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Pubblicazione mensile digitale Registratapresso il tribunale di Milano il 27/11/2008nr 702 Distribuzione gratuita.Editore Grafiche Milani s.p.a.Milano P.le Cadorna 6Direttore responsabile Massimo Costa.redazione@grafichemilani.it
organo ufficiale di ASSOMODA
Notizie su aziende, showroom, distribuzione e novità .....
5
numero
Pubblicazione mensile
IL CAMINETTO DEL PRESIDENTE 
Nicola Bardelle di Jacob Cohen
 
Giulio di Sabato incontra
Incontriamo oggi il titolare di JacobCohen, Nicola Bardelle, che guidal’azienda insieme al padre e fonda-tore Tato.
Cominciamo dall’attualità, comesta vivendo la tua azienda l’attua-le situazione di crisi?
Devo dire che, almeno finora, la cri-si non ci ha toccati. Del futuro nonc’è certezza, tuttavia pensiamo di a-ver operato con lungimiranza po-nendoci al riparo dalle contingenzepiù negative, come l’attuale. In ge-nerale, io credo che chi non ha inve-stito su prodotto e qualità oggi sof-fre di più. Alcune aziende hannoguardato soprattutto al marketinge alla comunicazione, trascurando ilprodotto, e oggi si torna alla sostan-za, cioè al prodotto. Credo sia ilmomento della verità e nei momen-ti cruciali il mercato riconosce l’au-tenticità, la qualità e la correttezza.
Come nasce Jacob Cohen?
Il marchio nasce nel 1985 da un’i-dea del fondatore, mio padre, cheoperava sul mercato con altri mar-chi noti del denim; l’intuizione fuquella di creare un jeans di culto,per distinguerlo nettamente dal je-ans tradizionale. Il nome del mar-chio è l’unione di due nomi, Jacob– uno dei soci della Lewis – e Co-hen, che è il Sig. Rossi del mondoebraico. 
 
Azienda del Mese
Jacob Cohen
 
Il marchio ha vissuto nel limbo al-meno fino al 2003. Poi l’incontrocon un agente, Claudio Antonioni,ha fatto scattare l’idea di realizza-re un jeans diverso, non presentenel mercato: i 700 capi sul prontodella prima stagione sono andatiesauriti in un battibaleno, poi èstato tutto chiaro. Il segreto delsuccesso è stata la vestibilità e di-rei che Jacob Cohen non è andataa cercare la sua nicchia di merca-to, ma ha creato una nicchia dimercato. La ricerca del materiale èstata sempre fondamentale, con u-na cura maniacale delle collezioni,in maggioranza denim.
E negli anni più recenti?
Direi che è stata una cavalcata dellevalchirie, che ha visto una costantecrescita con risultati straordinari sta-gione dopo stagione. Il 2008 è statochiuso con +40% e le previsioni peril 2009 sono per un +25%.L’azienda ha registrato a fine 2008un giro d’affari di 30 milioni di euroe per il 2009 abbiamo ordinativi per35 milioni di euro.
Quali sono i vostri principali mer-cati?
Il 2009 sarà il momento dello sbarcodefinitivo negli Stati Uniti e del con-solidamento nei mercati in cui siamogià presenti. Pensiamo soprattutto al-l’Europa la quale rappresenta oggi il33% del nostro giro d’affari: è evi-dente che in quest’ultimo mercatocercheremo di ampliare la nostra cre-scita avendo ampi margini per unosviluppo del brand. Devo precisareche in alcuni Paesi dell’Europa, co-me Germania, Belgio ed Olanda –ma lo stesso discorso vale per ilGiappone – non abbiamo avuto lanecessità di promuoverci poichésiamo stati direttamente contattatidagli operatori e dai buyers locali;Francia e Spagna hanno inveceimmediatamente recepito le pecu-liarità, diciamo pure l’unicità delnostro prodotto e lo stile che locontraddistingue.
Torniamo agli Usa, come opere-rete?
Premesso che gli Stati Uniti, comee più di altre nazioni, ha sofferto esoffre una stagione di crisi assaipesante, siamo consapevoli di an-dare senza dubbio “nella tana dellupo”. Il denim è stato inventato inItalia ma è in America che ha co-nosciuto il suo sviluppo, secondouna concezione che ha sempre vi-sto prevalere gli elementi di prati-cità, di divertimento e ancor più diutilizzo del capo denim per lavoro.Questa abitudine americana ad uncerto tipo di jeans è la vera sfidaper la nostra azienda,
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