GIOVANNI IUDICE
Galleria Forni
La luce bonnardiana della
Stanza
, 2000, ripensata sullatradizione nuova dei Freud edei Pearlstein. Così, in sinte-si, e a voler essere generici,si potrebbe racchiudere inslogan l’approccio pittoricodi Giovanni Iudice. Ma sisarebbe, appunto, generici, eingenerosi.
A Bologna dal 13 novembre al 9 dicembre 2004
Iudice non muove da model-li rassicuranti scegliendose-ne epigono. Una tradizionericonosce, ma con amoreferoce e lucido, senza rispet-to. Questo dicono, primaria-mente, le misure fiammin-ghe delle tele e delle tavole,sulle quali egli intervienecon lavorio cautelato, assor-to, in cui lo scrutinio di ognipassaggio comporta l’ad-densarsi lento e meticolosodei toni, dei veli, come percoagulo luminoso.Circoscritto, padroneggiabi-le è l’ambito della definizio-ne pittorica, ossessione sot-tile della finestra e, più, spa-zio rappreso in cui l’arro-ganza della visività puòribaltarsi, per accelerazionedeviazioni infinitesime, inpasso visionario.Alla visione, al
regard
, eglisi rivolge elidendo ogniaffettazione di stile e dimodo, con sguardo diretto earguto, con l’umiltà, inprima istanza, di un
what you see
complice della storiadei rapporti tra pittura efotografia, senza l’abbiglia-mento di una preventivaclausola di sottrazione ditrascrizione. Altro gli sta acuore. Il farsi forma e, più, ilfarsi clima emotivo dellascena attraverso la luce;della luce, quell’incidere suicorpi, quel bagnarli delleproprie temperature resti-tuendoli in sorta di appari-zioni di dubitante fisicità, disfuggente plasticità, di inaf-ferrabile sensualità, ma diintensa presenza; della pre-senza, quella reticenza nar-rativa, quella istantaneitàatmosferica, come momentonon esemplare di una fluen-za luminosa che vale iltempo.Ecco, dunque, l’operare suitoni in diminuendo, comescavando nell’ombra, negliinterni, che rimontano allebianchezze di luce diurnasenza algori mentali, comeper transito naturale d’affet-ti. Ecco, per converso, i pae-saggi marini e, più, la scom-messa tematica di
Nudo nel-l’orto
, tentare condizioniluminose alte, piene, quasiun nitore che la luce solarerende esemplare, fra doratu-re meridiane e toni argentini.Iudice va saggiando, in que-sto suo ancor breve corsod’opera – ma che ne fa, già,una delle figure problemati-camente più autentiche einteressanti della nuovagenerazione, una sorta dimetabolizzazione definitivadello iato tra modernità etradizione, tra vero ottocen-tesco e artificio mentalmen-te analizzato novecentesco,in nome di una normalitàdello sguardo che sia consa-pevole, colta, orgogliosa deipropri retaggi storici, ma aun tempo capace di eserci-tarsi per visioni fragranti,dirette, non allusive ad altroche alla propria qualità d’e-sperienza.Non è un caso, in tal senso,che egli operi attentamente,parimenti che alla identifica-zione del tono luminoso, sultaglio d’immagine, bordeg-giando i protocolli di generema sempre immettendovideviazioni significative: nonè, il suo, un comporre ordina-to, ma un continuo decostrui-re e ricostruire, sino al puntoin cui la visione si innesca diuna sorta di teso equilibriointerno, appena riverberantema fondamentale per far lie-vitare la più esplicita azionesui valori di tono.(…) E’un lavoro con undestino, quello di Iudice: delquale, è certo, sarà assaifruttuoso esser curiosi.
Flaminio Gualdonidal catalogo
Giovanni Iudice -dipinti e disegni
edito da Mazzotta nel 2002
Giovanni Iudice,
Nudo e poltrona
, 2004, olio su tela, cm. 100 x 100Giovanni Iudice,
Nudo con sedia esottana
, 2004, olio su tela appl. su tavola,cm. 58 x 119
GALLERIA FORNI - Bologna,Via Farini 26,tel.051 231589,forni@galleriaforni.it,www.galleriaforni.it
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L’artista Torinese,ma di origini puglie-si Riccarda Montenero,completa ilsuo periplo espositivo Milanese conqueste due bellissime personali di librid’artista dal titolo “Transiti”presso laLibreria Bocca,e “Migranti”,installa-zione di un gruppo scenico scultoreopresso Bazart,dopo aver dato un sag-gio delle sue qualità scultoree nellamostra collettiva alla Ca’Bianca Arte “La scultura lingua viva”.Transiti,si compone di una serie di li-bri,papiri,pergamene,rotoli,pagine,realizzate in metallo e carta che testi-moniano anche la sua passione per ildisegno.Infatti all’interno e sulle su-perfici visibili delle opere appaionoombre,segni e sagome con la presenzaforte,essenziale e nuda del corpo,qua-si a voler riscattare in questo viaggio dimemorie dentro la solitudine globaledei media la centralità dei rapporti,delcorpo umano cancellato dalla storia,inuna catarsi di solidarietà e presenzaquasi ossessiva.Migranti,testimonia più realisticamente l’i-dea del viaggio e ricerca di un nuovo habitat interiore efisico,con poetiche valigie,orologi e corpi di metallo ecatrame,assemblaggi di carte di viaggio e di memoria,frammenti di lettere interiori e snodi esistenziali e lirici,che vogliono fermare il tempo per varcare e allargare iconfini fisici del mondo alla ricerca dell’infinito e di unnuovo respiro oltre il catrame dei sensi e le clonazioni me-diali,tecnologiche e umane.Il migrante nel suo anelito di vita e di libertà,con la suavaligia di sogni e di speranze si oppone inconsapevolmenteanche contro la massificazione e l’omologazione di civiltà,diventa anche una scheggia impazzita che scardina certez-ze,dogmi e fondamentalismi civili etici e religiosi.Queste opere hanno la sacralità delle preghiere di libertà,sono rotoli di desiderio che si dipanano tra le pagine fer-rose e leggere insieme,tra pergamene che portano il pesodel silenzio vissuto con ostinazione e l’assenza sopportatacon forza eroica,sono valigie e pagine segnate dal passag-gio dell’uomo migrante e clandestino che come dice l’ar-tista stessa sono “uno sguardo poetico nelle contraddizionidel pensiero globale che deprime l’approccio profondo,totale e libero alle cose del mondo,che spinge il diversonel sospetto,lo combatte e lo costringe al peso del limite.”In questi lavori,l’identificazione tra l’artista,l’opera e illettore-viaggiatore è totale,poiché le opere attraggono,vogliono essere toccate,sfogliate e lette,viste in un connu-bio ottico-aptico-emozionale che lascia senza respiro per-ché coincide e colma un vuoto esistenziale che è di tutti eda cui non ci si può e forse non si vuole nemmeno sot-trarsi,perché il messaggio ultimo poetico estetico e civileche ci arriva è che o ci si salva e si vive insieme o si muorenella polvere delle parole.E allora accogliamole e viviamole insieme,materie e segniparole e sogni,come stazioni di bellezza e di speranza dacui non solo si transita ma vi si arriva e vi si abita come inun nido di carta e ferro da cui si può volare leggeri sullenuvole dell’essere in un cielo interiore che ci lascia semprepiù soli e agghiacciati.
Il viaggio, 2001rete, catrame
TRANSITI & MIGRANTI
Riccarda Montenero
Donato Di Poce
In-differenza, 2003alluminio, grafite
SpazioBoccainGalleria
dall’11 al 21 Novembre 2004
Francesco Dossena è un giovane pittore,ricco di talen-to,che felicemente rinnova i valori classici dell’Arteoccidentale.Possiede notevoli capacità disegnative,compositive e tecniche,come ben si può vedere nei di-pinti di figura.L’ultima opera che ha dipinto è una deliziosa madon-nina,eseguita con virtuosismo,tanto da apparentare ilgiovane maestro ad Antonello da Messina.Squisite poi le Nature Morte,di impronta fiamminga,nelle quali è palpabile la resa degli oggetti,siano essifrutta o elaborati tessuti.Invito l’amatore d’Arte a godere di come il pittore ri-cerchi la perfezione di particolari importanti,ad osser-vare come dipinge gli occhi delle figure:sono occhiche vedono e ci comunicano le sensazioni la vita e l’a-nima del soggetto.
FRANCESCODOSSENA
Giorgio Salmoiraghi
Natura morta con dragone, 2004, olio su tela, cm. 50 x 50
SpazioBoccainGalleria
dal 28 Ottobre al 14 Novembre 2004
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