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 Per la tua pubblicità chiama Gabriele Lodetti allo 02860806 - Giorgio Lodetti allo 0258302093
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IVISTA
Direttore Responsabile:Giorgio Lodetti /Direttore Artistico:Roberto Plevano / Progetto Grafico:Franco ColnaghiVia Molino delle Armi,5 - 20123 Milano • Tel.02 58302239 02 58302093 - Fax 0258435413
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 Anno III,N.11 • Luglio-Settembre 2004
MaurizioMazzoleni
per le Segrete di Boccain pagina
Crono-Topi in evoluzione 2004,Tecnica mista su carta,cm 29 x 42
Marcello Lo Giudice dipinge con il cuore,con un sensoarcano del ritmo,con una ricerca passionale dell’armo-nia,lavorando con il colore in maniera libera,ma con-trollata,sentendo il piacere del fare apparire una visione,giocata con le tecniche dell’informale nel vortice dei se-gni che vengono ora imprigionati,ora liberati daglismottamenti della materia pittorica,in una impressionedi continuo movimento,come di grandi masse nuvoloseattraversate dai raggi di luce,sempre in bilico tra qualitàriflettente,trasparenza suggestiva e fascinosa.Il legame con la sintassi travolgente,della liberazione delsé,guida la mano e la volontà,in una condizione media-nica che mette in contatto gli automatismi dell’inco-scienza,con i propositi coscienti dell’esplorazione difrontiere,ardite del linguaggio delle forme,colte nel loromomento critico,nella scomposizione in cui tutto diven-ta potenza,volontà,gioco.Marcello Lo Giudice dipingecon la mente,con un forte avvolgimento delle trame delpensiero nelle volute gestuali che non sono solo automa-tismo,ma invenzione di una cartografia fantastica,dove iluoghi sono l’esito di una verginità aurorale,fatta di ap-parizione,di ribellione ad ogni ordine estroso e aperturaspeculare ad una necessità interiore che trova sfogo neltracciare una propria unità che non si piega ad un ordinenaturalistico esistente,ma si protende nella follia di per-correre un cammino di creazione,che è fatto di ruvidez-ze,di grumi,di escrescenze,tutti ridotti con la forza delgesto a sostenere la prova dell’opera,la fuoruscita del se-greto del laboratorio,tutto intimo,interiore,per apparirecome fenomenica di una attualità sconcertante,che siconcentra sull’essere sublime che abolisce le frontiere dellinguaggio,agganciandosi alle storiche radici della tradi-zione.Perché l’informale è,già da tempo,una tradizionedel linguaggio alto della pittura,in pendolarità con la fi-gurazione e questo è un suo momento recessivo in cuimolti lo disertano,che attrae spiriti forti e combattivi,come Marcello Lo giudice,che vi trova il luogo idealeper esprimere sentimenti ed emozioni che non si placa-no,nelle pieghe della società dello spettacolo,ma recla-mano uno strabiliante varco per il sublime,che è un mo-mentaneo abbandono della parola e della definizione,peraccedere all’indicibile,che è la provocazione del nuovo,ilsuo accadimento ai confini dell’invisibile.Un anacroni-smo forte,il suo,fatto di esaltazione titanica,di sfida adogni pacificazione formale,ad ogni moto di quiete.Sia-mo in quella the possiamo definire,una sperimentazionea forte tensione romantica,dove volutamente si fannoprevalere le motivazioni che vengono da impulsi vitali,destati dalla voglia di fare,di fare apparire sulla tela i fan-tasmi della mente,generati dalla vita ma desiderosi diavere una propria esistenza particolare,sia pure colta inun attimo preciso,che corrisponde ad uno scatto diumore,ad una prevalenza di colorazioni ottimistiche,op-pure ad una di rabbia o di delusione.L’informale ha que-sto di bello,di essere astrazione libera da costrizioni geo-metriche e quindi dalla freddezza olimpica della riflessio-ne,del dubbio,del ripensamento.Qui gioca un eros dellapittura,che si sente liberato da ogni costume,da ogni pe-so della convenzione e torna a fare scorribande,per i bo-schi del desiderio,per le labirintiche scene del caos,che siaprono e si chiudono,offrendo prospettive diverse,modi-ficando l’ottica stessa del paesaggio pittorico,caricandolodi effetti orizzontali e verticali,uniti a tratti da mosse tra-sversali,che lo fanno divenire un tessuto.Un tessuto vitalizzato dagli effetti di luce che Lo Giudiceevoca dalla stessa materia impastata in maniera trasfigu-rante,illusiva,testimoniando così della lettura attualizzan-
Strabilianti Orizzonti Splendenti
 Marcello Lo Giudice
 Francesco Gallo
I lavori di Santelli degli ultimi dieci anni sono riconducibilia un’area di figurazione che si direbbe nuovamente vitaledopo esser stata messa tra parentesi a lungo,a vantaggio dioperazioni esclusivamente o più marcatamente mentali,so-prattutto in Italia.Il pensiero,nel suo caso,passa attraversouna forma di comunicazione artistica tradizionale,quelladella grafica,virtuosisticamente applicata al più elementaresupporto al quale ricorre il disegnatore-pittore (ancorchèqui stropicciato,con un’allusione visivamente molto effica-ce all’idea di consumo,o consunzione).I grandi disegnitradiscono ascendenze di certo più nordiche che mediter-ranee.Uno dei temi che attraversano il lavoro di Santelli,quello della “carne e ferro”,nasce negli anni della Nuovaoggettività tedesca,quando uomini e macchine comincia-vano a mostrare sinistri incroci;lo stesso tema,sempre inGermania,è stato ripreso e sviluppato negli anni Sessanta,in modo particolare a Berlino.Credo si debba guardare intale direzione per dare al lavoro di Santelli delle coordinatestoriche e di tendenza.Come in tante opere di artisti di
Armando Santelli
 Antonello Negri
quell’ambito,gran parte dei suoi personaggi sono circon-dati da macchine,in ambienti di produzione sia arcaici
 Haisistemato i bicchieri?
,sia tecnologicamente avanzati
Spari tu osparo io?
.Ma appare evidente che anche interni domestici
 Aspirante parricida
,ambientazioni rurali
 Raptus
e non luoghi
Graziato,Senza Pietà
sono soltanto avanzi di meccanico-virtuali comunicatività (o,ovviamente,non comunicati-vità).Nei disegni grandi la “macchina”è un basso continuoche si sente anche quando non si vede;è dà il rit-mo.Ma il filo conduttore dell’opera di Santelli è lamancanza di ritmo.I personaggi che ritrae nonstanno al ritmo;seguono invece la natura,la loronatura,come M,il mostro di Dùsseldorf del leg-gendario film di Fritz Lang (siamo ancora in Ger-mania,non a caso).Che cosa ci può fare - si chie-de nel film Peter Lorre - se la sua natura è in con-flitto con le buone maniere di tutti gli altri,con lemaniere dettate da ritmi che vanno bene a tuttima non a lui?Non può farci nulla;e meritare il codice a barreche gli compete.
te dei grandi maestri italiani,da Corpora a Ve-dova,da Turcato a Scialoja,dall’acquisizionedella cultura dell’improvvisazione e della con-taminazione,tipica di una fase immortale del-l’avanguardia novecentesca in pittura come inmusica,in una sorta di metafisica dadaista cheha assorbito lo spirito gezzistico,come nuovometodo per sfruttare gli automatismi dellamente e del corpo,la grande risorsa dell’intui-zione.Tutto questo per dire che siamo in unpieno di complessità,che splende in ogni suomomento,come in una favola barocca dovetutto è circolazione arteriosa,essenziale estrin-secazione di una volontà di potenza di indolecreativa e nessun elemento vuole sottomettersiall’altro,ma primeggiare nella tensione tra l’e-stensione e la verticalità.Così,in uno squili-brato equilibrio si viene a cogliere una radicaleidea della pittura,come sfogo di tensione,co-me luogo di accadimento del frammento chemi richiama il Borges di sempre,quello che sichiede perché non gli spuntano le ali per po-ter volare e il perché non possa trasformarsi infiume impetuoso,che porti il suo nome ascorrere come una minaccia apocalittica e chegli fa affermare,in questo nostro tempo di tra-monto:“Sono la contraddizione assoluta,il pa-rossismo delle antinomie e il limite delle tensioni;in mevi sono vapori e scintille,inondazioni di fuoco e incendid’acqua”.Culmine e abisso,insieme!
Summer, 2004, olio e pigmenti su tela, cm 140 x 140Senza titolo, 2004,tecnica mista su legno,misure variabili
Cod. N°62 Il bacio di Erika e Oma2002, grafite e inchiostrosu carta, cm 71 x 101Cod. N°031, Urlo negato, 1995grafite e inchiostro su carta, cm 71 x 101
 
GIOVANNI IUDICE
Galleria Forni
La luce bonnardiana della
Stanza
, 2000, ripensata sullatradizione nuova dei Freud edei Pearlstein. Così, in sinte-si, e a voler essere generici,si potrebbe racchiudere inslogan l’approccio pittoricodi Giovanni Iudice. Ma sisarebbe, appunto, generici, eingenerosi.
 A Bologna dal 13 novembre al 9 dicembre 2004
Iudice non muove da model-li rassicuranti scegliendose-ne epigono. Una tradizionericonosce, ma con amoreferoce e lucido, senza rispet-to. Questo dicono, primaria-mente, le misure fiammin-ghe delle tele e delle tavole,sulle quali egli intervienecon lavorio cautelato, assor-to, in cui lo scrutinio di ognipassaggio comporta l’ad-densarsi lento e meticolosodei toni, dei veli, come percoagulo luminoso.Circoscritto, padroneggiabi-le è l’ambito della definizio-ne pittorica, ossessione sot-tile della finestra e, più, spa-zio rappreso in cui l’arro-ganza della visività puòribaltarsi, per accelerazionedeviazioni infinitesime, inpasso visionario.Alla visione, al
regard 
, eglisi rivolge elidendo ogniaffettazione di stile e dimodo, con sguardo diretto earguto, con l’umiltà, inprima istanza, di un
what  you see
complice della storiadei rapporti tra pittura efotografia, senza l’abbiglia-mento di una preventivaclausola di sottrazione ditrascrizione. Altro gli sta acuore. Il farsi forma e, più, ilfarsi clima emotivo dellascena attraverso la luce;della luce, quell’incidere suicorpi, quel bagnarli delleproprie temperature resti-tuendoli in sorta di appari-zioni di dubitante fisicità, disfuggente plasticità, di inaf-ferrabile sensualità, ma diintensa presenza; della pre-senza, quella reticenza nar-rativa, quella istantaneitàatmosferica, come momentonon esemplare di una fluen-za luminosa che vale iltempo.Ecco, dunque, l’operare suitoni in diminuendo, comescavando nell’ombra, negliinterni, che rimontano allebianchezze di luce diurnasenza algori mentali, comeper transito naturale d’affet-ti. Ecco, per converso, i pae-saggi marini e, più, la scom-messa tematica di
 Nudo nel-l’orto
, tentare condizioniluminose alte, piene, quasiun nitore che la luce solarerende esemplare, fra doratu-re meridiane e toni argentini.Iudice va saggiando, in que-sto suo ancor breve corsod’opera – ma che ne fa, già,una delle figure problemati-camente più autentiche einteressanti della nuovagenerazione, una sorta dimetabolizzazione definitivadello iato tra modernità etradizione, tra vero ottocen-tesco e artificio mentalmen-te analizzato novecentesco,in nome di una normalitàdello sguardo che sia consa-pevole, colta, orgogliosa deipropri retaggi storici, ma aun tempo capace di eserci-tarsi per visioni fragranti,dirette, non allusive ad altroche alla propria qualità d’e-sperienza.Non è un caso, in tal senso,che egli operi attentamente,parimenti che alla identifica-zione del tono luminoso, sultaglio d’immagine, bordeg-giando i protocolli di generema sempre immettendovideviazioni significative: nonè, il suo, un comporre ordina-to, ma un continuo decostrui-re e ricostruire, sino al puntoin cui la visione si innesca diuna sorta di teso equilibriointerno, appena riverberantema fondamentale per far lie-vitare la più esplicita azionesui valori di tono.(…) E’un lavoro con undestino, quello di Iudice: delquale, è certo, sarà assaifruttuoso esser curiosi.
Flaminio Gualdonidal catalogo
Giovanni Iudice -dipinti e disegni
edito da Mazzotta nel 2002
Giovanni Iudice,
 Nudo e poltrona
, 2004, olio su tela, cm. 100 x 100Giovanni Iudice,
 Nudo con sedia esottana
, 2004, olio su tela appl. su tavola,cm. 58 x 119
GALLERIA FORNI - Bologna,Via Farini 26,tel.051 231589,forni@galleriaforni.it,www.galleriaforni.it
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L’artista Torinese,ma di origini puglie-si Riccarda Montenero,completa ilsuo periplo espositivo Milanese conqueste due bellissime personali di librid’artista dal titolo “Transiti”presso laLibreria Bocca,e “Migranti”,installa-zione di un gruppo scenico scultoreopresso Bazart,dopo aver dato un sag-gio delle sue qualità scultoree nellamostra collettiva alla Ca’Bianca Arte “La scultura lingua viva”.Transiti,si compone di una serie di li-bri,papiri,pergamene,rotoli,pagine,realizzate in metallo e carta che testi-moniano anche la sua passione per ildisegno.Infatti all’interno e sulle su-perfici visibili delle opere appaionoombre,segni e sagome con la presenzaforte,essenziale e nuda del corpo,qua-si a voler riscattare in questo viaggio dimemorie dentro la solitudine globaledei media la centralità dei rapporti,delcorpo umano cancellato dalla storia,inuna catarsi di solidarietà e presenzaquasi ossessiva.Migranti,testimonia più realisticamente l’i-dea del viaggio e ricerca di un nuovo habitat interiore efisico,con poetiche valigie,orologi e corpi di metallo ecatrame,assemblaggi di carte di viaggio e di memoria,frammenti di lettere interiori e snodi esistenziali e lirici,che vogliono fermare il tempo per varcare e allargare iconfini fisici del mondo alla ricerca dell’infinito e di unnuovo respiro oltre il catrame dei sensi e le clonazioni me-diali,tecnologiche e umane.Il migrante nel suo anelito di vita e di libertà,con la suavaligia di sogni e di speranze si oppone inconsapevolmenteanche contro la massificazione e l’omologazione di civiltà,diventa anche una scheggia impazzita che scardina certez-ze,dogmi e fondamentalismi civili etici e religiosi.Queste opere hanno la sacralità delle preghiere di libertà,sono rotoli di desiderio che si dipanano tra le pagine fer-rose e leggere insieme,tra pergamene che portano il pesodel silenzio vissuto con ostinazione e l’assenza sopportatacon forza eroica,sono valigie e pagine segnate dal passag-gio dell’uomo migrante e clandestino che come dice l’ar-tista stessa sono “uno sguardo poetico nelle contraddizionidel pensiero globale che deprime l’approccio profondo,totale e libero alle cose del mondo,che spinge il diversonel sospetto,lo combatte e lo costringe al peso del limite.”In questi lavori,l’identificazione tra l’artista,l’opera e illettore-viaggiatore è totale,poiché le opere attraggono,vogliono essere toccate,sfogliate e lette,viste in un connu-bio ottico-aptico-emozionale che lascia senza respiro per-ché coincide e colma un vuoto esistenziale che è di tutti eda cui non ci si può e forse non si vuole nemmeno sot-trarsi,perché il messaggio ultimo poetico estetico e civileche ci arriva è che o ci si salva e si vive insieme o si muorenella polvere delle parole.E allora accogliamole e viviamole insieme,materie e segniparole e sogni,come stazioni di bellezza e di speranza dacui non solo si transita ma vi si arriva e vi si abita come inun nido di carta e ferro da cui si può volare leggeri sullenuvole dell’essere in un cielo interiore che ci lascia semprepiù soli e agghiacciati.
 Il viaggio, 2001rete, catrame
TRANSITI & MIGRANTI
 Riccarda Montenero
 Donato Di Poce
 In-differenza, 2003alluminio, grafite
SpazioBoccainGalleria
dall’11 al 21 Novembre 2004
Francesco Dossena è un giovane pittore,ricco di talen-to,che felicemente rinnova i valori classici dell’Arteoccidentale.Possiede notevoli capacità disegnative,compositive e tecniche,come ben si può vedere nei di-pinti di figura.L’ultima opera che ha dipinto è una deliziosa madon-nina,eseguita con virtuosismo,tanto da apparentare ilgiovane maestro ad Antonello da Messina.Squisite poi le Nature Morte,di impronta fiamminga,nelle quali è palpabile la resa degli oggetti,siano essifrutta o elaborati tessuti.Invito l’amatore d’Arte a godere di come il pittore ri-cerchi la perfezione di particolari importanti,ad osser-vare come dipinge gli occhi delle figure:sono occhiche vedono e ci comunicano le sensazioni la vita e l’a-nima del soggetto.
FRANCESCODOSSENA
Giorgio Salmoiraghi
 Natura morta con dragone, 2004, olio su tela, cm. 50 x 50
SpazioBoccainGalleria
dal 28 Ottobre al 14 Novembre 2004
 
M
azzoleni
aur i zi o
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