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Per parecchi secoli era scultore chi scolpiva,chi,dellascultura,ne faceva il proprio mestiere.Nella storia del-l’arte moderna,a partire dall’inizio del secolo scorso,ilconcetto di “scultura”è profondamente mutato:ovvero,per essere scultori,non è stato più necessario saper scol-pire.Ora,se percorriamo l’itinerario dal secondo dopo-guerra ad oggi,si potrà constatare quanto sia avvenutoin proposito.Ad esempio:graduale ma inarrestabile ab-bandono dei materiali tradizionali (marmo,pietra,bronzo),sostituiti da ferro,lamiera,resina e tante altrematerie industriali.Inoltre,la grande promiscuità dellevarie discipline artistiche,avvenuta dalla seconda metàdegli anni Quaranta sino alla nostra contemporaneità,cifa considerare,sotto certi aspetti critici,la stupefacenteevoluzione (anche,a volte,involuzione decadente),deivari modi d’intendere scultura,pittura,architettura.C’è dunque modo e modo,negli ultimi decenni,d’esse-re scultore,pittore,architetto e così via.C’è chi è sculto-re-pittore,chi scultore-architetto,chi,invece,vuol essereancora “soltanto”scultore,nel senso più autentico deltermine stesso.Franco Zazzeri (1938) è tra questi e,aparer mio,ciò gli fa onore.L’artista aretino è scultore nelsenso più tradizionalmente e culturalmente italiano.Lesue innovazioni,tipiche della generazione anni Trenta,tengono però conto del passato più recente,anche incampo internazionale.Avendolo conosciuto ormaimolti anni orsono — nei primi anni Sessanta — ricor-do e rivedo il suo periodo “figurativo”,con le temati-che preferite:
Natività
,
Nucleo famigliare
,
Implorazione
.Giàera evidente la sua caratteristica primaria:innata capa-cità di sintesi accompagnata da rigore compositivo.Da quel tempo ormai lontano,Zazzeri ha percorso ilsuo itinerario che l’ha portato sino ai giorni nostri tra-mite tappe non brevi,dove si è soffermato a lungo sumeditate ricerche ed appropriate scelte.All’inizio deglianni Settanta lo troviamo intento a sviluppare geome-trizzazione dell’immagine con opere particolarmentesignificative quali:
Stratificazione
e
Concetto geologico
,composizioni verticali tendenti ad aspetto monumenta-
Franco Zazzeri
scultore-scultore
Giancarlo Cerri
«Non vorrà dire che Malagutti è piu com-petente di uno storico dell’arte?»,mi chieseun collega,credo in buona fede,qualchetempo fa.Eh sì,caro amico,volevo dire pro-prio questo;che Enos Malagutti,conosci-tore,restauratore (e anche eccellente pittorein proprio),stava alla stragrande maggioran-za degli storici dell’arte odierni come unaFerrari sta a una Fiat Punto.Per complessitàdi studi:Malagutti leggeva come un dispe-rato e aveva — lui che pure tradiva qualchecomplesso per la mancanza di attrezzaturaaccademica — un’esattezza di riferimentibibliografici da far invidia a qualsiasi dot-torando.Ma questo è il meno.Sentivo di sostenere quella modesta con-vinzione per l’esperienza del glorioso ve-gliardo,un’esperienza cominciata più dimezzo secolo fa con Mauro Pelliccioli,e proseguita conla lunga vicinanza a Roberto Longhi (era lui spesso atrovare i dipinti su cui il maestro avrebbe tessuto scrittimemorabili),e ai massimi studiosi e mercanti d’artedella seconda metà del secolo.Non ho visto una sola mostra,negli ultimi anni,chenon esponesse almeno tre o quattro dipinti passati per ilsuo studio;degli altri,conosceva quasi sempre la storia ei passaggi di proprietà.Ma mi accanivo sulla mia ideasuprattutto per un altro motivo.Per la Magia di cuiMalagutti era portatore.Sono entrato con lui in quelliche ogni conoscitore sa essere gli anfratti più selvaggidell’antiquariato e del collezionismo:i retrobottega deiraccoglitori bergamaschi e fiorentini.Rambo,al confronto,era un dilettante.Il Professoresventagliava attribuzioni (di fronte,di profilo,e,conimprovvisi scatti,persino alle sue spalle) con la preci-sione di un guerriero assolutamente cauto e micidiale.Impugnava non un fucile mitragliatore,ma un paio diocchiali.Quando dimetteva quelli da riposo,e impugnava lelenti da guerra,erano guai per tutti.Ho visto gli abitanti di giungle avvezzi a tutte le insidie,
Nudo di schiena(Luisa), 1984tecnica mistacm 68 x 48Collezione G.Lodetti
L’opera di Alexander Kossuthconosce un unico tema:la figuraumana.Evidentemente è convintoche tutto ciò che muove l’uomo,tutto ciò che lo riguarda,tutto ciòche l’uomo è,possa essere rappre-sentato nella figura umana.Questa convinzione si fonda suun’esperienza tanto sensorialequanto spirituale e psicologica.Il corpo umano è ai suoi sensi,alsuo occhio,al suo tatto l’oggetto digran lunga più interessante,inquanto il più bello,della naturavisibile.Tutte le sue opere irradiano questagioia sensoriale originaria per labellezza della forma umana sia nellasua interezza che nelle singole parti:orecchie,nasi,mani,piedi,articola-zioni,ogni singola forma lo affasci-na tanto quanto la figura intera for-mata (non composta) da tutte que-ste forme.La forma e l’espressione dei dettagli armoniz-zano sempre stupendamente con la forma complessiva econ l’espressione,potenziandola e chiarendola.La posa di un indice “parla”.Questa esperienza sensoriale della bellezza del corpoumano distingue l’arte di Kossuth dal classicismo.Quest’ultimo ha un’«idea»di bellezza umana impronta-ta all’antichità,è arte dall’arte.L’arte di Kossuth non fariferimento all’esperienza dell’arte esistente,bensì allasua personalissima visione.Non è spinto da un’idea di bellezza umana tramandatadall’antichità,bensì da quel che vede e riscopre da sé inmaniera assolutamente nuova.“Questa «l’esperienza pri-mordiale»del suo essere artista […].”evidente che nelrappresentare la figura umana Kossuth giunge e devegiungere a soluzioni formali che sono assolutamentenuove,per le quali non esistono modelli.Praticamentein ognuna delle sue opere egli ci dimostra che in rap-porto al tema della figura umana vi è ancora infinita-mente tanto da scoprire e da inventare […].Nelle figu-re di Kossuth percepiamo con la stessa intensità tanto laloro sensualità quanto il loro appagamento spirituale.Esse sono strabiliantemente identiche a sé stesse,ovverosono forma.Non mentono.Sono quello che sono […].Così come le sue figure significano solo sé stesse,anch’egli è esclusivamente sé stesso.Semplicemente nongli interessa cosa fanno gli altri,cosa pensano o scrivonodi lui.Non appartiene a nessuna scuola,non segue nes-sun maestro,nessuna tendenza,nessun
ismo
.La sua operaè l’espressione compiuta della sua persona.le.Segue il quinquennio 1975-1980 con altre due tema-tiche predilette:
Genesi dell’uomo
e
Genesi della sfera
,en-trambe intese in senso geologico.Opere,queste,dov’eglicompie un’indagine di escavazione della forma pergiungere ad una drammaticità introspettiva.Dalla seconda metà degli anni Ottanta procede con o-pere di ragguardevoli dimensioni realizzate in chiavesempre più essenziale (
Figurazioni astratte dell’inconscio
,
Al-bero geologico
,
Parallelepipedo
) dove la forma torna,semprepiù,a salire.Opere severissime,queste ultime,assoluta-mente prive di orpelli,di tutto ciò che può considerarsi“inutile”all’opera stessa.Sempre innamorato del bronzo,materia di cui egli conosce ogni segreto,Franco Zazzeriprosegue nel suo itinerario e,in anni recenti,elabora o-pere quali:
Resurrezione
,
Traslazione
,
Sorgente
,
Campo arato
,tutte appartenenti al ciclo anni Novanta-Duemila.Granbel “giro”di sculture,queste dell’ultimo decennio,doveil maestro toscano esprime pienamente la sua personalitàed il forte senso del “mestiere”,qui inteso nel senso piùalto del termine stesso.Il curriculum del Nostro è ricco di importanti mostrepersonali e rassegne collettive d’alto prestigio.Qualche“personale”:Galleria Montenapoleone,Milano (1967);Galleria “La Darsena”,Milano 1970,’73);Arengario diMonza (1974);Galleria Zunino,Milano (1975);Palazzodei Diamanti,Ferrara (1980);Galleria Schubert,Milano(1995,1999);Palazzo Pretorio,Sondrio (2002).Alcunerassegne nazionali e internazionali:Biennale del Bozzet-to,Padova (1979);Biennale di Milano (1984,1989);Biennale di Venezia (1986);Quadriennale di Roma(1999).Sue opere sono state acquistate da Enti Pubblicie collocate in importanti luoghi quali,tanto per citarnequalcuno,Metropolitana Milanese (Stazione Centrale),Aeroporto di Milano-Linate,Comune di Milano,sededi via Pirelli.Franco Zazzeri l’ho sempre consideratoscultore-scultore,un puro nel suo modo d’intendere laScultura.Egli è,a mio giudizio,tra gli artisti più interes-santi della sua generazione.
Franco ZazzeriCampo arato, 2000bronzodiametro cm 100
Enos Malagutti
Flavio Caroli
inchinarsi davanti alui come al cospettodi un sovrano.Finisceun mondo.Malagutti,il più gran-de,era veramente unodegli ultimi giganti.Per di più,era gen-eroso:alzi la manochi non ha avuto unparere prezioso o un aiuto insostituibile,raramentericonosciuto.Non si lamenti sempre,Professore.Non perde niente.C’è tanta bella gente lassù.Scommetto che Longhi le ha accarezzato la testa comeaccadde nel ‘40 ed è tornato sull’anello mancante neiprimi anni del Correggio…Noi invece abbiamo perso lei.E non è che non sappia-mo come sostituirla.È che non la sostituiremo più.
Nudo di donna (Licia), 1977 tecnica mista, cm 98 x 68Collezione G.Lodetti
AlexanderKossuth
Michael Engelhard
Emanuela con la sfera, 2002, bronzo Emanuela danzante 2002 bronzo h cm 83
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