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Figuralismi
,appagando anche le aspettative del pubbli-co,si pone come un incontro.Un contenitore chenon esclude nessun tipo di produzione.Tutti riconosciamo che il bello assoluto è veramenteuscito di scena,le varie ricerche quasi sempre elitariesovente si sono allontanate dal senso dell’apprensionecomune.Quello che si cerca è un recupero di interes-se e di credibilità.Spesso l’arte ha perso il suo pubbli-co per reciproca incomprensione.Molti appassionatisi sono rifugiati nei grandi autori,nell’arte del passato,abbandonando frequentemente le nuove proposteche risultavano incerte.Partendo dalle periferie del dibattito sull’arte figurati-va,i
Figuralismi - icone dopo le clonazioni
mettono inpratica l’arcaico simbolico,la capacità che ha l’imma-gine di rimandare alle memorie soggettive.Un’estasiche concede il tormento e/o la gioia.Agli inizi,mi sono incontrato con i filosofiper defi-nire i
Figuralismi
,pensando di promuovere un sistemaespressivo-linguistico comprensibile.Capace di commuovere.Pronto ad accogliere chisperava di ricevere l’Arte.In quest’elemento fecondo,s’ipotizzava un contenitore possibile per gli artisti,at-tenti alla propria unicità,consci di dovere la veritànell’Arte.Si pensava di radunare artisti,in un apparen-te disordine,capaci di affrontare con i sistemi delleimmagini la visione poetica del presente.Anni passatinel profondo malessere dell’isolamento a sbirciaresommovimenti poco capiti e mai pienamente condi-visi.Il tempo lungo di meditazione teorica è stato inogni caso necessario per capire e per cogliere la ne-cessità di proporsi.Non si tratta di ripercorrere la sto-ria come è stato fatto da alcuni citazionisti.Le vissuteesperienze non si cancellano e le clonazioni disgusta-no nei ritorni.Ogni cosa ha una sua dimensione.Ogni manifestazione naturale o artificiale ti aiuta acapire meglio il nostro presente.Le esperienze delnostro tempo ci hanno resi smaliziati e liberi.Ci han-no dato occhi più attenti.Il caos potrebbe trasformar-si in ordine,non cercando le regole,ma accogliendodelle regolarità.La grammatica e la sintassi dell’artenon sono definibili a priori ma nelle pratiche di ogniartista.Attraverso l’attenzione al mondo,l’artista di-venta capace di mettere in crisi la logica economica-quantitativa attualmente dominante.Forse pensare al-la genialità della proposta di Filippo Tommaso Mari-netti (Noi canteremo…i nostri occhi abituati allapenombra si apriranno alle’più radiose visioni di lu-ce) con il suo Futurismo non è sbagliato.Ci aiuta acapire il modo di agire,di creare gruppo capace dipotenti passioni,di desideri,di ambizioni che sipossano realizzare nei comportamenti.Se oggi ab-biamo un vantaggio,rispetto al passato,è nel noncostringimento dottrinale,tutti abbiamo voglia di li-bertà,tutti abbiamo il desiderio di creare in autono-mia la nostra arte.Il “canto”è aperto.(e-mail:luceartsworkshop@yahoo.it)
Felice Naalin,pittore,scultore e scrittore,laureato in architet-tura a Venezia,è professore di Storia dell’Arte.
segue da pag.23
Ricordare il primo incontro con un’opera d’arte co-me significato della propria esistenza.Tutto può con-correre a renderla indimenticabile:il momento,illuogo,l’ambientazione,la propria età,le condizionifisiche,morali e materiali.Vorremmo sapere da chileggerà questo breve scritto,il suo primo incontrocon un’opera d’arte indimenticabile.“
L’uomo cerca nell’opera d’arte la scossa di un incontrocon l’invisibile e non la contemplazione di una virtuositàtecnica
”.Jean ServierQuesto bellissimo concetto dà l’esatta idea di ciò chel’arte è come messaggio e comunicazione tra gli uo-mini.Il vero artista è un “iniziato”che fa da mediato-re tra i non iniziati e la potenza superiore dello spiri-to cui tutti gli esseri umani consciamente o incon-sciamente tendono.In tale senso è di fondamentaleimportanza il “primo incontro”con un’opera d’artesenza preventiva preparazione.Se l’opera d’arte pos-siede la capacità di attirare attenzione comunicandociò che contiene,e che tuttavia è invisibile,si produ-ce quella scossa emotiva che unifica lo spirito dell’ar-tista a quello dell’osservatore.La prima impressioneforte,quale che sia,resterà impressa nel DNA di chi
Cosa dire su Pasquale De Luca? Loconosco da più di otto anni e possodire che è una persona sincera,buonae affidabile.Molto semplice,ama lanatura,sua fonte inesauribile di ispira-zione.È vissuto in mezzo al verde,apochi passi dal mare.Suo nonno eraun contadino,coltivava piante di a-rance,mandarini,mandorle e ulivo.Da lui ha preso l’amore per la natura enon mi sorprende coglierlo spesso in-tento ad osservare un uccellino sullaspiaggia.Ha sempre creduto in quelloche faceva,da piccolo disegnava e di-pingeva senza alcun insegnamentotutto ciò che gli capitava,un lume oun vaso di terracotta.Decise di frequentare l’Accade-mia di Belle Arti di Catanzaro,e nel ’93 prese la laurea.Lo conobbi nel ’95 per puro caso e ho trovato in lui u-na persona affidabile,socievole e sincera,con una gran-de passione per l’Arte e il suo mondo.Abbiamo mododi discutere,di scambiare idee,pareri e andare a vederequalche mostra insieme.Non è facile andare avanti edesprimersi,ma ha una forza e una volontà immense.Lavoglia di dare e comunicare è più forte di qualsiasi altracosa.La grinta,la passione e la dedizione che mette nelsuo lavoro è meravigliosa.Ha un piccolo studio nellaparte antica di Cropani Marina e lì passa la maggiorparte del tempo,è circondato da cose curiose,legnettiraccolti dal mare,conchiglie,vecchi macinacaffè e tantilibri d’arte classica e moderna,intere collezioni di fasci-coli di artisti e videocassette.Cos’altro dire su di lui,cheè una persona che ha tanta voglia di comunicare la suaarte e farsi apprezzare così com’è.Tende le sue tele dasolo,le inchioda sul telaio,gli piace crearsele su misurae a modo suo.Ma è da un po’che non riusciva a vede-re la tela più come un semplice supporto per i colori.Desiderava qualcosa di diverso che gli comunicasse.Così un giorno vide un vecchio sacco abbandonato edè partito tutto da lì.Il ricordo del nonno contadino checoltivava la sua terra e mieteva il grano.Le sue manidure,forti piene di calli erano il peso del suo lavoro.Ec-co perché il sacco con la sua ruvidità,il suo odore di
Fragole e pannocchie di De Luca
Francesca Torchia
Fragoleolio su tela di saccocm 90 x 86,5Pannocchieolio su tela di saccocm 130 x 110
grano,di castagne,fa scaturire nella sua mente una seriedi emozioni cui deve dare libero sfogo.Ecco che nasco-no:le
Fragole
e le
Pannocchie
,due fra i più bei sacchi di-pinti,sintesi dei suoi pensieri più intensi.Il sacco non èpiù solamente materia,supporto,ma è un pensiero e glispazi lasciati nudi senza colore sono un’emozione,unasperanza.Nell’insieme,il sacco vissuto è passato,ricor-do,è una forza che attraverso il pensiero esplode e in-contra la materia.Il disegno,il colore,sono il suo pre-sente,la sua vita,la sua gioia,il suo modo di esprimersi.Nella pannocchia,e nelle fragole,frutti della natura,siriflette la sua semplicità.Riesci quasi a vivere nel qua-dro,ad avvertire le sue stesse emozioni.La tecnica,il di-segno,l’equilibrio,i colori puri,in perfetta armonia,laluce pulita,serena quasi vibrante,tutto viene percepito,simultaneamente,davanti a un suo dipinto.Qui racchiude la natura e la sua volontà.Gli augurocon tutto il cuore di riuscire a fare apprezzare la sua ar-te,cosi come l’apprezzo io.
Incontro con l’opera d’arte
Fernanda Borio
l’ha provata e mai,rivedendo l’opera in tempi succes-sivi,riproverà la stessa irripetibile emozione.Certa-mente verrà 0 in tutti i suoi aspetti:formato,mate-riale,tecnica,composizione e così via e la conoscen-za di ciò che ne è il soggetto la renderà materialmen-te più comprensibile e fruibile.Ma l’attimo magicodel primo incontro sarà qualcosa di simile a un para-diso perduto.L’opera d’arte può trovarsi sola e isolatain un ambiente chiuso o aperto,stretto o largo ed es-sere di per se stessa il centro motore di attrazione.Oppure può far parte di una mostra dello stesso au-tore ed emergere tra tutte le altre per le sue qualitàintrinseche percepite dall’osservatore.O ancora,può trovarsi nell’ambito di una collettivache sollecita il raffronto tra opere di diversi autori,tecniche ed espressività opposte fra loro.A chi vi siaccosta senza averla mai vista prima,o che conoscal’autore indirettamente per fattori culturali,o chenon ne conosca neppure la collocazione temporaleevolutiva in un certo periodo storico,l’opera d’arteindirizza il suo richiamo,proporzionale a ciò checontiene al di là di quanto è immediatamente visibi-le.A questo punto entra in funzione la psicologiadell’osservatore che nel soffermarsi davanti a un’ope-ra ne avverte il linguaggio nuovo per lapropria sensibilità che lo porta a impri-mersi nella memoria in modo indimenti-cabile il primo incontro con quell’operad’arte.La folgorazione che proviene dalprimo incontro provoca nell’osservatore,a volte a livello inconscio,le domande:“Cosa mi attrae in quest’opera così in-tensamente? Al di là della sua oggettiva-zione espressa da un titolo,l’atto creativocosa contiene e vuole comunicarmi?”.Sentire l’interna vitalità dell’opera d’arteproduce la “scossa”citata da Jean Serviere chiaramente evidenziata da Michelan-gelo nell’incontro delle due mani:quelladel Creatore e quella che ha creato,dan-dole vita.
Michelangelo Buonarroti,Creazione di Adamo
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