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De Amicis, il cineclub scomodo ma bello

De Amicis, il cineclub scomodo ma bello

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Published by Filippo Azimonti
Sabato 18 marzo 1960 l'annuncio: «Domani sarà aperto l’accogliente ed elegante Cinema De Amicis. Due ingressi. Films in proseguimento dalla prima visione. I migliori arredamenti e i migliori impianti. Aria condizionata». Oggi il De Amicis non c'è più e non si sa quale sarà il destino di una storica sala cittadina.
Sabato 18 marzo 1960 l'annuncio: «Domani sarà aperto l’accogliente ed elegante Cinema De Amicis. Due ingressi. Films in proseguimento dalla prima visione. I migliori arredamenti e i migliori impianti. Aria condizionata». Oggi il De Amicis non c'è più e non si sa quale sarà il destino di una storica sala cittadina.

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De Amicis, il cineclub scomodo ma bello
Valentina Rosselli, la giovane fotografa milanese nata dalla fantasia di Guido Crepax,
ne ara un’assidua frequentatrice. E, appena diciottenne, seguendo l’immaginaria
 biografia del suo creatore, avrebbe potuto essere fra gli spettatori della seratainaugurale del Cinema De Amicis che così veniva annunciata sulle pagine degli
spettacoli cittadini sabato 18 marzo 1960: «Domani sarà aperto l’accogliente ed
elegante Cinema De Amicis. Due ingressi. Films in proseguimento dalla primavisione. I migliori arredamenti e i migliori impianti. Aria condizionata».P
er l’inaugurazione era in programma “Il posto delle fragole”, uno dei capolavori di
Ingmar Bergman. Valentina, abitava a due passi, in via De Amicis 45
, e l’ingres
sodella sala era al numero 34, ma vi si poteva accedere anche dal retro, da viaCaminadella 15, dove ancora resistono le insegne di una sala chiusa ormai da 12 anni.La lampada ad arco del proiettore del De Amicis si accese, infatti, per 
l’ultima voltaalle 22.00 di domenica 16 dicembre 2001. In programma l’ultima pellicola della
rassegna dedicata a Peter Brook,
Tell Me Lies
(Dimmi bugie) girata nel 1968 cometestimonianza contro la guerra in Vietnam, originariamente destinata a Cannes primache il Maggio facesse sospendere il Festival. Molti di quanti quella sera erano scesinella sala sotterranea per accomodarsi ancora una volta sulle sue 550 scomode poltroncine dopo aver pagate 8mila lire (erano gli ulti giorni pre-euro) più
l’indispe
nsabile tessera da cineclub, non sapevano che sarebbero stati testimoni desuo ultimo spettacolo. Il giorno dopo, sui quotidiani, il De Amicis era segnalato di«riposo» e così fino a venerdì quando si poté leggere il, definitivo, «chiuso».
L’agonia del De
Amicis era cominciata pochi mesi prima, quando il Comune pretesedi rinegoziare la convenzione siglata
sin dall’88
con il proprietario privato
imponendogli alcune opere di ristrutturazione. D’altronde
,
l’allora assessore alla
Cultura Salvatore Carrubba, non senza ragione, la definiva «una sala infelice dal punto di vista tecnologico, del comfort e dell'accesso dei disabili». La convenzione
“valeva” 107 milioni l’
anno e il Comune, oltre ai lavori, chiedeva un piccolo sconto.Le posizioni si irrigidirono e Carrubba si vide costretto a cercare una soluzionealternativa: «Abbiamo trovato un'altra sala, più adeguata e centrale. Ma non sarà pronta prima di sei o sette mesi». Parlava del Cinema Gnomo dove per altri noveanni, a partire dal 2002, il Comune avrebbe organizzato retrospettive, panoramiche e
rassegne. L’affitto
della sala da 250 posti di via Lanzone, dopo un profondo restauro,
era arrivato a 350mila euro all’anno
, ma
l’abbazia di Sant’Ambrogio voleva
tornarnein possesso, costringendo così il Comune a un nuovo trasloco, questa volta in via
Terraggio dove si stava ultimando il restauro del Nuovo Orchidea, storico d’éssai
milanese ora tornato agli antichi splendori. E a
una tradizione di impegno dell’Uf 
ficioCinema del Comune che proprio al De Amicis poté consolidarsi. Dopo la chiusura

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