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Segrete di Bocca N. 13

Segrete di Bocca N. 13

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Published by Giorgio Lodetti
Nasce dall’esigenza sempre maggiore di promuovere la giovane Arte contemporanea Italiana, l’esigenza da parte della storica libreria Bocca di Milano di diffondere sempre più capillarmente il proprio notiziario informativo: Le Segrete di Bocca. Quadrimestrale d’attualità artistico e culturale nato nel duemila come inserto della rivista Arte incontro in Libreria, oggi si emancipa da inserto a Rivista indipendente. Forte della distribuzione gratuita ad oltre duemila nominativi di clienti fidelizzati alla Bocca, diffusi sul territorio italiano, specializzati o semplicemente interessati alle arti contemporanee italiane ed internazionali. La Rivista punta su collaborazioni mirate a migliorare i propri contenuti, attraverso l’avallo e il contributo delle Gallerie d’Arte, oltre che a stringere rapporti di collaborazione con strutture organizzative di prima linea presenti sul territorio nazionale. Forte dell’appoggio di oltre trenta collaboratori, tra cui giornalisti e critici d’arte, è oggi possibile far parte di questo nutrito entourage, formatosi in sette anni di attività editoriale. Insieme saremo in grado di dar voce alle più differenti ricerche nel campo dell’Arte Contemporanea Italiana. La Libreria Bocca sempre in prima linea nella promozione, attraverso il vostro contributo, potrà diventare un faro nella nebbia di questo complicato sistema che è l’Arte Contemporanea. Unisciti a questa nuova iniziativa editoriale e collabora con Le Segrete di Bocca, Artisti in Rivista. Per maggiori informazioni contatta Giorgio Lodetti: 338 2966557 oppure via e.mail: giorgio.lodetti@libreriabocca.com
Nasce dall’esigenza sempre maggiore di promuovere la giovane Arte contemporanea Italiana, l’esigenza da parte della storica libreria Bocca di Milano di diffondere sempre più capillarmente il proprio notiziario informativo: Le Segrete di Bocca. Quadrimestrale d’attualità artistico e culturale nato nel duemila come inserto della rivista Arte incontro in Libreria, oggi si emancipa da inserto a Rivista indipendente. Forte della distribuzione gratuita ad oltre duemila nominativi di clienti fidelizzati alla Bocca, diffusi sul territorio italiano, specializzati o semplicemente interessati alle arti contemporanee italiane ed internazionali. La Rivista punta su collaborazioni mirate a migliorare i propri contenuti, attraverso l’avallo e il contributo delle Gallerie d’Arte, oltre che a stringere rapporti di collaborazione con strutture organizzative di prima linea presenti sul territorio nazionale. Forte dell’appoggio di oltre trenta collaboratori, tra cui giornalisti e critici d’arte, è oggi possibile far parte di questo nutrito entourage, formatosi in sette anni di attività editoriale. Insieme saremo in grado di dar voce alle più differenti ricerche nel campo dell’Arte Contemporanea Italiana. La Libreria Bocca sempre in prima linea nella promozione, attraverso il vostro contributo, potrà diventare un faro nella nebbia di questo complicato sistema che è l’Arte Contemporanea. Unisciti a questa nuova iniziativa editoriale e collabora con Le Segrete di Bocca, Artisti in Rivista. Per maggiori informazioni contatta Giorgio Lodetti: 338 2966557 oppure via e.mail: giorgio.lodetti@libreriabocca.com

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17
 Per la tua pubblicità chiama Gabriele Lodetti allo 02860806 - Giorgio Lodetti allo 0258302093
A
RTISTIIN
R
IVISTA
Direttore Responsabile:Giorgio Lodetti /Direttore Artistico:Roberto Plevano / Progetto Grafico:Franco ColnaghiVia Molino delle Armi,5 - 20123 Milano • Tel.02 58302239 02 58302093 - Fax 0258435413
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 Anno IV,N.13 • Gennaio-Marzo 2005
per le Segrete di Boccain 3
a
pagina
Senza titolo, 2004Tecnica mista su foto, cm 29 x 42
Paolo Scirpa
Il genere classico dellanatura morta cade in decli-no nel tardo XX secolo.Forse per aver perso di vistale proprie origini.Divieneil suo contrario,qualcosa disicuro e rassicurante,unarealtà ben ordinata.Nulladi più lontano da quanto ipittori olandesi e fiammin-ghi avessero in mente nelXVII secolo.Gli oggettidella vita quotidiana ritratti— fiori,una clessidra,unaciotola di frutta,un orolo-gio,una candela,una broc-ca o una terrina rovesciata,un bicchiere vuoto,unteschio — sono solo sim-bolici.Il loro oggetto è latransitorietà delle cose terrene,la vacuità del possesso,l’i-nevitabilità della morte.Il loro secondo titolo può esse-re “vanità delle vanità”,che letteralmente si traduce in“sensazione di vuoto”.Ironico è il destino di questaforma di pittura,emblematica della follia umana checonta sulle cose terrene,che avrebbe significato investi-menti a lungo termine e smisurati prezzi pagati nei seco-li successivi alle aste di Sotheby’s e Christie’s.JohnKeating sovverte questo comodo legame.A partire dagliultimi anni ’90 dipinge composizioni di frutta e verdu-
John Keating
Claran Carty
ra con una modalità che si riallaccia alle origini metafi-siche della materia.Uva,mele cotogne e melanzanesembrano dissolversi nella carta.Le ritrae nel momentodi massima maturazione,oltre il quale ci sarà solo putre-fazione.Sono la metafora del ciclo naturale di vita emorte,un annuncio di caducità.La loro provvisorietà èincarnata nella carta su cui sono dipinte.Keating ha iniziato a fabbricare a mano la sua carta diAmaldue anni fa.Non è dissimile dalla carta pesta.Laspezza e a volte la mescola con le ortiche o altri materia-li organici.[…] Ne ottiene una carta composta a mano,anziché modellata a mano.«[…] Non ti trovi davanti a unsemplice foglio di carta bianca,sul quale imporre la tuaidea.Devi rispondere e reagire al suo volere.Fluttui insie-me a lei,cercando di estrarne l’immagine».La frutta èritratta con dovizia di particolari,ma al tempo stesso sem-bra scomparire nella carta.Tutto è in uno stato di conti-nuo movimento.«Non me ne sto lì seduto davanti a unanatura morta e la dipingo»afferma.«In me produce uneco molto maggiore».Il modo in cui ritraela frutta è un aspettodella decostruzione edella dissolvenza chehanno caratterizzato isuoi disegni e la suapittura sin dagli inizi.«Cominci a renderticonto che,per quan-to credi di trovarti inun altro posto,faisempre riferimentoalle cose che aveviall’inizio,agli assillidei primi momenti»sottolinea.«Arrivi sempre allo stessopunto,ma per vie diverse,lo guardida un’altra angolazione».Ancorasedicenne alla scuola di Clonmel,dipingeva già con una paletta limita-ta di colori […].Come gli adole-scenti della sua età,si sintonizza conWoodstock e con l’intera epoca psi-chedelica.[…].La prima personaledi Keating,allestita alla LincolnGallery nel 1981,è stata intitolata
Orbiting Perspectives
(Prospettiveorbitanti) […].La Hendriks Galleryha presentato i suoi
 Human Friezes
(Fregi umani),enormi tableauxritraenti corpi sotto teli bianchi,sen-sualmente vivi ma nel contempoallusione a cadaveri avvolti.Nel1996 inizia una serie di studi sullemani della madre […].«Le manivivono di una vita autonoma.Sonocome i granchi.Si muovono inmodo totalmente indipendente.Nelle mani ci si può leggere unavita».Ritrae la madre anche in una serie di teste astratteche,come le sue nature morte,sembrano essere coltenell’attimo in cui emergono dalla carta,dissolvendosinello stesso momento,in modo non dissimile dalla
SacraSindone
.Le dimensioni si sono ridotte,diventando piùeloquenti,più prossime alla vignetta.Keating è riuscito a trovare nelle forme classiche lametafora delle sempre crescenti frammentazione e fuga-cità della vita moderna.Per un momento tutto è iper-reale.L’attimo viene fugacemente colto.Poi fugge vianella fretta del vivere.Al primo impatto le opere che Rafael Dussan presentain questa personale alla Libreria Bocca,mi danno la sen-sazione di una mirabile sintesi tra naturali doti di prodi-gioso disegnatore con quelle,altrettanto naturali,diarguto pensatore,giacché l’artista colombiano,che quimanifesta una personalità intelligente,fragile ed acuta,sembra aver voluto rappresentare,peraltro con ottimiesiti,l’invisibile,impalpabile e sottile carica di erotismoche,lungo tutta la nostra esistenza,condiziona i nostricorpi.Movimento e potenza sono le successive sensa-zioni che queste immagini comunicano,con le loroforme e il colore che sottende al segno una costantevibrazione di calore e sessualità.Conoscevo i non pochi problemi della miserabile e purfelice vita di migliaia di raccoglitori stagionali,legati allaraccolta delle bacche lungo oceaniche piantagioni che siestendono,verdi e rigogliose,ai piedi delle pendici deivulcani di Antiochia.[…] Ma non avevo mai pensatoche la Colombia possedesse una produzione artistica,avesse dato luce ad artisti con nulla da invidiare allanostra tradizione rinascimentale,mai mi era passato perle mani un libro di artisti colombiani,mai avevo dovutoricercare il catalogo di una mostra d’arte organizzata inColombia negli ultimi trent’anni.Quando un giorno diottobre del 2003 capita,come sempre capita per caso allaBocca,che un tale d’aspetto molto simile ad un moder-no Ulisse,di nome Rafael Dussan,entrasse in libreria,portando sotto braccio una cartella colma di suoi dise-gni.Voleva mostrarmeli,avendo notato dalla vetrina lapresenza di una certa personalità.Ma aveva sentito parlare anche dell’attività di promozio-
Rafael Dussan
Giacomo Lodetti
ne delle arti che la libreria da anni,sotto la guida dellafamiglia,pur tra mille difficoltà finanziarie,sta svolgen-do,a favore soprattutto dei giovani.Scattò così in quel momento una scintilla dalla quale,colpassare del tempo,nacque l’amicizia che portò a proget-tare questa mostra e questo catalogo,il cui testo è statoespressamente richiesto da Rafael,contro ogni logica dicompetenza.Il XX secolo è stato testimone di cambiamenti radicalinell’arte,più di qualsiasi altro periodo storico e fortuna-ti sono coloro i quali ci hanno vissuto.Nel primo decennio del secolo il cubismo ruppe con itradizionali metodi di rappresentazione,aprendo la stra-da all’astrattismo e successivamente alla prima guerramondiale,alle avanguardie,confermando la molteplicitàdi linguaggi esplosi dopo la seconda guerra mondiale.[…] Ciò nonostante la pittura continua a mantenere unposto rilevante,esistono ancora artisti peri quali,come per i maestri dell’anticaGrecia,il corpo umano rappresenta lasfida più grande.Dussan è uno di costo-ro,quello che dipinge può sembrare spes-so grottesco,i suoi studi di filosofia loportano a caratterizzare le figure comeanimate da una sottile sofferenza che è lasofferenza dentro la quale vive la suagente e molta anche della nostra.«Figureche sembrano lottare per svegliarsi da unsogno o stirarsi per recuperare qualcosadelle loro forme originali.Ma la fluidità con la quale sono delineatele libera dalla loro massa,comunicandoall’osservatore un’ironica leggerezza egrazia.I suoi quadri ricevono forza dal-l’immediatezza e dalla spontaneità del suodisegno.La sua linea vibra di poeticaambiguità,ancor più quando il disegnoassume forme organiche».Queste parole di Enzo Battarra hannocolto il messaggio della sua pittura.Alessandra Merlo,storica dell’arte,scriveinvece:«dovendo definire l’opera diRafael preferisco pensare a un disegnato-re e quindi a uno “scultore”,non a unpittore,se avesse senso fare queste distin-zioni».Il suo segno a stento riesce a con-tenere i corpi che,deformi e grotteschi,travalicano le linee di confine,per intrec-ciarsi,contaminarsi,sovrapporsi,stratifi-carsi.
Serie
 Life Fragmentecnica mista su carta Individui, 2004tecnica mista su carta, cm 100 x 35Segue a pag. 20
 
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Per parecchi secoli era scultore chi scolpiva,chi,dellascultura,ne faceva il proprio mestiere.Nella storia del-l’arte moderna,a partire dall’inizio del secolo scorso,ilconcetto di “scultura”è profondamente mutato:ovvero,per essere scultori,non è stato più necessario saper scol-pire.Ora,se percorriamo l’itinerario dal secondo dopo-guerra ad oggi,si potrà constatare quanto sia avvenutoin proposito.Ad esempio:graduale ma inarrestabile ab-bandono dei materiali tradizionali (marmo,pietra,bronzo),sostituiti da ferro,lamiera,resina e tante altrematerie industriali.Inoltre,la grande promiscuità dellevarie discipline artistiche,avvenuta dalla seconda metàdegli anni Quaranta sino alla nostra contemporaneità,cifa considerare,sotto certi aspetti critici,la stupefacenteevoluzione (anche,a volte,involuzione decadente),deivari modi d’intendere scultura,pittura,architettura.C’è dunque modo e modo,negli ultimi decenni,d’esse-re scultore,pittore,architetto e così via.C’è chi è sculto-re-pittore,chi scultore-architetto,chi,invece,vuol essereancora “soltanto”scultore,nel senso più autentico deltermine stesso.Franco Zazzeri (1938) è tra questi e,aparer mio,ciò gli fa onore.L’artista aretino è scultore nelsenso più tradizionalmente e culturalmente italiano.Lesue innovazioni,tipiche della generazione anni Trenta,tengono però conto del passato più recente,anche incampo internazionale.Avendolo conosciuto ormaimolti anni orsono — nei primi anni Sessanta — ricor-do e rivedo il suo periodo “figurativo”,con le temati-che preferite:
 Natività
,
 Nucleo famigliare
,
 Implorazione
.Giàera evidente la sua caratteristica primaria:innata capa-cità di sintesi accompagnata da rigore compositivo.Da quel tempo ormai lontano,Zazzeri ha percorso ilsuo itinerario che l’ha portato sino ai giorni nostri tra-mite tappe non brevi,dove si è soffermato a lungo sumeditate ricerche ed appropriate scelte.All’inizio deglianni Settanta lo troviamo intento a sviluppare geome-trizzazione dell’immagine con opere particolarmentesignificative quali:
Stratificazione
e
Concetto geologico
,composizioni verticali tendenti ad aspetto monumenta-
Franco Zazzeri
scultore-scultore
Giancarlo Cerri
«Non vorrà dire che Malagutti è piu com-petente di uno storico dell’arte?»,mi chieseun collega,credo in buona fede,qualchetempo fa.Eh sì,caro amico,volevo dire pro-prio questo;che Enos Malagutti,conosci-tore,restauratore (e anche eccellente pittorein proprio),stava alla stragrande maggioran-za degli storici dell’arte odierni come unaFerrari sta a una Fiat Punto.Per complessitàdi studi:Malagutti leggeva come un dispe-rato e aveva — lui che pure tradiva qualchecomplesso per la mancanza di attrezzaturaaccademica — un’esattezza di riferimentibibliografici da far invidia a qualsiasi dot-torando.Ma questo è il meno.Sentivo di sostenere quella modesta con-vinzione per l’esperienza del glorioso ve-gliardo,un’esperienza cominciata più dimezzo secolo fa con Mauro Pelliccioli,e proseguita conla lunga vicinanza a Roberto Longhi (era lui spesso atrovare i dipinti su cui il maestro avrebbe tessuto scrittimemorabili),e ai massimi studiosi e mercanti d’artedella seconda metà del secolo.Non ho visto una sola mostra,negli ultimi anni,chenon esponesse almeno tre o quattro dipinti passati per ilsuo studio;degli altri,conosceva quasi sempre la storia ei passaggi di proprietà.Ma mi accanivo sulla mia ideasuprattutto per un altro motivo.Per la Magia di cuiMalagutti era portatore.Sono entrato con lui in quelliche ogni conoscitore sa essere gli anfratti più selvaggidell’antiquariato e del collezionismo:i retrobottega deiraccoglitori bergamaschi e fiorentini.Rambo,al confronto,era un dilettante.Il Professoresventagliava attribuzioni (di fronte,di profilo,e,conimprovvisi scatti,persino alle sue spalle) con la preci-sione di un guerriero assolutamente cauto e micidiale.Impugnava non un fucile mitragliatore,ma un paio diocchiali.Quando dimetteva quelli da riposo,e impugnava lelenti da guerra,erano guai per tutti.Ho visto gli abitanti di giungle avvezzi a tutte le insidie,
 Nudo di schiena(Luisa), 1984tecnica mistacm 68 x 48Collezione G.Lodetti
L’opera di Alexander Kossuthconosce un unico tema:la figuraumana.Evidentemente è convintoche tutto ciò che muove l’uomo,tutto ciò che lo riguarda,tutto ciòche l’uomo è,possa essere rappre-sentato nella figura umana.Questa convinzione si fonda suun’esperienza tanto sensorialequanto spirituale e psicologica.Il corpo umano è ai suoi sensi,alsuo occhio,al suo tatto l’oggetto digran lunga più interessante,inquanto il più bello,della naturavisibile.Tutte le sue opere irradiano questagioia sensoriale originaria per labellezza della forma umana sia nellasua interezza che nelle singole parti:orecchie,nasi,mani,piedi,articola-zioni,ogni singola forma lo affasci-na tanto quanto la figura intera for-mata (non composta) da tutte que-ste forme.La forma e l’espressione dei dettagli armoniz-zano sempre stupendamente con la forma complessiva econ l’espressione,potenziandola e chiarendola.La posa di un indice “parla”.Questa esperienza sensoriale della bellezza del corpoumano distingue l’arte di Kossuth dal classicismo.Quest’ultimo ha un’«idea»di bellezza umana impronta-ta all’antichità,è arte dall’arte.L’arte di Kossuth non fariferimento all’esperienza dell’arte esistente,bensì allasua personalissima visione.Non è spinto da un’idea di bellezza umana tramandatadall’antichità,bensì da quel che vede e riscopre da sé inmaniera assolutamente nuova.“Questa «l’esperienza pri-mordiale»del suo essere artista […].evidente che nelrappresentare la figura umana Kossuth giunge e devegiungere a soluzioni formali che sono assolutamentenuove,per le quali non esistono modelli.Praticamentein ognuna delle sue opere egli ci dimostra che in rap-porto al tema della figura umana vi è ancora infinita-mente tanto da scoprire e da inventare […].Nelle figu-re di Kossuth percepiamo con la stessa intensità tanto laloro sensualità quanto il loro appagamento spirituale.Esse sono strabiliantemente identiche a sé stesse,ovverosono forma.Non mentono.Sono quello che sono […].Così come le sue figure significano solo sé stesse,anch’egli è esclusivamente sé stesso.Semplicemente nongli interessa cosa fanno gli altri,cosa pensano o scrivonodi lui.Non appartiene a nessuna scuola,non segue nes-sun maestro,nessuna tendenza,nessun
ismo
.La sua operaè l’espressione compiuta della sua persona.le.Segue il quinquennio 1975-1980 con altre due tema-tiche predilette:
Genesi dell’uomo
e
Genesi della sfera
,en-trambe intese in senso geologico.Opere,queste,dov’eglicompie un’indagine di escavazione della forma pergiungere ad una drammaticità introspettiva.Dalla seconda metà degli anni Ottanta procede con o-pere di ragguardevoli dimensioni realizzate in chiavesempre più essenziale (
Figurazioni astratte dell’inconscio
,
 Al-bero geologico
,
Parallelepipedo
) dove la forma torna,semprepiù,a salire.Opere severissime,queste ultime,assoluta-mente prive di orpelli,di tutto ciò che può considerarsi“inutile”all’opera stessa.Sempre innamorato del bronzo,materia di cui egli conosce ogni segreto,Franco Zazzeriprosegue nel suo itinerario e,in anni recenti,elabora o-pere quali:
 Resurrezione
,
Traslazione
,
Sorgente
,
Campo arato
,tutte appartenenti al ciclo anni Novanta-Duemila.Granbel “giro”di sculture,queste dell’ultimo decennio,doveil maestro toscano esprime pienamente la sua personalitàed il forte senso del “mestiere”,qui inteso nel senso piùalto del termine stesso.Il curriculum del Nostro è ricco di importanti mostrepersonali e rassegne collettive d’alto prestigio.Qualche“personale”:Galleria Montenapoleone,Milano (1967);Galleria “La Darsena”,Milano 1970,’73);Arengario diMonza (1974);Galleria Zunino,Milano (1975);Palazzodei Diamanti,Ferrara (1980);Galleria Schubert,Milano(1995,1999);Palazzo Pretorio,Sondrio (2002).Alcunerassegne nazionali e internazionali:Biennale del Bozzet-to,Padova (1979);Biennale di Milano (1984,1989);Biennale di Venezia (1986);Quadriennale di Roma(1999).Sue opere sono state acquistate da Enti Pubblicie collocate in importanti luoghi quali,tanto per citarnequalcuno,Metropolitana Milanese (Stazione Centrale),Aeroporto di Milano-Linate,Comune di Milano,sededi via Pirelli.Franco Zazzeri l’ho sempre consideratoscultore-scultore,un puro nel suo modo d’intendere laScultura.Egli è,a mio giudizio,tra gli artisti più interes-santi della sua generazione.
Franco ZazzeriCampo arato, 2000bronzodiametro cm 100
Enos Malagutti
 Flavio Caroli
inchinarsi davanti alui come al cospettodi un sovrano.Finisceun mondo.Malagutti,il più gran-de,era veramente unodegli ultimi giganti.Per di più,era gen-eroso:alzi la manochi non ha avuto unparere prezioso o un aiuto insostituibile,raramentericonosciuto.Non si lamenti sempre,Professore.Non perde niente.C’è tanta bella gente lassù.Scommetto che Longhi le ha accarezzato la testa comeaccadde nel ‘40 ed è tornato sull’anello mancante neiprimi anni del Correggio…Noi invece abbiamo perso lei.E non è che non sappia-mo come sostituirla.È che non la sostituiremo più.
 Nudo di donna (Licia), 1977 tecnica mista, cm 98 x 68Collezione G.Lodetti
AlexanderKossuth
 Michael Engelhard 
 Emanuela con la sfera, 2002, bronzo Emanuela danzante 2002 bronzo h cm 83

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