Le Segrete di Bocca
Scoglio di Quarto
Sul filo dell’arte
a cura di Stefano Soddu
… Vi è una sottile linea che collega i lavori diBruto Pomodoro e Roberto Vecchione,aprima vista separati da soluzioni linguistichedi diversa origine:che la scelta figurale sia di-vergente è evidente perché in un caso il re-ferente organico risulta vincolare l’immagineprotagonista in relazione con un
fondo
dallafisionomia variabile;nell’altro,invece,la strut- tura architettonica sembra riferirsi più all’ar- tificiale che al naturale,anche se la linea cur-va e quella retta appartengono a un mondosenza confini,dove eventualmente il primoimita,più o meno inconsapevolmente,il secondo.… Così mi sembra importante,a di-spetto della differenza generazionaledei due artisti,anche caratterizzati dadiverse biografie,provare la stradadelle affinità più che una breve indagi-ne distinta del lavoro dei protagonisti,la cui bibliografia è sufficientementericca per essere un buon supportoconoscitivo.In effetti,il tema centrale,in dialogo,è quello dell’
iterazione
,unafigura antica della retorica come dellarealtà — letta a occhi nudi o al micro-scopio non importa — che percorre,con ruolo a volte marginale ma anchecentrale,in modo durevole l’immagi-nario espressivo.La ripetizione è per sua natura uno strumento aperto aldialogo in quanto,già di per sé,costi- tuisce una
frase
,non l’unica parola det- ta,irripetibile o imparagonabile;è unamisura,perché prima di tutto dialogacon se stessa,secondariamente con lospazio che determina con il suo in-gombro o in cui è ospitata.Dove si parla di misurabilità e di de- terminazione dello spazio,in un caso,quello di Bruto,un’invasione di una fi-gura centripeta allusiva tanto alla tridi-mensione quanto al movimento rota- torio in un campo variamente discre-zionato,capace di incidere anche sul-l’evidenza plastica del sogget- to;nell’altro,quello di Ro-berto,il modulo prescelto,iterato in queste opere inmodo lineare secondo la logi-…per il fotografo milanese la ricerca non èmai figlia della casualità.La sua stessa for-mazione culturale scientifica l’ha tenuto lon- tano dall’induttivismo ingenuo di chi avan-za a tentoni per tentativi ed errori,comedal romanticismo idealista di chi è si ac-contenta della sola bizzarria dei risultati.Se-rissimo professionista capace di usare congrande perizia ogni genere di macchina fo- tografica dal piccolo formato al banco ot- tico alternando lo scatto nervoso del re-porter alla sapiente composizione in studio,Enrico Cattaneo si è dedicato a una ricer-ca che non ha alcuna connotazione ingenuae ha anzi molti ascendenti.Da un lato si sente che è figlio di un’epocache ha già conosciuto e metabolizzato le ri-cerche più radicali di Man Ray e,soprattut- to,di Duchamp,dall’altra si intuisce che haconservato quella dimensione lieta dell’in-dagine estetica che risale all’epoca delleAvanguardie Storiche ma che poi si è ri- trovata nelle indagini più recenti del NoveauRéalisme o dell’Arte Povera.Cattaneo è fi-glio di tutto ciò e di altro ancora:questa laragione per cui sarebbe sbagliato contrap-porre le sue indagini di stampo reportagi-stico sul territorio lombardo,le sue
still life
,le sue ricerche condotte negli studi degliamici artisti,le sue testimonianze sui gran-di avvenimenti che hanno caratterizzato tan- ti anni di manifestazioni artistiche milanesie non,alle opere pur stilisticamente tantodiverse che qui vengono presentate.Queste ultime,tutte realizzate senza l’ausi-lio della macchina fotografica,conservanoun fascino particolare ma anche una speci-fica originalità perché rappresentano il ca-so assolutamente unico nella storia di unautore che ha concentrato la sua attenzio-ne sulle potenzialità espressive della cartafotografica stessa.Questo vale per i
Paesaggi
che rappresen- tano il caso di un’indagine condotta utiliz-zando con molta sapienza le reazioni chi-miche di diversi elementi (non solo quelliusati tradizionalmente in camera oscura)sulla superficie della carta politenata Ilford.Tenendo questa come punto fermo,Enri-co Cattaneo ha cominciato a sperimenta-re la possibilità di ottenere cromatismi dal-le molte sfumature che,stratificandosi finoa dare effetti di profondità tridimensionale,hanno creato veri e propri paesaggi di unadiafana delicatezza.Siamo stati,nel 2000,fra i primi testimonidi questi risultati:appese ad asciugare ac-canto alle finestre dello studio,le carte as-sumevano colorazioni violette e rossastre,striature che ricordavano le Montagne Roc-ciose,venature simili a tramonti immagina- ti,prospettive a perdita d’occhio che avreb-bero potuto essere quelle delle pianure de-sertiche di Marte.C’erano perfino alcune immagini che sem-bravano frammenti di affreschi riemersi quae là su una superficie smangiata dal tempo.Oggi la sensazione complessiva è quella diessere di fronte a qualcosa che conservavauna sua insospettata vitalità:ne è riprova ilfatto che,benché le fotografie siano statecreate tenendo la carta verticale così da far sgocciolare i
chimici
lungo tutta la superfi-cie,viene poi spontaneo
raddrizzare
l’im-magine fino a riconoscere quello che al no-stro occhio appare come un indiscusso oriz-zonte.Ancora più complessa e affascinante è la se-rie che viene chiamata a seconda dei casi
Pagina
o
Scrittura
e che comprende opererealizzate nel periodo 1970-1973.Sebbenelo spunto sia inizialmente casuale — le stam-pe mal riuscite venivano gettate in un ce-stino dove,incollandosi le une alle altre,for-mavano una sorta di scultura con le sem-bianze di un libro scompaginato — l’esitodi questa ricerca è particolarmente affasci-nante anche per l’evidente vicinanza con lapoetica dell’Arte Povera.Ancora una volta è la carta l’elemento cen- trale e non il soggetto che in un primo mo-mento era destinata a
ricevere
.Ma questanon è una carta qualsiasi:la grande quan- tità d’argento di cui è intrisa e la fibra chela compone (si trat- ta di preziosi foglidi baritata in finitu-ra lucida Agfa Brovi-ra) sono elementiche conferiscono al-l’insieme una fortis-sima vitalità.La su-perficie,infatti si in-durisce con il tem-po mentre la lucecontinua a lavoraresugli alogenuri d’ar-gento fino a ottene-re un nero brillanteche funziona perfi-no,per chi sa osser-varlo,da specchioleggermente defor-mante.Molte sono poi levariabili in gioco:basta che due fogli par-zialmente incollati si dividano perché ap-paiano frammenti di strati inferiori della car- ta caratterizzati da un bianco delicato,ba-sta che uno o più fogli troppo grandi sianostati piegati per meglio gettarli nel cestinoperché,riaperti,rivelino le forme di libri mi-steriosi dove le parole stampate sono an-negate in un mare d’inchiostro.Enrico Cattaneo su quelle forme lavora congrande ironia:le imprigiona in cornici es-senziali come gabbie,le fa emergere fra glielementi di strutture che sembrano porti-cati neoclassici e sono invece contenitori dibottiglie che qui perdono il loro connota- to
kitsch
,le propone come fossero antichivolumi ma contemporaneamente ne sot- tolinea la povertà materiale.Le carte di Cattaneo,nella loro originalità,racchiudono uno strano destino:più sem-brano statiche,più rivelano una loro intrin-seca vitalità,più alludono all’astrazione piùcatturano frammenti di realtà.In questo sta il loro straordinario fascino.
Roberto Mutti
Enrico Cattaneo, 2000, PaesaggioRoberto Vecchione, 2000, Dialogo
ca della stele,tende a determinarenettamente vuoti e pieni,ingombrie pesi:la successione della figuraidentica,nella percezione diversache ne deriva,mette in crisi,volon- tariamente,l’esattezza del calcolo.E sono in entrambi i casi appuntiinterrogativi:questo un ulteriorelegame fra i due artisti da sottoli-neare.In Bruto l’incognita è ciòche avviene all’interno della figura,immaginando una realtà senza in- tervalli:ciò che appare all’esternoè identico a ciò che è interno as-secondando la fisionomia della cel-lula,stabile solo se è in aggregazio-ne,in un intreccio,un incontro dal-le soluzioni formali variabili.Si puòpensare a una immagine risultante,frammento di una espansione al-l’infinito:e,per inciso,si tratta di unaltro elemento di affinità con l’arti-sta compagno di questa avventura,un ulteriore tassello che rendecredibile l’ipotesi di partenza.Non a caso le tappe del fare diPomodoro si possono distinguere nel modocon cui viene affrontata la dialettica fra geo-metrico e organico,due ordini figurali nonconciliabili se non sul piano impaginativo difondo/figura:il risultato è stato quello di unprogressivo isolamento della figura,citandole qualità percettive del volume,rispetto aun fondo alternativamente giocato fra lineegeometriche allusive alla profondità e striscedi figure di radice organico,possibili succes-sivi protagoniste di altre storie.Differentemente Roberto Vecchione giocasul
levare
,inquisendo la riconoscibilità delleforme elementari della scultura:l’atten-zione è rivolta alle diverse
viste
che ilvolume offre una volta che si inizi l’e-splorazione delle diverse facce:è veroche si tratta della preoccupazione deigrandi scultori del passato,ma inquesto caso è ribaltata perché os-serviamo
attraverso
il corpo stessodell’opera,accettando il vicino co-me il lontano,contemporaneamen- te cogliendo il
recto
e alcuni
cenni
del
verso
.Il movimento è alluso nel-la pittura dai campi geometrici cheinquadrano e delimitano la figuraprotagonista,in una alternanza di
pesi
che ha sempre più privilegiatola figura organica;diversamente èreale,direi quasi necessario,nel
gira-re intorno
al tutto tondo:questosembra essere un ulteriore legante,punto di contatto fra le due avven- ture perché il movimento,che lega tempo e spazio,esperienza e im-maginazione è mutamento,deter-mina la fisionomia provvisoria delleforme,temporaneamente congela- te in un punto di vista,appunto nondefinitivo.Ciò che è determinanterisulta essere,allora,la logica sintat- tica che regola il modulo diversa-mente individuato da Pomodoro eVecchione,una sorta di
chiave
con cui interpretare quanto cicirconda.
Alberto Veca
ENRICO CATTANEOOff Camera
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BRUTO POMODORO - ROBERTO VECCHIONEDell’iterazione
Bruto Pomodoro,2007,Disgiunto-Ghost shapes II
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