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Direttore Responsabile:Giorgio Lodetti /Direttore Artistico:Roberto Plevano / Progetto Grafico:Franco ColnaghiVia Molino delle Armi,5 - 20123 Milano • Tel.02 58302239 02 58302093 - Fax 0258435413
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 Anno III,N.12 • Ottobre-Dicembre 2004
per le Segrete di Boccain 3
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Senza titolo, 2004Tecnica mista si cartone, cm 29 x 42
È passato un secolo e gioiosamente abbiamo congeda-to un millennio,ma l’arte figurativa è sempre la stessa.Malgrado i moderni media e anche la cosiddetta “vi-deoarte”,i dipinti e la ricerca grafica sono le primeespressioni artistiche del mondo.È straordinario osser-vare come,pur applicando tecniche e raffigurazioni,considerate antiche,il risultato sia comunque nuovo.Ilpittore Bodo W.Klös lavora vicino a Francoforte è ungrafico e ha studiato i proce-dimenti della stampa d’arte,in 20 anni di ricerca ha accu-mulato un ricco bagaglio diesperienza tecnica e di idee.Ilsuo tema preferito è la sen-sualità.Come osservatoreacuto Klös interpreta il teatrodella commedia umana conla sua personale ispirazione.Trasforma le sue visioni inopere teatrali portando l’os-servatore dentro la scena.Lescene,sono miti e sogni pre-sentati in modo allegorico.Opere come il
Portatore dibandiera,
ispirata al Palio diSiena,uniscono la visionedell’artista a un buon lavoroartigianale.Nella scena l’arti-sta rimane fuori e osserva dalontano.A tal proposito Dr.Richard Hiepe così scrive:«La scena è un episodio con-temporaneo della colonnaapocalittica di Brecht.Ogninuova generazione ricorda gli orrori del passato che lamemoria conserva.Avanti vanno sempre i buffoni e glialtri seguono nell’indifferenza.Bodo W.Klös è dentrola colonna.Malgrado tutto,lui non si nasconde,nonvive in una “torre d’avorio”.Nessuna moda nessun“trend”ma vero sentimento.È dentro la storia della suaepoca».Lui è dentro la storia con la sua forza tecnica ela sua tradizione.Klös è padre di due figlie,sempre pre-senti nel suo lavoro.Il suo mondo sensuale e nuovo,di-pinto o disegnato è un’esperienza del reale.L’erotismoè un mezzo per esorcizzare la morte in una pulsionevitale.Cosa c’è di meglio per un artista se non cercarela bellezza e l’autenticità nell’erotismo? È qui che si in-contrano tutti i percorsi della vita,il punto dove i sen-timenti trovano lo stato più profondo.In una lettera delmarzo 1996 Bodo W.Klös ha scritto:«Disegno semprenudi,in sedute con modelle a pagamento e il risultatoraggiunto è sempre vuoto di autenticità.La mattinadopo nello studio la macchia di colore rimasta pren-derà la forma di una nuova opera,la repentina visionedel corpo è nella storia,vivida visione di un dettaglio».È l’amore per la vita,la gioia dell’essere,che trova quila sua espressione.L’artista fa partecipare lo spettatore.Sempre nei suoi quadri l’erotismo è vivo.La stessa ricerca trasforma sia storie di corvi che di “na-ture morte”.Corpi divini,pieni di sensualità,sono conil corvo nello sfondo,racconti di storie piene di vitalità.Si può sorridere,si può rallegrarsi,queste opere lascia-no libero il pensiero e ampliano ispirazione e fantasia.L’artista ha la libertà di agire,di fumare,osservare la bu-fera di neve e pensare all’amore.Klös continua a lavo-rare come testimone del suo tempo.Al contrario dei suoi colleghi più giovani è un dise-gnatore vero,che realizza con acuta precisione la forma
Il disegnatore e grafico Bodo W.Klös
...e il suo mondo sensuale
 Jo Krahforst
anatomica.Lui ama ancora sorprendere la natura con ildisegno,fare un disegno dopo l’altro fino a raggiungereil massimo risultato.In tutto questo percorso il suo stilerimane riconoscibile tra una macchia di caffè e di vinorosso.
 Rotersch, 2004Tecnica mista su carta Birgit, 1998Tecnica mista su carta
tazione che fa catena con ilfatto storico,o l’opera d’artedei maestri,eventi trasfiguratiche altrimenti si dissolverebbe-ro per sempre come suggerisceil colore.Il tema della città dicui ho parlato all’inizio vieneripreso in anni più recenti,macon alcune differenze.Le im-magini sono incomplete la-sciando ampi spazi vuoti e,quae là,balenano accenni di colo-re.Non sono passati invanodue decenni ed è subentratoun diverso grado di ricerca.Ilvuoto è l’espediente che giocapotentemente in contrasto conl’immagine e,come la pausa disilenzio in una recita,provocatensione.L’incompletezza e ilvuoto diventano il tema di unterzo ciclo.I soggetti sonoframmenti di statue antiche dalle orbite vuote.Tuttociò che riguarda la vista deve essere completo,massi-mamente gli occhi,che sono gli organi della visione,per il rimando reciproco.Infatti,nessuna visione natu-rale ha delle parti vuote ma deve essere un continuo diforme e di colori.La parte incompleta è,quindi,unapotente allegoria dell’assenza.Ma assenza di che? per-ché inquieta il vuoto? a che allude la figura deconte-stualizzata,all’anima?
Frammento, 2000 Acrilico su tela, cm 40 x 40
Negli anni Settanta Mario Borgese dipinse una serie diopere rappresentando edifici dalle pareti di vetro e me-tallo,architetture rigidamente stereometriche e grigie,e sullo sfondo accenni di rosso e blu.Sono piazze,sedidirezionali ma anche lampioni e monumenti in uncontesto in cui domina l’utilità e la regola.Forse è ungiorno festivo o gli occupanti sono tutti rinserrati al-l’interno,ma i luoghi sono deserti,come abbandonatidopo la catastrofe.Scene bloccate e assenza di vita:manon semplici paesaggi o nature morte (nel senso diStilleben cioè nature silenti) bensì raffigurazioni dalpreciso senso etico.I dipinti di Borgese nella culturadegli anni Settanta potevano essere interpretati comeuna denuncia sociale,infatti è evidente la denuncia del-la violenza,ma non solo quella.In queste opere è rap-presentato il dramma della contemporaneità nel suo fi-nale concreto e melanconico.Il sapere si è risolto nellatecnica ma tutto e diventato duro e inautentico.Dentroquegli edifici ci sono le procedure di produzione,ibudget,gli studi di mercato,le strategie pubblicitarie.Non c’è posto per la spontaneità e l’immaginazione(salvo che sia utilitaria).Il leone di pietra che comparein un’opera è,quindi,un ossimoro,rappresenta l’impo-tenza.Sì,questi ambienti urbani sono i luoghi di esi-stenza inautentica e,contemporaneamente,dove si
La regola e il mito
 Mario Borgese
Umberto Gavinelli
condensa il sapere umano sotto forma di tecnica.Le ri-gide forme utilitarie sono le stesse delle procedure diproduzione dove sono bandite immaginazione e spon-taneità.In un secondo ciclo dello stesso periodo,inve-ce,sono raffigurati dei drammi già rappresentati in ce-lebri opere,dove è riconoscibile solo il profilo delle fi-gure.Il tema è reso nel contrasto del colore maceratosul fondo nero che emerge.C’è,quindi,la storia,il ri-chiamo alle opere degli antichi maestri e la loro decon-testualizzazione.Un evento è accaduto fin quandoqualcuno,l’artista e noi spettatori,ne conserviamo lasua memoria.Si tratta,dunque,di una nuova interpre-
segue a pagina seguente
Adalberto Borioli
 
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segue Mario Borgese
Siamo su una soglia inesplorata in cui la catena dei ri-mandi interpretativi si interrompe.In un’opera intito-lata Dialogo sul potere due frammenti della statuariaantica,Marte e Marco Aurelio su fondo vuoto,si con-frontano in un dialogo muto e ci trasportano in un’an-tichità favolosa.Essi simboleggiano il dialogo fra mito eragione motivo frequente della filosofia e della lettera-tura greca.Un processo lento,che alla fine lo scienti-smo risolverà condannando definitivamente il mitoperché estraneo alla verità.Donde,il mondo modernoe gli edifici brutta copia delle “macchine d’abitare”(LeCorbusier),ma pur sempre macchine.Partito dall’os-servazione della città moderna,Borgese è risalito ge-nealogicamente alle sue origini e matura l’idea che laseparazione dell’umanità del mito da quella della ragio-ne ha prodotto una sorta di dittatura.Con essa s’intro-duce nell’esistenza la storia,come interpretazione eprefigurazione,donde la coscienza della morte.Al contrario di chi vede come ruolo possibile per l’ar-tista solo una collocazione a latere e il depotenziamen-to della pittura,vuole dare un’interpretazione criticadel mondo attuale.
 A-Zero Forma,A-Zero Struttura, A-Zero Tecnica,A-Zero Concetto, A-Zero Fruizione,A-Zero Superficie, A-Zero Linguaggio,A-Zero Estetica
“A-Zero”:(verbo o locuzione?) questala poetica nichilista che il maestro Gi-no Cilio ha espresso in una mostra alleSegrete di Bocca.Questa ha messo inevidenza la sua ricerca su spazio,tempoe luce che,scarnificati fino all’insignifi-canza,lo hanno indotto al gesto estre-mo di ri-quadrare uno spazio-luce-buio qualsivoglia con le quattro listeche costituiscono il supporto su cuiavrebbe dovuto estendersi il piano pittorico.In tal mo-do il solo supporto è investito del significato simbolicodel “fare”arte,laddove manca ogni attività conformati-va.Di tutte le splendide,grandi superfici esposte,in ve-troresina e smalti colorati e luminosi,o in vetroresina ecatrame declinate in tutte le nuance del monocromo,oin vetroresina e ustionature sfruttate in tutte le possibi-lità espressive che ha tale materiale di riflettere e filtrarela luce,il maestro Gino Cilio ha lasciato solo un Ri-Quadro (verbo o nuovo quadro?) senza alcuna superfi-cie appunto e senza firma! Esso contiene,come già lasuperficie,larghezza e lunghezza,ma la profondità,escamotage allorché si dispiega il segno dell’artista,oraè data dall’Infinito.Pertanto in questa O-Per-Azione,come il maestro la individua,confluiscono le due ten-denze proprie della cultura artistica dell’ultimo secolo:da una parte l’istanza scettica,dall’altra l’istanza metafi-sica.La prima può riferirsi,ab initio,ad un Rodcenkodelle “Tre tele monocrome”,per scendere via via finoa Duchamp che decontestualizza l’oggetto di uso quo-tidiano per esibirlo come opera in forza dell’investi-mento simbolico dell’artista,passando,poi,per un PieroManzoni che gli concede solo l’impronta del pollice,così sulle persone come sulle uova,per un AdReinhard delle superfici nere,per un Emilio Isgrò delleCancellature,per un Carlo Alfano delle Stanze dellenominazioni,per il Concettuale stesso,ecc…La seconda,l’istanza metafisica,con l’introduzione nel-l’opera della massima spiritualità,prende le mosse daun Kandinskij de Lo Spirituale nell’arte,un Mondriandel Neoplasticismo,un Malevic di Quadrato bianco sufondo bianco per scendere ad un Yves Klein,un MarkRothko,un Clyfford Still ed altri,fino ad oggi,2004,con uno Spalletti o un Anish Kapoor,che con i loromonocromi pensano l’arte proiettata verso il silenzio eil nulla.In tutti gli artisti citati permane,tuttavia,unasuperficie.Per vedere l’“oltre”della stessa è necessarioricordare Fontana:“Io buco,passa l’Infinito,passa la lu-ce da lì non c’è bisogno di dipingere”.Dunque,anda-re oltre Fontana significa lacerare la superficie,comemostra l’opera esposta di Gino Cilio Lacerato,per poitoglierla del tutto.La luce non passa,deflagra.Ma puòfarlo anche il nulla,il non-luogo che tutti i luoghicomprende indicato dal titolo del Ri-Quadro:1+Uno,in cui l’Uno indica certamente la Totalità di cui l’artistapuò fare esperienza,ma non può esprimerla mancandodel linguaggio-nulla,per cui si ricade nell’istanza scetti-ca dell’1.La mostra di Gino Cilio voluta dalla sensibi-lità per l’arte del padrone di casa Giorgio Lodetti nelsuo spazio di via Molino delle Armi,ha dato la possibi-lità al maestro di riunire attorno a sé vecchi compagnidi Accademia ed amici di lunga data e nuovi amici,tradi essi anche Giancarlo Politi,insieme a molti altri illu-stri ospiti.
Gino Cilio:“A-Zero”
 Lidia Pizzo
L’amico Aldo Pancheri, nella veste di direttore artisti-co della ArteTadino6, a Milano, nell’omonima via, hapensato e organizzato una mostra dal tema Il Viaggiocon opere realizzate da tre artisti, attivi a Milano:Franco Colnaghi, Alessandro Martellotta e NicolettaVeronesi, mostra che inizia l’11 gennaio e dura finoal 19 febbraio.Chi scrive è stato invitato a darne notizia e, pur nonessendo in possesso dei supposti necessari requisiti,ha accolto favorevolmente la richiesta per un dupli-ce motivo, due, dei tre protagonisti dell’evento, sonomiei buoni amici, uno in particolare da lunga data,Franco Colnaghi e l’esposizione, benché presenti di-somogeneità tra gli artisti per età e formazione, èun’iniziativa culturale lodevole. Lodevole e coraggio-sa perché rappresenta il tentativo di aprire una portasu una nuova scuola di produrre arte, che segna ilprincipio di una rivoluzione culturale capace disconvolgere i futuri equilibri, nel panorama della pit-tura, come è stato per l’invenzione della stampa acaratteri mobili. Infatti le opere esposte sono il risul-tato dell’uso di quello che è considero il pennellodel terzo millennio.Un pennello, il computer, che fornisce in un sol col-po forma e colore, rendendo superati e inutili l’usodei pigmenti, la matita, la gomma, la riga, la squadra,il compasso e il supporto. Delle opere in mostra diròsubito che quelle che più mi hanno colpito sonoquelle di Colnaghi. L’autore le definisce visioni dipaesaggi dal finestrino di un’auto in corsa. Io le sen-to come riflessi, anche inconsci, se vogliamo, deisuoi stati d’animo. Conoscendolo, mi fanno pensareai suoi frequenti dubbi, alle sue incertezze, ai suoimomenti di solitudine, alle sue aree spirituali indefi-nite, alla sua ricerca continua e instancabile. E leconsidero vere espressioni d’arte, svincolate da esi-genze di commercializzazione, uniche, intriganti, im-possibili da riprodurre, benché realizzate con unmezzo la cui peculiarità, al pari della macchina foto-grafica, anche meglio del torchio a stampa, sta pro-prio nella capacità di riprodurre all’infinito.Difficile è rappresentare un dipinto astratto con l’usodella parola, perché questa pittura è una manifesta-zione di emozioni, di stati d’animo.Sembra di intravedere delle forme, di tanto in tanto,ma non è così e per di più se le ricerchi spesso nonle ritrovi. Gli accostamenti a due mostri sacri dell’ar-te europea dei primi del ’900 sono così scontati chenon voglio nemmeno farli, ma la qualità del risultatoè, in Colnaghi, per me, se non maggiore, pari.Vedi colori che corrono, dalla sinistra alla destra delfoglio, vedi macchie che sembrano nuvole o gocceche si infrangono in una pozza d’acqua, ti chiediperché quegli accostamenti di colore e perché un in-tervento che sembra cominciare bene, non finisce, oalmeno, non copre il bianco del foglio. Potresti stareore a discutere, ma alla fine ti sembrerebbe che tuttala discussione non serviva a niente, perché non c’eraniente da capire e niente da spiegare.Non è forse il senso stesso della vita?Le opere di Martellotta e della Veronesi sono al con-trario più facili da capire e da guardare, sono palazzidi una New York che ogni qual volta la vedi, anchesolo di scorcio, ti fa venir voglia di andarci. Una NewYork che ha digerito il fattaccio dell’11 settembre, u-na New York che paga un conto da mille miliardi didollari, tanto sono stati stimati i danni dell’attentatoalle Tween Towers, e continua ad andare al cinema,a teatro, a divertirsi, ma soprattutto a lavorare, comese nulla fosse accaduto. Una New York ricca, matanto ricca da non trovare eguali sul pianeta.Questo mi ha fatto venire in mente la visione delleloro opere, e nonostante il paesaggio rappresentatosia lo stesso, trovo che la differenza tra loro e il rico-noscimento dei rispettivi temperamenti, stia nell’usodelle luci, delle ombre e dei colori, rigorosamentedigitali. Molto giocosa e dinamica Nicoletta, due o-
Il topo da viaggio
Giacomo Lodetti
pere in particolare hanno stimolato i miei ricordi, fa-cendomi sentire la sua cultura molto vicina alla mia,per i soggetti rappresentati e i toni usati, la prima: A-merican dream, la veduta del Central Park sotto unacaduta di fiori. Come flash sparati dal cervello, rive-do la Grande Mela dei Beatles del sottomarino giallo,l’influenza avuta su di loro dal viaggio in India, i figlidei fiori, le atmosfere degli anni ’60. La seconda: A-stor place dove, “il biglietto da visita”, così è cono-sciuto il grattacielo piatto, nei pressi di Union Squa-re, mi riporta alle antiche frequentazioni della quintaavenue, ai tempi del poeta Alfredo De Palchi, miocollega libraio, delle visite a casa sua, proprio a po-chi passi da quel grattacielo, a quelle, in sua compa-gnia, al Metropolitan, alla Frick, al Moma, ai postidella città meno conosciuti dai turisti e alle cene alPalace, nell’Oak Room, dove Washington aveva fir-mato la Costituzione americana.Raffinato e distaccato invece il lavoro di Alessandrodi cui non dirò altro perché sulle pagine di questostesso numero è pubblicato un bel testo di Aldo Pan-cheri, interamente dedicato a lui.
 Nicoletta Veronesi Astor placeelaborazione a computer Franco ColnaghiPaeviaggio 2
rielaborazione al computer 
 ArteTadino6 
Il viaggio
11 gennaio, 19 febbraio
Via Tadino, 6 - Milano
info: 02.26265541
 
   A   d  a   l   b  e  r   t  o   B  o  r   i  o   l   i
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