2. Comunità di base di Busto Arsizio
Siamo un piccolo “resto” di una esperienza di Comunità di Base che dal ’73 ha tenuto fede, a BustoArsizio, alla celebrazione mensile della Cena del Signore e alla ricerca di dialogo con i tanti nostrifratelli che non credono nel cristianesimo della chiesa romana, ma si affidano alla buona novella diGesù di Nazareth.. Neanche noi sentiamo di appartenere alla chiesa del papa e delle istituzioni:abbiamo a suo tempo pagato duramente il riscatto da questa dipendenza e l’esperienza liberatricedel cercare e del trovare, volta a volta, la voce della chiesa come annuncio di salvezza nelle persone,nella comunità, negli incontri che “profumano di vangelo”: non sono neanche così pochi…Eravamo giovani entusiasti negli anni preziosi del Vaticano II° e oggi, col deperire delle speranzepolitiche, e delle conflittualità antigerarchiche, col crescere di una pensosità più silente e più critica,riconosciamo la vitalità del Concilio non tanto e non solo nelle novità che alimentavano le nostreesperienze ecclesiali di quegli anni: le celebrazioni partecipate, la presa di parola dei semplici sullacomprensione della Parola di Dio, la chiesa ottimista e inclusiva, il coraggio dell’impegno per unmondo più giusto, quanto soprattutto nel modo coraggioso e misericordioso con cui ha accolto ilmondo come luogo di manifestazione della Grazia, e ha proposto il Vangelo come vera buonanotizia per noi e per tutti gli uomini, come segno di speranza contro la paura del nulla….Su questo vogliamo riflettere con altri credenti: sulle paure che oggi invece assediano econtaminano ogni preteso annuncio di salvezza e sulla assenza penosa di vere parole di speranza.Fa male a noi, alla fede di molti, alla crescita umana del mondo una pastorale da assediati, comequella che ogni giorno ci ripropone la modernità come errore minaccioso, la fedeltà a Cristo comeinconfutabile priorità della legge, la verità del cristiano come deposito da formulare in terminiperentori e come realizzazione conclusa da custodire e difendere.Le paure indotte da una siffatta comunicazione, che mediaticamente ci continua a raggiungere e adinfluenzare, ingenerano in noi,come per un circolo vizioso reattivo, altre paure tutte nostre, nonmeno paralizzanti: la paura della perdita della capacità di “sentire l’altro”: offesi e disgustati delleondate di fanatismo e di strumentalizzazione volgare dei cosiddetti valori cristiani, siamo semprepiù spesso indotti a schierarci semplicemente contro, secondo logiche bipolari di cui non abbiamomai fatto abbastanza giustizia dentro di noi; la paura di smarrire il senso della complessità di ognilettura storica concreta in cui riconoscere incarnato il mistero della Croce di Gesù: appiattiti sullarivendicazione sacrosanta della libertà di coscienza, viviamo sgomenti in solitudine la povertà diuna fede riflessiva che avrebbe bisogno di nutrimento: sulla bioetica, sulla morte, sulla giustizia, sulmodello di chiesa e di ministeri manchiamo di scambi di letture e soprattutto di esperienze, diprossimità affettive e culturali, di testimoni… la paura della degenerazione del senso di convivenzacivile e di negoziazione composta e risoluta tra posizioni diverse in una condizione di maturalaicità, nel nostro paese e nella chiesa, cui però vengono vistosamente a mancare gli spazi, lerisorse, lo stile, i leader…Soprattutto ci manca l’energia e la direzione di una speranza: come dopo Babele, rotta l’illusione dipoter connettere con sforzi teologici o profetici il cielo e la terra, noi ci ritroviamo dispersi eframmentati, sempre più muti e confusi, ricchi solo della esperienza del limite, incerti sul senso diuna autentica attesa.Nell’oggettivo deserto di condizioni di matura laicità nella chiesa e nel nostro paese, nelladegenerazione della qualità della convivenza civile che scoraggia, quando non impediscenegoziazioni composte e risolute tra posizioni diverse, chiediamo a chi è nostro fratello in similicammini di ricerca il conforto di un confronto e la collaborazione nel costruire e riconoscere segnidi speranza e di resistenza creativaSarà questo un lungo inverno di resistenza o sta proprio in questo desolato esaurirsi delle formestoriche con cui anche antiteticamente la fede ha voluto rendersi esperienza riconoscibile e visibileil senso della teologia della Croce?Per la comunità di base di Busto Arsizio: Francesca Bianchi, Gianfranco Morganti, Rodolfo Pisoni,Emilio Scicolone, Gilberto Squizzato.
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