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 Per la tua pubblicità chiama Gabriele Lodetti allo 02860806 - Giorgio Lodetti allo 0258302093
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Direttore Responsabile:Giorgio Lodetti /Direttore Artistico:Roberto Plevano / Progetto Grafico:Franco ColnaghiVia Molino delle Armi,5 - 20123 Milano • Tel.02 58302239 02 58302093 - Fax 0258435413
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 Anno III,N.9 • Gennaio-Marzo 2004
Dove abitare? E con quali abitanti mai per limitroficoinquilini? La domanda qui nell’area pazzescamentemetropolitana,dove le scapole dell’uno agganciano losterno dell’altro e nel luogo dove l’olfattività,se mai su-perstite,di ognuno è linciata dalla secrezione o sudora-zione ghiandolare della congerie umana che gli si acca-tasta sopra in compatta variabilità,la domanda,si dice-va,è organoletticamente fondata e di difficile,leggasiimpossibile,elusione civile.Pippo Spinoccia,con il gar-bo e la misura imprevedibilmente anche sovvertitriceche trasferisce nell’opera,non si dà alla reticenza con-suetudinaria rilegata nei cataloghi d’arte,ma ordisce eardisce una risposta operativamente artistica.Allora Spi-noccia,al cui mazzo di carte dell’inventività non mancauna sola briscola,sembra vivere uno scarto nel processodistributivo e incomincia a collocare a destra e a sinistrale sue figurazioni,inappuntabilmente tutto in un unicofiato.Spinoccia che ha percorso l’intero speco vertebra-le appenninico di questa penisola,passando dalla suatrinacria alla mia nebbia,non è di quegli artisti che sirifugino nella nostalgia e nella sua espressione di quat-tro approvvigionamenti dal capoluogo originario,sem-pre cari all’orchestrazione gustativa dei non pochi di-gnitari dei nobilissimi luoghi comuni.La sua salita ver-so le note timbriche e perimetriche dell’espressionismogermanico,a partire dalla foresta nera in su,è un proce-dere in cordata solitaria,come un gentile alpino chenon rinunci alla fattura dell’abbigliamento suo proprio,quello sì ringagliardito dallo scirocco originario.Ma poi,c’è un ma poi:la forte contornazione delle na-ture morte di Cézanne che approda antropologica-mente a quelle delle figure di Rouault,entrambi di-scendenti dai fili di luce e di piombo delle silenti nor-diche vetrate,in Spinoccia sono diventati dei semplicimateriali,anche geometrici,del suo bel cantiere delNovecento,che ha saputo rigovernare nell’inventariodell’allusione artistica figurativa.Queste segnature nereed eleganti diventano,nell’impresa di costruzioni diSpinoccia,l’urbanistica del villaggio,la sua profilaturasnella e circompresa,sotto le scaglie di luce dell’ora delgiorno,ora segreta di un giorno interiore,porto sicuroo rovello dell’incantamento.Nero,che non è la man-canza di luce,come nel bianco e nero,ma nero comesaturazione di tutti i colori dello spettro,vale a dire nonil nero che angustia come luogo della penuria,maquello della sazietà delle cromatiche luci occorsevi.Equesto nero felice,(l’espressione ossimorica è candida-bile,si creda,ad una sua accettabilità,) rieccolo farsi gra-
In un mondo come il nostro dove l’arte ha la pretesapiù di voler stupire che commuovere,occorre avere leidee chiare e lavorare in una direzione di riconcilia-zione,una sorta di nuovo patto tra l’artista e il pubbli-co,il progetto di un contenitore in cui sono benvenu-ti tutti i moderni mezzi espressivi,dal computer allatelecamera,senza abbandonare quelli tradizionali.Sivuole ripristinare la consapevolezza del lungo cam-mino della storia dell’arte,senza negazioni alcune.Questo non significa che bisogna solo continuare acopiare i classici,ma anche ai giorni nostri si può rea-lizzare un affresco senza fare del manierismo.Si apre Figuralismi all’insegna della semplicità e dellachiarezza,liberati da promesse utopistiche slegate dalvissuto quotidiano.Una serie di mostre che partonoda Milano per approdare prima in Europa e poi in A-merica,un sito internet (www.figuralismi.tk) dovevengono accolti gli artisti che sono interessati al pro-getto,un dialogo aperto con i poeti,con i musicisti econ artisti che si sono dimostrati sensibili ad accoglie-re questa nuova realtà.La proposta appare come pri-ma inaugurazione operativa di un progetto iniziatoancora nel 1990.Figuralismi mi sembra quasi un de-stino,scritto da qualcuno in un luogo indefinito,op-pure definito da noi in ogni momento della nostracrescita artistica e culturale.L’operazione è sempre lastessa:tracciare il segno del nostro essere nel mondo.Le ipotesi possono essere entrambe vere.il tutto puòessere visto come prodotto da noi,libero arbitrio,op-pure accolto giacché era predestinato ad essere for-mulato.0Nel Medioevo si pensava che la sapienza,e-spressa con un linguaggio ricco di spiritualità,fossepatrimonio solo dei chierici,mentre i laici erano de-stinati a restare ignoranti.Anche il nostro tempo hagenerato una nuova separazione del sapere artistico.Di fatto,una schizofrenia che ha prodotto due gruppidistinti di operatori delle arti.Da un lato i letterati-critici che hanno dettato le regole e i sistemi,dall’al-tro gli artisti che hanno spesso eseguito le visibilitàdelle teorie.Era successo anche nella cultura neoclas-sica quando gli archeologi insegnavano agli artisti-e-secutori la purezza degli stili classici (dorico,ionico ecorinzio).Riflettendo su tutto ciò,ho immaginatoquesto nuovo “spazio”dei Figuralismi,le idee nasco-no senza separazioni ideologhe o di appartenenza.Lateoria si relaziona direttamente con la pratica e ogniartificiosa separazione tende ad essere esclusa.Ad unprimo approccio imbattersi in un nuovo “ismo”,puògenerare diffidenza se non addirittura perplessità.Neabbiamo incontrati ormai molti nell’ultimo secolo.Tutti alla ricerca di una nuova verità:Cubismo,Astrat-tismo,Dadaismo,Surrealismo,ecc.Volevano trasfor-mare il mondo immaginare nuovi sistemi di produrrearte.Sono stati accolti con grande entusiasmo,altrihanno creato persino sconcerto.E comunque hannoturbato profondamente.Tutti volevano concorrere adefinire una verità al di fuori delle tradizioni e dellecertezze delle culture già consolidate.L’Ismo che qui si annuncia procede in una direzioneopposta.Si propone di divenire dimora della propriainteriorità,non la ricerca continua di sconvolgentiteorie rivoluzionarie.Si affida alla comprensione,vuole raggiungere la contemplazione,rappresentare ilnostro essere nel mondo.
Pippo Spinocciail luogo del dove
Guido Oldani
FiguralismiIcone dopole Clonazioni
 Felice Naalin
ta,o graticola,sbarre d’impedimento in cui non si samai da che parte di esse stia il più libertario o il peggiosoggiogato.I numeri sono di celle dove si impara lamielagione umana,come quella delle api operaie e lagolosità filozuccherina ha le sbarre adescatrici del dia-bete.Le facce,invece,assumono sulle loro spalle l’interadrammaticità delle figure o meglio dei figuri umaniche hanno preso a menarvi vita,come dei parafulminibagnati in una nottata di pieni e fragorosi temporali.Ilbilanciamento è nella tavolozza dispiegata e attutita,manifesta e poi rivolta al pudore della terra e dell’ocra,alacre carne dell’abi-tare consentito nell’opera spinoc-ciana.Il suo equilibrio di colore,in cui è sempre un lu-core a lasciare l’ultima impressione,si gioca tutto nellascala che va dal sommesso al fremito di salvificazioneappena in calce.E dunque codesta circoscrizione pitto-rico architettiva del lavoro di questo autore,alla fin finenon inchioda il visitatore,pardon!,il viandante traso-gnato,a nessun trasalimento verso l’abisso.Certo,ci sa-rebbe anche quello,a voler proprio guardare,ma ciòche salta addosso di più è quel senso minimo di impal-pabile luminosità,come se il tutto potesse essere unalanterna a chiarore breve,là dove uno di questi giornisaremo lasciati cadere mollemente,quasi un’Alice nelpaese delle meraviglie,ma in una storia di segno tutt’al-tro e imparagonabile.Che ci sia qui quel che vedrebbeun diogene,tra la lanterna e quel che lascia scorgere,afine ricerca,se aggiornasse a noi la sua domanda?
Pippo Spinoccia.Cornucopia mediterraneaaltarini e dipinti 1998-2002
a cura di Bruna MilaniPiacenza,Studio JelmoniVia Molineria S.Nicolo,8dall’8 al 22 maggio
 Autoritratto speculare in cella2003,acrilici su tela e cartacm 93 x 60
segue a pag.24
Spinoccia
per le Segrete di Boccain pagina
 Momento ore 12,50 2003,disegno a fusaggine e acrilico,cm 42 x 29
 
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Figuralismi
,appagando anche le aspettative del pubbli-co,si pone come un incontro.Un contenitore chenon esclude nessun tipo di produzione.Tutti riconosciamo che il bello assoluto è veramenteuscito di scena,le varie ricerche quasi sempre elitariesovente si sono allontanate dal senso dell’apprensionecomune.Quello che si cerca è un recupero di interes-se e di credibilità.Spesso l’arte ha perso il suo pubbli-co per reciproca incomprensione.Molti appassionatisi sono rifugiati nei grandi autori,nell’arte del passato,abbandonando frequentemente le nuove proposteche risultavano incerte.Partendo dalle periferie del dibattito sull’arte figurati-va,i
Figuralismi - icone dopo le clonazioni
mettono inpratica l’arcaico simbolico,la capacità che ha l’imma-gine di rimandare alle memorie soggettive.Un’estasiche concede il tormento e/o la gioia.Agli inizi,mi sono incontrato con i filosofiper defi-nire i
Figuralismi
,pensando di promuovere un sistemaespressivo-linguistico comprensibile.Capace di commuovere.Pronto ad accogliere chisperava di ricevere l’Arte.In quest’elemento fecondo,s’ipotizzava un contenitore possibile per gli artisti,at-tenti alla propria unicità,consci di dovere la veritànell’Arte.Si pensava di radunare artisti,in un apparen-te disordine,capaci di affrontare con i sistemi delleimmagini la visione poetica del presente.Anni passatinel profondo malessere dell’isolamento a sbirciaresommovimenti poco capiti e mai pienamente condi-visi.Il tempo lungo di meditazione teorica è stato inogni caso necessario per capire e per cogliere la ne-cessità di proporsi.Non si tratta di ripercorrere la sto-ria come è stato fatto da alcuni citazionisti.Le vissuteesperienze non si cancellano e le clonazioni disgusta-no nei ritorni.Ogni cosa ha una sua dimensione.Ogni manifestazione naturale o artificiale ti aiuta acapire meglio il nostro presente.Le esperienze delnostro tempo ci hanno resi smaliziati e liberi.Ci han-no dato occhi più attenti.Il caos potrebbe trasformar-si in ordine,non cercando le regole,ma accogliendodelle regolarità.La grammatica e la sintassi dell’artenon sono definibili a priori ma nelle pratiche di ogniartista.Attraverso l’attenzione al mondo,l’artista di-venta capace di mettere in crisi la logica economica-quantitativa attualmente dominante.Forse pensare al-la genialità della proposta di Filippo Tommaso Mari-netti (Noi canteremo…i nostri occhi abituati allapenombra si apriranno alle’più radiose visioni di lu-ce) con il suo Futurismo non è sbagliato.Ci aiuta acapire il modo di agire,di creare gruppo capace dipotenti passioni,di desideri,di ambizioni che sipossano realizzare nei comportamenti.Se oggi ab-biamo un vantaggio,rispetto al passato,è nel noncostringimento dottrinale,tutti abbiamo voglia di li-bertà,tutti abbiamo il desiderio di creare in autono-mia la nostra arte.Il “canto”è aperto.(e-mail:luceartsworkshop@yahoo.it)
Felice Naalin,pittore,scultore e scrittore,laureato in architet-tura a Venezia,è professore di Storia dell’Arte.
segue da pag.23
Ricordare il primo incontro con un’opera d’arte co-me significato della propria esistenza.Tutto può con-correre a renderla indimenticabile:il momento,illuogo,l’ambientazione,la propria età,le condizionifisiche,morali e materiali.Vorremmo sapere da chileggerà questo breve scritto,il suo primo incontrocon un’opera d’arte indimenticabile.
 L’uomo cerca nell’opera d’arte la scossa di un incontrocon l’invisibile e non la contemplazione di una virtuositàtecnica
”.Jean ServierQuesto bellissimo concetto dà l’esatta idea di ciò chel’arte è come messaggio e comunicazione tra gli uo-mini.Il vero artista è un “iniziato”che fa da mediato-re tra i non iniziati e la potenza superiore dello spiri-to cui tutti gli esseri umani consciamente o incon-sciamente tendono.In tale senso è di fondamentaleimportanza il “primo incontro”con un’opera d’artesenza preventiva preparazione.Se l’opera d’arte pos-siede la capacità di attirare attenzione comunicandociò che contiene,e che tuttavia è invisibile,si produ-ce quella scossa emotiva che unifica lo spirito dell’ar-tista a quello dell’osservatore.La prima impressioneforte,quale che sia,resterà impressa nel DNA di chi
Cosa dire su Pasquale De Luca? Loconosco da più di otto anni e possodire che è una persona sincera,buonae affidabile.Molto semplice,ama lanatura,sua fonte inesauribile di ispira-zione.È vissuto in mezzo al verde,apochi passi dal mare.Suo nonno eraun contadino,coltivava piante di a-rance,mandarini,mandorle e ulivo.Da lui ha preso l’amore per la natura enon mi sorprende coglierlo spesso in-tento ad osservare un uccellino sullaspiaggia.Ha sempre creduto in quelloche faceva,da piccolo disegnava e di-pingeva senza alcun insegnamentotutto ciò che gli capitava,un lume oun vaso di terracotta.Decise di frequentare l’Accade-mia di Belle Arti di Catanzaro,e nel ’93 prese la laurea.Lo conobbi nel ’95 per puro caso e ho trovato in lui u-na persona affidabile,socievole e sincera,con una gran-de passione per l’Arte e il suo mondo.Abbiamo mododi discutere,di scambiare idee,pareri e andare a vederequalche mostra insieme.Non è facile andare avanti edesprimersi,ma ha una forza e una volontà immense.Lavoglia di dare e comunicare è più forte di qualsiasi altracosa.La grinta,la passione e la dedizione che mette nelsuo lavoro è meravigliosa.Ha un piccolo studio nellaparte antica di Cropani Marina e lì passa la maggiorparte del tempo,è circondato da cose curiose,legnettiraccolti dal mare,conchiglie,vecchi macinacaffè e tantilibri d’arte classica e moderna,intere collezioni di fasci-coli di artisti e videocassette.Cos’altro dire su di lui,cheè una persona che ha tanta voglia di comunicare la suaarte e farsi apprezzare così com’è.Tende le sue tele dasolo,le inchioda sul telaio,gli piace crearsele su misurae a modo suo.Ma è da un po’che non riusciva a vede-re la tela più come un semplice supporto per i colori.Desiderava qualcosa di diverso che gli comunicasse.Così un giorno vide un vecchio sacco abbandonato edè partito tutto da lì.Il ricordo del nonno contadino checoltivava la sua terra e mieteva il grano.Le sue manidure,forti piene di calli erano il peso del suo lavoro.Ec-co perché il sacco con la sua ruvidità,il suo odore di
Fragole e pannocchie di De Luca
 Francesca Torchia
Fragoleolio su tela di saccocm 90 x 86,5Pannocchieolio su tela di saccocm 130 x 110
grano,di castagne,fa scaturire nella sua mente una seriedi emozioni cui deve dare libero sfogo.Ecco che nasco-no:le
Fragole
e le
Pannocchie
,due fra i più bei sacchi di-pinti,sintesi dei suoi pensieri più intensi.Il sacco non èpiù solamente materia,supporto,ma è un pensiero e glispazi lasciati nudi senza colore sono un’emozione,unasperanza.Nell’insieme,il sacco vissuto è passato,ricor-do,è una forza che attraverso il pensiero esplode e in-contra la materia.Il disegno,il colore,sono il suo pre-sente,la sua vita,la sua gioia,il suo modo di esprimersi.Nella pannocchia,e nelle fragole,frutti della natura,siriflette la sua semplicità.Riesci quasi a vivere nel qua-dro,ad avvertire le sue stesse emozioni.La tecnica,il di-segno,l’equilibrio,i colori puri,in perfetta armonia,laluce pulita,serena quasi vibrante,tutto viene percepito,simultaneamente,davanti a un suo dipinto.Qui racchiude la natura e la sua volontà.Gli augurocon tutto il cuore di riuscire a fare apprezzare la sua ar-te,cosi come l’apprezzo io.
Incontro con l’opera d’arte
 Fernanda Borio
l’ha provata e mai,rivedendo l’opera in tempi succes-sivi,riproverà la stessa irripetibile emozione.Certa-mente verrà 0 in tutti i suoi aspetti:formato,mate-riale,tecnica,composizione e così via e la conoscen-za di ciò che ne è il soggetto la renderà materialmen-te più comprensibile e fruibile.Ma l’attimo magicodel primo incontro sarà qualcosa di simile a un para-diso perduto.L’opera d’arte può trovarsi sola e isolatain un ambiente chiuso o aperto,stretto o largo ed es-sere di per se stessa il centro motore di attrazione.Oppure può far parte di una mostra dello stesso au-tore ed emergere tra tutte le altre per le sue qualitàintrinseche percepite dall’osservatore.O ancora,può trovarsi nell’ambito di una collettivache sollecita il raffronto tra opere di diversi autori,tecniche ed espressività opposte fra loro.A chi vi siaccosta senza averla mai vista prima,o che conoscal’autore indirettamente per fattori culturali,o chenon ne conosca neppure la collocazione temporaleevolutiva in un certo periodo storico,l’opera d’arteindirizza il suo richiamo,proporzionale a ciò checontiene al di là di quanto è immediatamente visibi-le.A questo punto entra in funzione la psicologiadell’osservatore che nel soffermarsi davanti a un’ope-ra ne avverte il linguaggio nuovo per lapropria sensibilità che lo porta a impri-mersi nella memoria in modo indimenti-cabile il primo incontro con quell’operad’arte.La folgorazione che proviene dalprimo incontro provoca nell’osservatore,a volte a livello inconscio,le domande:“Cosa mi attrae in quest’opera così in-tensamente? Al di là della sua oggettiva-zione espressa da un titolo,l’atto creativocosa contiene e vuole comunicarmi?”.Sentire l’interna vitalità dell’opera d’arteproduce la “scossacitata da Jean Serviere chiaramente evidenziata da Michelan-gelo nell’incontro delle due mani:quelladel Creatore e quella che ha creato,dan-dole vita.
 Michelangelo Buonarroti,Creazione di Adamo
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