peccato
quellache Previtalicon tragicatensione costrin-ge nei suoi
Crocifissi
.Il Cristoinchiodato e morente ètema immane sul qualeegli ha meditato e lavorato alungo,riuscendo non solo agridare la brutalità dello scem-pio,ma anche ad infondere ilbalenìo di trascendenza di que-sto negletto Dio-Figlio-Uomoche — sotto lo sguardo muto diun impassibile Dio-Padre —invoca una morte terrifica asovrumana espiazione e salva-mento di secolari,diuturnestratificazioni di peccato e dimale nel mondo.Un percorso disofferenza,dalla francescana maci-lenza dell’
Ecce Homo
(1995) in cuiun’infitta corona di filo spinato— rugginoso simbolo di vessazio-ni e discrimine — cola sangue eraggelati umori sul battito strematodei denti;all’austera nota di ripugnanzanella ieraticità de
Il volto del Cristo monumentale
(1989);alla racchiusa potenza del
Crocifisso
(2000) — trionfato-re di
Pulchra Ecclesia
— monco di braccia protese,ove unperizoma imbevuto di sangue,l’ossuto cadaverico bian-core,i riflessi lividi sul volto contratto,i bruni della capi-gliatura arruffata,la rosseggiante carneficina si esaltanonella portentosa magia infuocata del
raku
.Impressionanoil rigore e la profondità solenne del sembiante delCristo,impegno arduo per un credente che si debbamisurare col volto di Dio.Forse per un riequilibrio,un intimo rimedio di ironia,torna il versante ludico in una gioiosa lettura del mito,altra fonte infinita per il fervido Previtali,che disseminail suo gremitissimo studio e la sua residenza importantedi visibilio e mistero con
Bacchi
ebbri e festanti,assata-nati
Pan
,aggrottate divinità boschive,
Fauni
astuti e vane-si,ridanciani
Sileni
.E una filiforme cerulea
Medusa
(2001) scarmigliata di serpentelli,esile stalagmite di fatuefiammelle,e una
Dafne
(2005) di pallidità lunare,già per-vase le gambe e le braccia dall’invocato salvifico alloro,che torcendosi in un residuo incanto di nudità esibiscelontani piccoli seni e,a contrasto,procaci formosità nelseducente profilo di natiche e grembo,degni di maturae non più casta fanciulla,con effetto di genuino pro-rompente erotismo.Più in là una nenia ammaliante si effonde dalle labbrainvitanti di una delicata
Giuturna
(2000),palpitante ninfain uno scroscio chiaro di acque,attraente sirena ingenti-lita dal delicato reticolo di vene azzurrine,che ci attiraverso echi stregati di navigatori perduti.Incantesimi dimaschere inedite,bizzarrie argute,satanassi dorati cheescono sogghignanti dai trattamenti al calor bianco del
terzo fuoco
,eccentriche ninfe,bolsi
Arlecchini
(2002)ingolfati di singhiozzi e risate,svaporate zitelle protese inun ultimo pateticobacio (
Olga
,2005),finoalla materializzazioneimpossibile di un rossic-cio
Genius loci
di terra-cotta,vaghissimo spiritel-lo nume tutelare di luo-ghi,che con piglio gio-viale e beffardo ci rubal’ennesimo stupefattosorriso.Siamo grati allosparuto novero di artistigeniali e tenaci comeCarlo Previtali di tenereannodati e dare conti-nuità ai fili colti e prezio-si della miglior tradizio-ne,dalla quale sanno farscaturire opere
nuove
dopo diecimila anni diarte.Questa è la sfida.Artisti ancora capaci dinutrire di sani stupori eslancio di sogni ilnostro grigio trascorre-re di uomini pretenzio-si ed ignari,mulinantiinfinitesimi di polvereper un momento felicidi scoprirsi vivi dentroun raggio di sole.
Volto di Cristomonumentale1989, bronzoh. cm 70
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Medusa, 2001terracotta patinatacm 80 x 30 x 30
22
SpazioBoccainGalleria
Mercoledì 17 Maggio 2006 - ore 18,30
Cromoplastico 904, 2006 acrilici e rilievi in legnocm 70 x 70 x 7 Terzo millenio, 1999acciaio patinatocm 50 x 70 x 15
Lorenzo Piemonti
Neoplasticoncreto
Alessio Calestani
“La sapienza è figliola della sperienza”Leonardo Da Vinci
È difficile,davvero difficile raccontarvi un artista comeLorenzo Piemonti.Raccontarlo significa,prima di ognialtra cosa,prendere coscienza di cinquanta anni di storiadell’arte,da lui vissuti in prima linea,da protagonista vero.Il mondo della critica internazionale parla di lui in ter-mini concretisti e,a ben pensarci,è anche piuttosto nor-male nella misura in cui è difficile non venire etichettatocome tale,dopo aver passato dieci anni,fianco a fianco,nello studio svizzero di Max Bill che,del Concretismo,hafatto il motivo stesso della sua esistenza ma,volerlo collo-care unicamente all’interno di questa sfera culturalediventa tremendamente riduttivo.È pur vero che “ilPiemonti”(come lui stesso si definisce quando parla di sé)ha vastamente studiato il rigore matematico applicato allapittura,concetto di base del Concretismo,passando quo-tidianamente ore ed ore nello studio di Max Bill in qua-lità di discepolo prediletto ma,è altrettanto vero che la suagamma produttiva spazia a trecentosessanta gradi negliambienti concettuali internazionali,a partire dagli anni’60 a oggi,affrontandoli con grande rigore,nella ricerca,neanche tanto razionale,di un contesto coinvolgente eunico.Ho visto le opere degli anni ’50,le sue “macchineda cucire”,che indagano la figurazione Metafisica di DeChirico e De Pisis riuscendo a concentrare su di esse ilsuo piacere per il design.Ho visto i suoi manichini invetroresina,realizzati su commissione dalle maggioriMaison modaiole degli anni ’60,oggi esposti al Moma diNew York a perenne ricordo di un design essenzialistatornato in auge negli anni ’70 e ancora copiato alle portedel nuovo millennio.Ho visto uno dei primi tentativi,chela storia dell’arte ricordi,di estroflettere o se preferitesagomare la superficie pittorica attraverso le sue opere inVacuum,risalenti alla metà degli anni’60 (
Superficie Gravida
,
Pancia
del1966),che basano la propria ese-cuzione sull’utilizzo di questomateriale plastico sagomatoattraverso l‘intervento di unapressa a caldo su di unaforma in legno,opere chesono la più lampante dimo-strazione di quanto,ancoraoggi,per i più LorenzoPiemonti sia un artista di avan-guardia.Ho visto le sue opere realizzatea partire dal ’64 circa,sulla cui superficie è pos-sibile iniziare a leggere la contaminazione derivante dal-l’applicazione del rigore matematico in pittura,quellesulla cui superficie si scorgono ovali sagomati nel legno onei materiali plastici piuttosto che linee orizzontali e ver-ticali sagomate nella materia protese a dar vita a quellalimpida ricerca relativa alla libertà delle forme nello spa-zio che altri non è se non la madre,vera,del suo approc-cio al MADÌ (Materia e Dimensione o se preferiteMaterialismo Dialettico come viene più comunementechiamato dagli storici dell’arte) al quale approderà sola-mente trentacinque anni dopo.Ho visto le sue opere deglianni ’70 ed ’80,quelle della maturità Concretista,attraver-so le quali l’allievo dà una lezione di stile al maestro,i
Cromoplastici
,ancora oggi parte della sua produzione,attra-verso i quali Piemonti mette definitivamente in atto lalezione di Max Bill con linee purissime di colore che sistagliano sulle sue tele prive di qualsiasi sfumatura croma-tica a identificare quella purezza matematica che in realtànon abbandonerà mai,nonostante il tradimento delle sue
Accellerazioni
,che faranno il loro ingresso in scena sola-mente negli anni ’90,(
Accellerazione 1
,1995 ),risultato diun’analisi compiuta su se stesso per esprimersi anche attra-verso il metodo della sfumatura cromatica,dove l’accelle-razione non è intesa nel suo significato sociale o fisico ma,in termini squisitamente emozionali.Libertà del fenome-no coloristico,così caro alla cultura pittorica italiana,libe-rato dal rigido vincolo della razionalità.Chiamare in causaMax Bill è molto facile,è talmente lapalissiana l’apparte-nenza di stile di Piemonti al lavoro del suo maestro,piùcomplesso è notare,in un ristretto gruppo di opere,lo stu-dio che l’artista mette in atto su un altro grande maestrodella pittura Neo-Plastica,Piet Mondrian.
Da zero a totale
,del 1973 è forse l’opera più rappresentativa di questo avvi-cinamento.Linee rigorosamente verticali ed orizzontaliaprono un immaginario diaframma fotografico attraversoil quale Piemonti analizza i principi di stile della pitturaNeo-Plastica alla ricerca di quell’immaginario e possibilerapporto di connubio che esiste tra questa ed ilConcretismo di Bill legando a doppio filo i due in unaricerca che trova proprio in Piemonti il suo punto diincontro.Per certi versi è come se lui fosse riuscito nellamagia di creare una sorta di Neo-Plasticismo-Concretista,inevitabile conseguenza della sua indagine pittorica.Arrivala fine degli anni ’90 e con questa il MADÌ Italiano fon-dato proprio da Lorenzo Piemonti,incapace di fermarsi,di non tentare un’altra via evolutiva,di non gettarsi,un’al-tra volta ancora,in una nuova sfida.I musei lo cercano dinuovo,nel 2003,a Belgrado prima e Dallas poi.Proprio alMADÌ Museum di Dallas-Texas,sono esposte,in perma-nenza,le sue opere MADÌ,imperitura testimonianza delsuo lavoro.Non si conclude qui la storia di Piemonti,èdestinata a proseguire,ancora molto a lungo,nella ricercadi qualcosa di nuovo ed intrigante a noi ancora scono-sciuto,di questo sono certo.Quando mi è stato chiesto discrivere questa breve presentazione della sua personale allaLibreria Bocca mi è stato chiesto di essere breve,cosa que-sta che io non so fare e tanto meno mi riesce quandodevo analizzare il lavoro di un artista come questo,bisognaanche onorare le esigenze di chi il lavoro lo commissiona:eviterò,quindi,di entrare nel merito del racconto dell’uo-mo Lorenzo Piemonti.Concedimi,prestigioso editore,didire a chi mi leggerà che:se avrà la fortuna che ho avutoio,vale a dire quella di entrare nel maniero di CarateBrianza nel quale Piemonti vive e,proprio come me,potrà sedersi per qualche ora attorno ad un tavolo,assie-me a lui,che ti accoglie indossandoquel camice bianco da scienziatopazzo alla Christopher Lloyd in
Ritorno al Futuro
,e alla signoraFrancesca,allora forse saràanche così fortunato di poter-lo ascoltare mentre parla distoria dell’arte,di esperienza,di ricerca,di matematica,dipassione e di mille altre coseancora,comprendendo,maga-ri non a pieno ma,almeno inparte,cosa significhi,per davvero,esse-re un grande artista,non un grande pittore,un grande artista.
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