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ALFREDO ROMANO
Ci sono notti che io
Poesie d’amoreIllustrazioni di Maria BertoIn appendice: Lettera ad Amedeo Martorelli
CONGEDO EDITORE
GALATINA, 1994
 A mia madre, che fece in tempo a vedere il mio libro con la dedica per lei
«La poesia è per definizione un prodotto minoritario, non industriale. Hapoi un altro vantaggio, una estrema economicità, un laconicismo e unaconcentrazione che altre forme di scrittura non hanno. Ma il vantaggiomaggiore è che tra tutti i prodotti culturali (film, teatro, scultura, pittura),la poesia è il solo che non sia commercializzabile. Si può fare un affareanche con la pittura d’avanguardia, ma non con la poesia. La poesia èincorruttibile: per i poeti questo può significare non sapere con che cosapagare l’affitto ma è anche un grande privilegio.»
 Hans Magnus Enzensberger 
DA TERRE AESE PROVIENI
 A Stella
Da terre arse provienipiane eppur di vignetiulivi da secoli argentoradici che mordono sassidi carsici umidi antriprodighe così da millenniper facce di storie mai scrittemani che hanno incallite
 
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scavato ogni linfa da pietrefoglie secche perfinoper fuochi serbate di briciole e paniStella ti dicono dal marenel cielo splendore rapitaora accendi sopitelà passioni concediagli sguardi che ti rubano tuttae baci evochi bacitra cespugli di soffice sabbiae lenzuola trascinibianche strappate di carnee mani scivolidolci che si fanno paroled’una zattera in cambiosull’oceano al largol’isola inseguendo d’una donna promessaMa tu da terre arse provienidi sole brulle e di ventodi brezze salate dal marecurva è la tua schiena di brinaall’alba di presti mattinisu foglie d’infinito tabaccorivoli ti tracciano il visofresco di rosa cortecciaHai rughe anche tuhai mani incallitestorie narrano di fondi e
 pajari
 zapponi crudeli al cappio d’un donnodi grano falci e di sulladi tufo solchi e picconiin tasca per un pugno di fichiHai occhi anche tuimmensi di avi perdutie sguardi leggo smarritidue labbra che non tornano piùStella Stella
1971, Collemeto
 
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L’ULTIMO CANTO D’AMORE
 A Màlia
 
Non sperar la mia chitarra staserati cullano gesta sempre a cantared’amori di donne e di vinot’erompe la voce mia belladi popoli a gridare fratellisai che amici coltivo ogni serabevono sogni senza in tasca una lirarivoluzioni fanno che sembrano festeaprono i poveri le danze per primiMa non ti canto canzoni staserastasera son venuto ad amarespennellarti di accese carezzequelle stesse di spiagge lontanedi notte come ladro a rubartidi nuovo a due passi dal maretra le braccia caduta le mieper piccole mani che baciosu onde che schiumano lentela sera a invocareper l’ultimo bagnol’ultimo canto d’amoreCENA UN PO’ TRISTE
 A mio padre
Cena un po’ triste sulla tavola sporcae non bado al gatto che mi guardadeluso dopo un giorno d’attesapure la legna non arde staserama bevo un bicchiere non sento più freddostarò seduto a fumare un toscanone avrò per un’ora o forse piùsi spegne ogni tanto l’accendo per gioco
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