte ad un paesaggio o al volto diun bambino.Fino a quando avremo esseriumani capaci di provare ancora e nonostan-te tutto sentimenti di tal genere,avremo an-cora e fortunatamente “Artisti”.Cyrille è uno di questi.
Cynthia Penna 
Red Mask,2006 
Chrysler,2006 
Portacontainer notturno,2005 Paris - Metro Passy,2006 Nastro rosso,2004 Brindisi,2003 
 
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STUDIO FORNI
- Milano
Il corpo femminile,cantato da poeti e scrit-tori,immortalato sulla tela dai più grandi pit-tori di tutti i tempi,diviene il soggetto pre-scelto da Luciano Ventrone,per un nuovo ci-clo di opere,che affiancano ed accompagna-no le più note nature morte.Ventrone aveva già affrontato questo temaall’inizio della sua carriera,prima di intra-prendere quel lungo viaggio che lo ha porta-to ad essere uno dei più indiscussi maestri delnostro tempo.In questi anni di continua ri-cerca pittorica,sulla luce e sul colore,Ventroneha dato vita a memorabili cicli di nature mor-te,immortalando sulla tela composizioni difrutti o foglie illuminati da quella luce fredda,algida che è divenuta una della sue più note
LUCIANO VENTRONE
Still-human-life
caratteristiche:oggi la scelta di rappresenta-re con la stessa tecnica e lo stesso sguardo ilcorpo femminile.Non è la prima volta chel’autore decide di affrontare temi diversi dal-la natura morta,ne sono un esempio i de-serti e le marine,ma forse il nudo si inseriscein modo più incisivo all’interno del suo uni-verso pittorico.Nelle prime opere su questotema compare accanto alla modella un pic-colo cesto di frutta,quasi una dichiarazionedi poetica,un rimando evidente alle altre ope-re per evidenziare la medesima attenzioneposta nel raffigurare le membra femminili alpari di una zucca o di un melograno.Anchela scena pittorica è la stessa:un fondo neroed un piano d’appoggio bianco.Non vi è uninteresse psicologico,introspettivo;dal voltodella modella non traspaiono emozioni o sen-sazioni che tradiscano il suo stato d’animo,osvelino qualcosa della sua personalità,tuttociò che si vuole svelare è lì,davanti ai nostriocchi,nell’armonia e nell’eleganza del suo cor-po,nel fascino emanato dai suoi capelli,rap-presentati nei più piccoli dettagli,tanto dasembrare veri,tangibili.La sua interiorità ri-mane un mistero,conservato per sempre nel-l’atmosfera rarefatta del quadro.Nelle ultime opere scompare anche il cestodi frutta,la composizione diviene ancora piùessenziale,affidata solo al corpo della model-la,che assume,a volte,posizioni più articola-te,descrivendo all’interno della tela delle for-me geometriche nelle quali la luce si insinuaaccentuando le forme o sottraendo allo sguar-do porzioni di pelle.In alcuni dipinti i giochichiaroscurali sono più violenti,lasciando in om-bra intere parti del corpo,come in
Leptis ma- gn
dove,forse non a caso,è proprio il viso arimanere quasi nascosto,mantenendo così an-cora una volta celati i segreti dell’anima.
Barbara Frigerio 
GALLERIA FORNI
- Bologna
Presso FORNIBOOKSHOP saranno in ven-dita e consultabili diversi prodotti editoriali:non solo i cataloghi delle mostre ospitate dal-la Galleria nel corso del tempo,ma anche ivolumi editi da prestigiose case editrici qua-li Electa,Charta e Skira sull’opera di alcuniimportanti artisti che hanno esposto pressola Galleria;fra tutti basti citare Giorgio Tonelli,Luciano Ventrone,Alessandro Papetti oGiovanni La Cognata.Il nuovo spazio si propone in questo modo di diventare un punto di riferimento per l’editoria d’arte e lepubblicazioni di un settore,quello fotografico,che vanta un numero sempre più ampio di appassionati.L’ambiente,reso caldo e accogliente dalle librerie in legno,è stato pensato tanto per poter ospi-tare appuntamenti quali presentazioni e anteprime,quanto per favorire la consultazione del ma-teriale da parte del pubblico.
Galleria Forni
- Bologna,via Farini,26 - e-mail:forni
@
galleriaforni.it
Studio Forni
- Milano,via Fatebenefratelli,13 - e-mail:forni.mi
@
iol.itwww.galleriaforni.it
CLAUDIO MAGRASSI
Premio MovimentoSegretediBocca
Sono già passati tre anni da quando con ungruppo di amici decisi di organizzare un Pre-mio di pittura dedicato ai giovani artisti,chesi è fatto e si è andato consolidando nei dueappuntamenti biennali previsti,2004 e 2006,con catalogo edito Bocca contenente leopere finaliste e l’elenco dei partecipanti.L’idea è nata dalla necessità di contattaregiovani artisti fuori dal mio tradizionale am-bito,infatti,sono riuscito a conoscerne pa-recchi,sia in italia che all’estero.Grazie alcontributo e al sostegno di molti critici,trai quali vorrei citare Aldo Benedetti,AntonioD’Amico,Philippe Daverio,Victoria Fernan-dez,Sara Fontana,si continua e per il pros-simo appuntamento,con la recente colla-borazione di Antonella Piccardi della Galle-ria ArteIdea ci saranno considerevoli cam-biamenti,che non svelerò in questa sede.Entrambe le edizioni hanno suscitato mol-to interesse di pubblico e di critica,ma ilfatto che mi entusiasma di più,è il notevo-le successo degli artisti selezionati,ovvia-mente
in primis 
i vincitori delle due edizio-ni:Eltjon Valle 2004 e Claudio Magrassi 2006.Con Eltjon ho avuto la riprova che talento,impegno e voglia di fare premiano.Artista
Krisalide,2006 
albanese,studia a Brera,in due anni,ha gall’attivo nonostante la giovane età,classe’81,tre mostre personali,la segnalazione anumerosi premi organizzati in Italia,un ca-talogo edito con
Bocca 
e contatti interna-zionali.Ovviamente per Claudio dovrò at-tendere un po’di tempo,ma gli esordi so-no molto interessanti,classe ’69,ha fre-quentato il Liceo Artistico di Tortona doveattualmete vive,per affinare e migliorare laconoscenza delle tecniche artistiche ha fre-quantato lo studio di colleghi,tra cui quel-lo di Benedicenti.Ha all’attivo diverse mo-stre personali e collettive.Claudio,che hoconosciuto alla serata di premiazione in li-breria,è una persona di una sensibiltà e sem-plicità disarmanti.Quando l’ho proclamatovincitore,si è visibilmente commosso tra-smettendomi la sua emozione.Il premio purnon essendo particolarmente appetibile,of-fre la possilità ai giovani di entrare in con-tatto con molti addetti ai lavori,tutti queipersonaggi che negli anni hanno collabora-to e collaborano con la rivista e la Libreria.Galleristi e soci si sono già interessati a con-tattare i finalisti ed in particolare Claudio,con il quale,ho già avviato i programmi peril prossimo anno.Il suo lavoro non è velo-ce,sono opere dipinte con colori cupi,te-le sbrecciate,cucite e rattoppate,volti chescrutano e si scrutano,a volte sofferenti avolte autoritari,non più giovani ma non an-ziani,uomini che conoscono la vita,che han-no sofferto e gioito,volti consumati dalla
Larvale II,2006 
BIANUCCI CINELLI studio
comunicazioneorganizzazione eventiufficio stampa
via Lambro
, 7 - 20129
Milano
-
Italiatel.
+39 0229414955
fax
+39 0220401644
La Libreria Bocca è lieta di annun-ciare la collaborazione con l’ufficiostampa diretto da Francesca eChiara Bianucci
Cinelli,per unamaggiore
e migliore diffusionedelle
iniziative culturali promosse.
NOTA DELL’EDITORE
Per ricevere gli inviti e le comunicazioni degli eventi promossidalla libreria è necessario inviare via e-mail nome e cognome a:
giorgio.lodetti@libreriabocca.com
società ma a lei resistiti,volti veri.La sua ri-cerca è introspettiva dell’animo umano,vol-ti dipinti in spazi chiusi illuminati da luci cal-de e colori forti:rossi,marroni,gialli.Ho vi-sto poche opere recenti e,mentre le pri-me erano legate alla tradizione Caravagge-sca,a personaggi e simboli religiosi,in par-ticolare la crocefissione e la corona di spi-ne,o nature morte;i volti hanno tutta la tra-dizione della pittura precedente,e soprat-tutto hanno quello che io reputo fonda-mentale in un giovane artista,la personalità,sono riconoscibili quindi sono suoi.
Giorgio Lodetti 
Leptis magna,2006 Oltre la geometria,2006 
Privato
vende al miglior offerente opere della propria collezioned’arte di artisti contemporanei.Prenotare una visita al 339.6859871Opere di Ajmone,Arrivabene,Bacci,Baj,Becon,Becca,Berrocal,Bertante,Bonalumi,Borioli,Celada,Colnaghi,Corona,Dangelo,DelPezzo,Della Torre,Fomez,Lavagnino,Nespolo,Olivieri,Papetti,Petrus,Ercole e Luca Pignatelli,Arnaldo Pomodoro,Raciti,Rampinelli,Rognoni,Attilio Rossi,Sanesi,Sangregorio,Sersale,Sesia,Tadini,Tiboni,Vago,Valentini,Velasco,Vicentini,Vistosi,Zanon,Zazzeri e altri.
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