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Dalla Parigi di Degas al-la Berlino di Kirchner lemetropoli “dell’era mo-derna”sono state spes-so le muse ispiratrici digrandi pittori e ancor oggi continuano ad affa-scinare gli autori con- temporanei.Tra i più si-gnificativi vi è sicura-mente Alejandro Quin-coces,pittore basco,lacui opera è conosciutae apprezzata in tutto ilmondo.Nei suoi dipinti lo scenario urbano diviene l’assoluto protagonista,quasi un
alter ego
del-l’autore,incarnandone le emozioni e i pensieri più profondi.Le città rappresentate sono per lopiù la nativa Bilbao e la metropoli per eccellenza:New York.Di quest’ultima viene però messoin luce un lato più intimo e profondo,distante dall’immagine consueta fornitaci da film e foto-grafie.A Quincoces non interessa realizzare una rappresentazione fedele della realtà circostan- te,descrivendo palazzi e monumenti,quanto permettere a chi guarda di entrare nelle sue vi-scere,percorrendo le vie del centro,poi i sottopassaggi e le tangenziali periferiche fino ad arri-vare là dove la città finisce,tra vecchie fabbriche e nuovi cantieri.La matericità della sua pitturaci trasmette la sensazione di poter toccare quell’asfalto nero,di cui sono ricoperte le strade,opaco,a volte pastoso,pervaso di crepe e spaccature e solcato da automobili e camion checonsumano al loro passaggio la materia sottostante.Ogni movimento dell’uomo sembra lasciarela sua traccia,e contribuire a consu-mare e corrodere questo gigante dicemento.Anche il cielo è denso,livi-do,con una luce fredda da meriggioinvernale.Una leggera nebbia ricoprepoi ogni cosa,sfumando i contorni del-le cose e appiattendone i colori.Soloi bagliori provenienti dai semafori edai fari delle macchine in corsa illumi-nano a tratti la carreggiata,creandodei punti di luce che contrastano conil grigio di fondo.Il risultato è una cittàquasi irreale,trasformata da questadensa bruma in una visione “roman- tica”che rimanda ai paesaggi di Tur-ner e Friedrich.Attraverso la sua pit- tura Quincoces riesce a nobilitare laprosaicità di una veduta urbana do-nandole un’intensità e una bellezza propria forse solo della natura,assieme crudele e sublime.In alcuni dipinti poi l’autore abbandona la nebbia invernale per lasciarsi trasportare dalla magiadi “quell’ora violetta”che tinge il cielo di rosso e trasfigura ogni cosa,infondendo lirismo e ma-gia anche allo squallore di un ambiente industriale.In quell’“ora della sera che contende il ri- torno”la realtà appare difatti sotto una veste insolita,nuova che sembra riconciliare l’uomo conil mondo,facendoglielo scoprire come se lo vedesse per la prima volta.
Barbara Frigerio
il mondo non è che un mattatoio mediocre
E.M.Cioran
Quante volte siamo già morti pensando allamorte? Tenendo fra le mani il nostro divagan- te cranio — alle tempie il pulsare sordo im-pressionante del sangue — immaginandolo già teschio scarnificato,scultura di cavità oscure, teca vuota di svaniti pensieri? E quanto più spes-so non cerchiamo di opporre vitalismo alle in-sidie della riflessione annientandoci nell’affan-no dei giorni,allontanandoci dai luoghi usaticome il saggio Marchesotti verso il suo riparo
     2     0     D     A     N     G     E     L     O     0     6
Fondatore Giacomo Lodetti / Direttore Giorgio Lodetti / Direttore Artistico Roberto Plevano / Progetto Grafico Franco ColnaghiAnno VI,N.22 • LuglioSettembre 2007• Galleria Vittorio Emanuele II,12 20121 Milano • email:giorgio.lodetti
 @
libreriabocca.com
17
danese,nella sua “capanna d’erba”ad ascolta-re il vento che assilla cespugli di mare? Eppu-re ritorna,Massimo Marchesotti — col suobottino di dune e luci nordiche catturate ne-gli acquerelli — alla sua congestionata Milano,alla fatidica poltrona rossa del suo studio-abi- tazione-serra-veranda aperto al sole,sul qua-le si alternano abbracci di stelle e rovesci di temporali,imperturbabile scrigno di cristallogremito di quadri,libri e ricordi.Aspetto dagentiluomo,eloquio colto di chi ha vissuto in- tensamente,capelli ricciuti e candidi raccolti inun minuscolo codino,barba da navigatore,Mar-chesotti vive di arte e di musi-ca,dipinge da sempre,compo-ne al pianoforte — diploma diconservatorio — e dirige conentusiasmo un celebre coro.Equamente diviso tra l’espressi-vità di una pittura volutamenteinelegante e drammatica (lohanno definito “l’ultimo espres-sionista”,ma in arte non si è maiultimi a nulla) e l’evanescentesoavità della musica,Marchesottiha trovato un equilibrio di vita icui modi gentili tengono a fre-no la fiera che nasconde.Come tutti gli uomini di buona volontàegli cerca di dominare la dispe-razione ma non può contenere la rivolta ai so-prusi del vivere e dell’accoppare.«Io sono se-reno.Ma non mi riesce di fare un quadro cheesprima felicità.Non so tacere la brutalità de-gli uomini,le loro contraddizioni,i pregiudizi,i tabù ipocriti,la sconfinata stupidità umana» am-mette con convinzione.I suoi disegni dal trat- to essenziale e suadente,di predilezione ero- tica,raccontano di momenti sospesi,di nuditàdisinibite,di sofferti abbandoni.Il dissenso piùviolento e amaro emerge tuttavia dai suoi oli,spesso imponenti,che presentano scene di di-sordine universale e riaccendono sofferenza dilacerazioni e strazio di memorie.Ci rivelanonascoste truculenze da mattatoio,squallori ur-bani,frastornanti ritratti di femminielli e di emar-ginati,umiliazioni di “ultimi”,istantanee di don-ne perdute (
In attesa di…
),pietà di solitudini,lussurie segrete.E azzeccatissimi ironici e piùspesso tormentati autoritratti (
Sopraffazione
).
Il tempo del dolore
non è solo un intero suo fu-ribondo ciclo di opere con identico titolo sul-la blasfema ecatombe dell’
11 settembre
,sugliassurdi massacri di bambini di Beslan e di al- trove (
L’infamia negata
),sulle implacabili car-neficine terroristiche e militari,sull’insignifican-za degli altri.Esso si rivela incandescente veritàdel dolore,tema conduttore che concatena einforma l’intera sua produzione,infinita litaniadi empietà per i nostri giorni insensati,crucia-le riflessione esistenziale dedicata a un con-sesso umano stolto e distratto.Il ripugnantecaos infuocato,la folla urlante,il divorante erut- tare dei grattacieli gemelli contro cui un de-mone turpe ha scaraventato aerei gravidi dicarburante e dannati,palpitano realisticamen- te atroci nelle severe opere di Marchesotti,ri-svegliando nausea nelle nostre viscere con- tratte allo spalancarsi di quel varco d’inferno,da cui esalano veleni di una nuova guerra fa-
L’inferno. Qui, adesso.
MASSIMO MARCHESOTTI
Il tempo del dolore,2003
continua a pagina 18
Nudo sul letto con figura,1998
ALEJANDRO QUINCOCES
Poesia dell’asfalto
Paso de tunel,2006ST,2006
 
Anche quest’anno,per laseconda edizione,il Co-mune di Saronno,in colla-borazione con l’Associa-zione Giuseppe e GinaFlangini,ha organizzato ilconcorso di pittura
 Artisti per Challan
.Già lo scorso anno erano accorsenumerose abili ‘mani’creative che risiedevano a Saronno e comuni limitrofie quest’anno,seppur in lievissimo numero inferiore (per la gioia dei giura- ti),la qualità,per talune brillanti proposte,ha mantenuto un buon livello,per l’euforia dei giurati.Gli stessi che per questa edizione hanno espresso,stuzzicando le loro critiche papille gustative,il giudizio su due dipinti chepresentano una spiccata ‘genialità’intuitiva nella composizione e un’origi-nalità interpretativa,anche nella tecnica.Due nomi a cui bisognerà porreattenzione attraverso la proposta milanese di una mostra.Tratti duttili,i lo-ro,e freschi che con abilità conducono lo spettatore dentro spazi spettra-li con un gioco di specchi traslucidi ed evanescenti,tangenti la realtà pae-saggistica per il
Notturno
di Paola Valsecchi e quella quotidiana per i
Riflessi su pianoforte
di Tullio Ficcarelli.Certamente un premio della critica a duequadri “giovani”poteva essere attribuito solo dai lun-gimiranti e “giovanissimi”cromosomi di una giuria com-posta da:Cristina Renso,Presidente dell’AssociazioneFlangini,l’artista Giovanni Cerri,il gallerista FrancescoMaspes,Silvia Perindani dell’ufficio cultura del comu-ne,Laura Milani dell’Associazione Gemellaggio e,infi-ne,dal sottoscritto sempre grato agli organizzatori per-ché mi consentono di giungere a Saronno e tornareindietro
incolume
e arricchito da un’esperienza che per il secondo anno (chissà se mi concederanno la terzaopportunità?) offre un panorama
innocente
e sempre nuovo dell’arte con- temporanea che si crea fra queste colline.È affascinante e sorprendentenotare come molte di queste opere,presentate al concorso,sono fruttodel lavoro attento e straordinariamente meticoloso delle tante scuole
bot teghe d’arte
del territorio.Ciò fa pensare a maestri nascosti e talenti chedanno lustro alla cultura saronnese.Come da tenere in considerazione,per i posteri,sarà la pubblicazione del catalogo per il concorso della terza edi-zione! … caro Sindaco,ci pensi!
 Antonio D’Amico
RIFLESSICONTEMPORANEIA SARONNO
Il binomio realtà e poesia è presente nella vita e nelleopere di Giovanni Gallo.L’artista,pervaso da spirito di curiosità e d’avventura,daansia di conoscenza e da una visione molteplice dellerealtà,è un instancabile viaggiatore:ha conosciuto paesivicini e lontani trasferendo nelle sue opere colori,ritmie atmosfere.«
Lo spazio si è ben presto dilatato nella vitadi Giovanni Gallo che,ancora bambino,si è allontanato da Malvito per trasferirsi a Milano:prima partenza,ricordo cheriaffiora in numerosi quadri che raffigurano binari e stazioni.Seguiranno altri viaggi,conoscenze,esperienze:dalla Spa gna di Barcellona,quasi sua seconda patria,alla Parigi deipittori,a una Istanbul quasi sognata in un’atmosfera rarefatta,luogo privilegiato d’incontro e di fusione di tante culture diverse
» (Anna Maria Castaldi).I quadri della mostra
Colori e Poesia
,esposti aVilla Truffini di Tradate dal 5al 22 maggio,rappresentano la ne-cessità di un diario che eviti il fram-mento illustrativo per ricercare at-mosfere incantate e magicamente so-spese.In quest’ottica,in una sorta diviaggio nel tempo e nello spazio,lenumerose opere dedicate al paesenatale.Come infatti afferma Anna Ma-ria Castaldi,«
ogni grande viaggiatoreunisce alla dimensione spaziale anchequella temporale e il viaggio può diventare un percorso a ritroso nel tempo,sulla via del ricordo,o un’attesa di nuovemete future,una curiosità di nuovi orizzonti esistenziali
».In
Via assolata
,Malvito ha perso i connotati realistici delleprime opere acquisendo un’atmosfera sospesa e quasisurreale.La via,profonda e deserta,è costruita in fun-zione dell’ombra,elemento essenziale della composizio-ne,simbolo perturbante dell’io artistico.Gallo ha progressivamente maturato in sé un mondopoetico che,pur discendendo dalla scuola italiana e lom-barda in particolare,con richiami al surrealismo,al cubi-smo e al chiarismo,si sviluppa in maniera autonoma epersonale.Il colore come forma pittorica,che in alcune opere evi-denzia l’approccio alla teoria della composizione,gra-dualmente delinea una lirica sempre più calda,un evi-dente sapore di poesia.Nel recente
Il pianista della cattedrale
,l’artista dà una vi-sione onirica e del tutto originale di una piazza di Bar-cellona:il cielo limpido si trasforma in una frammentatafantasmagoria di colori,un vascello appare accanto allacattedrale e un surreale pianista,proiezione dell’autore,suona nella solitaria piazza.Nell’ultimo decennio la suapittura è diventata rarefatta e sospesa,resa personale eunica attraverso il gioco della luce che carica il paesag-gio di una forte significanza interpretativa.
Cristina Renso
Le Segrete di Bocca
Opinioni
·
Mostre
Colori e poesia
Michela Banfi,
Bei pensieri
Tullo Ficcarelli,
Riflessi su pianoforte
Giovanni Gallo,
Via assolata
Paola Valsecchi,
Notturno
Isabella Fumagalli,
Perdersi
Ambra Castelli,
Serena
Eligio Mairano,
Steli piumati
Bruno Rocca,
 Messere Quisada
Renata Busnelli,
Pescare …
Marilena Marafin,
Sottovento
Bruno Rocca,
Uboldo,via Ceriani
Luisa Reina,
In rosso
Giuseppe Dominioni,
Tramonto sulla costiera amalfitana
Luisa Reina,
Foglie nell’aria
Giovanni Preatoni,
Svezia,biciclette sotto la neve
Aurelio Principe,
Paesaggio d'Abruzzo
Il 6 novembre,alle 18.30,la Libreria Bocca presenta il volu-me,edito da
Skira
,dedicato a
Goliardo Padova
,a cura di Ar- turo Carlo Quintavalle e Gloria Bianchino,quest’ultima pre-sente alla serata.In attesa dell’evento,dove saranno espostedodici carte e due quadri delpittore fino al 12 novembre,potremo immergerci nell’af-fascinante e intrigante mon-do figurale di Goliardo Pa-dova nella mostra a lui dedi-cata a Langhirano.
Le montagne di un uomo del fiumeL’Appennino di Goliardo Padova
Langhirano,Sala espositiva comunaledall’8 al 30 settembre
   G   I   O   V   A   N   N   I    G   A   L   L   O
32
Giovanni Gallo,
Il pianista della cattedrale
 
Le Segrete di Bocca
Scoglio di Quarto
Sul filo dell’arte 
a cura di Stefano Soddu
… Vi è una sottile linea che collega i lavori diBruto Pomodoro e Roberto Vecchione,aprima vista separati da soluzioni linguistichedi diversa origine:che la scelta figurale sia di-vergente è evidente perché in un caso il re-ferente organico risulta vincolare l’immagineprotagonista in relazione con un
fondo
dallafisionomia variabile;nell’altro,invece,la strut- tura architettonica sembra riferirsi più all’ar- tificiale che al naturale,anche se la linea cur-va e quella retta appartengono a un mondosenza confini,dove eventualmente il primoimita,più o meno inconsapevolmente,il secondo.… Così mi sembra importante,a di-spetto della differenza generazionaledei due artisti,anche caratterizzati dadiverse biografie,provare la stradadelle affinità più che una breve indagi-ne distinta del lavoro dei protagonisti,la cui bibliografia è sufficientementericca per essere un buon supportoconoscitivo.In effetti,il tema centrale,in dialogo,è quello dell’
iterazione
,unafigura antica della retorica come dellarealtà — letta a occhi nudi o al micro-scopio non importa — che percorre,con ruolo a volte marginale ma anchecentrale,in modo durevole l’immagi-nario espressivo.La ripetizione è per sua natura uno strumento aperto aldialogo in quanto,già di per sé,costi- tuisce una
frase
,non l’unica parola det- ta,irripetibile o imparagonabile;è unamisura,perché prima di tutto dialogacon se stessa,secondariamente con lospazio che determina con il suo in-gombro o in cui è ospitata.Dove si parla di misurabilità e di de- terminazione dello spazio,in un caso,quello di Bruto,un’invasione di una fi-gura centripeta allusiva tanto alla tridi-mensione quanto al movimento rota- torio in un campo variamente discre-zionato,capace di incidere anche sul-l’evidenza plastica del sogget- to;nell’altro,quello di Ro-berto,il modulo prescelto,iterato in queste opere inmodo lineare secondo la logi-…per il fotografo milanese la ricerca non èmai figlia della casualità.La sua stessa for-mazione culturale scientifica l’ha tenuto lon- tano dall’induttivismo ingenuo di chi avan-za a tentoni per tentativi ed errori,comedal romanticismo idealista di chi è si ac-contenta della sola bizzarria dei risultati.Se-rissimo professionista capace di usare congrande perizia ogni genere di macchina fo- tografica dal piccolo formato al banco ot- tico alternando lo scatto nervoso del re-porter alla sapiente composizione in studio,Enrico Cattaneo si è dedicato a una ricer-ca che non ha alcuna connotazione ingenuae ha anzi molti ascendenti.Da un lato si sente che è figlio di un’epocache ha già conosciuto e metabolizzato le ri-cerche più radicali di Man Ray e,soprattut- to,di Duchamp,dall’altra si intuisce che haconservato quella dimensione lieta dell’in-dagine estetica che risale all’epoca delleAvanguardie Storiche ma che poi si è ri- trovata nelle indagini più recenti del NoveauRéalisme o dell’Arte Povera.Cattaneo è fi-glio di tutto ciò e di altro ancora:questa laragione per cui sarebbe sbagliato contrap-porre le sue indagini di stampo reportagi-stico sul territorio lombardo,le sue
still life
,le sue ricerche condotte negli studi degliamici artisti,le sue testimonianze sui gran-di avvenimenti che hanno caratterizzato tan- ti anni di manifestazioni artistiche milanesie non,alle opere pur stilisticamente tantodiverse che qui vengono presentate.Queste ultime,tutte realizzate senza l’ausi-lio della macchina fotografica,conservanoun fascino particolare ma anche una speci-fica originalità perché rappresentano il ca-so assolutamente unico nella storia di unautore che ha concentrato la sua attenzio-ne sulle potenzialità espressive della cartafotografica stessa.Questo vale per i
Paesaggi
che rappresen- tano il caso di un’indagine condotta utiliz-zando con molta sapienza le reazioni chi-miche di diversi elementi (non solo quelliusati tradizionalmente in camera oscura)sulla superficie della carta politenata Ilford.Tenendo questa come punto fermo,Enri-co Cattaneo ha cominciato a sperimenta-re la possibilità di ottenere cromatismi dal-le molte sfumature che,stratificandosi finoa dare effetti di profondità tridimensionale,hanno creato veri e propri paesaggi di unadiafana delicatezza.Siamo stati,nel 2000,fra i primi testimonidi questi risultati:appese ad asciugare ac-canto alle finestre dello studio,le carte as-sumevano colorazioni violette e rossastre,striature che ricordavano le Montagne Roc-ciose,venature simili a tramonti immagina- ti,prospettive a perdita d’occhio che avreb-bero potuto essere quelle delle pianure de-sertiche di Marte.C’erano perfino alcune immagini che sem-bravano frammenti di affreschi riemersi quae là su una superficie smangiata dal tempo.Oggi la sensazione complessiva è quella diessere di fronte a qualcosa che conservavauna sua insospettata vitalità:ne è riprova ilfatto che,benché le fotografie siano statecreate tenendo la carta verticale così da far sgocciolare i
chimici
lungo tutta la superfi-cie,viene poi spontaneo
raddrizzare
l’im-magine fino a riconoscere quello che al no-stro occhio appare come un indiscusso oriz-zonte.Ancora più complessa e affascinante è la se-rie che viene chiamata a seconda dei casi
Pagina
o
Scrittura
e che comprende opererealizzate nel periodo 1970-1973.Sebbenelo spunto sia inizialmente casuale — le stam-pe mal riuscite venivano gettate in un ce-stino dove,incollandosi le une alle altre,for-mavano una sorta di scultura con le sem-bianze di un libro scompaginato — l’esitodi questa ricerca è particolarmente affasci-nante anche per l’evidente vicinanza con lapoetica dell’Arte Povera.Ancora una volta è la carta l’elemento cen- trale e non il soggetto che in un primo mo-mento era destinata a
ricevere
.Ma questanon è una carta qualsiasi:la grande quan- tità d’argento di cui è intrisa e la fibra chela compone (si trat- ta di preziosi foglidi baritata in finitu-ra lucida Agfa Brovi-ra) sono elementiche conferiscono al-l’insieme una fortis-sima vitalità.La su-perficie,infatti si in-durisce con il tem-po mentre la lucecontinua a lavoraresugli alogenuri d’ar-gento fino a ottene-re un nero brillanteche funziona perfi-no,per chi sa osser-varlo,da specchioleggermente defor-mante.Molte sono poi levariabili in gioco:basta che due fogli par-zialmente incollati si dividano perché ap-paiano frammenti di strati inferiori della car- ta caratterizzati da un bianco delicato,ba-sta che uno o più fogli troppo grandi sianostati piegati per meglio gettarli nel cestinoperché,riaperti,rivelino le forme di libri mi-steriosi dove le parole stampate sono an-negate in un mare d’inchiostro.Enrico Cattaneo su quelle forme lavora congrande ironia:le imprigiona in cornici es-senziali come gabbie,le fa emergere fra glielementi di strutture che sembrano porti-cati neoclassici e sono invece contenitori dibottiglie che qui perdono il loro connota- to
kitsch
,le propone come fossero antichivolumi ma contemporaneamente ne sot- tolinea la povertà materiale.Le carte di Cattaneo,nella loro originalità,racchiudono uno strano destino:più sem-brano statiche,più rivelano una loro intrin-seca vitalità,più alludono all’astrazione piùcatturano frammenti di realtà.In questo sta il loro straordinario fascino.
Roberto Mutti 
Enrico Cattaneo, 2000, PaesaggioRoberto Vecchione, 2000, Dialogo
ca della stele,tende a determinarenettamente vuoti e pieni,ingombrie pesi:la successione della figuraidentica,nella percezione diversache ne deriva,mette in crisi,volon- tariamente,l’esattezza del calcolo.E sono in entrambi i casi appuntiinterrogativi:questo un ulteriorelegame fra i due artisti da sottoli-neare.In Bruto l’incognita è cche avviene all’interno della figura,immaginando una realtà senza in- tervalli:ciò che appare all’esternoè identico a ciò che è interno as-secondando la fisionomia della cel-lula,stabile solo se è in aggregazio-ne,in un intreccio,un incontro dal-le soluzioni formali variabili.Si puòpensare a una immagine risultante,frammento di una espansione al-l’infinito:e,per inciso,si tratta di unaltro elemento di affinità con l’arti-sta compagno di questa avventura,un ulteriore tassello che rendecredibile l’ipotesi di partenza.Non a caso le tappe del fare diPomodoro si possono distinguere nel modocon cui viene affrontata la dialettica fra geo-metrico e organico,due ordini figurali nonconciliabili se non sul piano impaginativo difondo/figura:il risultato è stato quello di unprogressivo isolamento della figura,citandole qualità percettive del volume,rispetto aun fondo alternativamente giocato fra lineegeometriche allusive alla profondità e striscedi figure di radice organico,possibili succes-sivi protagoniste di altre storie.Differentemente Roberto Vecchione giocasul
levare
,inquisendo la riconoscibilità delleforme elementari della scultura:l’atten-zione è rivolta alle diverse
viste
che ilvolume offre una volta che si inizi l’e-splorazione delle diverse facce:è veroche si tratta della preoccupazione deigrandi scultori del passato,ma inquesto caso è ribaltata perché os-serviamo
attraverso
il corpo stessodell’opera,accettando il vicino co-me il lontano,contemporaneamen- te cogliendo il
recto
e alcuni
cenni
del
verso
.Il movimento è alluso nel-la pittura dai campi geometrici cheinquadrano e delimitano la figuraprotagonista,in una alternanza di
pesi
che ha sempre più privilegiatola figura organica;diversamente èreale,direi quasi necessario,nel
 gira-re intorno
al tutto tondo:questosembra essere un ulteriore legante,punto di contatto fra le due avven- ture perché il movimento,che lega tempo e spazio,esperienza e im-maginazione è mutamento,deter-mina la fisionomia provvisoria delleforme,temporaneamente congela- te in un punto di vista,appunto nondefinitivo.Ciò che è determinanterisulta essere,allora,la logica sintat- tica che regola il modulo diversa-mente individuato da Pomodoro eVecchione,una sorta di
chiave
con cui interpretare quanto cicirconda.
 Alberto Veca
ENRICO CATTANEOOff Camera
31
BRUTO POMODORO - ROBERTO VECCHIONEDell’iterazione
Bruto Pomodoro,2007,Disgiunto-Ghost shapes II
of 00

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