te, connesso all’applicazione tramite il ser-ver, possa godere istantaneamente delle nuoveimplementazioni;
•
accesso multipiattaforma: per accedere all’ap-plicazione`e sufficiente un web browser: intal modo, l’accesso `e indipendente dal sistemaoperativo utilizzato dal singolo utente;
•
scalabilit`a: queste applicazioni web sono svi-luppate secondo una logica modulare che per-mette loro di adattarsi facilmente e rapidamen-te ad un aumento del numero di utenti o ad uncambiamento improvviso della topologia dellerete su cui operano;
•
riduzione dei costi di gestione: questo mo-dello di sviluppo software consente un rispar-mio complessivo nei costi di gestione del pro-dotto, grazie all’utilizzo efficace di ogni partecoinvolta in tale processo.Il problema di fondo sta nel fatto che, al mo-mento in cui sono nate le pi`u famose licenze opensource (si pensi per esempio alla GNU GPL), non si`e tenuto conto, proprio perch´e tale questione ancoranon era venuta alla luce, della diffusione via webdi un software. Se uno sviluppatore modifica delcodice licenziato sotto GPL, conformemente alleregole sancite dalla licenza dovr`a poi distribuire isorgenti modificati quando distribuir`a il software;ma – e qui sta il problema dell’ASP loophole – selo sviluppatore`e un Application Service Provider,cio`e un ente che fornisce un servizio via web, cheusa software libero (per esempio licenziato sottoGNU GPL), in tal caso non sta distribuendo ilsoftware e quindi non`e tenuto a distribuire anchele modifiche apportate al codice sorgente. Questapossibilit`a deriva da quella che Tim O’Reilly,esponente di spicco della comunit`a open source,defin`ı gi`a alcuni anni fa come l’obsolescenza delle
licenze open source nei confronti del Web 2.0. [12]Il nocciolo della questione `e quindi nel termine“distribuire” che non comprende la diffusione di unservizio tramite web.Questo comportamento, che viola in pratica iprincipi su cui si basa il software open source, haprovocato forti reazioni all’interno del movimentodel software libero, il quale ha fatto notare comenumerose aziende facciano larghissimo uso disoftware open source, ma senza essere appuntotenute a distribuire alla comunit`a le modificheeffettuate. Il movimento del software libero riven-dica quindi certi diritti che la comunit`a di utenti esviluppatori dovrebbe avere verso il software concui interagisce, anche qualora l’interazione avvengasolo tramite network.Da parte loro tali compagnie rivendicano il fat-to che non sono obbligate a rilasciare le modificheai sorgenti proprio perch´e non stanno ridistribuen-do il codice per uso commerciale ma semplicementeforniscono un servizio ai loro utenti.
4 La licenza GNU Affero GPL
Per risolvere la questione`e stata creata la licenzaAffero GPL (AGPL) che corregge questo “buco”normativo introducendo una nuova clausola alla li-cenzaGNU GPL. Con la AGPL, seun ASP usasoft-ware libero per fornire servizi o altro, deve renderepubblicamente disponibile il codice sorgente trami-te rete (generalmente HTTP) a chiunque. In questomodo il principio della redistribuzione delle modifi-che alla base delle licenze open source rimane vali-do, in quanto il codice rimane aperto, sia se usato inlocale, sia se usato all’interno di una rete.
4.1 La nascita della licenza AGPL
La licenza Affero GPL `e presente in tre diverseversioni:1. AGPLv1 [15], pubblicata da Affero S.P.A. nelmarzo 2002 e basata sulla licenza GNU GPLv22. AGPLv2 [16], pubblicata da Affero S.P.A. nelnovembre 20073. AGPLv3 [9], pubblicata dalla Free SoftwareFoundation [8] nel novembre 2007 e succes-sivamente approvata dalla Open Source Initia-tive [11] nel 2008, basata sulla licenza GNUGPLv3L’origine di tale licenza ha inizio da un incontrotra Henry Poole e Richard Stallman, entrambi no-ti esponenti del movimento del software libero, nel2
Add a Comment